L’oro blu
Poiché spesso, anche tra noi attivisti, capita di pensare alla vittoria referendaria come a una sorta di miracolo/ eccezione che conferma la realtà / regola di poteri forti imbattibili e di sostanziale ritorno ogni volta al punto di partenza, leggere il passaggio dell’Ocse sulla nostra vittoria referendaria riportato qui sotto forse aiuta a capire meglio la portata della nostra esperienza e dei risultati sin qui conseguiti. Anche la recente presa di posizione del Ministro Clini (“fulminato” sulla via Circonvallazione Ostiense da un’occupazione del Ministero portata avanti da una trentina di militanti dell’acqua) conferma la persistenza dei movimenti per l’acqua e delle ragioni profonde –radicamento popolare, sensibillizzazione diffusa e attivazione sociale dal basso.- della vittoria ai referendum, al punto che nessuno all’interno della cerchia di comando possa permettersi di ignorarle. Lo stesso Governo Monti, pur avendone tutti i pre-requisiti (sostegno europeo e delle grandi istituzioni finanziarie internazionali, sostegno di quasi tutto l’arco parlamentare, propaganda da ventennio dei maggiori mass-media, clima emergenziale compiutamente declinato), ha dovuto in prima battuta arretrare dal tentativo di dare l’affondo finale alla vittoria referendaria. Ora ci stanno forse riprovando –e di conseguenza massima attenzione e tutti pronti alla mobilitazione- ma il dato che il loro sentiero su questo terreno rimanga impervio, rende ancora una volta chiara la straordinaria forza politica e culturale dell’esperienza che abbiamo costruito e che stiamo portando avanti giorno dopo giorno. (di M. Bersani). Nel mondo sono attualmente sette miliardi le persone da sfamare e le stime parlano di nove miliardi entro il 2050. Al fine di garantire cibo per tutti, è necessario mettere al sicuro l’oro blu, di cui il Pianeta è sempre più a corto. È questo il messaggio che lancia la Fao in occasione di tre importanti appuntamenti previsti nel 2012: dal sesto Forum mondiale dell’acqua alla Giornata mondiale, fino alla Settimana mondiale dell’acqua di Stoccolma, prevista quest’estate.
Il Forum mondiale dell’acqua si è svolto a Marsiglia dal 12 al 17 marzo e ha visto riunite migliaia di persone da 150 Paesi per discutere un piano d’azione globale per preservare questa preziosa fonte vitale. Obiettivo della riunione è stata la mobilitazione globale sul tema dell’acqua, affinché questa diventi una priorità nell’agenda internazionale, come ha spiegato il vicepresidente del comitato internazionale del sesto Forum mondiale dell’acqua Guy Fradin.
La prima sfida per tutti, ha spiegato Fradin, è quella di preservare la risorsa, dal punto di vista della quantità e della qualità. Altre sfide sono l’accesso alle nuove risorse attaverso le tecnologie, ad esempio con la desalinizzazione e il riuso, ma anche una maggiore equità tra i diversi settori domestico, industria e agricoltura. Quest’ultima é quella che consuma di più, ma produce anche cibo.
Per salvare l’oro blu, è necessario in primo luogo proteggere la natura. Questo il messaggio che l’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn) porterà al prossimo Forum mondiale dell’acqua di Marsiglia.
“Se è vero lo slogan del Forum, cioé che per l’acqua ‘é tempo di soluzioni’, allora la prima soluzione è semplicemente ‘la natura’”, ha affermato Mark Smith, direttore del programma globale Acqua dell’Iucn. Secondo Smith, infatti, se tuteliamo la natura, diventa più facile affrontare il problema della scarsità d’acqua, le inondazioni sono meno gravi, le comunità e le economie sono più pronte a rispondere ai cambiamenti climatici.
Secondo Smith il Forum di Marsiglia dimostrerà che allo stato attuale delle cose, l’acqua costituisce un problema serio per la salute, il cibo, la sicurezza energetica, la biodiversità e la prosperità.
