Post con tag crisi economica
Nuove relazioni fra strutture di base della società
29 mag
Dopo il post “Analisi e proposte per la crisi economica”, proseguiamo con quet’ultimo post dedicato al lavoro di Loris Asoli. Le sue conclusioni affrontano temi importanti come “una nuova relazione fra le strutture di base della società”, “la liberalizzazione della forma d’impresa” fino a gingere ad una sintesi complessiva delle misure per sanara il debito pubblico e bloccare la recessione e sulla strategia per conquistare la libertà da tutto ciò.
“UNA NUOVA RELAZIONE FRA LE STRUTTURE DI BASE DELLA SOCIETA’
Questo capitolo è molto importante per una nuova e migliore strutturazione della società complessiva e risulterà del tutto essenziale per il futuro, tuttavia non è essenziale per la soluzione del problema attuale più urgente, del debito pubblico e della recessione.
Le basi teoriche di questo capitolo, e solo di questo capitolo, sono tratte dagli scritti del filosofo e veggente austriaco Rudolf Steiner, liberamente interpretate per l’epoca attuale.
Per comprendere le relazioni fra le strutture della società è bene scegliere come grandi aree strutturali di base le 3 seguenti:
1. ECONOMIA (apparato economico)
2. POLITICA (apparato giuridico, istituzionale, legislativo, giudiziario)
3. CULTURA (libere istituzioni della formazione, della cultura, dell’arte, della spiritualità)
Come terminologia, possiamo usare indifferentemente le tre parole “aree” o “sfere” o “ambiti” di base della società o comunità umana. Per creare una nuova società virtuosa, ricca e felice, i compiti, le strutture e le relazioni fra queste tre aree della vita sociale andrebbero ricalibrati, rifondati. In ogni livello territoriale ognuna di queste tre sfere dovrà essere resa indipendente nel suo ambito dalle altre due e nello stesso tempo con esse sinergica e coordinata, in modo che ciascuna possa agire, senza intrusioni, secondo la sua specificità e i suoi metodi, ma senza separarsi dalle altre, senza che l’unità sociale complessiva vada persa, ma anzi ne venga rafforzata. Continua >
Analisi e proposte per la crisi economica
23 mag
“ESEMPI DI ATTIVITA’ ECONOMICHE VIRTUOSE. Va premesso che diamo per scontato il vincolo ambientale, come assolutamente prioritario. L’economia va costruita sul rispetto della natura e sulla possibilità di rinnovamento dei cicli produttivi. Una economia basata sulla distruzione definitiva delle risorse ambientali è totalmente folle, come folle è una economia che generi un tasso di inquinamento che conduce a malattie, malesseri, sofferenze. E’ necessario scegliere di adottare uno stile di vita compatibile con il rispetto pieno dell’ambiente, della natura e della salute dell’uomo, anche se questo comportasse una certa sobrietà nei consumi di beni materiali. I beni immateriali (qualità dei rapporti, arte, cultura, formazione, assistenza, qualità dei prodotti, ecc.) possono aumentare all’infinito senza procurare danni all’ambiente. I popoli occidentali più “sviluppati” devono moderare il loro consumo di beni materiali e lasciare che essi vadano maggiormente a disposizione dei popoli meno “sviluppati”. Continua >
Analisi della crisi del debito
10 mag
Proseguiamo con l’analisi dell’attuale “crisi economico-finanziaria”, dopo aver pubblicato i post “Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubblico” e “soluzioni per annullare il debito pubblico”, con questo post affrontiamo il problema della svendita dei beni pubblici, il tema degli eurobond, il pagamento del debito, e le interazioni fra cicli produttivi, moneta e finanza. PERCHE’ LA SVENDITA DEI BENI PUBBLICI NON E’ DA REALIZZARE. La svendita dei beni pubblici a privati dotati di grandi capitali, è una delle misure che vengono attuale nei programmi recessivi di contenimento del debito pubblico; essa è contro l’interesse pubblico e dovrebbe essere considerata illegale. Nuove imprese economiche, statutariamente legate alla finalità del bene pubblico, senza fini di lucro, dovrebbero gestire la produzione e distribuzione di beni e servizi di interesse pubblico. E’ dimostrato che i beni pubblici, in particolare le partecipazioni maggioritarie dello Stato in grandi imprese produttive strategiche, sono stati venduti ai privati a valori enormemente inferiori a quelli reali. Questi beni sono pubblici, acquistati e incrementati di valore con il denaro pubblico, di tutti, e sono o erano di proprietà di tutti, e tuttavia vengono svenduti dai politici a privati. Siccome questi privati non possono essere che dei grandi capitalisti, ciò contribuisce ad elevare la già notevole differenza di redditi e di potere fra una minoranza sempre più ristretta e la maggioranza della popolazione, fatto che è esattamente il problema dei problemi della nostra attuale società. Anche da questo si vede che i nostri politici operano in maniera fortemente illegale e immorale. Fra l’altro in queste svendite possono intervenire anche capitali stranieri, di dubbia provenienza. Anche questa svendita dimostra totale mancanza di dignità politica. Continua >
Monti: IMU e disastro immobiliare
1 mag
Il Censis stima che l’IMU produca una perdita di valore degli immobili italiani tra il 20 e il 50%, cioè tra 800 e 2.000 miliardi di Euro, stimando 4.000 il patrimonio ante IMU. E’ come se una serie di bombardamenti avesse distrutto un edificio e un terreno su tre.
