Post con tag debito
Decrescita obbligatoria e politiche della carenza
2 nov
Viviamo in un momento storico di “DECRESCITA OBBLIGATORIA“, è necessario che ciò si trasformi dentro ognuno di noi in “DECRESCITA CONSAPEVOLE“, solo allora, attraverso un mutamento collettivo dei singoli, potremo aspirare ad una “DECRESCITA SERENAMENTE FELICE“. In questo percorso però c’è chi è ben consapevole della situazione e la sfrutta per proprio tornaconto attraverso delle “POLITOCHE DELLA CARENZA“. C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit, la crisi non dà lavoro, la crisi distrugge aziende, la crisi abbassa gli stipendi, la crisi alza le tasse, la crisi richiede sacrifici, la crisi manda a spasso gli operai, la crisi non dà lavoro ai giovani, la crisi chiude i rubinetti dei crediti, la crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te. La crisi crea CARENZA, non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, non ci sono alternative, non ci sono alternative! C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro. Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa, e spedire al macero le rispettive aziende, con un New Deal rooseveltiano, c’è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi. Non puoi pagare i tuoi operai, c’è carenza di crediti. Non puoi sposarti, c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo. Non puoi protestare, c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura. Continua >
Analisi della crisi del debito
10 mag
Proseguiamo con l’analisi dell’attuale “crisi economico-finanziaria”, dopo aver pubblicato i post “Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubblico” e “soluzioni per annullare il debito pubblico”, con questo post affrontiamo il problema della svendita dei beni pubblici, il tema degli eurobond, il pagamento del debito, e le interazioni fra cicli produttivi, moneta e finanza. PERCHE’ LA SVENDITA DEI BENI PUBBLICI NON E’ DA REALIZZARE. La svendita dei beni pubblici a privati dotati di grandi capitali, è una delle misure che vengono attuale nei programmi recessivi di contenimento del debito pubblico; essa è contro l’interesse pubblico e dovrebbe essere considerata illegale. Nuove imprese economiche, statutariamente legate alla finalità del bene pubblico, senza fini di lucro, dovrebbero gestire la produzione e distribuzione di beni e servizi di interesse pubblico. E’ dimostrato che i beni pubblici, in particolare le partecipazioni maggioritarie dello Stato in grandi imprese produttive strategiche, sono stati venduti ai privati a valori enormemente inferiori a quelli reali. Questi beni sono pubblici, acquistati e incrementati di valore con il denaro pubblico, di tutti, e sono o erano di proprietà di tutti, e tuttavia vengono svenduti dai politici a privati. Siccome questi privati non possono essere che dei grandi capitalisti, ciò contribuisce ad elevare la già notevole differenza di redditi e di potere fra una minoranza sempre più ristretta e la maggioranza della popolazione, fatto che è esattamente il problema dei problemi della nostra attuale società. Anche da questo si vede che i nostri politici operano in maniera fortemente illegale e immorale. Fra l’altro in queste svendite possono intervenire anche capitali stranieri, di dubbia provenienza. Anche questa svendita dimostra totale mancanza di dignità politica. Continua >
Capire la crescita e il debito
20 gen
Una buona metà del debito italiano è dovuta agli interessi da pagare. “Paghiamo quest’anno 70 miliardi di interessi sul debito pubblico (che è di circa 1900 miliardi). L’anno prossimo saranno di più, perché gli interessi da pagare aumentano. Basta mettere in fila questi interessi per una trentina di anni – da quando hanno cominciato a correre – e abbiamo una buona metà, e anche più, di quel debito che mette alle corde l’economia del paese. Ma la vera origine del debito italiano è ancora più semplice: l’evasione fiscale. Ogni anno è di 120 miliardi o cifre equivalenti: così, senza neanche scomodare i costi di “politica”, della corruzione o della malavita organizzata, bastano quindici anni di evasione fiscale – e ci stanno – per spiegare i 1900 miliardi del