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Biomercatino di San Martino a Povegliano veronese

 Ampia partecipazione alla Tavola Rotonda su “Prodotti di qualità  e piccola distribuzione organizzata, progetti per rafforzare il circuito economico locale” svoltosi all’interno della Manifestazione di San Martino, venerdì 12 Novembre nel Coune virtuoso di Povegliano Veronese. (http://www.naturalmenteverona.org/costruendo-filiere-locali/)

Purtroppo non vi è stato tempo per il dibattito nei “tempi canonici” e al di là  delle interessantissime relazioni dei qualificati relatori, rappresentanti i Comuni di Povegliano e Corchiano, La Facoltà  di Medicina dell’Università  di Verona, il Movimento Consumatori, Slow Food, Associazione Rurale Italiana e Naturalmente Verona ““ Arcipelago SCEC. Il dibattito si è svolto intenso e fruttuoso durante il gustosissimo rinfresco che si è organizzato con il contributo di molti/e alla fine dell’incontro.

L’intervento più incisivo è stato indubbiamente quello di Daniele degl’Innocenti sulla “qualità  dei nostri alimenti: un’attenzione necessaria”, soprattutto quando si è avuta la possibilità  di approfondire con lui la questione durante il rinfresco. I dati ufficiali dell’Università  sulla popolazione Italiana parlano di obesità  diffusa già  a livelli problematici, che condurrà  masse di giovani (i nostri) verso un aumento nell’uso di farmaci assunti sempre più precocemente: l’errata alimentazione sta inducendo un’impennata delle malattie croniche tipiche della senilità  collegate all’alimentazione.

Dall’analisi dei dati di laboratorio è possibile affermare che oggi, troppo spesso. il cibo viene trattato come una droga (es uso di Olio di Palma al posto dell’olio di oliva che, al contrario di quest’ultimo, non crea senso di sazietà  e pur mangiando, la fame stenta a passare…). In realtà  vi sono tante tipologi di frodi alimentari a partire dal fatto che la “cerificazione” è quasi esclusivamente conseguenza di controlli documentali. Su una mela che ha subito 30 trattamenti durante l’annata vi sono 10 pesticidi e tutti rientrano nella norma perché testati, conosciuti e quantificati, nulla si sa però degli effetti del “multiresiduo” e di quella quantità  minima tollerata dalla legge per ogni pesticida che su quella mela va moltiplicata per 10 per una sostanza sconosciuta. La conclusione è che oggi, il cibo che costa poco e che trovo alla grande distribuzione, non porta benefici al mio organismo se non addirittura è dannoso (in vari modi e soprattutto nel lungo periodo).

Le proposte concrete di Daniele partono dalla disponibilità  d’uso di uno strumento potentissimo di certificazione degli alimenti, la risonanza magnetica, che “NON DA SCAMPO” ad eventuali “sofisitcatori/falsificatori”, e per tale motivo non è ufficialmente e diffusamente adottata nel sistema agroalimentare e della Grande Distribuzione Organizzata – GDO

A tale riguardo Daniele propone di informare le persone e dare loro una possibilità  di scelta (per qualità  e accessibilità  economica) sul cibo, creando un sistema di produzione, distribuzione e consumo locale. àˆ possibile utilizzare il sistema della risonanza magnetica per il controllo della qualità  degli alimenti di questo circuito, in grado di rilevare ogni sostanza presente e, con una opportuna raccolta di dati (database comune), verificare se le partite di cibo vendute appartengono realmente alla zona d’origine e alle coltivazioni dichiarate (si tratta di costruire una “carta d’identità ” dei nostri prodotti), analisi che consentono addirittura di comprendere il metodo di lavorazione utilizzato nei trasformati, tutto questo a costi più che competitivi. Nella concretezza della proposta, possiamo offrire dei prodotti, a partire dalle materie prime, che siano fruibili dalle persone senza che queste debbano sconvolgere il proprio stile di vita, ad esempio attraverso la predisposizione, offeta e distribuzione di una cassetta settimanale, un paniere di beni locali, primari ma anche trasformati, di elevata qualità , certificati, al prezzo in euro pari a quello della grande distribuzione. A questa proposta generale, si aggiunge quella più specifica di consegnare il paniere gratis per un certo periodo (qualche mese), per chi si rende volontario a periodiche analisi del sangue con l’obiettivo di dimostrare, dati alla mano, che una migliore alimentazione è in grado, in un tempo relativamente breve, di mutare la fisiologia e i metabolismi naturali del nostro organismo, ripristinando valori più consoni ad una vita sana e in salute. A tutto questo possiamo associare il fatto che il paniere e i quantitativi di questi beni, possono essere prenotati dai consumatori sulla base dell’offerta locale, per telefono, via web (mail, siti e softwer come digiGAS, gestiGAS, ContoSCEC ed altri in uso nella Società  Civile Organizzata.) o tramite persone di buona volontà , “responsabili” come accade nei Gruppi di Acquisto Solidale.

