Quello che stiamo vivendo è un periodo di grandi trasformazioni e, per i più lungimiranti, è chiaro che si tratta di trasformazioni epocali: economiche, ambientali, sociali, politiche. Sono diverse le componenti che incidono ma gli elementi che avranno maggiore valenza nel breve periodo e nella vita quotidiana delle persone, saranno le dinamiche dal punto di vista energetico e finanziario; i problemi collegati ai mutamenti ambientali saranno altrettanto incidenti, ma caratterizzati più da effetti che colpiranno “a macchia di leopardo”, come le “bombe d’acqua” che hanno causato in Italia varie vittime e ingenti danni in questi ultimi mesi. Dal punto di vista energetico la situazione è tutt’altro che rosea, le risorse fossili hanno raggiunto il cosiddetto picco e quello che rimane sarà sempre più oneroso e difficile da estrarre. Nel sistema neoliberista della “crescita infinita” siamo costretti a investire sempre maggiore percentuale di risorse economiche e dell’energia ricavata per produrre altre risorse ed energia, affinché il sistema si possa mantenere in crescita. L’attuale sviluppo delle energie rinnovabile non sembra essere in grado, nel medio periodo, di garantirci che la “crescita” possa continuare a sussistere come fino ad oggi ha fatto; le soluzioni per questo problema quindi non sembra tanto quelle collegate ad interventi atti a produrre più energia ma di cambiare il sistema, di adottare uno o più soluzioni che possano utilizzare meno energia in modo più efficente. Ciò è quanto gli utopisti della “decrescita”, che si oppongono all’idea devastatoria della crescita infinita in un mondo oggettivamente finito, vanno predicando ormai da anni con le parole slogan “risparmio energetico”. A tale riguardo non basterebbe un trattato per sviscerare le possibilità e opprotunità offerte dall’attuazione collettiva di nuovi stili di vita e dall’adozione di tecnologie nuove e vecchie (molti i brevetti comprati e chiusi nei cassetti in quanto controproducenti per la crescita infinita). Venedo alla crisi più evidente e sulla bocca di tutti, la crisi economica, essa è caratterizzata da tre elementi fondamentali: la crisi dei Mercati, la crisi del Debito e la crisi dell’Economia Reale.

 Il “Mercato” rappresenta quell’entità eterea in grado di influenzare e dirigere tutta l’economia e a quanto pare anche la politica. La necessità delle raltà operanti nell’economia reale, produttori di beni e servizi, di “stare nel mercato”, di essere competitive, di conquistare nuovi mercati, sono crucci quotidiani che riguardano tanto il locale quanto il globale. Ma i mercati non si comportano in modo razionale ed efficace e sembrano essere guidati dalle percezioni e dalle emozioni se non da piani predeterminati di poteri economici in grado di influire pesantemente su di essi. Le informazioni che circolano nel “libero mercato” non sono a disposizione di tutti (contrariamente a quanto postulato in tutti i testi di economia) e spesso sono informazioni non veritiere, voci, previsioni.

Il “libero mercato” non è composto da una moltitudine di soggetti “polverizzati” con uguali opportunità (come descritto nei testi di economia) ma è caratterizzato per lo più da insiemi di oligopoli o peggio ancora monopoli (vedi ad esempio il mercato agroalimentare, delle sementi, dell’energia ecc. ). Il comportamento dei mercati finanziari è un pò come quello di un gregge di pecore, nella fase espansiva prevale l’avidità e la speranza (se uno compra comprano tutti) mentre in fase di contrazione prevale la paura (se uno vende anche gli altri vendono presi dal panico).

É d’uso pensare che il mercato è il principale indicatore di dove stia andando l’economia reale, ma ciò non corrisponde al vero dato che, nel mercato, fra economia reale ed economia finanziaria esiste un abisso incolmabile e uno “scollegamento distorsivo” sempre più evidente. Stiamo parlando delle “bolle finanziarie”, verificatesi già nel 1300 in Italia e che coinvolgeva il sistema bancario veneziano e fiorentino dell’epoca (Nota: il sistema bancario!). L’attuale bolla finanziaria, globale, è enorme e ha iniziato a gettare le sue basi e a gonfiarsi dopo la seconda guerra mondiale, evento che è servito, oltre a portare indicibili sofferenze, ad azzerare le bolle precedenti e far ripartire i meccanismi dei mercati finanziari; da notare che, durante la seconda guerra mondiale, alcune banche degli Stati Uniti e della Germania nazista hanno continuato, congiuntamente, a fare lucrosi affari.

