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Dal Consumo Critico ai Beni Comuni
3 nov
La Val d’Illasi e l’est veronese si interrogano. La tutela del bene comune a garanzia del futuro. La nostra vita e quella delle generazioni future dipendono dal rapporto con i beni comuni indispensabili per ogni forma di vita sulla terra. Per beni comuni intendiamo i quattro elementi naturali che compongono la struttura stessa del pianeta Terra: aria, acqua, fuoco, terra. Sono beni che abbiamo preso in prestito dalle generazioni future. Sono valori e beni che appartengono a tutti: devono essere al di là delle appartenenze politiche e delle ideologie, perché interessano la vita delle persone, i loro diritti fondamentali e non devono essere condizionati dai confini geografici. È nostra responsabilità tutelarli e salvaguardarli.
Aria, acqua e salute del pianeta, i beni comuni per eccellenza, sono patrimonio dell’umanità intera. Il Gruppo Consumo Critico Val d’Illasi e il Monastero del Bene Comune di Sezano, consapevoli della grande importanza di questi beni, si fanno promotori di alcune iniziative per informare, sensibilizzare e promuovere azioni concrete nella Val d’Illasi e nell’est veronese con l’obiettivo di contribuire a tutelare il bene comune anche per le future generazioni. Proseguendo il dibattito iniziato nel mese di maggio sulla tutela dell’acqua e sulla riduzione-gestione dei rifiuti
proponiamo ora una seria riflessione sulla tutela del territorio “bene comune” minacciato dalla cementificazione. Desideriamo diffondere e coinvolgere in questa iniziativa le amministrazioni comunali, le formazioni politiche, le associazioni, parrocchie e singole persone di buona volontà che ritengono doveroso dare un loro contributo di partecipazione agli eventi. Vi invitiamo quindi a partecipare all’incontro e al dibattito che avrà luogo nella sala parrocchiale di Illasi martedì 6 novembre alle ore 20,30 relativo alla cementificazione del territorio.
Siamo certi della vostra collaborazione e invitiamo a dare ampia diffusione a questa iniziativa.
FONTE: Gruppo Consumo Critico Val d’Illasi
E’ nato il Municipio dei Beni Comuni
13 ott
Pisa, 13 ottobre – E’ nato a Pisa il Municipio dei Beni Comuni, e lo fa portando in piazza un corteo festoso e variopinto, con l’obiettivo di liberare spazi sociali per la città e di denunciare le politiche predatorie di una certa economia ed una certa politica. Obiettivo della mobilitazione un immobile di proprietà di una multinazionale da anni abbandonato, oltre 10 mila metri quadrati sui quali sorgeva l’ex Colorificio Toscano. Il Colorificio Toscano è uno dei simboli della storia industriale della città, oggi in stato di totale abbandono dopo la chiusura nel 2008 decisa dall’attuale proprietà, il gruppo J Colors. Con il licenziamento degli ultimi addetti, la multinazionale ha sancito la fine di un’esperienza che a Pisa, per quasi cento anni, ha significato una produzione d’avanguardia e lavoro per centinaia di persone. Una storia di ordinaria economia, che verrà denunciata domani 14 ottobre alle 17.30 alla Loggia dei Banchi a Pisa, con la presentazione di “Rebelpainting. Beni comuni e spazi sociali: una creazione collettiva” (Pisa: !Rebeldia edizioni, 2012 scaricabile dal link http://dl.dropbox.com/u/46991322/finale.pdf ), un libro-denuncia sulla proprietà dell’ex Colorificio Toscano, redatto a più mani, con interventi tra gli altri di Francuccio Gesualdi, Ugo Mattei, Bruno Settis, Mauro Stampacchia e Guido Viale. La mobilitazione di oggi ha visto il sostegno di molte realtà di movimento, come il Teatro Valle Occupato di Roma, il Centro sociale Leoncavallo di Milano ma anche di esponenti del mondo dell’associazionismo di livello nazionale (vedi appello allegato). Recuperare, riutilizzare e riqualificare gli immobili già esistenti, sottrarli alle speculazioni, evitare nuovo e indiscriminato consumo di suolo e da oggi, 13 ottobre, provare a ridare un futuro a un sito produttivo dissanguato da una multinazionale: sono solo alcuni dei motivi che hanno condotto il Municipio dei Beni Comuni a denunciare la situazione dell’ex Colorificio Toscano, considerandolo uno spazio sociale di cui la città si deve riappropriare, riaffermando il diritto di tutte e di tutti a incidere con la propria partecipazione sui processi reali. Segue l’Appello nazionale di sostegno al Municipio dei Beni Comuni. Continua >
Si scrive acqua, si legge democrazia!
