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I capitali finanziari sull’agricoltura
22 ott
Da uno dei rappresentanti più illustri del Movimento dei Senza Terra del Brasile, alcune RIFLESSIONI SULLE TENDENZE DEL CONTROLLO DEL CAPITALE SULL’AGRICOLTURA, LE SUE CONSEGUENZE E LE ALTERNATIVE PROPOSTE DAI CONTADINI (relazione preparata per il Forum Sociale del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, Ginevra 1-3 ottobre 2012) di João Pedro Stedile, membro del Coordinamento Nazionale del MST e di Via Campesina.
I – TENDENZE DEL CAPITALE RISPETTO ALL’AGRICOLTURA
1. I MOVIMENTI DEL CAPITALE – NELLA FASE ATTUALE EGEMONIZZATA DAL CAPITALE FINANZIARIO – E A LIVELLO INTERNAZIONALE.
Lo sviluppo della produzione capitalistica è passato per varie fasi. Agli inizi del XV secolo si è diffuso il capitalismo mercantile, poi nei secoli XVIII e XIX si è evoluto verso il capitalismo industriale. Nel XX secolo si è sviluppato come capitalismo monopolista e imperialista. Nelle ultime due decadi stiamo vivendo in una nuova fase del capitalismo, ora dominata dal apitalismo finanziario globalizzato. Questa fase significa che l’accumulazione del capitale, delle ricchezze, si concentra soprattutto nella sfera del capitale finanziario. Ma questo capitale finanziario ha bisogno di controllare la produzione delle merci (in campo industriale, minerario, agricolo) e controllare il commercio a livello mondiale per poter impadronirsi del plusvalore prodotto dai lavoratori agricoli in generale.
Il capitale finanziario ha internazionalizzato il modo capitalista e, attraverso le imprese trasnazionali, è arrivato a controllare l’agricoltura nella maggior parte dei paesi del mondo, utilizzando i seguenti meccanismi: Continua >
La fame al tempo della “grande crisi”
12 ott
La fame in tempi di scarsità di suolo, acqua ed energia: la Terra basta per tutti?
11 ottobre, Milano. L’uso insostenibile delle terre, dell’acqua e dell’energia sta minacciando la sicurezza alimentare dei più poveri e più vulnerabili, secondo l’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index – GHI) presentato a Milano oggi da Cesvi, in collaborazione con Link 2007, ISPI, Comune di Milano e il Patrocinio di Expo 2015. Il rapporto 2012, realizzato da IFPRI, Welthungerhilfe e Concern e giunto alla quinta edizione italiana, analizza la situazione in oltre 120 Paesi, 20 dei quali hanno un Indice di Fame allarmante o estremamente allarmante; tra essi: Burundi, Eritrea, Haiti, Paesi nei quali il 50% della popolazione è denutrito.
Il GHI combina tre indicatori: la percentuale di popolazione denutrita, il tasso di mortalità infantile e la percentuale di bambini sottopeso. Sebbene l’Indice mondiale della fame scenda dai 19,8 punti del 1990 ai 14,7 del 2012, l’Africa Sub Sahariana e l’Asia Meridionale mantengono valori elevati con 22,5 e 20,7 punti.
Il rapporto 2012 si occupa di scarsità delle risorse destinate alla produzione di cibo: terra, acqua ed energia. Il suolo coltivabile è diventato un bene così prezioso che viene affittato, specie in Africa, per produrre beni destinati all’esportazione. È il cosiddetto land grabbing, l’accaparramento delle terre che negli ultimi dieci anni ha interessato una superficie pari a sette volte quella dell’Italia. La maggior parte delle acquisizione è avvenuta nei Paesi con alti livelli di denutrizione, dove la popolazione e il reddito nazionale dipendono dall’agricoltura. Il 55% dei suoli affittati viene destinato a colture per biocarburanti, sottraendo terra alla produzione di cibo. La scarsità di acqua è esacerbata dal cambiamento climatico. Alluvioni, siccità e degrado dei terreni minacciano l’agricoltura in diversi Paesi. L’aumento dei prezzi dell’energia, a sua volta, incide sugli input agricoli come fertilizzanti e sistemi di irrigazione, contribuendo a tenere alti i prezzi dei beni alimentari. Continua >
Sovranità alimentare: la terra appartiene a chi la lavora!