Quindi un primo atto per avanzare in questa direzione è fare un inventario delle materie prime e dei trasformati di qualità  resi disponibili dalle aziende del territorio e veicolabili nel circuito locale “autocertificato”. A tal proposito, serve indubbiamente un accordo chiaro con i produttori, se vi sono dei dati che non vanno bene, si verificano e nel malaugurato caso si riscontri malafede, vi è semplicemente l’esclusione dal circuito stesso.

Stefano Nonis, dal Moviemento Consumatori, attento a norme e leggi, ha affrontato gli aspetti legislativi nella filiera corta che ora non vi saprei riportare correttamente, ma che possiamo sintetizzare nel fatto che: dire filiera corta non vuol dire necessariamente qualità  (e ciò si collega con la proposta certificativa di Daniele) e che vi sono possibilità  per i piccolo produttori, le aziende agricole contadine e familiari, di vendere direttamente le proprie produzioni; esiste una legislazione che lo consente ed essa rappresenta una opportunità  per arrestare la falcidia di aziende agricole a cui assisitiamo da anni. Si tratta di organizzare un sistema che garantisca la vendita di queste produzioni o al più, un sistema di vendita coordinato con un sistema di raccolta.

Sia la Sindaca di Povegliano Anna Maria Bigon, che il Sindaco di Corchiano, Bengasi Battisiti, hanno posto l’accento sul senso di comunità , di appartenenza, della necessità  di farcire il cibo e il mero atto di compravendita con delle relazioni umane, con scambio di saperi e sapori (bisogna anche saper cucinare le materie prime…). Più in generale, alla luce dell’attuale situazione congiunturale (crisi economica, energetica, ambientale, sociale e politica) si valuta la necessità  di attuare interventi plurisettoriali, rivolti alla diversificazione delle attività  umane, con attenzione alla tutela delle risorse naturali, delle biodiversità  e delle identità  culturali; emerge l’esigenza di promuovere il decentramento amministrativo con applicazione del principio della sussidiarietà , al fine di favorire un crescente coinvolgimento della popolazione direttamente interessata agli interventi attivati e attivabili nei diversi contesti territoriali.

Buono Pulito e Giusto ha ribadito Antonella Bampa di Slow Food nella ricerca di questo collegamento fra cibo e società  nei giorni d’oggi. Da tempo Slow Food lavora nel settore agroalimentare e ristorativo. Anche qui a Verona è stato attivato da poco un Presidio (il Presidio del Pero Misso) ed è in cantiere la proposta di costituzione di un paniere di prodotti di qualità  veronesi, ciò si ricollega perfettamente alla proposta di Daniele e incoraggia a “fare sinergia”.