Quindi Monti, ha fatto un danno di circa 1.500 miliardi al patrimonio privato e pubblico del paese, per incassarne 47. Ha fatto un danno di 2/3 del debito pubblico, senza ridurre il debito pubblico, ma aggravandolo e peggiorando il rapporto tra valore dei risparmi e debito pubblico e privato. Ha colpito in tal modo l’unico punto forte della situazione finanziaria italiana: il buon rapporto tra debito (pubblico e privato) e patrimonio (pubblico e privato). Davvero un genio dell’economia! Non basta la nomina a Senatore a Vita per alti meriti verso la patria. Merita un premio Nobel. Il danno così cagionato da Monti e da chi lo sostiene non sta solo nella perdita di ricchezza nazionale, perché la svalutazione degli immobili ha ben altri effetti: 1) rende più difficile e meno fruttuosa la via di ridurre il debito pubblico vendendo il patrimonio immobiliare dello Stato; 2) taglia il valore delle garanzie immobiliari date da imprese e cittadini alle banche, quindi taglia il credito e l’attività conomica; 3) deprime il mercato immobiliare, già depresso da circa cinque anni; 4) fa chiudere i cantieri delle costruzioni in corso, per la ragione al punto 2) e al punto 3); 5) fa chiudere o fallire molte imprese edili, con ricadute negative (insolvenze, cessazione degli ordinativi) sull’indotto e sull’occupazione, quindi anche sugli ammortizzatori sociali; 6) moltiplica la recessione e la rende irreversibile, perché le recessioni e le riprese dei sistemi economici sono guidate e sostenute dal settore delle costruzioni, come ultimamente vediamo nel caso del Regno Unito. Possiamo facilmente immaginare che cosa sarebbe successo, che so, a Sarkozy, se avesse fatto una cosa simile alla Francia. Gli italiani, diversamente dai francesi, sono un popolo-materasso. Monti ha coalizzato intorno a sé le forze del privilegio e delle rendite – partiti, banchieri, monopolisti, grandi burocrati strapagati – per portare avanti un politica senza investimenti e senza rinnovamento e senza crescita, di sola recessione, tassazione, disoccupazione e pagamento di interessi agli stranieri e di sostegno alla speculazione bancaria. Continua >
La situazione è del tutto chiara: la sinarchia domina ovunque
28 apr
Sulla nostra Terra, in quest’epoca, pochissimi stanno dominando e asservendo moltissimi e pochissimi hanno la maggior parte delle risorse finanziarie. Lo strumento principale di questo dominio sono proprio le risorse finanziarie e il controllo sull’emissione del denaro e del credito; questo controllo si esercita con i seguenti strumenti: 1) la privatizzazione e il controllo delle banche centrali degli stati e dell’UE; questo processo è avvenuto nel corso degli ultimi decenni, con ciò gli stati hanno perduto la loro sovranità monetaria. 2) la creazione dei paradisi fiscali e la creazione del denaro dal nulla in alcune banche d’affari lì collocate, sistemi opachi e non controllabili di registrazione elettronica delle transazioni finanziarie da un soggetto ad un altro, sotto il controllo delle banche più potenti. Dove e quando il potere del denaro non basta per asservire i popoli, vengono usate le varie mafie e gli eserciti, che però sono pagati ugualmente attraverso il controllo sul denaro e sulle finanze. Tutte le popolazioni sono tenute con un livello di denaro molto basso, manca denaro ovunque, presso i cittadini, le famiglie, le imprese, le banche non colluse con la grande finanza, gli stati. Anche l’alto livello di disoccupazione è uno specchio della mancanza di risorse monetarie, che servirebbero per favorire l’avvio di iniziative economiche virtuose. Al contrario, fuori della vita reale e dell’economia reale, sono presenti masse infinitamente enormi di denaro parassitario, speculativo, dedito solo alla rendita finanziaria e al potere, al parassitaggio e vampiraggio sull’economia e sulle popolazioni. Perfettamente funzionale al potere del capitale finanziario parassitario sono stati tutti i processi della globalizzazione, così come è oggi intesa e come è stata realizzata: totale libertà per i capitali finanziari di spostarsi, alla velocità dei clic dei computer, da un paese all’altro, da una moneta all’altra, da un pacchetto azionario ad un altro, da una impresa all’altra, da un affare all’altro, da una speculazione all’altra, senza curarsi delle conseguenze che questo possa avere sulla economia e sulla vita reali, compresa la salute della popolazione e la vita del nostro pianeta. Continua >