Una delle parole che più colpiscono l’immaginario collettivo e fanno tremare Governi e Mercati e che oggigiorno è sempre più pronunciata da entità quali ad esempio l’OCSE è: recessione. Questa parola, sininimo di depressione, si compone di vari elementi, ed è contrastabile in vari modi, quelli “regolatori” dei sistemi monetari fra i più significativi sono: “INFLAZIONE” e “DEFLAZIONE”: Inflazione significa un aumento della massa monetaria (compresa quella conteggiata nel credito, che nella nostra economia è rappresentato da un DEBITO) in relazione a beni e servizi disponibili, mentre la deflazione è il contrario.

Con l’inflazione, aumentando la moneta in circolo, i prezzi aumentano e per una stessa “quantità di beni” necessari a soddisfare un nostro bisogno, serve più moneta. Ma la moneta circolante, reale, quella che abbiamo nel portafoglio, costituisce solo il 5% della “moneta totale” rappresentata dalle innumerevoli conformazioni del credito e va a costituire il 95% della “massa monetaria globale”. In pratica, il credito (cioé il debito) attualmente eccede il 95% dell’effettiva disponibilità monetaria, creando con ciò eccessive rivendicazioni sulla ricchezza reale alla base. In questa situazione di inflazione della “massa monetaria del debito”, oltre alla pardita di potere d’acquisto, sopprattutto per chi ha un reddito fisso, si sviluppano politiche di “svendita” dei beni pubblici (ci stiamo “mangiando il capitale”) per ripagare il debito, cioé la massa monetaria del credito, montagne di carta e bit elettronici senza una base reale di valore, anzi, ormai totalmente scollegata da qualunque realtà.

Ma cosa succede se consideriamo la situazione opposta e cioé uno scenario di deflazione, di riduzione della massa monetaria, sia quella reale che del debito? Il credito, quello concesso alle aziende per l’economia reale subisce una pesante stretta, o addirittura sparisce, la disoccupazione aumenta, i salari calano. Cadranno anche i prezzi ma, come la storia ci insegna, il potere di acquisto scenderà più velocemente dei prezzi (vedi ad esempio gli adeguamenti nei mutamenti dei prezzi della benzina). Questo significa che tutto diventerà velocemente meno accessibile. La maggior parte della popolazione che sostiene l’economia reale e che vive sostanzialmente grazie a quel 5% di massa monetaria reale, cercherà di procurarsi i servizi essenziali dei quali vedremo aumentare tutti i costi reali e quindi per molti diventeranno inaccessibili.

Nella vita quotidiana, quello che conta è il valore del denaro liquido, reale, relativo a beni e servizi. Con la caduta dei prezzi, il valore del denaro liquido aumenterà ed avere capitale in liquidità permetterà di superare meglio le difficoltà sebbene sarà più difficile guadagnare e quindi le persone saranno però restie a spendere. In questo scenario vi sarà molto più denaro “a riposo” che circolante e sarà come se mancasse il lubrificante che permette al motore dell’economia di funzionare. In conclusione, i meccanismi classici di controllo delle masse monetaria “INFLAZIONE” e “DEFLAZIONE”, in questa situazione di bolle finanziarie ed eccesso del debito, non funzionano e sono causa di perdita di Beni Pubblici, blocco dell’economia reale, creazione di sistemi di austerità, aumento generalizzato delle difficoltà e povertà delle persone.

Se analizziamo la situazione relativamente al debito totale degli Stati in relazione al PIL (il debito aggregato ha diverse componenti: governo, aziende, famiglie e banche) vediamo che quasi tutti gli Stati mostrano, una percentuale oltre il 100% (471% per il Giappone, 466% per la Gran Bretagna, 366% per la Spagna, 323% per la Spagna, 315% per l’Italia, 285% per la Germania). Per la soluzione del problema del credito, cioé del debito, l’unica via proposta da tutte le Istituzioni e istanze politiche è quella dell’attuazione di pesanti programmi di austerità, ma come per inflazione e deflazione, i programmi di austerità portano alla contrazione economica che a sua volta impedisce la restituzione del debito e porta alla fine al default. Ultimamente si parla sempre di più della frammentazione caotica dell’Eurozona, di dissoluzione del sistema euro; alla possibile uscita dal sistema euro della Grecia, seguiranno inevitabilmente a ruota Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia…

Ad ogni modo, sia nel caso di un sistema di austerità che riuscirà a condurci al ripagamento del credito, sia un’eventuale dissoluzione del sistema euro, è indubitabile che il futuro è pregno difficoltà, sofferenze, privazioni, di un forte rischio di disperazione che potrebbe accentuare i disordini sociali. Ma tutto questo sta già avvenendo, attualmente, a livello globale assistiamo ad una grande volatilità dei prezzi delle materie prime di base, a partire dai prezzi dei prodotti alimentari (sono in atto vere e proprie politiche specultaive sulla “fame”) che mettono in crisi l’economia e i sistemi produttivi locali e producono, rivolte nei Paesi del Sud e chiusura di Aziende agricole nei Paesi del Nord; già ci troviamo di fronte a ferventi attività di accaparramento delle risorse di base in ogni luogo del pianeta (in primis acqua e terra) che renderanno ancora più acuti i probelmi geopolitici.

