Dal Chiapas alla Valle di Susa, una lunga catena quasi simultanea della non violenza. All’insaputa gli uni degli altri, dal Chiapas alla Valle di Susa, si è snodata una lunga catena della nonviolenza, quasi simultaneamente. Nel fatidico 21 dicembre 2012, fine del calendario maya interpretato malamente come “fine del mondo” invece che come fine di un’era di dominazione colo-nialista dell’oligarchia capitalista neoliberista, 50.000 zapatisti maya hanno marciato unendosi idealmente, senza saperlo, ad altri 50.000 che da Torino a Susa hanno unito le loro mani nella grande catena umana (il Sentiero Umano di Sostenibilità Ambientale e Artistica, S.U.S.A.) che segna l’inizio di una nuova era di speranza. E’ l’inizio della “grande transizione” che i movimenti di ispirazione nonviolenta stanno attivando in ogni regione del mondo per affrontare la grande crisi sistemica e indicare le vie d’uscita da un sistema di potere che ha gettato nel caos, nella sofferenza e nella disperazione le fasce più povere dell’intera umanità. In particolare, il movimento delle “città in transizione” è una delle esperienze più concrete e significative di costruzione di uno stile di vita individuale e collettivo che si richiama alla semplicità volontaria: più lento, più dolce, più profondo. E anche gli zapatisti si ispirano a questa “pedagogia della lumaca”, proposta e sperimentata da Gianfranco Zavalloni, che essi hanno saputo mettere magistralmente in scena durante la loro manifestazione. Continua >