Naturalmente Verona

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Il progetto del Portale del Terzo Settore

27 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Dalla collaborazione fra MAG e Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC, a partire dalla volontà di ripristinare le “Pagine Arcobaleno” stampate e diffuse in passato dalla Rete Lilliput, nasce l’idea del progetto del “portale del Terzo Settore” (il nome è ancora provvisorio) che si propone di costruire un portale web che possa diventare un punto di riferimento per tutta la Società Civile Organizzata della provincia di Verona ed oltre, i singoli cittadini e le Istituzioni locali. In un unico strumento si fonderanno due diverse tipologie di utilizzo che rispecchiano due necessità fondamentali per tutti le organizzazioni del mondo dell’Economia Sociale e Solidale, del Terzo Settore, del volontariato, delle politiche virtuose: informare e confrontarsi. Il portale, infatti, sarà l’ingresso a due diverse sezioni tra loro fortemente collegate, che avranno però anche un accesso indipendente in modo da garantirne la massima fruibilità e facilità d’utilizzo per tutti gli utenti. Da un lato, le “Pagine Arcobaleno” virtuali. Queste pagine conterranno i recapiti e le descrizioni di tutte le realtà di utilità sociale che vorranno aderire al progetto, e che quindi potranno farsi conoscere anche attraverso questa banca dati che, grazie al suo facile ed immediato utilizzo, potrà diventare lo strumento di riferimento di quanti vogliano cercare prodotti, servizi o altro nel variegato mondo della Società Civile Organizzata. Una maschera di ricerca intuitiva guiderà l’utente, che potrà svolgere ricerche, oltre che per nome dell’organizzazione, anche per settore di attività, tipologia, localizzazione geografica, trovando in questo modo tutte le coordinate necessarie per conoscere e, perché no?, cominciare a frequentare questo mondo. Continua >

pagine arcobaleno, portale del terzo settore

Assemblea Naturalmente Verona Arcipelago SCEC gennaio 2012

27 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Consiglio Direttivo Naturalmente Verona - Arcipelago SCEC, 20 gennaio 2012

Oggi, venerdì 27 gennaio 2012 alle ore 21.00 si svolgerà l’assemblea di

Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC presso la sede di “Natura di Satya” (Antonella Marcucci) in Via Betteloni 44/a (Borgo Venezia). Qui di seguito il verbale del “Consiglio Direttivo allargato” del 20 gennaio svoltosi presso la Bottega del Mondo della Coop. di commercio equo e solidale La Rondine ove si è definito nei dettagli il nutrito ordine del giorno.

  1. In previsione del rinnovo del CD, che si svolgerà formalmente nell’Assembea prevista per Marzo prossimo, si proporrà la cooptazione dei nuovi consiglieri (Antonella, Marco e Giulia ) lasciando comunque la possibilità a chiunque di proporsi ed essere integrato nel CD. Qualunque carica ci si assuma nella RES Naturalmente Verona Arcipelago SCEC è volontaria e a titolo gratuito, quindi le “elezioni” sono solo una formalità burocratica; in questo particolare momento storico le cose da fare sono tantissime e chiunque voglia prendere parte alle attività della Rete può trovare il suo spazio d’espressione in un clima di totale armonia e cooperazione. Per il momento si ritiene che il CD si possa riunire mensilmente, fra qualche mese però, sarà necessario aumentare il ritmo e considerare delle riunioni settimanali, ciò soprattutto per l’organizzazione del Festival dell’Economia Eco – Equo – Solidale di ottobre 2012 il cui primo obiettivo sarà quello di “rafforzare la Rete sociale” e “creare nuove sinergie”. Continua >
Assemblea