La prima cosa della quale ci dobbiamo rendere conto è che il debito (o il credito della “moneta debito a circolo forzoso” quale è l’euro) non può essere ristrutturato senza un profondo mutamento dello strumento moneta e del sistema bancario, del sistema di proprietà ed emissione dello “strumento moneta”. Ma le Banche, e i “proprietari” dell’euro o del dollaro, sono disposti a “subire” questo mutamento? Sinceramente pensiamo di no…

Di fronte a questo scenario, il singolo cittadino, insignificante economicamente e politicamente, quali possibili strategie potrebbe adottare per affronatare un futuro così incerto e pregno di difficoltà?

Da che mondo è mondo, le crisi ci sono sempre state e nel complesso l’umanità le ha superate attraverso il rafforzamento dei legami sociali, la fiducia, la solidarietà. Per i filosofi si tratterebbe di passare, in questa società consumistica, “dalla cultura del denaro alla cultura del donare”. Ma vediamo in concreto cosa questo significa.

Scientificamente la parola più utlizzata, oggi anche da molti politici, per indicare la necessità di costruire un “sistema robusto” (in quanto dipendenza significa vulnerabilità) e di guardare all’incertezza con flessibilità è “Resilienza”, intesa appunto come capacita delle “comunità” (gli ecosistemi) di adattarsi positivamente ai mutamenti. Questa terminologia scientifica, utilizzata oggi dalla “politica” per le società umane, a nostro avviso risulta troppo generica e poco adatta ad un mutamento epocale.

Diversamente, il concetto di Sovranità (delle popolazioni e delle comunità umane) entra nel merito di tutti i settori più significativi e individua sistemi e strumenti che sovvertono il sistema neoliberista della crescita infinita, definendo concretamente gli elementi di un “sistema robusto”.

Il concetto di Sovranità è espresso nel primo articolo della Costituzione Italiana ma, in concreto, che cosa significa?

La Sovranità più sviscerata, declinata, difesa e affermata negli ultimi 15 anni è la Sovranità alimentare. Sintetizziamo questo concetto complesso come “il diritto delle Comunità e dei Popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica; è il diritto a decidere il proprio sistema alimentare e produttivo, il livello d’autosufficienza alimentare, le proprie politiche agricole (e di pesca) e di sviluppo rurale senza il ricorso al dumping verso paesi terzi.

A partire da ciò, possiamo definire la Sovranità Economica come: il diritto della Comunità e dei Popoli ad uno standard di vita dignitoso, il diritto a decidere il proprio sistema economico, produttivo, di distribuzione e consumo di beni e servizi e il proprio sistema “monetario” locale con l’eventuale introduzione ed uso di Monete Sociali Locali Complementari all’euro o “pure, come accade in varie parti d’Europa o come può essere il sistema SCEC in Italia. Allo stesso modo è possibile definire una Sovranità idrica, energetica, di comunicazione, di informazione, di cura, di mobilità, di gestione del territorio, politica ecc.

La Sovranità è una pratica che necessita di giustizia, etica, equità, fiducia, coesione, assunzione di responsabilità individuali e collettive e, sostanzialmente, è incompatibile con l’attuale sistema neoliberista; la sua affermazione, richiede l’attuazione di approcci e sistemi socio-economici e politici, radicalmente diversi da quanto oggi viene proposto. Non politiche di austerità e di ulteriore sfruttamento delle risorse naturali ma politiche di benessere collettivo in armonia con l’ambiente.

Un elemento fondamentale di ciò è rappresentato dal concetto di Economia Sociale e Solidale (Benessere associativo e cooperativo) Tutte le forme di economia cooperativa e associativa legate al concetto di “altra economia”, “economia degli affetti”, “economie solidali”, e operanti in un contesto di demercificazione e di economie e scambi anche non monetari (scambi di beni e servizi, economie del tempo, ecc.). Questo sistema necessita della creazione di uno spazio autonomo accanto alle economie pubbliche (beni comuni) e alle economie di mercato, che favorisca la partecipazione di quanti ne sono coinvolti e forme di vantaggio sociale coerenti con la loro ispirazione (es. Gruppi di Acquisto), con tempi e modalità di “transizione” che ognuno tara su se stesso. Si tratta di sviluppare forme di organizzazione e gestione libere da vincoli di mercato e giuridici creati per proteggere posizioni di privilegio e monopolio (sia economici sia istituzionali) e la creazione di “zone franche del sociale”. Il rafforzamento di queste strutture dell’economia solidale contribuisce a ricreare uno spazio dell’economia dentro la comunità e il sistema dei “legami sociali” che contribuisce a conservare e rafforzare in un circolo virtuoso.

