Post con tag land grabbing
Riforma agrari e accesso alla terra
28 nov
La riforma agraria e l’accesso alla terra Situazione e piano d’azione europeo 2012
L’idea che l’accesso alla terra e la riforma fondiaria e agraria siano preoccupazioni dei Paesi “poveri” è riduttivo nei confronti della realtà contadina europea.
In Europa, la mancanza di accesso alla terra è uno dei principali ostacoli per la sovranità alimentare e lo sviluppo dell’agricoltura, e rappresenta un rischio per il mantenimento o per l’aumento di comunità rurali più sostenibili. Per i giovani con progetti d’insediamento agricolo, in particolare quelli che non provengono da famiglie di contadini, ci sono molti ostacoli, il principale dei quali è la mancanza di meccanismi per l’accesso alla terra. Se a livello globale il land grabbing è diventato una nuova strategia di ricerca di profitti, sostenuta da prospettive di guadagno legati ai cambiamenti climatici e all’aumento della popolazione rurale, i terreni agricoli in Europa sono sotto pressione di vari settori che li trasformano in un bene che la maggior parte non può permettersi. La scomparsa di migliaia di aziende agricole in Europa, una particolare attenzione alle grandi aziende e l’esodo rurale dimostrano che un cambiamento di direzione è urgente. Solo in Francia ogni 50.000 ettari di terreni agricoli anno scompaiono, ai quali si aggiunge la deforestazione. Quando la terra viene considerata solo come un bene economico, il suo uso ed ecologico, lo sviluppo sociale e culturale sono negati. Continua >
La fame al tempo della “grande crisi”
12 ott
La fame in tempi di scarsità di suolo, acqua ed energia: la Terra basta per tutti?
11 ottobre, Milano. L’uso insostenibile delle terre, dell’acqua e dell’energia sta minacciando la sicurezza alimentare dei più poveri e più vulnerabili, secondo l’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index – GHI) presentato a Milano oggi da Cesvi, in collaborazione con Link 2007, ISPI, Comune di Milano e il Patrocinio di Expo 2015. Il rapporto 2012, realizzato da IFPRI, Welthungerhilfe e Concern e giunto alla quinta edizione italiana, analizza la situazione in oltre 120 Paesi, 20 dei quali hanno un Indice di Fame allarmante o estremamente allarmante; tra essi: Burundi, Eritrea, Haiti, Paesi nei quali il 50% della popolazione è denutrito.
Il GHI combina tre indicatori: la percentuale di popolazione denutrita, il tasso di mortalità infantile e la percentuale di bambini sottopeso. Sebbene l’Indice mondiale della fame scenda dai 19,8 punti del 1990 ai 14,7 del 2012, l’Africa Sub Sahariana e l’Asia Meridionale mantengono valori elevati con 22,5 e 20,7 punti.