debito italiano. Aggiungi che coloro che hanno evaso le tasse sono in buona parte – non tutti – gli stessi che hanno incassato gli interessi sul debito e il cerchio si chiude. La spesa pubblica in deficit ha la sua utilità se rimette in moto “risorse inutilizzate”: lavoratori disoccupati e impianti fermi. Ma se alimenta evasione fiscale e “risparmi” che vanno solo ad accrescere la bolla finanziaria, è una sciagura. Altro che pensioni da tagliare (anche se le ingiustizie da correggere in questo campo sono molte)! E altro che scuola, e università, e sanità, e assistenza troppo “generose”! Siamo di fronte a cifre incomparabili: per distruggere scuola e Università è bastato tagliare pochi miliardi di euro all’anno. E da una “riforma” anche molto severa delle pensioni si può ricavare solo qualche miliardo di euro all’anno. Dalla svendita degli immobili dello Stato e dei servizi pubblici locali non si ricava molto di più. Dalla liquidazione di Eni, Enel, Ferrovie, Finmeccanica, Fincantieri e quant’altro, (…) si ricaverebbe non più di qualche decina di miliardi una volta per sempre, trasferendo in mani ignote (ma potrebbero benissimo essere quelle della mafia) le leve dell’economia di un intero paese. (…) Per questo il rigore promesso dal governo potrà fare male ai molti che non se lo meritano, ma non ha grandi prospettive di successo: affrontare con queste armi il deficit pubblico, o addirittura il debito, è un’impresa votata al fallimento. O una truffa. Per questo è urgente effettuare un inventario del debito italiano, perché tutti possano capire come si è formato, chi ne ha beneficiato e chi lo detiene (anche per poter prospettare trattamenti diversi alle diverse categorie di prestatori). L’altro inganno che domina il delirio pubblico promosso dagli economisti mainstream è la “crescita”. Continua >
Banca Etica e la manovra “salva italia”
23 dic
Pubblichiamo, e alla fine commentiamo, l’interessante comunicato di di Banca Etica realtivo alla manovra “salva-Italia” del Governo Monti. “La crisi sia occasione per una svolta verso un modello economico e sociale più equo e sostenibile. La manovra così detta “salva-Italia” proposta dal governo Monti e attualmente all’esame del Parlamento non soddisfa le aspettative di svolta verso l’equità e la sostenibilità auspicate da Banca Etica, che da oltre 13 anni lavora per promuovere un diverso modello di finanza al servizio dell’interesse collettivo. Nella piena consapevolezza che il momento è grave e che i sacrifici sono necessari per evitare il tracollo dell’Italia, Banca Etica ribadisce con forza la necessità di trasformare la crisi in opportunità per rilanciare nel nostro Paese un sistema economico, sociale e fiscale che sia finalmente caratterizzato da equità, legalità e trasparenza. Troppo timidi appaiono gli sforzi fatti dal Governo in questa direzione. Ecco alcune delle misure che avrebbero potuto apparire nella manovra e che ancora auspichiamo possano essere introdotte con successivi provvedimenti: Continua >
Fuori dal debito ritorna il benessere
2 dic
L’OCSE è davvero arrivato vicino a prevedere una recessione per l’Europa se i leader dell’UE non faranno apparire molto velocemente un prestatore di ultima istanza, e non riusciranno in qualche modo a far credere al mondo che il fondo di salvataggio EFSF esista davvero. Anche se il disastro venisse evitato, la previsione di crescita per l’eurozona è terribile. Italia, Portogallo, Grecia avranno tutte una contrazione nel 2012, mentre Spagna, Francia, Paesi Bassi e Germania rimarranno ferme. La disoccupazione raggiungerà il 18,5 per cento il Grecia, il 22,9 in Spagna, il 14,1 in Irlanda e il 13,8 per cento in Portogallo. E l’Islanda svetta, con il 2,4 per cento di crescita e la disoccupazione che è scesa al 6,1. Che cosa è accaduto in Islada? Qualcosa di cui i media non parlano: Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo; sono state nazionalizzate le principali banche commerciali, i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito (debito illegittimo). Il nuovo Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi, sono stati emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo; l’Interpol si è incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati hanno abbandonato l’Islanda. Continua >
