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Riforma agrari e accesso alla terra
28 nov
La riforma agraria e l’accesso alla terra Situazione e piano d’azione europeo 2012
L’idea che l’accesso alla terra e la riforma fondiaria e agraria siano preoccupazioni dei Paesi “poveri” è riduttivo nei confronti della realtà contadina europea.
In Europa, la mancanza di accesso alla terra è uno dei principali ostacoli per la sovranità alimentare e lo sviluppo dell’agricoltura, e rappresenta un rischio per il mantenimento o per l’aumento di comunità rurali più sostenibili. Per i giovani con progetti d’insediamento agricolo, in particolare quelli che non provengono da famiglie di contadini, ci sono molti ostacoli, il principale dei quali è la mancanza di meccanismi per l’accesso alla terra. Se a livello globale il land grabbing è diventato una nuova strategia di ricerca di profitti, sostenuta da prospettive di guadagno legati ai cambiamenti climatici e all’aumento della popolazione rurale, i terreni agricoli in Europa sono sotto pressione di vari settori che li trasformano in un bene che la maggior parte non può permettersi. La scomparsa di migliaia di aziende agricole in Europa, una particolare attenzione alle grandi aziende e l’esodo rurale dimostrano che un cambiamento di direzione è urgente. Solo in Francia ogni 50.000 ettari di terreni agricoli anno scompaiono, ai quali si aggiunge la deforestazione. Quando la terra viene considerata solo come un bene economico, il suo uso ed ecologico, lo sviluppo sociale e culturale sono negati. Continua >
Il commercio delle sementi tradizionali è illegale
3 ago
In una sentenza del 12 Luglio, la Corte di Giustizia dell’ Unione Europea, ha confermato il divieto di commercializzare sementi di varietà tradizionali che non siano state iscritte nel catalogo ufficiale europeo. E’ la sconfitta delle associazioni volontarie impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, l’unica alternativa che avevamo a sementi inustriali ed OGM. Le sementi tradizionali sono il risultato di millenni di selezione derivati dall’esperienza agricola umana, un tesoro che si è conservato nei secoli protetto dagli agricoltori; queste sementi riassumono in sé la memoria storica e biologica dell’agricoltura e racchiudono un patrimonio genetico molto vasto che determina la biodiversità dei prodotti agricoli. Dal 1998 però è in vigore una direttiva comunitaria europea che riserva la commercializzazione e lo scambio di sementi alle ditte sementiere vietandolo agli agricoltori, in questo modo ciò che i contadini hanno fatto per millenni è diventato improvvisamente un reato. L’intero mercato mondiale delle sementi è oggi quasi totalmente gestito da sette aziende multinazionali che detengono i brevetti e che si occupano contemporaneamente (e paradossalmente) della produzione di sementi, veleni per l’agricoltura e OGM. Come si è arrivato a questo? Considerando che l’iter per registrare un nuovo semente richiede circa 12-15 anni di lavoro e costare fino a 1 milione di euro, è semplice capire che parliamo di capitali di cui può disporre solo una grande azienda e non un piccolo agricoltore. Negli ultimi anni un progetto di recupero delle tradizioni culturali rurali, diverse associazioni di Seed Salvers (salvatore di semi) si erano impegnate nella salvaguardia della varietà delle piante antiche, salvandole dall’estinzione e coltivandole in orti su piccola scala. Il pregio di queste varietà di semi deriva dall’elevato valore nutritivo dei prodotti che producono e dal loro facile adattamento all’agricoltura eco-compatibile. Continua >