Lo SCEC e Naturalmente Verona
22 mar

Il responsabile di Arcipelago SCEC del veneto e il responsabile dell'ASCOM di Caorle all'incontro con gli esercenti
La BCE fa un prestito record alle Banche: è un debito record per i cittadini
14 mar
La Grecia siamo noi
18 feb
A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla Bce, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) presenta l’aspetto di un paese bombardato: un’economia in dissesto;aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione dilagante; file interminabili al collocamento e alle mense dei poveri; gente che fruga nei cassonetti; ospedali senza farmaci; altri licenziamenti in arrivo; tasse iperboliche sulla casa e sfratti; beni comuni in svendita. E ora anche una città in fiamme. Ma a bombardare il paese non è stata la Luftwaffe, bensì il debito contratto e confermato dai suoi governanti di ieri e di oggi nell’interesse della finanza internazionale. Con la conseguenza che, a differenza di un paese uscito da una guerra, in Grecia non c’è in vista alcuna “ricostruzione”, o “rinascita”, “ripresa”; ma solo un fallimento ormai certo – e dato per certo da tutti gli economisti che l’avevano negato fino a pochi giorni o mesi fa - procrastinato solo per portare a termine il saccheggio del paese e, se possibile, il salvataggio delle banche che detengono quel debito; o di quelle che lo hanno assicurato. Le armi però c’entrano eccome. All’origine di quel debito, oltre alla corruzione e all’evasione fiscale, ci sono le Olimpiadi del 2004 (costate oltre un decimo del Pil) e l’acquisto di armi, che la Grecia è costretta a comprare e pagare a Francia e Germania come contropartita della “benevolenza” europea, per importi annui che arrivano al 3 per cento del Pil. Quattro fattori, armi (come F135), Grandi eventi (Olimpiadi o Expò, o Mondiali, o G8), evasione fiscale e corruzione che accomunano strettamente Grecia e Italia. Ma non solo. Nel pacchetto, il quinto in due anni, delle misure imposte alla Grecia – liberalizzazioni di tariffe, mercati e lavoro, privatizzazioni dei servizi pubblici, blocco delle assunzioni, definanziamento di scuole, ospedali, Università, servizi sociali – c’è pari pari il programma del governo Monti (anch’esso cucinato da Bce e Commissione europea). La Grecia è solo un anno più avanti di noi sulla strada del disastro e Monti è il Papademos italico incaricato di accompagnarvi l’Italia spacciandosi per il suo salvatore e garantendone il saccheggio. Continua >
Poteri forti messi in crisi da poteri ancora più forti
21 gen
Pubblichiamo un documento di GDOnews, un servizio informativo per la Grande Distribuzione Organizzata, quel sistema che sta crollando e che vogliamo rendere obsoleto tramite sistemi di Piccola Distribuzione Organizzata – PDO -, filiere corte, Gruppi di Acquisto, l’Economia Solidale. Il problema della rarefazione monetaria è arrivata anche alla GDO, e questo è un forte segnale che bisogna saper interpretare. Se i “poteri forti”, come la GDO, che può imporre prezzi stracciati ai produttori e prezzi ricaricati ai consumatori, si trovano in crisi perché vi sono poteri ancora più forti in grado di sovrastare il loro “sistema economico”, è chiaro che il sistema economico attuale stra scricchiolando paurosamante. Ciò significa che dobbiamo sbrigarci a ricostruire la coesione sociale, prima che tutto salti e ci si ritrovi ad essere gli uni contro gli altri nell’atavico “si salvi chi può!”