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Nuova finanza pubblica
4 dic
Una nuova finanza pubblica per uscire dalla crisi. Seminario pubblico, a partire dall’appello firmato da RiD//Attac//ReCommon //SiD//CentroNuovoModellodiSviluppo
Le crisi -finanziaria, economica, democratica, sociale ed ambientale- sono ormai arrivate ad un punto critico, soprattutto in Europa. La crisi bancaria, sintomo della finanziarizzazione strutturale dell’economia e della scocietà attuata negli ultimi decenni, è stata trasformata in una crisi del debito pubblico dei governi con il fine di imporre ulteriori riforme liberiste, politiche di austerità e conseguente svendita del patrimonio pubblico e dei beni comuni. Per interrompere il ciclo devastante di politiche di austerità è necessario un progetto politico di rilancio e ridefinizione della finanza pubblica che affronti tre questioni centrali: debito pubblico, il sistema bancario e le politiche fiscali. Come emanciparsi dalla dittatura dei mercati finanziari/ come riappropriarsi di nuove forme e strumenti di governo della finanza pubblica… Dall’appello “Per una nuova finanza pubblica”
GIOVEDI’ 6 DICEMBRE
Sala Lodi (via San Giovanni in Valle 13/b – Verona – Parcheggio Piazza Isolo)
incontro con:
Vittorio Lovera (Attac Italia)
“Dalla Tobin Tax alle tasse globali: proposte per una nuova fiscalità”
Antonio Tricarico (Re:Common)
“Respingere il trucco del debito, definanziare la società”
Marco Bersani (Attac Italia)
“Le risorse per un altro modello sociale: riprendiamoci la Cassa Depositi e Prestiti”
organizzano Attac // RivoltailDebito // Re:Common
PER AVERE UN CONGRUO TEMPO PER LE TRE RELAZIONI PREVISTE E PER IL DIBATTITO
SI INIZIERA’ ALLE 20.30 IN PUNTO
Decrescita obbligatoria e politiche della carenza
2 nov
Viviamo in un momento storico di “DECRESCITA OBBLIGATORIA“, è necessario che ciò si trasformi dentro ognuno di noi in “DECRESCITA CONSAPEVOLE“, solo allora, attraverso un mutamento collettivo dei singoli, potremo aspirare ad una “DECRESCITA SERENAMENTE FELICE“. In questo percorso però c’è chi è ben consapevole della situazione e la sfrutta per proprio tornaconto attraverso delle “POLITOCHE DELLA CARENZA“. C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit, la crisi non dà lavoro, la crisi distrugge aziende, la crisi abbassa gli stipendi, la crisi alza le tasse, la crisi richiede sacrifici, la crisi manda a spasso gli operai, la crisi non dà lavoro ai giovani, la crisi chiude i rubinetti dei crediti, la crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te. La crisi crea CARENZA, non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, non ci sono alternative, non ci sono alternative! C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro. Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa, e spedire al macero le rispettive aziende, con un New Deal rooseveltiano, c’è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi. Non puoi pagare i tuoi operai, c’è carenza di crediti. Non puoi sposarti, c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo. Non puoi protestare, c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura. Continua >
Il disastro che arriverà
12 gen
«È il crollo di un mondo. Forze immense stanno per scatenarsi». Così parla Frédéric Lordon, famoso economista francese, direttore delle ricerche del CNRS, in una lunga intervista alla Revue des Livres. A proposito delle forze che stanno per scatenarsi, ecco cosa prevede: «Se, come si poteva prevedere dal 2010 col lancio dei piani di austerità coordinati, lo scacco annunciato conduce ad un’ondata di default sovrani, seguirà immediatemente il collasso del sistema bancario (o li precederà, per semplice effetto d’anticipazione degli investitori); e questo, contrariamente a quello del 2008, sarà irrecuperabile, perchè gli Stati (che hanno salvato le banche nel 2008, ndr) sono finanziariamente a terra. Allora non resterà altra alternativa che l’emissione monetaria massiccia, oppure l’esplosione della zona euro se la Banca Centrale Europea (e la Germania) rifiutano questa prima soluzione. In un week-end cambierà letteralmente il mondo e vedremo cose inaudite: re-instaurazione del controllo sui capitali, nazionalizzazioni-lampo o addirittura requisizioni di banche, riarmo delle Banche Centrali nazionali – misura che segnerà da sè la fine della moneta unica – la dipartita della Germania seguita da qualche satellite, la costituzione di un blocco euro-sud oppure il ritorno alle monete nazionali. Quando avverrà? Nessuno può dirlo con certezza (…) ma tra sei o dodici mesi, quando s’imporrà la constatazione della recessione generale, risultante dalla austerità generalizzata, e gli investitori vedranno salire irresistibilmente le ondate dei debiti pubblici che si supponeva di arrestare con le politiche restrittive, la consapevolezza dell’impasse totale che albeggerà in quel momento porterà gli operatori stessi a dichiarare una ‘capitolazione’, ossia alla loro fuga massiccia dai mercati-titoli, e per il gioco dei meccanismi di propagazione creati dalla finanza liberalizzata, una dislocazione totale dei mercati dei capitali, in tutti i settori. Continua >
Occupazione o lavoro? La “crisi” secondo Ivan Illich
15 apr
Ivan Illich e la ‘Disoccupazione creativa’. La rilettura di un saggio della fine degli Anni Settanta del precursore della decrescita si rivela estremamente attuale per riflettere sull’ambivalenza della crisi, sulla nostra percezione della realtà economica e sulla possibilità , sempre aperta, di un cambiamento reale. In tempi come quelli attuali, in cui allarmano le elevate percentuali della disoccupazione e la crisi funge da spettro (e spauracchio) per le prospettive delle nuove generazioni, sono poche le proposte concrete capaci di ridisegnare il presente. Lo ha fatto di recente Michele Dotti con un bell’ articolo che ben illustra la differenza fra possibilità reali di lavoro e incapacità politica di progettazione. Proprio questo è il punto da cui bisognerebbe ripartire per una riflessione di più ampio respiro sul significato della ‘crisi’. L’emergenza che circonda la discussione sul tema fa venire in mente quanto Ivan Illich (1926-2002), filosofo austriaco fra i primi teorizzatori della decrescita e del vivere conviviale, scriveva in un saggio dal titolo: Il diritto alla disoccupazione utile, apparso per la prima volta in Gran Bretagna nel 1978, e tradotto in italiano dalla Boroli nel 2005 come Disoccupazione creativa. Illich inizia osservando lo straordinario mutamento di significato che lo stesso termine ‘crisi’ ha subito rispetto al passato: in greco antico la parola (dal verbo krinein, separo o divido) rinviava alla dimensione della scelta e del cambiamento, mentre le lingue moderne l’adoperano per significare la ‘spinta sull’acceleratore’, ovvero una minaccia da contrastare spingendo con denaro, potenza e management. Continua >
La scelata di essere consapevoli
11 gen