Antonio Tesini di Associazione Rurale Italiana ha concretizzato ciò di cui stavamo parlando spendendo qualche parola su una quindicina diversa di ortaggi disponibili attualmente nella propria cooperativa agricola, le Cà  Magre. Antonio è un produttore biologico, precursore della piccola distribuzione organizzata attraverso i GAS ed accettatore dei Buoni locali del circuito Arcipelago SCEC, ciò gli consente, per ora, di abbassare i prezzi di un 10% per gli aderenti al circuito (ogni imprenditore può decidere liberamente la percentuale di acettazione dei Buoni). Con questo sistema, ove gli “utenti-consumatori” hanno ricevuto i Buoni Locali SCEC gratuitamente, lo “sconto” applicato dalla Cooperativa non “muore alla cassa” ma grazie al riutilizzo degli SCEC viene “recuperato”, ad esempio, nel caso specifico della Coop. Cà  Magre, nell’acquisto del “Micosat” (Microorganismi Attivi) un prodotto per la rivitalizzazione della fertilità  del terreno distribuito da una ditta di Aosta che aderisce al circuito di Arcipelago SCEC (Arciperlago SCEC è una rete nazionale di circuiti locali) che acceta il 20% di Buoni Locali SCEC.

Come Presidente di Naturalmente Verona, il mio personale intervento ha concisamente riassunto le proposte lanciate sul tavolo e sottolineato che, altre e molteplici proposte concrete possono essere prese in considerazione e messe in relazione e sinergia. Dopo anni di analisi e sperimentazione, è possibilie, con la fantasia tipica della Società  Civile veronese, immaginare e creare un sistema locale di Piccola Distribuzione Organizzata – PDO e, sulla base di quanto espresso dai rappresentatnti istituzionali presenti, dar vita ad un progetto di rilancio del sistema agroalimentare locale, mirante all’organizzazione di domanda, offerta, trasformazione e distribuzione di alimenti di qualità  con certificazione locale. Si tratta di sfruttare le innovazioni proposte dalla Società  Civile Organizzata ““ SCO – e dalle Istituzioni (Università ) secondo una piattaforma condivisa di intenti. L’obiettivo è creare un sistema socio-economico complesso, in grado di fare economia reale, “difendere” il proprio mercato e territorio, resistendo alle speculazioni e rispondendo alle esiegnze della popolazione. Serve quindi un sistema che sappia: essere competitivo, creare occupazione, ridurre l’impronta ecologica del sistema attraverso la riorganizzazione delle filiere produttive. A tutto questo si può e si deve necessariamente associare una proposta informativa e formativa forte, non solo per apprendere l’uso di nuovi strumenti e sistemi ma anche per diffondere una nuova mentalità  socio-economica, dove l’interesse più alto è il Bene Comune. Quindi, al progetto può essere associato un “pacchetto socio-cuturale-lavorativo”, per la formazione dei gestori di empori, botteghe, ristoranti (apprendimentom nell’uso degli strumenti proposti) e per la trasformazione dei prodotti, ma soprattutto per le scuole (su alimentazione, tipicità , economia solidale e decrescita, creazione di un nuovo mercato, lavoro post diploma/laurea, master di specializzazione); un “pacchetto socio-culturale turistico”, comprendendo la ristorazione e il sistema alberghiero/agrituristico (turismo responsabile); un “pacchetto socio-economico” con possibilità  di investire capitali fisici (es. locali messi a disposizione da un Comune) e finanziari, attraverso un sistema che non mira tanto alla remunerazione del capitale investito ma piuttosto ad un ritorno in termini di “garanzia di una quota del paniere di prodotti offerti dal sistema (sicurezza e sovranità  quali-quantitativa del fabbisogno alimentare familiare), contribuendo nel contempo ad una sostenibilità  ambientale, difesa, rafforzamento e rilancio dell’economia locale.

La conclusione dell’incontro si è quindi sviluppata nella proposta di effettuare una riunione a breve, una tavola di discussione per “addetti ai lavoro”, fra i portatori di interessi e sulla stipula di accordi preliminari di base fra le varie parti coinvolte nei differenti progetti territoriali: cerchiamo di condividere e convergere verso una base comune, un “Massimo Comune Denominatore” (chi fa cosa o sta già  facendo, per…).

Dato che non mancano le aziende disposte a fornire i primi prodotti e i consumatori desiderosi di alimentarsi bene, un passo concreto di questo Progetto potrebbe essere proprio l’implementazione della proposta di Daniele e l’attivazione di un primo “mini sistema” in cui, chi si associa, riceve settimanalmente un paniere di prodotti locali e stagionali di qualità , certificati, a prezzi accessibili (competitivi). L’attivazione della logistica distributiva fungerebbe da starter al sistema.