Nuvole di veleno in Valpolicella - Luglio 2011

 Non si può dire che, fino ad oggi, questa sia una estate siccitosa, le perturbazioni e le piogge si susseguono da mesi. Per chi abita in Valpolicella, ogni volta che piove, il giorno seguente è una “giornata al veleno”, un esercito di agricoltori esce armato di tutto punto con trattori e atomizzatori carichi di veleno per affrontare la quotidiana lotta contro i parassiti. Dato l’alto reddito del vino valpolicella, tutta la zona è ricoperta di vigneti e ogni vigneto viene coperto di veleno per sei o sette mesi all’anno. Abbiamo trattato la pericolosità dei pesticidi nel precedente post dal titolo: “ pesticidi in agricoltura, cibo e salute delle persone”. Numerosi studi, anche epidemiologici, dimostrano il nesso tra esposizione ai pesticidi e rischio di cancro, problemi riproduttivi e malattie neurodegenerative.Ma restando sempre in tema di Valpolicella e di vino, dai dati forniti nella trasmissione “Report” di Milena Gabbanelli, in onda su Rai Tre con il titolo “Il piatto è servito”, sembrano esserci pochi dubbi: i vini, in generale, contengono molto spesso un mix micidiale di pesticidi, anticrittogamici e fitosanitari, che senza inutili giri di parole, rappresenta un serio rischio per la nostra salute. Secondo l’inchiesta di “Report”, i dati Eurostat sui pesticidi usati nei vigneti italiani evidenziano che “lo zolfo dal 1992 è diminuito del 300%” e che nello stesso periodo “il mancozeb è aumentato del 150%”. Il giornalista, allora, si domanda cosa sia il Mancozeb, arrivando alla risposta che è “il prezzemolo dei pesticidi”. Si tratta in effetti di uno dei principi attivi più utilizzati al mondo, a partire dagli anni ‘50.

In viticoltura, viene impiegato come fungicida e usato come trattamento per contatto fogliare, specialmente come anti-peronosporico. Il suo principio attivo, l’etilenbisditiocarbammato, fa parte di quella famiglia di sostanze chimiche (ditiocarbammati), da tempo sospette di essere cancerogene e capaci di arrivare fino alla bottiglia, nel senso che le loro molecole possono essere rinvenute, tramite adeguata analisi, intatte nel vino finito. Diversi studi hanno dimostrato come il mancozeb sia in grado di produrre vari tipi di tumore, in particolar modo leucemie, tumori mammari, epatocarcinomi e tumori della ghiandola di zimbal. Nonostante questo il mancozeb continua ad essere utilizzato ampiamente le normative che avrebbero dovuto scattare a seguito della divulgazione dei risultati non si sono attivate.

Naturalmente il problema non è solo italiano. Nel report infatti, si interpella anche il francese Francois Veilleret del Movimento per i diritti delle generazioni future, che afferma: “se nelle vigne europee che coprono il 3% della superficie agricola si sparano il 20% di tutti i pesticidi, nel vino cosa troveremo? Con i nostri colleghi europei abbiamo analizzato qualche decina di bottiglie di vino rosso e abbiamo mostrato che il 100% dei vini che deriva da viticoltura intensiva conteneva residui di pesticidi. Sia in Borgogna che nel Bordeaux abbiamo trovato bottiglie di alta qualità contaminate con … uno, due, tre, quattro … 9 residui differenti, un cocktail tossico. A livelli a volte molto alti come nel caso di un Bordeaux di alta qualità, dove c’era un livello di Pirimetanil di 233,8 microgrammi per litro che è 2 mila 333 volte il limite ammesso nell’acqua, nell’acqua da bere, di rubinetto. Più di 2 mila 300 volte e una uantità inaccettabile per una sostanza classificata possibile cancerogena

 

Il problema più grosso, dunque, sono le miscele, i cocktail di residui che possono trovarsi in una bottiglia. A livello di singola sostanza, magari, si rispettano i limiti ammessi, ma mai nessuno si preoccupa di studiare e verificare il potenziale nocivo dell’insieme dei vari composti, che possono essere presenti contemporaneamente in un vino. Se una persona – non è esposta ad amianto e non fuma il rischio di cancro del polmone mettiamo che sia 1. Se una persona è esposta ad amianto e non fuma il rischio di cancro polmonare è di circa 10 volte. Se fuma e non è esposta ad amianto il rischio è di circa 13, 14, 15 volte, ma se fuma ed è esposta ad amianto il rischio arriva a 50, 60 volte. Per cui quando si dice, beh, noi studiamo gli effetti cancerogeni di 1 sostanza ad altissime dosi, è vero, ma è un’unica sostanza che noi studiamo. L’uomo è esposto a micro quantità di tante sostanze cancerogene, le quali si potenziano l’una con l’altra ed è per questo che la nostra era è caratterizzata da questa rapida crescita della incidenza dei tumori e delle patologie degenerative.