Kamut: un mito da sfatare

26 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Ha buone proprietà nutrizionali ed è eccellente per la pastificazione, ma non è stato “risvegliato” da una tomba egizia e non è adatto ai celiaci. Inoltre viene coltivato e venduto in regime di monopolio, ha un costo eccessivo, e una pesante impronta ecologica. Luci ed ombre del Kamut o meglio, del Khorasan: un tipo di frumento che tra l’altro abbiamo anche in Italia. “Kamut” non è il nome di un grano, ma il marchio commerciale (come “Mulino Bianco” o “McDonalds”) che la società Kamut International ltd (K.Int.) ha posto su una varietà di frumento registrata negli Stati Uniti con la sigla QK-77, coltivata e venduta in regime di monopolio e famoso in tutto il mondo grazie ad un’operazione di marketing senza precedenti. C’è chi chiama questa varietà il “grano del faraone” perché si racconta che i suoi semi sono stati ritrovati intorno alla metà del secolo scorso in una tomba egizia ed inviati nel Montana, dove dopo migliaia di anni sono stati “risvegliati” e moltiplicati. Il frumento prodotto e venduto con il marchio Kamut è coltivato negli Stati Uniti (Montana) e nel Canada (Alberta e Saskatchewan), sotto lo stretto controllo della famiglia Quinn, proprietaria della società K.Int.; in Italia è importato solo da aziende autorizzate e può essere macinato solo da mulini autorizzati. Tutti i prodotti che portano il marchio sono preparati e venduti sotto licenza della K.Int e sotto il controllo della Kamut Enterprises of Europe. Il marketing decisamente efficace che è alla base del successo del Kamut ha fatto leva su tre aspetti: la suggestiva leggenda del suo ritrovamento, l’attribuzione di eccezionali qualità nutrizionali ed una presunta compatibilità per gli intolleranti al glutine. Parliamone. Continua >

kamut

Terra e dignità: il Movimento dei Forconi

25 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Roma 2002, Manifestazione per la Sovranità alimentare, oggi come allora si manifesta per vivere dignitosamente con il lavoro della terra

 

Si fa un gran parlare oggi della dilagante protesta partita dal “Movimento dei forconi”, confusa spesso con la protesta degli autotrasportatori. In realtà si tratta di qualcosa di diverso che, purtroppo, non è esente da manipolazioni e tentativi di strumentalizzazione. Da tempo denunciamo la sitazione drammatica nella quale si trava l’agricoltura italiana, europea, modiale. Il sistema neoliberista, della crescita infinita, dell’industriualizzazione, delle economie di scala, degli OGM, degli agrocarburanti industriali (detti biocarburanti per renderli più accettabili) ha tentato da tempo e in ogni dove di smantellare il modello dell’agricoltura contadina, delle piccole aziende familiari, quelle che caratterizzano l’agricoltura italiana in particolare. Come si suol dire, ormai “i nodi sono al pettine”; i danni provocati dal blocco dei trasporti in questi giorni sono un nulla in confronto ai danni provocati dalle politiche scellerate, deliberatamente attuate, per eliminare migliaia di aziende agricole ritenute “non competitive” negli ultimi venti anni. In Europa ogni tre minuti chiude per fallimento un’azienda agricola. L’Italia e l’Europa hanno deciso di garantire la propria sicurezza alimentare puntando sulle importazioni, il mercato, ma ciò è l’inizio dell’insicurezza alimentare e la perdita della propria Sovranità alimentare per tutte le comunità di ogni territorio. Pubblichiamo qui di seguito un recente comunicato del Movimento contadino dei Forconi dell’Abruzzo, sintetico, eloquente. Di fronte alla crisi attuale è doveroso e necessario che l’attuale Governo, prenda atto e si impegni a garantire alla popolazione italiana la Sicurezza e la Sovranità alimentare, a partire dalla salvaguardia delle migliaia di aziende agricole che, da nord a sud, rischiano il fallimento a causa della speculazione finanziaria e di un mercato “senza scrupoli”. Continua >

agricoltura contadina, Movimento dei Forconi, sicurezza alimentare, sovranità alimentare

Non con i miei soldi

24 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Festival di Naturalmente Verona 2011, Piazza Isolo.

Pubblichiamo con piacere, dopo aver postato e commentato il precedente comunicato “Banca Etica e la manovra salva Italia”, il documento prodotto da BANCA ETICA Circoscrizione di Verona. “Cari amici e soci, Banca Etica. Viviamo dentro una crisi sistemica, provocata dalla finanza sregolata e speculativa. Ma la finanza etica, che non ha colpe, cresce ed è segno di speranza per tanti. I dati finali del 2011 di BANCA ETICA sono incoraggianti. Per il terzo anno consecutivo registra una crescita a due cifre: il capitale cresce del 14%, la raccolta del risparmio dell’ 11,7 %, i crediti erogati del 23,9%. Le “azioni” che tanti di noi hanno affidato a B.E. hanno permesso la realizzazione di tanti progetti solidali e compatibili con l’ambiente. “B.E. nel 2011 ha finanziato anche i primi esperimenti in Italia di Workers Buyout: i dipendenti di aziende fallite salvano i loro posti di lavoro costituendosi in cooperativa e rilevando la ditta grazie all’investimento degli ammortizzatori sociali e al nostro finanziamento. Con questi numeri possiamo progettare un’ulteriore crescita di Banca Etica sui territori e lo sviluppo di nuovi servizi e nuove convenzioni in particolare con le imprese della cooperazione sociale che proprio nel 2012 celebrano l’anno internazionale’ (Il direttore Crosta citato da ASCA 12 gennaio 2012). Invito a seguire la campagn

