Post con tag nuove parole
Nuove parole per un mondo nuovo 5: consumare
20 mag
“LA FELICITÀ NON DIPENDE DA QUANTO SI CONSUMA!” A partire dalla Rivoluzione industriale, lo sviluppo economico si è alimentato grazie allo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, fonti di energia fossile in primo luogo, portando a un crescente squilibrio ecologico del pianeta. Le soluzioni adottate nel passato, e che si stanno prospettando anche oggi per l’uscita dalla crisi, continuano a spingere sull’incremento dei consumi. È un errore, dato che le risorse sono limitate e che un incremento dei consumi ne accelererebbe l’esaurimento, con il rischio di provocare un irrecuperabile squilibrio ecologico planetario e una ulteriore divaricazione tra popoli ricchi e poveri. Nel caso dei consumi alimentari, in particolare, significherebbe continuare a produrre cibo per la parte ricca dell’umanità, con grande dispendio di energia derivata dal petrolio, con grandi consumi di sostanze chimiche nocive, riducendo la varietà di specie negli ecosistemi e la biodiversità agricola.Per risolvere la crisi ambientale e per uscire dalla crisi economica occorre cambiare il modello energetico, avviare una nuova rivoluzione industriale basata su minori consumi e sulle energie rinnovabili. Occorre infine sostituire l’attuale agricoltura dipendente dal petrolio con una sostenibile, in grado di produrre cibo per tutta l’umanità, senza sprechi e nella logica della produzione il più possibile locale (filiera corta).
La vita sulla Terra esiste da oltre tre miliardi e mezzo di anni e da oltre due miliardi quasi tutto il flusso di energia che attraversa gli ecosistemi è stato ed è di origine solare. Grazie a questa strategia la vita è continuata fino ai nostri giorni; ma se la fonte energetica anziché esterna fosse interna, come il petrolio, il rischio di blocco dei cicli sarebbe inevitabile. La nostra economia di mercato considera, invece, inevitabile una continua crescita delle produzioni e dei consumi e questa crescita viene interpretata come sviluppo: il mondo economico sembra ossessionato dall’idea dello sviluppo illimitato. Ma non ci può essere crescita indefinita né dei consumi, né della produzione, né dell’uso di energia. Queste tre condizioni sono in contrasto con le regole fondamentali dell’ecologia. Molti economisti, per la verità, sono d’accordo che non si può continuare con questo tipo di sviluppo, ma neppure il concetto di sviluppo sostenibile, introdotto dal Vertice di Rio nel 1992, risolve l’ambiguità del concetto di sviluppo, inteso come crescita economica. Continua >
Nuove parole per un nuovo mondo 4: prendersi cura
1 mag
Partiamo da un esempio concreto per definire la complessità del “prendersi cura” quale “punto di forza”. “Gli Sherpa nel prendersi cura dei pazienti oncologici utilizza quello che comunemente viene denominato modello bio-psico-sociale. Questo è una strategia di approccio alla persona, sviluppato negli anni Ottanta sulla base della concezione multidimensionale della salute descritta fin dal 1947 dal WHO (World Health Organization). Il modello pone l’individuo ammalato al centro di un ampio sistema influenzato da molteplici variabili. Per comprendere e risolvere la malattia il medico deve occuparsi non solo dei problemi di funzioni e organi, ma deve rivolgere l’attenzione agli aspetti psicologici, sociali, familiari dell’individuo, fra loro interagenti e in grado di influenzare l’evoluzione della malattia. Il modello bio-psicosociale si contrappone al modello bio-medico, secondo il quale la malattia è riconducibile a variabili biologiche che il medico deve identificare e correggere con interventi terapeutici mirati. Noto a tutti è ormai il concetto di salute che fa
riferimento alle componenti fisiche (funzioni, organi strutture), mentali (stato intellettivo e psicologico), sociali (vita domestica, lavorativa, economica, familiare, civile) e spirituali (valori), per identificare in esse le variabili collegate alle condizioni soggettive e oggettive di benessere (salute nella sua concezione positiva) e male-essere (malattia, problema, disagio ovvero salute nella sua concezione negativa) di cui tenere globalmente conto nell’approccio alla persona. L’unica strategia per realizzare l’approccio bio-psico-sociale è quella che prevede attività di equipes multiprofessionali (che fanno ancora a decollare nel nostro paese) fatica interagenti al proprio interno e con il paziente. Ed è questa la strategia suggerita da WHO nel 1991, ed è proprio quella adottata dall’Associazione Gli Sherpa. L’approccio bio-psico-sociale deve rientrare nella pratica clinica di ogni medico. Continua >Nuove parole per un nuovo mondo 3: cooperare
20 apr
La cooperazione è, non solo, ma anche, un’esperienza di solidarietà ,