Il rapporto 2012 si occupa di scarsità delle risorse destinate alla produzione di cibo: terra, acqua ed energia. Il suolo coltivabile è diventato un bene così prezioso che viene affittato, specie in Africa, per produrre beni destinati all’esportazione. È il cosiddetto land grabbing, l’accaparramento delle terre che negli ultimi dieci anni ha interessato una superficie pari a sette volte quella dell’Italia. La maggior parte delle acquisizione è avvenuta nei Paesi con alti livelli di denutrizione, dove la popolazione e il reddito nazionale dipendono dall’agricoltura. Il 55% dei suoli affittati viene destinato a colture per biocarburanti, sottraendo terra alla produzione di cibo. La scarsità di acqua è esacerbata dal cambiamento climatico. Alluvioni, siccità e degrado dei terreni minacciano l’agricoltura in diversi Paesi. L’aumento dei prezzi dell’energia, a sua volta, incide sugli input agricoli come fertilizzanti e sistemi di irrigazione, contribuendo a tenere alti i prezzi dei beni alimentari. Continua >
Cibo e territori a rischi
21 mar

Non l'economia ma i contadini possono garantirci la sicurezza alimentare e la sovranità sui nostri territori agricoli
In svendita la nostra Sicurezza e Sovranità alimentare
2 feb
COMUNICATO STAMPA CROCEVIA: Crisi finanziaria e dismissioni terreni pubblici, il senso di un inganno. In Italia il processo di concentrazione delle terre ha ripreso vigore: l’1% delle aziende controlla il 30% delle terre agricole. Circa 22.000 aziende, con una taglia superiore ai 100 ettari, si spartiscono oltre 6,5 milioni di ettari di superficie agricola, e negli ultimi 10 anni c’è un crollo del numero delle aziende con una taglia sotto i 20 ettari. L’agricoltura familiare, quella con una taglia inferiore ai 20 ettari che è il cuore dell’agricoltura italiana, viene decimata. 1 febbraio 2012. Sono i dati analizzati dall’ong CROCEVIA, da oltre 50 impegnata nella difesa dell’agricoltura contadina, che lancia il rapporto ‘Terra e agricoltura. Il caso italiano- Land grabbing: case studies in Italy’ (Scarica il Rapporto) . A partire dal Censimento agricolo del 2010 prende in esame i processi di concentrazione, controllo, integrazione, espropriazione delle terre. Sottolineando i limiti delle politiche pubbliche e l’erosione della capacità produttiva agricola. E’ di fronte a questa fotografia dell’agricoltura italiana che bisogna analizzare le norme relative alla dismissione dei terreni agricoli demaniali varate dal Governo Monti. ‘La nuova versione del pacchetto agroalimentare è migliorata rispetto a dicembre scorso, ma non affronta i nodi cruciali della crisi della agricoltura italiana’ spiega Antonio Onorati, presidente Crocevia ‘non ci sono misure contro la concentrazione e a favore delle piccole aziende, che per poter resistere e sopravvivere alla crisi devono poter allargare la superficie coltivabile. Non serve vendere la terra, bisogna facilitare l’accesso alle risorse’. Come si legge nello studio, infatti, l’accesso alla terra attraverso il mercato fondiario non solo non favorisce l’ingresso dei giovani in agricoltura ma – considerando che di fatto quasi tutta la terra agricola è vicina ad insediamenti urbani – finisce per favorire la speculazione edilizia e il radicamento nell’economia legale di capitali di origine illegale o, comunque, non d’origine agricola. Finora con le politiche agricole italiane e con la PAC europea è stata favorita l’agricoltura industriale di grande taglia intensiva in capitali, le piccole aziende familiari che hanno resistito nonostante tutto invece sono intensive in lavoro, spiega ancora Onorati, ‘A differenza di qualunque altro settore produttivo, in agricoltura la qualità dei prodotti è direttamente legata alla qualità e alla quantità del lavoro umano impiegato e solo le piccole aziende agricole hanno la capacità di proteggere e mantenere la produzione delle eccellenze Made in Italy’. Continua >
Sostenere il diritto d’accesso alla terra
7 nov
