La SobrEconomia

Nel 1996 a Roma, presso la FAO, veniva presentato per la prima volta il concetto di Sovranità alimentare per voce del Movimento Internazionale di contadini “La Via Campesina”, a Verona, nel 1998 l’Associazione Rurale Italiana – ARI – riceveva una delegazione di contadini del Coordinamento Conadino europeo – CPE – cofondatore di Via Campesina e nel 2000 ne entrava ufficialmente a far parte come rappresentante per l’Italia. Oggi in Italia esiste il Comitato Italiano per la Sovranità alimentare che conta più di 270 realtà associative e, a livello internazionale, la più vasta rete di realtà, associazioni e movimenti a livello planetario (qualche miliardo di persone). Il 19 ottobre 2002, sempre a Verona, prendeva avvio il percorso della Rete di Economia Solidale italiana con il seminario “Strategie di rete per l’Economia Solidale”, da cui prese vita il Gruppo di Lavoro RES. Già nel 2002, in questo Gruppo che si riuniva a Fidenza, il concetto di Sovranità alimentare venne proposto come elemento costitutivo dell’Economia Solidale dal rappresentante veronese ma il concetto, evidentemente troppo innovativo, venne accantonato con la lapidaria frase: “qui ci occupiamo solo di Economia Slidale”. Oggi, a distanza di 10 anni, i concetti di Economia Solidale e Sovranità alimentare iniziano a fondersi in un tutt’uno, essendo espressioni olistiche di “un altro mondo possibile”. Nel 2007, al primo Forum Mondiale della Sovranità Alimentare in Mali (Nyeleni 2007) il rappresentante italiano (di Verona) proponeva in Assemblea Plenaria la SobrEconomia, una nuova parola che vuole rappresentare un nuovo paradigma, alternativo al modello unico neoliberista, dato dall’insieme integrato dei concetti di Sovranità alimentare ed Economia Solidale in una prospettiva di Decrescita quale orizzonte politico e di mutamento collettivo dei singoli, di nuovi stili di vita, di nuovi modi di produrre e consumare.

 

 

Oggi, anche all’interno del Movimento mondiale per la Sovranità alimentare, si inizia sempre di più a parlare di Economia Solidale quale reale alternativa al modello economico neoliberista. In 15 anni il mondo ha sviluppato una serie di proposte concrete che oggi attendono solo di aggregare una “massa critica” in grado di creare il mutamento reale quale risposta alla crisi multipla che ci investe. In tutto questo processo, Verona e la Società Civile veronese, hanno dimostrato di essere una risorsa per l’intera umanità. Diciamo questo non per vanto ma perché dopo 15 anni di silenzioso volontariato, sofferenze e frustrazioni, è giusto e doveroso trovare un pò di soddisfazione e gratificazione, perché sebbene la pesantezza e la stanchezza derivante da questo lungo processo sia palpabile nelle nostre anime e nei nostri corpi, il percorso di consolidamento è ancora lungo e i tempi futuri che si prospettano sono intrisi di difficoltà.

Nella “Carta per la Rete italiana di Economia Solidale” elaborata nel 2003 dal Gruppo di Lavoro, si lanciava la proposta di costituire una Rete ecosol “ampia” non “dall’alto” delle organizzazioni settoriali che si richiamavano ai principi dell’economia solidale, ma ‘dal basso’ delle RES locali, organizzate, ove possibile, in “Distretti di Economia Solidale”; nel paragrafo dedicato della “Carta RES” si diceva: “[…]I processi di globalizzazione accelerano le dinamiche dell’economia di mercato provocando, nei diversi territori locali, uniformazione, sradicamento, oltre a varie forme di degrado ecologico e sociale. I distretti rappresentano una risposta propositiva a tali processi disgregativi.”

Oggi le esperienze di economia solidale, a partire dalla insostenibilità sociale, economica ed ecologica del modello economico dominante basato sulla “crescita senza fine”, cercano di ridimensionare il ruolo del mercato e degli scambi monetari all’interno delle relazioni tra gli individui e di distinguere il concetto del valore di un bene dal suo prezzo.” (dal documento del Tavolo RES “Le 10 colonne dell’economia solidale”, presentato a L’Aquila 2011). “Con l’espressione Economia Solidale si fa riferimento ad un sistema economico e sociale orientato al bene comune, alternativo a quello capitalista neoliberista, e operante secondo i principi espressi nella “Carta per la Rete Italiana di Economia Solidale” (dal Regolamento del Tavolo RES aggiornato a Osnago 2010).

Oggi a Verona esiste il Distretto di Economia Solidale, promosso dall’Associazione “EL Sélese”, la Rete di Economia Solidale promossa dalle associazioni Naturalmente VeronaArcipelago SCEC e la Rete dei GAS (InterGAS) veronesi.