e la solidarietà , come altre, è una merce rara, che si produce in ben precise circostanze. La prima circostanza si verifica in presenza di un movimento collettivo, del quale la solidarietà è normalmente un prodotto spontaneo. Al di fuori di un movimento collettivo, l’emergere della cooperazione nasce dalle aspettative di reciprocità insite nelle strategie comportamentali di ciascuno: dipende da solidarietà consolidate e da attese circa il ripetersi in futuro di interazioni simili (che probabilità ho che il vantaggio immediato al quale rinuncio oggi per cooperare mi venga restituito in un modo o nell’altro in futuro?); richiede un alto tasso di stabilità nel sistema sociale“¦La convenienza di comportamenti stabilmente cooperativi costituisce una percezione tutt’altro che immediata e di senso comune: essa è inevitabilmente il frutto di un apprendimento, talvolta lungo e paziente. In passato la pedagogia intensiva e di massa dei movimenti collettivi aveva indubbiamente favorito tale apprendimento. Oggi tali occasioni di apprendimento e sperimentazione diretta sono più rare ma ricche di proposte che offrono esperienze e possibilità di lavoro solidale in tutta la sfera dell’economia. Di Maurizio Carbognin, sociologo di Verona Continua >
Nuove parole per un nuovo mondo 2: Agire
13 apr
Il Nuovo Mutualismo
. L’ideologia consumista, che è un misto di individualismo ed economicismo, si è incrociata a un certo punto con la crisi delle ideologie e dei partiti politici, e così sono quasi scomparsi dall’orizzonte concetti come interesse collettivo, bene comune, uguaglianza. Qualcuno è arrivato a teorizzare la fine della storia. In verità , a ben guardare, sotto la scorza del consumismo e fra le macerie prodotte dalla crisi di credibilità della politica ufficiale, è cresciuto un nuovo modo di concepire la politica e l’azione collettiva. Fin dagli anni Ottanta, ma con grande intensità verso la fine dei Novanta e nella stagione, tuttora aperta, del movimento globale che ruota attorno ai Forum sociali mondiali, si è formata una rete di attivisti e cittadini che propongono, giorno per giorno, una nuova idea di società , un “modello di sviluppo” del tutto diverso da quello che si è consolidato dopo la seconda guerra mondiale. I campi d’azione sono numerosi, e intrecciati fra loro. C’è chi si impegna nel mondo del commercio equo e solidale e chi partecipa a un gruppo di acquisto solidale; chi contesta le “grandi opere” a difesa del territorio e di un’idea economica che ripudia il dogma della crescita e chi costruisce reti di economia solidale. C’è chi fonda mutue di finanza solidale, chi rivendica il controllo pubblico sull’acqua e chi riscopre l’autorganizzazione come modo per soddisfare bisogni condivisi. Sono le nuove forme dell’azioni collettiva, che ricordano una stagione gloriosa del nostro passato. A cavallo fra Ottocento e Novecento, il mutualismo fu uno straordinario volà no di cambiamento sociale. Nelle campagne e nelle città , case del popolo, casse rurali, scuole popolari, mutue autogestite, cooperative di consumo e di lavoro diedero forza, dignità , sostegno e inedite tutele sociali a popolazioni fin lì assoggettate a poteri economici e politici intangibili. Oggi quella tradizione trova nuove forme d’espressione, ma c’è un filo rosso che lega il passato e il presente: il superamento dell’individualismo, il valore dell’azione collettiva per il bene comune. (Lorenzo Guadagnucci) Continua >
Nuve parole per un nuovo mondo 1: ri-abitare
8 apr
Dopo la positiva esperienza su questo sito delle pubblicazioni “Dal denaro al donare” iniziamo una nuova serie di pubblicazioni dal titolo “Nuove parole per un nuovo mondo”.
Si parla tanto di progetto di vita, cittadinanza attiva, partecipazione, saper essere ecc., al riguardo, le organizzazioni del terzo settore hanno maturato conoscenze, esperienze e valori che vanno dalle tematiche ambientali a quelle culturali (a partire dal “saper pensare”), dalle abilità di base del volontario (saper comunicare, relazionarsi e prendersi cura) alle competenze della cittadinanza economica (cooperazione e consumo critico); ci sembra quindi importante condividere questo patrimonio culturale con tutti per proporre un punto di vista, quello della società solidale. Il lavoro che seguirà si divide in aree tematiche (Abitare, Prendersi cura,”¦) e parole chiave riferite agli argomenti individuati (autocostruzione, apprendimento cooperativo”¦); non vogliamo fare un saggio approfondito sui fenomeni considerati ma solamente fornire dei “mattoni” (elementi maturati da movimenti, associazioni ed esperienze di vita significative) che possano servire a costruire dei percorsi di formazione e autoformazione. Abbiamo cercato di privilegiare la scelta di termini significativi che si riferiscono a pratiche/ esperienze ed a valori/idee al fine di approfondire gli aspetti etici legati agli stili di vita: il rapporto col territorio, il senso dell’apprendimento, le modalità di relazionarsi, il prendersi cura e l’agire “solidale” con l’altro, la promozione delle pratiche cooperative e del consumo etico sul piano economico, un’introduzione alla giustizia riparativa che privilegia la regolazione sociale del conflitto, il progetto di liberare il tempo di vita e la maggior parte delle relazioni umane riducendo la dipendenza dal denaro, sul significato della nostra vita a partire dalla conoscenza di sé. Le pubblicazioni che seguiranno sono tratte da un lavoro collettivo coordinato da Bruno Miorali del Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano. Continua >