E per sensibilizzare la popolazione mondiale sull’importanza di questa risorsa, si celebrerà il 22 marzo prossimo la Giornata Mondiale dell’acqua il cui tema quest’anno sarà “l’acqua e la sicurezza alimentare”. A coordinare l’evento sarà la Fao che spiega come le principali sfide di oggi riguardino l’aumento della popolazione, ma anche dei profitti e dell’urbanizzazione, che si prevede aumenteranno la domanda di cibo fra il 70% e il 100% per il 2050.
A ciò va aggiunto il costante degrado delle risorse di suolo e acqua. Secondo l’agenzia Onu, un quarto delle terre del Pianeta sono degradate e diversi grandi fiumi si inaridiscono durante parte dell’anno, con gravi impatti sulla biodiversità acquatica. In crescita è così il numero di regioni nel mondo che non è in grado di soddisfare le necessità basilari alimentari delle loro popolazioni. In particolare, il degrado delle terre colpisce la costa occidentale delle Americhe, la regione mediterranea dell’Europa meridionale e del Nord Africa, il Sahel, il Corno d’Africa e tutta l’Asia.
Acqua pubblica, serve più informazione sulla qualità
Una normativa non ineccepibile, la diffusa disinformazione e le pressioni provenienti da gestori e produttori sono gli elementi che rendono difficile valutare l’effettiva qualità dell’acqua italiana. Per passare a un modello di consumo idrico consapevole però, questi nodi vanno sciolti.
Rinfocolato dal referendum dello scorso anno, il dibattito sulla qualità dell’acqua potabile, quella dell’acquedotto e quella imbottigliata, è sempre molto attuale. Purtroppo è difficile giungere a delle conclusioni definitive, anche – forse soprattutto – per colpa degli ingenti interessi in campo, rappresentati dai comitati di cittadini, dai gestori dei servizi idrici, dai grandi e piccoli marchi di acque minerali, dalle istituzioni locali e nazionali.
Un buon punto di partenza potrebbe essere l’analisi della normativa in merito, che in realtà, a causa di una gestione che spesso la disattende e delle molte deroghe concesse, non è poi un appiglio così solido a cui aggrapparsi. In ogni caso, il testo di riferimento è il DPR 31 del 2001, che ha sostituito il precedente decreto del 1988 ed è stato integrato nel 2002 dal decreto 27. L’input è arrivato dall’Unione Europea, tramite la direttiva 98/93 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.
Il quadro legislativo fornisce tutte le disposizioni del caso, in particolare i parametri che devono essere monitorati – indicando naturalmente i valori limite – e le modalità e la frequenza dei controlli. I parametri chimici prendono in esame una serie di elementi che non devono superare una determinata concentrazione – l’arsenico per esempio non può eccedere i 10 microgrammi per litro, così come il piombo, il mercurio 1 microgrammo per litro, il nichel 20 –, mentre i parametri indicatori riguardano le caratteristiche generali dell’acqua, dalla durezza (cioè il contenuto di metalli pesanti) alla torbidità, dal residuo fisso al colore.
Le disposizioni normative presentano tuttavia alcune ombre. Per esempio, l’aggiornamento apportato dal decreto del 2001 ha eliminato diversi parametri dalla valutazione, che da 56 sono passati a 47, e ha alleggerito le sanzioni per i contravventori, prevedendo solo conseguenze amministrative e non penali, fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali per i fatti costituenti reato. Inoltre, la normativa – anche quella europea – prevede la possibilità di sforare i valori dei parametri, pur sempre entro un certo limite, a eccezione dei casi in cui questo comporti pericoli per la salute umana. La deroga può avere una durata massima di tre anni e non può essere rinnovata più di due volte. Attualmente sfruttano questo particolare regime otto regioni: Lazio, Lombardia, Piemonte, Trentino, Umbria, Toscana, Campania, Puglia.