La Fondazione di Banca Etica lancia un bando di ricerca per creare uno strumento finanziario dedicato alla raccolta di denaro per l’acquisto di terreni da affidare ad agricoltori, singoli o organizzati. L’obiettivo è quello di dare una risposta anche economica al problema del controllo della produzione di cibo all’interno dei processi epocali che stiamo vivendo. Creare uno strumento finanziario dedicato alla raccolta di denaro per l’acquisto di terreni da affidare ad agricoltori, singoli o organizzati, che intendano inequivocabilmente e durevolmente produrre cibo, in modo sano (agricoltura biologica) e connesso con il sistema di consumo vicinale, mantenendo la proprietà indivisa e vincolata nel tempo all’uso spiccatamente agricolo. È questa la sfida lanciata dalla Fondazione di Banca Etica in collaborazione con Aiab, Banca Popolare Etica, Mag 2, Sefea e SCRET, per dare una risposta anche economica al problema del controllo della produzione di cibo all’interno dei processi epocali che stiamo vivendo. Con il cosiddetto ‘landgrabbing‘ intere nazioni abdicano la propria sovranità su enormi superfici agricole a fondi di investimento stranieri o grandi corporation internazionali che le sfruttano, al pari di qualsiasi altro asset, allo scopo di produrre energia o commodities destinate al mercato internazionale, oppure come semplice strumento per azioni di speculazione finanziaria; o, all’opposto, i fenomeni di sprawl urbanistico che, erodendo lo spazio destinato all’agricoltura, disaccoppiano in maniera irreversibile la maggioranza dei ‘consumatori di cibo’ dalle minoranze che lo producono. Il bando di ricerca è aperto a laureati in giurisprudenza, agraria, economia, urbanistica o assimilate (con tesi di laurea e/o almeno un esame universitario in diritto agrario/proprietà fondiaria) che abbiano un’ottima conoscenza della lingua inglese. Il vincitore dovrà presentare una proposta tecnico-operativa, concretamente praticabile, compatibile con il quadro normativo nazionale ed internazionale, e accessibile al piccolo risparmio. Continua >
Manifesto per l’EXPO dei POPOLI
24 ott
L’assegnazione a Milano e all’Italia dell’Expo 2015 “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita” ci offre l’opportunità di condividere, in primo luogo con la comunità milanese, ma poi con tutti gli interlocutori che a livello globale accetteranno il confronto, idee e proposte su un tema strategico per il futuro dell’umanità. L’Expo 2015 sarà l’occasione, secondo quanto dichiarato, per condividere con i popoli del mondo intero esperienze, progetti e strategie per nutrire il pianeta e per garantire energia per la vita alle future generazioni. Crediamo,
che l’Expo di Milano possa e debba rappresentare un’occasione importante non solo per indirizzare le risorse di quello specifico evento verso obiettivi di sostenibilità e compatibilità ambientale o di apertura all’impegno per la lotta contro la povertà e lo sviluppo sostenibile ma anche – e soprattutto – per la capacità di far emergere (durante l’Expo) e diffondere (dopo l’Expo), con forza e coerenza, le condizioni culturali, sociali, tecnologiche e ambientali necessarie per essere cittadini di un mondo più sostenibile ed equo per tutti. Sentiamo, e vorremmo condividere, un senso di forte responsabilità nei confronti di chi ancora soffre a causa delle conseguenze e degli effetti del degrado ambientale, piuttosto che dell’estrema povertà. L’incapacità di garantire la sicurezza alimentare e una vita almeno decorosa a oltre un miliardo di persone riguarda tutti noi, cittadini e governi di un mondo ancora troppo ingiusto e squilibrato a favore di una minoranza apparentemente più fortunata. Nell’immediato futuro, non ci sono in gioco solo il rispetto di alcune promesse e degli impegni dei paesi più ricchi verso uno sviluppo sostenibile cui ci rifacciamo, ognuno con la propria cultura e con il proprio impegno ma la credibilità stessa delle nostre politiche a livello globale. Continua >
Nyeleni Europa: un altro mondo è possibile
19 ago