 

L’approfondimento – Che cos’è il mancozeb

Il mancozeb è uno dei principi attivi più utilizzati al mondo, possedendo un ampio spettro d’azione. In viticoltura, viene impiegato come fungicida e utilizzato come trattamento per contatto fogliare. è un composto chimico di sintesi, caratterizzato sia da un elevata azione biologica, sia da una lunga persistenza sulle foglie. Nella sua fase degradativa, può dare origine all’etilentiurea, sostanza cancerogena. In viticoltura è usato come anti peronosporico e contro antracnosi, escoriosi, marciume nero e rossore parassitario. Il suo uso è vietato dopo l’allegagione. (Classificazione CE: Irritante; Tempo di sicurezza: 28 giorni; Dosi di impiego: Con formulati all’ 80% di principio attivo: 150-200 g/hl per la vite). E’ prodotto, tra gli altri, da Bayer e Du Pont. Approvato in sede comunitaria con direttiva 72/2005 CE del 21 ottobre 2005.

Ma i problemi non riguardano solo il mancozeb e il vino, recentemente in Italia è stato autorizzato un pesticida pericoloso, non autorizzato dall’Ue. Il Ministero della Salute nostrano ha concesso una deroga su un prodotto dannoso per la salute e gli ecosistemi. Interrogazione parlamentare per richiedere l’immediato ritiro

Molti agricoltori italiani stanno utilizzando in questo periodo un pesticida a base di ‘1,3-dicloropropene’ che l’Istituto Superiore della Sanità ha stabilito poter essere molto pericoloso per la salute umana, in particolare per quella dei bambini, oltre che per gli animali e l’ecosistema, e che la Commissione europea ha ripetutamente rifiutato di autorizzare. E’ gravissimo pertanto che l’utilizzo di questa sostanza sia stato autorizzato con un Decreto del Ministero della Salute del 13 Luglio 2011. In base al decreto, tra il 13 luglio 2011 e il 9 novembre 2011, è autorizzata la disinfestazione dei terreni agricoli destinati alla produzione di carote, pomodoro in serra, melanzana in serra, peperone in serra, zucchino e fragola. Per quattro mesi dunque il Ministero della Salute concede una deroga agli agricoltori, e contestualmente deroga al proprio dovere di salvaguardare la salute dei cittadini.

Qui non si mette in discussione l’esigenza degli agricoltori di preservare le colture, ma l’uso improprio e pericoloso dei pesticidi ha effetti gravissimi e immediati sull’ecosistema, ed è dannoso nel medio e lungo periodo per la salute umana. Occorre un uso sostenibile dei pesticidi in agricoltura, in base al principio di precauzione per preservare la salute umana, in particolare quella dei bambini, perché i rapporti sulla qualità dei prodotti agricoli certificano sempre un maggior ‘inquinamento’ sulle nostre tavole; anzi, meglio ancora sarebbe convertire le aziende, da agricoltura convenzionale industriale, ad agricoltura biologica. Chi afferma che con il biologico non si può produrre può essere smentito da una grande quantità di esempi virtuosi e da un mercato sempre più in crescita, rispettosp dell’ambiente, della salute umana e degli stessi operatori agricoli. Per contro però, tutto ciò danneggierebbe i ricavi stratosferici delle multinazionali produttrici dei pesticidi…

Ci è giunta la notizia che qualche giorno fa il Movimento per i diritti e il rispetto delle generazioni future (MDRGF), associazione nata in Francia 15 anni fa, sta reclamando la messa al bando dei pesticidi , nelle città, nei giardini e nei parchi, “affinché i bambini non debbano essere avvelenati dai residui dei pesticidi quando raccolgono la palla caduta sul prato”. Esso richiede, inoltre, che siano create “zone cuscinetto” (coltivazioni biologiche o pascoli), tra le zone agricole e le zone abitate, e che alle nuove norme vengano accluse sanzioni penali. La Rete, spiega François Veillerette, presidente dell’associazione, ha il fine di rispondere alla richiesta dei numerosi cittadini che hanno deplorato la mancanza di qualsiasi mezzo di difesa contro le nebulizzazioni dei pesticidi, essendo la legislazione totalmente carente.

Il Movimento intende agire soprattutto in difesa dei più vulnerabili, i bambini,nei quali si riscontra il più spaventoso aumento di incidenza di alcune forme di tumori. Ma spera anche di portare aiuto alle vittime delle malattie professionali, affinché le loro patologie vengano riconosciute come tali.