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Abbattere la pressione fiscale reale dal 75% al 26% con la Sovranità del popolo
14 apr
In Italia la Pressione fiscale rale è al 75%, con lo SCEC è possibile riportarla al 26%. Una volta, quando l’economia si basava sull’agricoltura, la povertà (ma non la miseria) era diffusa, vigeve la decima, l’obbligo di consegnare il 10% dei propri prodotti, indicativamente equivalenti al 10% del proprio reddito. Oggi, secondo i dati ufficiali, nel 2012 la pressione fiscale ufficiale è prevista al 45%, quella reale, sempre che sia confermato l’ulteriore aumento dell’Iva previsto per il prossimo autunno, dovrebbe toccare il 54,5%, perché una cosa è la pressione fiscale ufficiale e un’altra cosa è quella “reale”. Un record che, purtroppo, non ha eguali al mondo. Il danno e la beffa dove stanno? Una pate riguarda il fatto che nel calcolo del nostro Pil nazionale si suole includere anche la cifra imputabile all’economia sommersa prodotta dalle attività irregolari che, non essendo conosciute al fisco, non pagano né tasse né contributi. Secondo l’Istat, l’economia in nero si aggirerebbe tra i 255 e i 275 mld di € l’anno. Ricordando che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive ed il Pil prodotto in un anno, nel 2012 la pressione fiscale ufficiale dovrebbe attestarsi sul 45%. Tuttavia, se si “storna” dalla ricchezza prodotta la quota addebitabile al sommerso economico che non produce nessun gettito per l’Erario, il Pil diminuisce (quindi si “contrae” il denominatore) e, pertanto, aumenta il risultato che emerge dal rapporto. Di conseguenza la pressione fiscale “reale” che grava su coloro che pagano correttamente le tasse è molto superiore a quella ufficiale che viene calcolata dall’Istat che, è bene sottolinearlo, rispetta fedelmente le disposizioni metodologiche previste dall’Eurostat. Ebbene, se nel 2011 la pressione fiscale “reale” che pesa sui contribuenti italiani ha sfiorato una ipotesi massima del 52%, con gli effetti delle manovre estive di Berlusconi e gli interventi del Governo Monti, il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013 farà impennare il carico fiscale sui contribuenti onesti sino ad una ipotesi massima del 54,5%. Nei giorni scorsi ha suscitato non poco clamore il monito lanciato dalla Corte dei Conti che ha denunciato il livello preoccupante del prelievo fiscale indicandolo al 45% del Pil. Il dato, pur essendo di per se una grandezza che desta non poca preoccupazione, in realtà, non ci racconta l’esatta situazione del prelievo fiscale e la relativa disuguaglianza tributaria, se non scomposto tra le varie categorie di contribuenti che lo compongono. Ebbene, anche in questo caso, alcune precisazioni sono d’obbligo poiché, questo dato, esprimendo delle variabili aggregate, sintetizza, di fatto, un indicatore medio del livello di tassazione nell’universo di una popolazione. In altre parole, proprio perché rappresenta un valore medio e quindi, per definizione, soggetto a distorsioni, non esprime in alcun modo il livello di tassazione per alcune categorie di soggetti che può raggiungere, come vedremo in seguito, livelli decisamente distanti dalla media indicata dalla Corte dei Conti, manifestando, in maniera inquietante, la disparità fiscale esistente in Italia. Continua >
Banche e Monete: paradiso per pochi, inferno per molti
6 set
I rimedi ai problemi finanziari proposti oggi dalle parti sociali e dai partiti sono meri palliativi, inutili, perche’ servono solo a tirare avanti per un pò senza risolvere i problemi di base. La manovra governativa, anche la seconda, è iniqua e recessiva, sbilanciata sul lato delle entrate, e ha mobilitato resistenze insuperabili nel paese. Ora il governo, dopo che l’UE l’ha approvata, se la rimangia e ne fa un’altra, non migliore, ma semplicemente congegnata in modo da evitare che si coalizzi un’efficace resistenza, sia civile, che interna alla partitocrazia, la quale vuole conservare i suoi canali di spesa. Proprio in questa giornata si svolge in tutta italia uno “sciopero” per protestare contro la manovra finanziaria. Il problema è che le soluzioni proposte da ogni parte “girano attorno al problema” senza andare al nocciolo della questione. Non basta qualche sciopero, serve una rivoluzione pacifica permanete, attuata con strumenti concreti in grado di cambiare la situazione, di rendere l’attuale sistema economico obsoleto. Il denaro è al centro della nostra esistenza ed a causa sua abbiamo abbandonato i ritmi naturali del vivere in armonia con il tutto, siamo diventati suoi schiavi inconsapevoli. I cambiamenti che stiamo affrontando sia come persone che come comunità ci richiedono un grado maggiore di responsabilità, intesa nel senso etimologico di abilità nel dare risposte alle nuove forti sollecitazioni. Tra le varie cose che stanno emergendo alla luce c’è anche la verità sul denaro come mezzo per detenere il potere sulle masse. Il meccanismo è semplicissimo: il primo passo è indebitare lo Stato attraverso accordi segreti e collusioni politiche. Qui di seguito un documento che cerca di speigare nella maneira più semplice il “nocciolo del problema”, la “radice dei problemi economici”; la consapevolezza è il primo passo verso il mutamento: il recupero del valore del Signoraggio assieme alla creazione del denaro dal nulla da parte dello Stato (Sovranità monetaria), e non di aziende private, renderebbe superflua la tassazione dei cittadini. Continua >