10 mag
Nel 2002 a Roma si è svolto il secondo Forum Mondiale sulla Sovranità alimentare, promosso fortemente dal Movimento Contadino Internazionale “Via Campesina”; sempre nel 2002, a Verona, nasceva da un’idea del movimento di Rete Lilliput, l’iniziativa delle Reti e Distretti dell’Economia Solidale. Per un decennio il concetto di Sovranità alimentare e quello dell’Economia Solidale hanno germogliato su rami paralleli, ignorandosi vicendevolmente. Oggi, al di là delle infinite parole spese in questo decennio, il concetto di Sovranità alimentare e quello dell’Economia Solidale iniziano concretamente ad integrarsi e a riconoscersi vicendevolmente come frutti di un’unica pianta, la pianta della giustizia, della libertà, dell’equità, del rispetto dell’ambiente e delle persone, della sovranità delle popolazioni… Il concetto complesso della Sovranità alimentare in sinergia con le complesse e molteplici pratiche dell’Economia Solidale, viste attraverso l’orizzonte della Decrescita (Obbligatoria, Consapevole, Serena, Felice…) creano qualcosa di nuovo che da tempo noi chiamiamo “SobrEconomia” (dal castigliano Soberania alimentaria mas Economia Solidaria) ma che nella realtà dei fatti rappresentano “un altro mondo possibile”.
Comunicato stampa Roma, 25 aprile 2012
Dal 23 al 25 aprile si è tenuta a Roma, presso gli spazi della Città dell’Altra Economia
(CAE) di Testaccio, l’annuale Assemblea Generale del Coordinamento Europeo di Via Campesina (ECVC). Importante appuntamento questo che ha ulteriormente consolidato ECVC sia in termini di progettualità sia in riferimento alla base associativa. Continua >
In svendita la nostra Sicurezza e Sovranità alimentare
2 feb
COMUNICATO STAMPA CROCEVIA: Crisi finanziaria e dismissioni terreni pubblici, il senso di un inganno. In Italia il processo di concentrazione delle terre ha ripreso vigore: l’1% delle aziende controlla il 30% delle terre agricole. Circa 22.000 aziende, con una taglia superiore ai 100 ettari, si spartiscono oltre 6,5 milioni di ettari di superficie agricola, e negli ultimi 10 anni c’è un crollo del numero delle aziende con una taglia sotto i 20 ettari. L’agricoltura familiare, quella con una taglia inferiore ai 20 ettari che è il cuore dell’agricoltura italiana, viene decimata. 1 febbraio 2012. Sono i dati analizzati dall’ong CROCEVIA, da oltre 50 impegnata nella difesa dell’agricoltura contadina, che lancia il rapporto ‘Terra e agricoltura. Il caso italiano- Land grabbing: case studies in Italy’ (Scarica il Rapporto) . A partire dal Censimento agricolo del 2010 prende in esame i processi di concentrazione, controllo, integrazione, espropriazione delle terre. Sottolineando i limiti delle politiche pubbliche e l’erosione della capacità produttiva agricola. E’ di fronte a questa fotografia dell’agricoltura italiana che bisogna analizzare le norme relative alla dismissione dei terreni agricoli demaniali varate dal Governo Monti. ‘La nuova versione del pacchetto agroalimentare è migliorata rispetto a dicembre scorso, ma non affronta i nodi cruciali della crisi della agricoltura italiana’ spiega Antonio Onorati, presidente Crocevia ‘non ci sono misure contro la concentrazione e a favore delle piccole aziende, che per poter resistere e sopravvivere alla crisi devono poter allargare la superficie coltivabile. Non serve vendere la terra, bisogna facilitare l’accesso alle risorse’. Come si legge nello studio, infatti, l’accesso alla terra attraverso il mercato fondiario non solo non favorisce l’ingresso dei giovani in agricoltura ma – considerando che di fatto quasi tutta la terra agricola è vicina ad insediamenti urbani – finisce per favorire la speculazione edilizia e il radicamento nell’economia legale di capitali di origine illegale o, comunque, non d’origine agricola. Finora con le politiche agricole italiane e con la PAC europea è stata favorita l’agricoltura industriale di grande taglia intensiva in capitali, le piccole aziende familiari che hanno resistito nonostante tutto invece sono intensive in lavoro, spiega ancora Onorati, ‘A differenza di qualunque altro settore produttivo, in agricoltura la qualità dei prodotti è direttamente legata alla qualità e alla quantità del lavoro umano impiegato e solo le piccole aziende agricole hanno la capacità di proteggere e mantenere la produzione delle eccellenze Made in Italy’. Continua >
