
Presentazione del progetto BIOLOC, Festival Naturalmente Verona 2011
Da tempo Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC stanno studiando ed implementando progetti collegati all’alimentazione e tutto ciò che essa rappresenta, dalla Sicurezza e Sovranità alimentare, al Buon Mercato, le filiere corte, i Gruppi di Acquisto, il Biologico. Il progetto BioLoc è l’esempio più lampante di questa attenzione che si concretizza nel ricreare un rapporto diretto fra produttori e consumatori contestualizzato nell’attuale congiuntura socio-politico-economica. Proponiamo qui di seguito un articolo che analizza le attuali tendenze della spesa alimentare degli italiani aprendo nuove prospettive sul connubio alimentazione-occupazione. “Cosa hai comprato oggi? A questa domanda gli italiani hanno risposto in modo molto simile per alcuni decenni. Il contenuto presente nella busta della spesa, in genere, prevedeva pacchetti e pacchettini, surgelati e scatolame vario comprato presso la grande distribuzione, correndo tra i banconi, cercando di tenere a bada i bambini e sperando di aver speso poco. Fino a poco tempo fa, gli economisti leggevano il costo della spesa alimentare come un parametro di sviluppo:meno spendevi per il cibo e più era avanzato il tuo Paese. Aberrazioni da modello industriale liberista sulle quali tuttavia la nostra società post-bellica si è fondata e sulla quale ha radicato gran parte delle proprie credenze. Quelle stesse credenze oggi sono in crisi e a testimoniarlo non è soltanto la curva di oscillazione delle borse, ma anche la borsa della spesa. L’inizio del 2012 registra un deciso calo nella spesa alimentare, confermando la tendenza individuata a partire dallo scorso anno: per il primo trimestre si parla di -2%. Ciò non significa però che mangiamo di meno. Semplicemente, variamo di più le nostri fonti di acquisto. Accanto a un grande supermercato che perde clienti, c’è un G.A.S. che aggiunge un membro alla sua lista, una cooperativa agricola che accoglie una famiglia in più nel suo negozio o un servizio a domicilio che registra un ulteriore pacco da consegnare. Fioriscono le forme alternative di accesso al cibo: quello buono però, quello fatto crescere da un contadino, coltivato con passione e con cura.
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È tornata la stagione delle arance e a Rosarno son tornati gli africani. Già in numero consistente dall’ottobrata per le olive, sembra che quest’anno saranno ancora più dell’anno scorso, molti di più, soprattutto dal Maghreb, complici le primavere arabe e ancor più la tragedia della guerra in Libia. Rosarno ancora crocevia di storie individuali che intrecciano in questa periferia d’Europa le vicende dei popoli d’Africa e non solo. Rosarno che ancora sente aperte le ferite lasciate dalla rivolta del 2010, il peso dell’onta per i linciaggi e la caccia all’uomo. Rosarno presente nella storia dell’Italia del terzo millennio per esser stato teatro della prima deportazione etnica dell’epoca contemporanea. Rosarno che fa venire in mente a tutti cose brutte: la ‘ndrangheta, la violenza dell’oppressione mafiosa che s’accompagna ai tassi più bassi di sviluppo economico e civile. Una comunità che da decenni soffre sempre di più col crescente degrado ambientale e sociale del territorio, dove la vergogna dello sfruttamento nelle campagne e dei ghetti neri somma dolore a dolore senza apparente possibilità di soluzione. Eccola qua, a Rosarno, la modernità, il progresso il capitalismo nelle campagne. A quasi due anni dalla rivolta qualcosa forse è cambiato. Ma non sappiamo dire se in meglio o in peggio. Ci sono più controlli nei campi, aumentano i contratti, a volte finti a volte veri polizia e carabinieri sono molto più presenti, impediscono che si ricrei lo scandalo evidente delle ex-fabbriche in bella vista sulla nazionale, occupate da centinaia di lavoratori immigrati in condizioni di degrado estremo; ricacciano tutti nelle campagne più interne, nei casolari dove si sta ancora peggio di prima, col terrore accresciuto d’incorrere per un controllo nei rigori della Bossi-Fini. Continua >