Per quanto riguarda i controlli, al fine di garantire una qualità uniforme lungo tutta la filiera, è stabilito che le analisi vengano effettuate ai punti di prelievo delle acque superficiali e sotterranee da destinare al consumo umano, agli impianti di adduzione, di accumulo e di potabilizzazione, alle reti di distribuzione, agli impianti di confezionamento di acqua in bottiglia o in contenitori, sulle acque confezionate, sulle acque utilizzate nelle imprese alimentari e sulle acque fornite mediante cisterna.
Sia per le acque d’acquedotto che per quelle in bottiglia, si rileva quindi la volontà di garantire una elevata qualità in ogni passaggio. Il metodo si può considerare valido, tanto che le analisi del gestore siciliano Sidra, effettuate in punti e in periodi diversi, sembrano confermare la bontà dell’acqua prelevata dalle fontane, così come dal contatore o dai serbatoi.
Veniamo alla qualità dell’acqua. Il gestore emiliano romagnolo Hera ha pubblicato sul suo sito un confronto fra l’acqua pubblica e quella imbottigliata. Secondo i rilevamenti effettuati, risulta che i risultati sono quasi perfettamente sovrapponibili praticamente per tutti i parametri considerati (pH, durezza, residuo fisso, sodio, floruri, nitrati, cloruri). In questo caso potrebbe quindi dire che l’acqua del rubinetto e quella in bottiglia si equivalgono – naturalmente parliamo di qualità dell’acqua in base a specifici valori, tralasciando tutte le implicazioni legate ai costi ambientali ed economici dei processi di imbottigliamento.
A Catania, Sidra ha effettuato un’operazione analoga che ha dato sempre gli stessi risultati: l’acqua pubblica della città etnea rientra nei parametri fissati dal decreto 31 del 2001 e può essere considerata di buona qualità. Una ricerca condotta presso il dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’università di Milano Bicocca, ha inoltre analizzato l’acqua attraverso un kit che misura i valori di pH, durezza, nitrati, nitriti, cloruri e solfati. A seguito di questo esperimento, i due studiosi sono stati in grado di stilare una sommaria graduatoria delle città italiane con l’acqua “più buona”: Bolzano, Brescia, Mantova occupano i primi posti di questa classifica, mentre a Palermo, Genova e Torino alcuni valori sono sballati.
Interessante è, in conclusione, il consiglio che fornisce Danilo Pulvirenti, chimico e membro del Forum Acqua Bene Comune, sfatando il ‘mito’ dei filtri per l’acqua del rubinetto. Essi vengono considerati infatti strumenti indispensabili per depurare l’acqua, in particolare dal calcare; non si tiene però conto del fatto che, per prima cosa, l’acqua è già soggetta ai controlli di cui abbiamo parlato in precedenza ed è quindi perfettamente salubre e potabile. Inoltre, non vengono valutate le controindicazioni degli stessi filtri: non solo trattengono buona parte del liquido che filtrano privandolo di elementi importanti per l’organismo, come i sali minerali, ma, se non puliti con attenzione e costanza, possono rilasciare altre sostanze ben più nocive.
Naturalmente, come già accennato, quella riguardante la qualità delle acque, sia quella dell’acquedotto che quella imbottigliata, è solo una parte del grande dibattito sul consumo idrico. Parimenti, è impossibile pretendere che gli italiani preferiscano l’’acqua del sindaco’ a quella imbottigliata se la prima presenta criticità in termini di salubrità e corrispondenza ai valori di legge o, ancora peggio, se questi stessi valori vengono disattesi per violazioni palesi o deroghe alla normativa. Il primo passo per orientarsi verso un consumo di acqua consapevole è quindi migliorare la qualità delle infrastrutture idriche e sensibilizzare gli italiani attraverso dati e analisi scientifiche attendibili che attestino tale qualità.