a “Non con i miei soldi” . Qui di seguito ‘intervista di Becchetti sul sistema finanziario e le sfide della Finanza Etica. “Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l’eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico. Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia” e accettare misure di austerità e tagli alla spesa sociale, al welfare, ai diritti mentre stiamo ancora aspettando regole condivise per limitare lo strapotere della finanza. La speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione. La politica sembra totalmente succube dei mercati finanziari. In Italia la finanza detta i tempi della manovra di bilancio e ne fissa i contenuti. La validità della manovra non si misura in termini di diminuzione della disoccupazione o di maggiore benessere per i cittadini, ma guardando con il fiato sospeso l’andamento degli indici di borsa e il giudizio dei mercati. Continua >

banca etica, finanza etica, investimenti finanziari

E’ finito il tempo della crescita infinita

23 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Incontro sulla Decrescita, Valpolicella 2009

Il concetto ci “crescita infinita” sotteso dall’ideologia neoliberista è ormai giunto al tramonto, l’attuale e indubitabile “crisi multipla”, ambientale, economica, energetica, alimentare, politica e sociale lo sta ampiamente a dimostrare. A questo “modello unico” della crescita infinita, da tempo si contrappone una nuova ideologia, quella della Decrescita. Nel 2009 a verona, in Valpolicella, abbiamo avuto l’opportunità di conoscere l’anima ideatrice di questa nuova ideologia, Serge Latouche. Economista e filosofo, nasce in Francia nel pieno del Secondo Conflitto Mondiale. Noto per la sua avversione alla dilagante occidentalizzazione dei popoli, si è sempre proclamato in favore di una decrescita felice che aiuti l’umanità a liberarsi definitivamente della visione economicista applicata a ogni cosa, ad uscire dalla “patologia dei bisogni”. Già abbiamo scritto più volte su questo sito relativamente alla decrescita, ne vogliamo scrivere ancora, perché per affermare una nuova ideologia, dopo 50 di “lavaggio del cervello”, ci vuole pazienza, costanza, coraggio, determinazione. L’inoculazione del’idea di crescita infinita, l’attuazione di una economia che ha suo servizio l’uomo e non viceversa, sono elementi fondanti il potere che oggi ci domina e che è in mano ad uno sparuto gruppo di persone nel Mondo. Lo stesso

Decrescita non significa per forza sacrificio e rinuncia, ma piuttosto favorire uno stile di vita incentrato maggiormente sulla sobrietà, sul senso del limite e sulle “8 R” (Rivalutare, Ricontestualizzare, Ristrutturare, Rilocalizzare, Ridistribuire, Ridurre, Riciclare, Riutilizzare) per far fronte ai problemi ambientali e sociali del nostro tempo, dovuti proprio alla crescita irresponsabile. Continua >

decrescita, Latouche

Poteri forti messi in crisi da poteri ancora più forti

21 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Piazza Isolo, Coop. Agricola Cà Magre: accetta il 10% di SCEC

Pubblichiamo un documento di GDOnews, un servizio informativo per la Grande Distribuzione Organizzata, quel sistema che sta crollando e che vogliamo rendere obsoleto tramite sistemi di Piccola Distribuzione Organizzata – PDO -, filiere corte, Gruppi di Acquisto, l’Economia Solidale. Il problema della rarefazione monetaria è arrivata anche alla GDO, e questo è un forte segnale che bisogna saper interpretare. Se i “poteri forti”, come la GDO, che può imporre prezzi stracciati ai produttori e prezzi ricaricati ai consumatori, si trovano in crisi perché vi sono poteri ancora più forti in grado di sovrastare il loro “sistema economico”, è chiaro che il sistema economico attuale stra scricchiolando paurosamante. Ciò significa che dobbiamo sbrigarci a ricostruire la coesione sociale, prima che tutto salti e ci si ritrovi ad essere gli uni contro gli altri nell’atavico “si salvi chi può!”. Per Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC ciò corrisponde alla necessità di rafforzaare la propria Rete di Relazioni, il proprio circuito locale di accettatori di SCEC e di proporre un innalzamento, per chi ne ha la possibilità, della percentuale di acettazione. Questo servirà sostanzialmente per compensare gli euro che mancano; nel contempo è necessario spingere l’acelleratore nell’implementazione dei progetti territoriali concreti in grado di valorizzare e proteggere le comunità dalle vessazioni dei monopolisti: Bioloc, Gruppi di Acquisto Fotovoltaico, NOInet, Empori&Botteghe, razionalizzazione dei Trasporti, sistema dei Gruppi di Acquisto Solidale, Banche del Tempo, mercatini del baratto, mercati locali ecc. Qui di seguito il documento di GDOnews: “La domanda che circola più insistente, in questo periodo di estrema incertezza internazionale, è quella riferita alle possibilità di sopravvivenza del nostro sistema economico: ce la faremo?” Da più parti si dice che nessuno ha interesse a disintegrare la moneta europea, nemmeno la Germania. La cosa curiosa è che quando accendiamo la televisione gli scenari che ci dipingono sono catastrofici, ma nella vita di tutti i giorni la vera percezione di un aggravio delle reali condizioni la cominciamo ad avere adesso, successivamente alla manovra Monti ed ai suoi effetti immediati (caro benzina, giro di vite sulla circolazione del denaro contante, etc.). Continua >

