Post con tag non violenza
Dal Chiapas alla Valle di Susa
11 gen
Dal Chiapas alla Valle di Susa, una lunga catena quasi simultanea della non violenza. All’insaputa gli uni degli altri, dal Chiapas alla Valle di Susa, si è snodata una lunga catena della nonviolenza, quasi simultaneamente. Nel fatidico 21 dicembre 2012, fine del calendario maya interpretato malamente come “fine del mondo” invece che come fine di un’era di dominazione colo-nialista dell’oligarchia capitalista neoliberista, 50.000 zapatisti maya hanno marciato unendosi idealmente, senza saperlo, ad altri 50.000 che da Torino a Susa hanno unito le loro mani nella grande catena umana (il Sentiero Umano di Sostenibilità Ambientale e Artistica, S.U.S.A.) che segna l’inizio di una nuova era di speranza. E’ l’inizio della “grande transizione” che i movimenti di ispirazione nonviolenta stanno attivando in ogni regione del mondo per affrontare la grande crisi sistemica e indicare le vie d’uscita da un sistema di potere che ha gettato nel caos, nella sofferenza e nella disperazione le fasce più povere dell’intera umanità. In particolare, il movimento delle “città in transizione” è una delle esperienze più concrete e significative di costruzione di uno stile di vita individuale e collettivo che si richiama alla semplicità volontaria: più lento, più dolce, più profondo. E anche gli zapatisti si ispirano a questa “pedagogia della lumaca”, proposta e sperimentata da Gianfranco Zavalloni, che essi hanno saputo mettere magistralmente in scena durante la loro manifestazione. Continua >
Nuove parole per un nuovo mondo 2: Agire
13 apr
Il Nuovo Mutualismo
. L’ideologia consumista, che è un misto di individualismo ed economicismo, si è incrociata a un certo punto con la crisi delle ideologie e dei partiti politici, e così sono quasi scomparsi dall’orizzonte concetti come interesse collettivo, bene comune, uguaglianza. Qualcuno è arrivato a teorizzare la fine della storia. In verità , a ben guardare, sotto la scorza del consumismo e fra le macerie prodotte dalla crisi di credibilità della politica ufficiale, è cresciuto un nuovo modo di concepire la politica e l’azione collettiva. Fin dagli anni Ottanta, ma con grande intensità verso la fine dei Novanta e nella stagione, tuttora aperta, del movimento globale che ruota attorno ai Forum sociali mondiali, si è formata una rete di attivisti e cittadini che propongono, giorno per giorno, una nuova idea di società , un “modello di sviluppo” del tutto diverso da quello che si è consolidato dopo la seconda guerra mondiale. I campi d’azione sono numerosi, e intrecciati fra loro. C’è chi si impegna nel mondo del commercio equo e solidale e chi partecipa a un gruppo di acquisto solidale; chi contesta le “grandi opere” a difesa del territorio e di un’idea economica che ripudia il dogma della crescita e chi costruisce reti di economia solidale. C’è chi fonda mutue di finanza solidale, chi rivendica il controllo pubblico sull’acqua e chi riscopre l’autorganizzazione come modo per soddisfare bisogni condivisi. Sono le nuove forme dell’azioni collettiva, che ricordano una stagione gloriosa del nostro passato. A cavallo fra Ottocento e Novecento, il mutualismo fu uno straordinario volà no di cambiamento sociale. Nelle campagne e nelle città , case del popolo, casse rurali, scuole popolari, mutue autogestite, cooperative di consumo e di lavoro diedero forza, dignità , sostegno e inedite tutele sociali a popolazioni fin lì assoggettate a poteri economici e politici intangibili. Oggi quella tradizione trova nuove forme d’espressione, ma c’è un filo rosso che lega il passato e il presente: il superamento dell’individualismo, il valore dell’azione collettiva per il bene comune. (Lorenzo Guadagnucci) Continua >
Intervista a Gino Strada di Emergency
23 mar
Dibattito. Pro o contro l’intervento militare in Libia? Gino Strada: “Bisognava pensarci prima. La guerra? Non si deve fare mai”. L’opinione pubblica tace e le coscienze dormono, ma secondo il leader di Emergency, nonostante sia stato preso alla sprovvista, “il movimento arcobaleno reagirà ”La guerra è stupida e violenta. Ed è sempre una scelta, mai una necessità : rischia di diventarlo quando non si fa nulla per anni, anzi per decenni”. Gino Strada, fondatore di Emergency (che tra l’altro proprio in questi giorni sta lanciando il suo mensile E, in edicola dal 6 aprile), mentre arriva il via libera della comunità internazionale all’attacco contro la Libia e cominciano i primi bombardamenti, ribadisce il suo “no” deciso alla guerra come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, citando la Costituzione italiana. Che cosa pensa dell’intervento militare in Libia? Questo è quello che succede quando ci si trova davanti a situazioni lasciate incancrenire. L’unica cosa che auspico è che si arrivi in fretta a un cessate il fuoco. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è molto ambigua nella formulazione: vanno adottate “tutte le misure necessarie per proteggere la popolazione civile”. Vuol dire tutto e niente. Dunque, lei è contrario? Assolutamente. Il mio punto di vista è sempre contro l’uso della forza, che non porta da nessuna parte. Continua >
La Libia e la Guerra
21 mar
La prima fondamentale direttrice d’azione del Movimento Nonviolento è l’opposizione integrale alla guerra
Sul perché condanniamo l’intervento, non firmiamo appelli, cerchiamo di capire e lavoriamo per fare della Marcia Perugia-Assisi un’occasione di crescita nonviolenta per tutto il movimento pacifista. Difendere le vittime inermi è doveroso. Quando qualcuno interviene per tutelare i diritti umani e salvare una vita, è una buona notizia. Da quando il samaritano ha soccorso il poveretto incappato nei briganti sulla strada di Gerico, è sempre stato così. Era dovere della comunità internazionale mobilitarsi per impedire che a Bengasi potesse avvenire un massacro (nel 1996 l’Europa si macchiò di “omissione di soccorso” quando non fece nulla per impedire il genocidio a Srebrenica). L’obiettivo delle due risoluzioni dell’Onu (n. 1970 e 1973) sulla crisi libica è quello di proteggere i civili, gli insediamenti urbani e garantire assistenza umanitaria. L’uso della forza viene invocato per limitare i danni che già sono in corso sul campo, affermando il chiaro rifiuto dell’opzione di occupazione militare straniera, la priorità del cessate il fuoco e della soluzione politica, il rafforzamento dell’embargo militare e commerciale, il riconoscimento del ruolo prioritario della Unione Africana, della Lega Araba, della Conferenza Islamica. Continua >