COMUNICATO STAMPA Forum italiano dei movimenti. IL MINISTRO CLINI SCRIVE ALL’AUTHORITY: FUORI I PROFITTI DALLE TARIFFE DELL’ACQUA! Ora Autorità d’ambito e gestori devono rispettare la volontà popolare. Lo aveva promesso durante l’incontro del 23 febbraio con il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, e il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha inviato ieri all’Autorità per l’energia elettrica e il Gas e ai presidenti delle Regioni una lettera inequivocabile: “Desidero segnalare l’esigenza di dare attuazione a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale, con la sentenza 26/2011, in merito all’abrogazione del comma 1 dell’articolo 154 del D.lgs 152/06, relativo all’adeguata remunerazione del capitale investito, così come stabilito dal DPR 18 luglio 2011 n. 116. Si ritiene infatti che il provvedimento in materia tariffaria debba essere adottato anche nelle more dell’emanazione del DPCM attuativo di cui all’articolo 21, comma 19 del DL n. 201 del 6 novembre 2011, convertito in legge n. 214 del 22 dicembre 2011”. Sono passati oltre sei mesi dai referendum del 12 e 13 giugno 2011, e ad oggi le Autorità d’Ambito territoriale ottimale e tutti i gestori del servizio idrico integrato ne hanno ignorato l’esito. Per questo il Forum ha promosso in tutta Italia, a partire dal mese di febbraio 2012, una campagna di “obbedienza civile”, per il pagamento in tariffa solo di ciò che è previsto per legge, e oggi la lettera del ministro dell’Ambiente chiarisce le ragioni del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e dei cittadini tutti, che hanno votato per abrogare i profitti nella gestione del servizio idrico integrato, e per rendere inesigibile in tariffa la “remunerazione del capitale investito”.
Dopo l’intervento di Clini non ci sono più alibi: alle Autorità d’Ambito e ai gestori non resta che rispettare, senza ulteriori esitazioni, il voto referendario. Chiediamo, perciò, che modifichino immediatamente le tariffe vigenti e restituiscano ai cittadini quanto sin qui indebitamente riscosso.
La campagna di obbedienza civile proseguirà in tutti i territori sino all’ottenimento del pieno rispetto del risultato referendario e alla completa ripubblicizzazione delle gestioni del servizio idrico integrato.
Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia.
Non esiste liberalizzazione che rispetti il referendum sull’acqua
ll Governo Monti rispetti il voto popolare!
Ormai da giorni il Presidente del Consiglio Monti e i ministri parlano di privatizzazioni alludendo anche ad un intervento sul servizio idrico.
Ultimi in ordine di tempo, alcuni sottosegretari sostengono che il referendum è stato “un mezzo imbroglio” e annunciano “modifiche che non vadano contro il voto referendario” alla gestione dell’acqua.
Preso atto che non esiste nessuna liberalizzazione del servizio idrico che rispetti il voto referendario: il 12 e 13 giugno 2011 gli italiani hanno scelto in massa per la gestione pubblica dell’acqua e per la fuoriuscita degli interessi privati dal servizio idrico!
Con la scusa di risanare il debito, il Governo non può pensare di poter aggirare il voto referendario: 27 milioni di italiani si sono espressi per la ripubblicizzazione del servizio idrico e tale risultato deve essere attuato dal Governo, di qualsiasi colore.
Sul fronte delle liberalizzazioni, non si può permettere che la volontà popolare venga cancellata a colpi di decreto, con la scusa dell’Antitrust o invocando direttive europee.
A difesa dei referendum il Consiglio Provinciale aderisce alla campagna di obbedienza civile
lanciata dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, riconoscendo che l’applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese, a difesa del voto democratico del popolo italiano.
Giuseppe Campagnari
Verona, 12 gennaio 2012
Fonti:
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato Acqua Bene Comune Verona
http://www.ilcambiamento.it/beni_comuni/acqua_tre_appuntamenti_internazionali_2012.html
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