Una Via Campesina per l’Europa
L’agricoltura potrebbe essere l’ancora di salvezza per i giovani posti di fronte alla crisi europea dell’industria e dei servizi, ma la tendenza è esattamente opposta: dal 2003 al 2010 il settore agricolo ha subito una concentrazione spaventosa, con la scomparsa del 20% delle imprese.
Credo che l’agricoltura possa essere una grande opportunità; lo posso dire con cognizione di causa perchè assieme ad altre persone, che provenivano da ambiti diversi, abbiamo creato nel 2001 una cooperativa agricola nella langhe piemontesi, dove alleviamo capre.
Il fatto che l’agricoltura sia ormai un settore quasi complemente appannaggio di persone anziane sta moritificando i territori a livello di frizzantezza culturale. Se l’agricoltura tornasse a essere una priorità non solo sarebbe un’ancora, ma un modo per rilanciare il territorio e l’economia.
L’attuale impianto della PAC permette di inondare i paesi del Sud del mondo con prodotti agricoli sotto-costo, grazie ai sovvenzionamenti diretti alle grande industrie dell’export. E’ un circolo vizioso che stronca i piccoli contadini del sud e rende quelli del nord degli assistiti, in balia dei prezzi definiti su mercati internazionali.
E’ possibile rompere questo schema?
L’Associazione ha prodotto centinaia di documenti nei quali dimostriamo che se le sovvenzioni per l’esportazione venissero arrestate, quest’agricoltura energivora e distruttiva dell’economia dei paesi in via di sviluppo smetterebbe di funzionare. L’agricoltura contadina in questi anni ha comunque resistito; basterebbe, non tanto sovvenzionare, quanto equiparare a livello legislativo l’agricoltura contadina e quella industriale.
Lo stesso problema delle migrazioni è legato a paesi in via di sviluppo che vedono la propria agricoltura distrutta. Si tratta di un circolo vizioso, creato dal capitale e dal neo-liberismo; si potrebbe staccare la spina a questa politica, basterebbe volerlo, con un importante mobilitazione anche delle persone comuni. I quarantacinque miliardi di euro della PAC sono soldi nostri; vogliamo che vengano spesi diversamente, in quanto cittadini europei.
In un box a parte
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| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il giugno 7, 2012 alle 7:05 pm, ed è archiviato come Blog, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