Arcipelago SCEC, crisi economica, crisi euro, Naturalmente Verona, rarefazione monetaria, scec

La rivolta dei forconi contadini

20 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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manifestazione per la Sovranità alimentare, Roma 2002

Senza dubbio, a livello planetario, il più vasto movimento della Società Civile Organizzata è quello che si riconosce sulla piattaforma della Sovranità alimentare, un concetto nato dall’unione dell’essere contadino ed essere popolo indigeno, sfruttato, cacciato, imprigionato, ucciso… Nella storia dell’umanità molte rivoluzioni sono partite dai campi, dai contadini; ciò che accade in Sicilia oggi, quella che dai media viene definita come “la protesta degli autotrasportatori”, si autodefinisce “la rivolta dei forconi”… Il forcone è uno strumento contadino! Forse, finalmente, anche gli agricoltori italiani, impossibilitati a continuare a rincorrere i premi PAC e sfruttati allo stesso modo dei contadini del Sud del Mondo, si stanno svegliando. Pubblichiamo qui di seguito un testo di Debora Billi che sintetizza bene ciò che accade e quello che stiamo vivendo. “La protesta dei Forconi blocca la Sicilia e si estende. La rivolta parte dal Sud, ma riguarda tutti: la storia a volte si ripete. E stavolta i terroni siamo tutti noi italiani. Finalmente la

rivolta siciliana dei Forconi, che si sta estendendo anche alla Calabria, si affaccia sui media. Naturalmente viene ribattezzata “Blocco dei Tir” o “Protesta degli autostrasportatori”, scegliendo con cura la meno simpatica tra le numerose categorie che sono scese in strada e stanno bloccando l’isola con le loro rivendicazioni. “Protesta dei contadini“, o dei pastori, o dei pescatori avrebbe rischiato di destare qualche sentimento di solidarietà. Qualcuno è andato a fare le pulci ad amici e parenti dei rivoltosi ancor prima che la stampa ne parlasse, bollando con dovizia di post la protesta come roba fascista e forzanuovista. Chissà. Però i centri sociali palermitani, che forse se ne intendono più di noi blogger al calduccio, hanno dichiarato il loro appoggio e la loro partecipazione. Sembra insomma che i cittadini stufi appartengano un po’ a tutte le idee politiche, il che è anche abbastanza normale direi. Non possiamo sapere ora se questa rivolta in corso porterà un cambiamento o a nulla, come quasi sempre accade in Italia, anche se gli attivisti sperano che si estenda a tutto il Paese. Continua >