Sovranità alimentare: il 16 agosto è partito a Krems, in Austria, il Forum Nyéléni Europa per la sovranità alimentare, un meeting che nelle intenzioni delle Ong che lo organizzano «rappresenta una pietra miliare per un diverso sistema agro-alimentare», e che fino al 21 agosto sarà una grande occasione di incontro e confronto per più di 600 agricoltori, attivisti e consumatori europei, e per osservatori provenienti da Africa, Asia, Nord America e America Latina, che discutono delle responsabilità dell’Europa nell’attuale crisi alimentare, ma anche «delle strategie per lo sviluppo di alternative socialmente, ambientalmente ed economicamente sostenibili per il sistema agricolo e alimentare dominante in Europa, sistema che l’Europa stessa impone ad altre regioni del mondo». Adesso tutti parlano di sovranita alimentare, è l’occasione buona per rilanciare una nuova forte iniziativa spazzando via il vecchiume dello status quo di un sistema neoliberista, il modello unico, che ha dimostrato ampiamente di avere fallito, la cui pazzia attuale, nella crisi multipla che viviamo, è di fare lsempre le stesse cose, usare le stesse ricette, aspettandosi un risultato diverso. Qui di seguito un assaggio dei temi trattati, dove domina l’apprensione per la situazione di carestia in Africa, e una analisi dei movimenti contadini sulla Politica Agricola Comunitaria che riguarda tutti i cittadini, sia da un punto di vista economico, che della qualità degli alimenti che di salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Continua >
Nuove parole per un Mondo Nuovo 7: il sapere contadino
7 lug
L’uomo ha considerato a lungo la Terra come uno spazio entro il quale muoversi per le proprie necessità naturali: nutrirsi, riposare, riprodursi. In questa fase la sopravvivenza era assicurata mediante la colletta, ossia l’appropriazione di beni offerti dall’ambiente stesso, mediante raccolta diretta di vegetali o parti di vegetali (frutti, foglie, rami, radici, ecc.), la cattura di altri viventi (caccia, pesca). Con il tempo e l’esperienza l’uomo apprende a sollecitare direttamente la produzione di vegetali particolarmente graditi o utili (i cereali, la vite), sperimentando le prime forme di coltivazione, mediante interramento di semi e lavorazioni favorevoli alla crescita dei germogli. Questo permette all’uomo di passare dal nomadismo alla residenza stanziale, di creare dimore stabili per sé e immagazzinare derrate per la propria alimentazione, tra un raccolto e l’altro. Con il succedersi delle generazioni si andranno affinando le tecniche del coltivare, si introdurranno nuove specie coltivabili, aumenteranno i rendimenti alla raccolta. La domesticazione di alcune specie animali darà l’avvio alle diverse forme di allevamento, che consentiranno da una parte di moltiplicare la forza-lavoro disponibile per le coltivazioni, dall’altra di arricchire le diete e le condizioni di vita con i prodotti animali (carne e latte, lana e pellame, ecc.). L’integrazione tra coltivazione e allevamento rimane uno dei fondamenti di un’agricoltura orientata ai metodi biologici/naturali, quale garanzia di conservazione della fertilità. Continua >
Fermiamo i ladri di terra!
16 giu
Land Grabbing è un’ efficace dicitura inglese che mette in evidenza una vera e propria tragedia per i contadini di tutto il pianeta, come anche per tutti noi. L’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stabilisce che ogni individuo e ogni comunità hanno il diritto di entrare in possesso delle risorse e dei mezzi necessari a produrre o a procurarsi cibo in quantità adeguata alla sussistenza, e ogni Stato deve garantire che questo avvenga. La realtà, però, ci parla di migliaia di famiglie di contadini espulsi con la forza dalle loro terre e privati dei loro prodotti, fonte della loro sussistenza. Stimare la dimensione del fenomeno a livello globale è difficile a causa della mancanza di disponibilità, sia dei governi che dei settori privati, a rendere pubbliche le informazioni sulle trattative e sugli accordi in tale ambito. Sappiamo comunque da dati FAO che il fenomeno è in crescita esponenziale negli ultimi due anni soprattutto in Africa, ma anche qui da noi l’accaparramento dei terreni agricoli si fa sempre più spinto, come pubblicato nel post precedente a questo, in Italia il il 3% dei proprietari detiene il 48% della Superfice Agriaria Utile – SAU. Questi dati di possesso delle terre rispecchiano quelli che avevamo negli anni 20, quasi a dire che in Italia si sta ritornando a regimi di latifondo. Qui di seguito una analisi del problema e la Dichiarazione di Dakar elaborata al Forum Mondiale Sociale (febbraio 2100).