L’adesione da parte della RES Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC al Tavolo nazionale RES è stata parziale, nel senso che il Tavolo (disattendendo l’idea della “crescita dal basso”) non ha riconosciuto Arcipelago SCEC, che si occupa di “monete locali”, quale Rete di Economia Solidale. Sostanzialmente il Tavolo RES nazionale non ha ancora maturato l’idea della necessità di Sovranità monetaria, così come è accaduto nel 2002 per la Sovranità alimenatre. Forti dell’esperienza del passato, Naturalente Verona – Arcipelago SCEC attendono questa maturazione che, visti i tempi che corrono, non deve essere troppo lontana…

Nel 2010 in Lussemburgo si è tenuta un’importante Conferenza Internazionale di riflessione teorica sulle esperienze europee (ma non solo) dell’Economia Socio-Solidale -ESS, dal titolo ”Elaborare un corpo teorico dell’ESS per un altro modello di società”. Guarda caso il contatto internazionale che ha permesso il contributo inviato anche come Tavolo RES italiano è arrivato del rappresentante veronese che ha partecipato all’orgaizzazione di tale Conferenza. Detto ciò, in tale evento si sottolineava: “[…] La metodologia utilizzata si basa su una ricerca-azione del tessuto sociale delle reti dell’ESS in Italia e sull’analisi di ciò che si aspettano gli attori dell’ ESS dalle ricerche scientifiche in altri paesi europei (ad es. Francia e Spagna) ed in America del Sud, in particolare dove la ESS è stata accolta nelle nuove costituzioni (Bolivia ed Ecuador) […]”

Questo richiamo serve per sottolineare come le nuove costituzioni citate rappresentino una prima “costituzionalizzazione” di alcuni dei principi cui si rifà anche la RES Italiana, mai prima di oggi sanciti allo stesso livello in altri paesi del mondo: la Natura come soggetto di diritti e il “Buen Vivir” come sistema economico e sociale alternativo. Ma c’è di più, la stessa costituzionalizzazione dei principi dell’Economia Solidale in questi Paesi è associata alla costituzionalizzazione dei principi della Sovranità alimentare. Ciò fa presagire, nella complessità di questi concetti, che l’appropriazione di un nuovo paradigma olistico quale la SobrEconomia, è solo una questione di tempo. Anche qui l’anima della Società Civile veronese ha precorso i tempi ma purtroppo, nel panorama politico italiano, siamo ben lontani da tutto ciò, occupati a discutere di legittimo impedimento e del significato del “bunga-bunga”.

Le costituzioni di Ecuador e Bolivia sono innovative non solo per il riconoscimento dei ‘diritti della natura’ ripresi in più articoli in rapporto con il ‘regime del Buen Vivir’, ma anche per aver inserito la plurinazionalità come elemento costitutivo dello stato: ciò significa non solo aver definito i diritti delle ‘comunità, popolazioni, nazioni indigene’ (lingue, tradizioni, forme di organizzazione sociale, ecc.), ma averne anche assunto i principi ‘vitali’, come appunto per il modello di vita basato su un nuovo tipo di relazione tra gli esseri umani e la natura, richiamata come “Pachamama” o per il “Buen Vivir” traduzione del “sumak kawsay” (“suma qamaña” nella costituzione boliviana), riconoscimento di un orizzonte di vita nuovo e di un’alternativa di società proposti dai popoli indigeni, tradizionalmente emarginati o ignorati dalle élites al potere.

All’assemblea 2011 di GAS e DES nell’intervento di REES Marche è stata richiamata una ricerca appena conclusa sulle economie solidali marchigiane5, in cui dopo una serie di riferimenti alle analisi economiche di E.Manche, K.Polany, N.Georgescu, S.Latouche, si dice “[…] Parlare di ‘Altra Economia’ o di economia solidale significa allora ricondurre il

processo allocativo delle risorse a un meccanismo istituzionale di regolazione il cui obiettivo è l’utilità sociale dello scambio (solidarietà economica) in un contesto non centralizzato dei fattori, ovvero di mantenimento della libera proprietà e della libera iniziativa individuale”. Sempre a L’Aquila un ricercatore “esterno” al movimento ecosol, Nicolò Bellanca, nella sua introduzione all’interessante dibattito della giornata conclusiva, ha osservato: “[…] Con il concetto di “impresa sociale” la vecchia classificazione dei tre settori viene scardinata. L’impresa sociale include le cooperative sociali, ma anche altri tipi di imprese che scelgono di offrire beni comuni e di impiegare in maniera non privatistica tutti gli eventuali profitti. In questa prospettiva, i “nessi di contratti” che si creano in un DES tra risparmiatori, consumatori e produttori, sono imprese sociali. Ciò porta a rimettere diversamente a fuoco le attività che si svolgono in un DES o RES locale. Non abbiamo da una parte le imprese e da un’altra parte gli altri attori economici. Piuttosto, l’impresa che accetta di partecipare ad un DES o una RES sta in effetti accettando di “fare impresa sociale” con risparmiatori e consumatori solidali.”