rivolta dei forconi, sovranità alimentare

Capire la crescita e il debito

20 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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Una buona metà del debito italiano è dovuta agli interessi da pagare. “Paghiamo quest’anno 70 miliardi di interessi sul debito pubblico (che è di circa 1900 miliardi). L’anno prossimo saranno di più, perché gli interessi da pagare aumentano. Basta mettere in fila questi interessi per una trentina di anni – da quando hanno cominciato a correre – e abbiamo una buona metà, e anche più, di quel debito che mette alle corde l’economia del paese. Ma la vera origine del debito italiano è ancora più semplice: l’evasione fiscale. Ogni anno è di 120 miliardi o cifre equivalenti: così, senza neanche scomodare i costi di “politica”, della corruzione o della malavita organizzata, bastano quindici anni di evasione fiscale – e ci stanno – per spiegare i 1900 miliardi del debito italiano. Aggiungi che coloro che hanno evaso le tasse sono in buona parte – non tutti – gli stessi che hanno incassato gli interessi sul debito e il cerchio si chiude. La spesa pubblica in deficit ha la sua utilità se rimette in moto “risorse inutilizzate”: lavoratori disoccupati e impianti fermi. Ma se alimenta evasione fiscale e “risparmi” che vanno solo ad accrescere la bolla finanziaria, è una sciagura. Altro che pensioni da tagliare (anche se le ingiustizie da correggere in questo campo sono molte)! E altro che scuola, e università, e sanità, e assistenza troppo “generose”! Siamo di fronte a cifre incomparabili: per distruggere scuola e Università è bastato tagliare pochi miliardi di euro all’anno. E da una “riforma” anche molto severa delle pensioni si può ricavare solo qualche miliardo di euro all’anno. Dalla svendita degli immobili dello Stato e dei servizi pubblici locali non si ricava molto di più. Dalla liquidazione di Eni, Enel, Ferrovie, Finmeccanica, Fincantieri e quant’altro, (…) si ricaverebbe non più di qualche decina di miliardi una volta per sempre, trasferendo in mani ignote (ma potrebbero benissimo essere quelle della mafia) le leve dell’economia di un intero paese. (…) Per questo il rigore promesso dal governo potrà fare male ai molti che non se lo meritano, ma non ha grandi prospettive di successo: affrontare con queste armi il deficit pubblico, o addirittura il debito, è un’impresa votata al fallimento. O una truffa. Per questo è urgente effettuare un inventario del debito italiano, perché tutti possano capire come si è formato, chi ne ha beneficiato e chi lo detiene (anche per poter prospettare trattamenti diversi alle diverse categorie di prestatori). L’altro inganno che domina il delirio pubblico promosso dagli economisti mainstream è la “crescita”. Continua >

crescita, crisi economica, debito

Un altro mondo? Serve ripartire da noi stessi.

19 gen

Pubblicato da andrea tronchin in Blog

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E' da qui, da noi stessi, che ricomincia il cammino... Io ci sto!

 

 Ci sono molti modi per leggere i veloci mutamenti di questi ultimi tempi, sia a livello economico che ambientale. Sono punti di vista diversi che comportano diversi effetti su chi li legge. C’è il modo che va per la maggiore che vede tutto in funzione del P.I.L., dei dati macroeconomici dei risultati delle borse, degli equilibri istituzionali, dei pareri dei governanti, o delle banche centrali, delle agenzie di rating o delle grandi multinazionali. In effetti questi pareri sono quelli che quotidianamente ci giungono e che tendono a formare la nostra percezione di ciò che accade in questo nostro mondo sempre più globalizzato. E spesso soprattutto di questi tempi l’effetto è quantomeno deprimente. Ci sentiamo impotenti e spesso non riusciamo a capire come mai, gli stessi che fino a ieri ci parlavano in termini trionfalistici di quello che accadeva, oggi hanno cambiato radicalmente registro , ma ieri come oggi quello che ci viene chiesto è di credere a queste verità autorevoli anche se opposte a quelle affermate poco tempo prima e ovviamente ci viene chiesto di adeguarci… che altro. C’è però anche un altro modo per leggere la realtà sociale e politica del nostro tempo. E’ la lettura dal basso, dei problemi quotidiani che dobbiamo affrontare, dall’esperienza di ognuno di noi, dalle relazioni vissute giorno per giorno. Certo questa non ha la risonanza e la visibilità dell’altra lettura ma chi può dire che essa è meno reale della prima? Chi può dire che è meno vera? Visto dal basso, nonostante le innegabili e pesanti difficoltà, il nostro mondo può essere molto più ricco di potenzialità, di vitalità, di speranze e di sperimentazioni positive. Di soluzioni diverse, di pagine nuove da scrivere. Ed è proprio da queste, da questo fare diverso e positivo, che le narrazioni dall’alto preferiscono non vedere, che noi che in alto non siamo dobbiamo partire. Da questa linfa sociale, di indignazione certo, ma anche di speranza e di concretezza, di volontà e di cooperazione che nasce dallo sforzo comune di capire, da un ritrovato sentire di un fare solidale, che si possono creare gli anticorpi alla desertificazione sociale, economica e ambientale che i modelli dominanti, oggi in profonda crisi stanno alimentando. E’ da qui, da noi stessi, che ricomincia il cammino. Continua >

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