La svendita dei nostri beni comuni: la terra
14 nov
COMUNICATO STAMPA del Centro Internazionale Crcevia – CIC – Vendere la terra dello Stato per creare nuove aziende agricole? UNA TRUFFA! “Ecco cosa serve oggi all’agricoltura italiana per riportare i giovani nelle campagne: normative certe per l’uso agricolo della terra non per il possesso”. Nel maxiemendamento alla legge di Stabilita, l’articolo 4 prevede la vendita dei terreni agricoli demaniali per risanare il debito pubblico. Una norma secondo l’ong CROCEVIA, da oltre 50 impegnata nella difesa dell’agricoltura contadina, che maschera dietro la facciata un’operazione per nuove speculazioni edilizie e non aiuta i giovani a creare nuove aziende agricole. Il pretesto, sollevato da molti in queste settimane, è l’enorme quantita di terreni di proprieta dello Stato, dato che in Italia molta terra appartiene a Amministrazioni, Enti Pubblici e Proprieta Collettive gestite da Comuni o Enti, per ettari SAU (superficie agricola utilizzata) che riportiamo qu di seguito: Amministrazione o Ente pubblico 269.375,50 ettari; Ente o Comune che gestisce proprieta’ collettive 445.123,65 ettari. Il totale di 714.499,15 ettari di SAU, corrispondenti a 1.955.734,71 di superficie agricola totale (SAT), sono ripartiti tra 2.600 aziende. Ma ricordiamolo subito – anche al Ministro dell’agricoltura Romano – le terre coperte da varie forme di usi civici o comunque di proprietà collettiva, per un totale di oltre 1 milione di ettari, sono inalienabili, appartengono a tutti i cittadini e comunque non appartengono ai Comuni anche se questi le amministrano. E quindi non possono essere vendute! – Continua >
17 Aprile: giornata Internazionale delle lotte contadine
24 feb
L’agricoltura industriale dominante ha fallito. Le promesse del Vertice Mondiale sull’alimentazione del 1996, rifelsse negli Obiettivi di Sviluppo del Millennio di ridurre la fame mondiale entro il 2015, non sono state mantenute. Attualmente la fame e l’insicurezza alimentare stanno aumentando. Un miliardo di persone patiscono la fame, un altro miliardo soffrono la denutrizione ““ carenza di vitamine essenziali e sali minerali ““ e senza dubbio un altro miliardo sono sovralimentate. Il sistema alimentare globale = 3 miliardi di vittime! Le politiche alimentari attuate durante gli ultimi 20 anni hanno pregiudicato enormemente l’agricoltura contadina, che senza dubbio continua ad alimentare più del 70% della popolazione mondiale. La Terra, le sementi e l’acqua sono state privatizzate e sono state cedute all’agroindustria. Questo ha spinto i membri delle comunità locali a migrare verso le città , lasciando dietro di loro terreni fertili che sono ora coltivati dalle multinazionali per produrre agrocarburanti, biomasse o alimenti destinati ai consumatori dei paesi ricchi. Le politiche neoliberiste si basano sull’assunto che la mano invisibile del mercato ripartirà la ricchezza in modo efficace e giusto. In Davos, quest’anno, i governi del mondo hanno parlato di concludere il Doha Round dell’OMC nel luglio del 2011, questo per evitare al mondo future e ricorrenti crisi alimentari. In realtà l’attuale crisi alimentare, endemica, mostra che una maggiore liberalizzazione dei mercati non aiuta ad alimentare il mondo, anzi, accresce la fame e l’espulsione dei contadini dalle loro terre. I governi si sono ingannati… Continua >