Un terzo elemento fondamentale è il concetto di Decrescita (Collettivo Benessere Personale). La “decrescita”, obbligatoria, è l’orizzonte verso cui tendere, che deve diventare prima di ogni altra cosa “decrescita consapevole” per potersi poi evolvere in “decrescita serenamente felice” come alcuni la definiscono. La Decrescita è sostanzialmente uno slogan, ciò che permette di dare la direzione giusta ad ogni azione concreta nell’idea di un mutamento epocale e quindi delle politiche sottese a tal fine, rappresenta l’obiettivo che permette di costruire l’esperienza delle Reti e Distretti di Economia Solidale, dei Gruppi di Acquisto, attraverso il percorso più sostenibile nel lungo periodo, cioè con il rispetto e la difesa dei diritti delle generazioni future per quanto concerne l’ambiente e un mondo socialmente vivibile.

Sostanzialmente il percorso da fare passa attraverso progetti concreti “glocali” volti a (ri)creare una capacità di pensare il “bene comune” a livello locale e mondiale; concorrere a ridefinire i fondamenti e i valori del mondo secondo altre parole-chiave; reintrodurre «l’altro» nella dinamica dei rapporti interpersonali all’interno delle comunità umane e in tutte le relazioni della società mondiale e dell’ecosistema planetario.

Sotanzialmente, di fronte all’attuale crisi economica, politica e sociale, le organizzazioni di base e i singoli individui, devono prepararsi a rimpiazzare le funzioni delle istituzioni centralizzate che inevitabilmente collasseranno. Saper mediare tra le interazioni umane sarà importante come anche essere capaci di fornire beni e servizi essenziali, sviluppando competenze pratiche come anche aver competenze in cure mediche di base.

Una dimensione da non sottovalutare, anzi, da tenere in estrema considerazione, è il possibile aumento della paura e della rabbia collettiva. Il rischio è di cadere nella colpevolizzazione distruttiva e nella iper-reazione che potrebbe solo peggiorare ulteriormente la situazione. Le energie devono essere concentrate su attività costruttive e dobbiamo mettere in atto strategie ed attività per un’inoculazione psicologica positiva.

Concludendo, ci aspetta un periodo di grandi cambiamenti dove ci sarà scarsità di denaro e poi di energia, momenti di condizioni ambientali estreme con notevoli danni sociali ed economici. I consueti gruppi politici saranno molto vulnerabili e facilmente perderanno di legittimazione e credibilità, ma già questo sta accadendo, i governi tecnici “dei banchieri” sono già attivi, anche qui da noi e i partiti politici, “regolarmente” eletti dal popolo, sono stati messi in disparte.

Nella ricerca di soluzioni per questo periodo di trasformazione, bisogna cercare di preservare la libertà di azione che sarà sempre più a rischio (le istituzioni centralizzate si stanno preparando ad un maggiore controllo sociale ed economico, vedi ad esempio la proposta di imporre l’uso di moneta elettronica e di limitare l’uso dei contanti) libertà necessaria per l’affermazione delle Sovranità.

Infinitamente lunga è la lista delle cose attuabili, fin d’ora: dall’eliminazione della dipendenza dal credito, al ripudio del debito “sovrano” illegittimo applicato a gli Stati; l’orientamento verso beni durevoli e cose che veramente servono (terra, attrezzi, tutto quello che può durare nel tempo); l’acquisizione di un minimo di controllo su quello che è essenziale (dove vivere, mangiare, bere, servizi essenziali, energia es. mantenere l’acqua pubblica, e la partecipazione a progetti collettivi come BIOLOC, Sole in Rete , Noinet , Arcipelago SCEC , RES ecc.); trasforma le comunità virtuali in reali mettendo insieme ad altre persone le risorse (tempo, competenze, entusiasmo, soldi) in uno spirito di dono reciproco; considerare l’approccio “Transition Towns” e molto, molto altro ancora…

Non è vero che non esistono altre soluzioni rispetto alla svendita dei beni pubblici e alle politiche dell’austerità.

Un altro mondo è possibile!

Io ci sto!!!