. Per Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC ciò corrisponde alla necessità di rafforzaare la propria Rete di Relazioni, il proprio circuito locale di accettatori di SCEC e di proporre un innalzamento, per chi ne ha la possibilità, della percentuale di acettazione. Questo servirà sostanzialmente per compensare gli euro che mancano; nel contempo è necessario spingere l’acelleratore nell’implementazione dei progetti territoriali concreti in grado di valorizzare e proteggere le comunità dalle vessazioni dei monopolisti: Bioloc, Gruppi di Acquisto Fotovoltaico, NOInet, Empori&Botteghe, razionalizzazione dei Trasporti, sistema dei Gruppi di Acquisto Solidale, Banche del Tempo, mercatini del baratto, mercati locali ecc. Qui di seguito il documento di GDOnews: “La domanda che circola più insistente, in questo periodo di estrema incertezza internazionale, è quella riferita alle possibilità di sopravvivenza del nostro sistema economico: ce la faremo?” Da più parti si dice che nessuno ha interesse a disintegrare la moneta europea, nemmeno la Germania. La cosa curiosa è che quando accendiamo la televisione gli scenari che ci dipingono sono catastrofici, ma nella vita di tutti i giorni la vera percezione di un aggravio delle reali condizioni la cominciamo ad avere adesso, successivamente alla manovra Monti ed ai suoi effetti immediati (caro benzina, giro di vite sulla circolazione del denaro contante, etc.). Continua >
Capire la crescita e il debito
20 gen
Una buona metà del debito italiano è dovuta agli interessi da pagare. “Paghiamo quest’anno 70 miliardi di interessi sul debito pubblico (che è di circa 1900 miliardi). L’anno prossimo saranno di più, perché gli interessi da pagare aumentano. Basta mettere in fila questi interessi per una trentina di anni – da quando hanno cominciato a correre – e abbiamo una buona metà, e anche più, di quel debito che mette alle corde l’economia del paese. Ma la vera origine del debito italiano è ancora più semplice: l’evasione fiscale. Ogni anno è di 120 miliardi o cifre equivalenti: così, senza neanche scomodare i costi di “politica”, della corruzione o della malavita organizzata, bastano quindici anni di evasione fiscale – e ci stanno – per spiegare i 1900 miliardi del debito italiano. Aggiungi che coloro che hanno evaso le tasse sono in buona parte – non tutti – gli stessi che hanno incassato gli interessi sul debito e il cerchio si chiude. La spesa pubblica in deficit ha la sua utilità se rimette in moto “risorse inutilizzate”: lavoratori disoccupati e impianti fermi. Ma se alimenta evasione fiscale e “risparmi” che vanno solo ad accrescere la bolla finanziaria, è una sciagura. Altro che pensioni da tagliare (anche se le ingiustizie da correggere in questo campo sono molte)! E altro che scuola, e università, e sanità, e assistenza troppo “generose”! Siamo di fronte a cifre incomparabili: per distruggere scuola e Università è bastato tagliare pochi miliardi di euro all’anno. E da una “riforma” anche molto severa delle pensioni si può ricavare solo qualche miliardo di euro all’anno. Dalla svendita degli immobili dello Stato e dei servizi pubblici locali non si ricava molto di più. Dalla liquidazione di Eni, Enel, Ferrovie, Finmeccanica, Fincantieri e quant’altro, (…) si ricaverebbe non più di qualche decina di miliardi una volta per sempre, trasferendo in mani ignote (ma potrebbero benissimo essere quelle della mafia) le leve dell’economia di un intero paese. (…) Per questo il rigore promesso dal governo potrà fare male ai molti che non se lo meritano, ma non ha grandi prospettive di successo: affrontare con queste armi il deficit pubblico, o addirittura il debito, è un’impresa votata al fallimento. O una truffa. Per questo è urgente effettuare un inventario del debito italiano, perché tutti possano capire come si è formato, chi ne ha beneficiato e chi lo detiene (anche per poter prospettare trattamenti diversi alle diverse categorie di prestatori). L’altro inganno che domina il delirio pubblico promosso dagli economisti mainstream è la “crescita”. Continua >