Effetti del debito
26 set
Dopo aver pubblicato su questo sito, un post dal titolo “la parabola del contadino e dello speculatore” dove si metteva simbolicamente in luce la spinosa questione dei debiti e della speculazione in agricoltura, pubblichiamo tristemente la realtà di tale cosa attraverso la pesantissima esperienza dei contadini sardi. In Sardegna i rappresentanti degli agricoltori e dei pastori stanno facendo lo sciopero della fame nella sala del consiglio comunale di Decimoputzu. Protestano per la vendita all’asta di 5.000 aziende agricole per la legge 44/88. Le banche chiedono 700 milioni di euro, non un centesimo di meno. Il Governo e la Regione stanno a guardare. Gli agricoltori dichiarano che la legge che li ha costretti a indebitarsi è considerata illegale dalla Comunità Europea. Che le banche hanno applicato interessi mostruosi sul debito. Chi ha interesse ad appropriarsi delle terre degli agricoltori e degli allevatori sardi? E per farne cosa? Segue parte di una lettera da Decimoputzu. “La vendita all’asta delle aziende sarde a causa della illegalità della legge regionale 44/88 è la più grave emergenza italiana dopo la Parmalat. In Sardegna più di cinquemila aziende agricole e pastorali sono al secondo o terzo incanto all’asta. Un disastro che coinvolge la vita di decine di migliaia di persone. Agricoltori, pastori, braccianti sono ridotti alla disperazione. Un disastro di programmazione, gestione, governo dell’agricoltura regionale prodotto nei decenni scorsi. Il sistema creditizio chiede a chi lavora la terra in Sardegna circa 700 milioni di euro ma noi, non abbiamo nemmeno le risorse per mandare a scuola i nostri figli, per la spesa delle nostre famiglie o per mettere in produzione i nostri campi. Produrre, poi, per cosa? Sono molti anni che i nostri prodotti vengono venduti (quando possiamo venderli e non li distruggiamo sui campi) sotto costo. Continua >
3.000.000.000.000 per salvare la Grecia e l’euro!?!?!?
26 set
C’è chi dice che l’esperienza degli Abbuoni SCEC (Solidarietà Che Cammina) diffusi in varie regioni d’Italia, siano una “cavolata” senza vera utilità. Da sempre noi sosteniamo che, prima di ogni altra cosa, gli SCEC, sono uno strumento didattico, per comprendere l’olistico arcano che sottende il sistema monetario. Sono in molti che chiamano questo “Abbuono” con l’appellativo di “Moneta Locale” e in effetti è facile ingannarsi, perché si tratta di pezzi di carta colorati, come gli euro, con stampati dei disegni, qualche parola e sigla e dei numeri. Come per gli euro, anche alla base degli SCEC non c’è nessuna ricchezza, solamente il valore della carta e dell’inchiostro, ma a differenza degli euro, gli SCEC sono “gratuiti”, senza interessi e sono accettati in percentuale media del 20% (non si possono usare al 100% se non fra liberi cittadini non professionisti – es. mercatino del baratto – ). Questa mattina, ascoltando la radio, abbiamo sentito la notizia che la Banca Centrale Europea – BCE – sembrerebbe intenzionata a produrre 3 mila miliardi di euro (3000.000.000.000) per salvare la Grecia e l’euro stesso dal fracasso economico. Alla luce dell’esperienza SCEC, vediamo concretamente cosa può significare tutto ciò facendo un’ipotesi: poniamo che i 10 principali azionisti della BCE riescano a mettere insieme, tirandoli fuori dal proprio portafoglio, 1000 euro (100 euro a testa per dei banchieri non è una cifra impossibile!). Con questi 1000 euro, di carta e inchiostro fruscianti, uno di essi va alla stamperia della Banca, ordina carta e inchiostro e inizia a far stampare euro. Dall’esperienza SCEC, sappiamo che un foglio di carta stampato (moneta) costa mediamente 0,05 centesimi, per stampare 1000 euro, sotto forma di diverse banconote (da 500 – 200 – 100 – 50 – 20 – 10 e 5) servono mediamente 14 fogli di carta e inchiostro per un valore totale reale di euro 0,70. Quindi, con quei 1000 euro di partenza, si potrà stampare un valore nominale, sotto forma di fogli fruscianti di carta colorata, per circa 1.400.000 euro. Continua >