Oggi il Tavolo RES si chiede se è possibile che il “sistema economico e sociale orientato al bene comune, alternativo a quello capitalista neoliberista” citato nei documenti costitutivi di RES Italia possa ora far riferimento ad una terza via rispetto al capitalismo e al socialismo ‘reali’, cioè al modello in via di realizzazione basato sul ‘”Buen Vivir” sudamericano, già ‘costituzionalizzato’? O comunque, quali caratteristiche può avere il percorso verso tale ‘terza via’, integrando teorie e pratiche della “economia delle relazioni’, della “conversione ecologica”, della “decrescita conviviale”, della “economia del noi” e di altri modi ‘occidentali’ di definire l’altro mondo possibile basato sulla ‘reciprocità’, alternativo alla crisi di civiltà che stiamo vivendo? E soprattutto come far si che tale percorso permetta in progress sia di “ …ridimensionare il ruolo del mercato e degli scambi monetari all’interno delle relazioni tra gli individui” (dalle “10 colonne” del Tavolo RES), che di reincorporare l’economico nel sociale?

Le risposte ad alcune di queste domande, qui a Verona, le conosciamo già, non per presunzione, ma per sperimentazione diretta che riassumiamo con la parola SobrEconomia.

In occasione dell’assemblea GAS-DES de L’Aquila due dei relatori invitati, R. Carlini e N. Bellanca, hanno ripreso nei loro interventi osservazioni dalle proprie ultime opere, che hanno, curiosamente, lo stesso titolo: “L’economia del noi”, riconoscendo come tale “nuova economia” sia trainata soprattutto da GAS, DES e RES: peraltro dal censimento dei GAS avviato in una ricerca nazionale promossa dal gruppo CORES dell’Università di Bergamo e dal Tavolo RES già emerge che essi sono almeno 2.5 volte quelli iscritti al sito retegas.org; quindi i GAS sarebbero non 800, ma almeno 2000: ciò significa che, tenendo conto che ogni GAS organizza mediamente 40-50 famiglie di 3-4 persone e intrattiene relazioni con almeno 10 fornitori, sono più di un milione le persone coinvolte nella “economia delle relazioni” (o del noi…) del movimento ecosol italiano; se poi si considera che in una recente ricerca tra i GAS della Retina di DESBrianza è emerso che i GAS aderenti analizzati ‘muovono’ circa 50.000€ l’anno …

Ci colleghiamo a questi dati considerando che l’Associazione nazionale Arcipelago SCEC, non considerata dal Tavolo RES, ha stampato ormai 10 Milioni di SCEC, pari a 10 Milioni di euro che se sono stati spesi una sola volta dai cittadini usufruitori iscritti al circuito, gli hanno fatto risparmiare 10 milioni di euro (o, guardando da un altro punto di vista, hanno aumentato il loro potere d’acquisto per tale cifra), non hanno fatto aumentare il debito pubblico di 10 milioni (più gli interessi) e hanno agganciato 90 milioni di euro al circuiti locali di Arcipelago SCEC. Se tale cifra di SCEC è stata spesa due volte, tali valori raddoppiano. Non ci è possibile, ad oggi, quantificare l’effettiva circolazione di SCEC, ma ciò è solo una questione di tempo. Ciò che ci preme sottolineare è che uno strumento così potente, lo SCEC (che viaggia con un tasso di accettazione media del solo 10%) rappresenta una innovazione senza precedenti per la quale, a Verona, ma non solo, siamo ancora una volta all’avanguardia.

É nostra volontà proporre tutto questo in occasione del processo “Verso Venezia 2012” che i volontari AeRES Venezia stanno orgaizzando e proponendo oltre alla Conferenza Internazionale sulla Decrescita, la candidatura per il Convegno nazionale GAS-DES 2012 a Venezia.

Nell’attesa, come Rete di Economia Solidale veronese, Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC si concentra sul proprio evento annuale, il Festival dell’Economia Eco-Equo Solidale, in programma per sabato e domenica 1 e 2 Ottobre 2011 in Piazza Isolo dove si parlerà sostanzialmente di SobrEconomia, dove gli SCEC e i tanti progetti concreti promossi dalla nostra Rete di Economia Solidale saranno messi in luce.

Un altro mondo è possibile!