4 ago
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Comunicato stampa: Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali. Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese. Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l’articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti. La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l’articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l’articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini. La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l’acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.Si scrive acqua, si legge democrazia! Continua >
Lavorare per il Bene Comune: far valere l’etica e il senso di responsabilità
19 lug
Cita la Costituzione Italiana “l’Italia Ripudia la guerra…”
Roma, 19 luglio 2012. Comunicato Stampa della Rete Italiana per il Disarmo – In collaborazione con “Officina dell’Economia Solidale di Pisa”. Rete Disarmo: l’etica non si svende. La coerenza della ditta pisana che ha rifiutato una commessa militare nobilita l’economia. L’economia solidale di Pisa: “Piccolo passo importante verso un’economia sostenibile”. Un’azienda del comparto fotovoltaico e termotecnico, la Morellato di Ghezzano (Pisa), nonostante la crisi economica che la attanaglia e parte dei suoi lavoratori in cassa integrazione decide di rifiutare una commessa militare offerta dalla Waas, azienda del gruppo Finmeccanica coinvolta nella produzione di armamenti, in particolare siluri. E tutto questo dopo un sofferto percorso interno ed un confronto con OdES, l’Officina dell’Economia Solidale di Pisa (associazione che cura e facilita il consolidamento del Distretto di Economia Solidale del comprensorio). Una scelta coraggiosa, che testimonia come una cooperazione virtuosa tra piccole imprese responsabili e il mondo dell’economia solidale può fare la differenza nella costruzione di una soocietà sostenibile e solidale. Per Gianni Alioti, responsabile Ufficio Internazionale Fim-Cisl, “la scelta compiuta dalla Morellato Termotecnica e della Morellato Energia ha un valore straordinario. Dimostra che l’etica e la responsabilità sociale dell’impresa non sono solo strumentali al marketing e alla politica d’immagine. In un’epoca nella quale non si esce dalla crisi globale senza ripensare l’economia”, continua Alioti, “la proprietà e i lavoratori della Morellato recuperano – per gli stessi sindacati – un approccio coerente ed efficace di politica industriale, che non si limita a discutere-decidere “come” e “dove” produrre (l’organizzazione del lavoro e la localizzazione dell’investimento), ma anche (e soprattutto) “cosa” e “per chi” produrre”. Continua >
Sempre di più: l’acqua è un diritto e non una merce
11 lug
Il 10 Maggio la Commissione Europea ha accettato l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) sull’acqua, la quale è promossa a livello europeo da EPSU (Sindacato Europeo dei Servizi Pubblici) ed è stata condivisa dalla nascente Rete Europea per l’Acqua Bene Comune e dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. L’Iniziativa dei Cittadini Europei è uno dei primissimi passi per la partecipazione dei cittadini alle politiche europee e, questa sull’acqua, è la prima che parte. Il meccanismo è semplice: si deve raccogliere un totale di un milione di firme in almeno 7 paesi europei e la Commissione Europea deve prendere in considerazione la proposta per legiferare in materia. In Italia la soglia è di 135.000, ma è giusto puntare molto più in alto. Nello specifico quello che segue è il testo sull’acqua: Acqua potabile e servizi igienico-sanitari: un diritto umano universale! L’acqua è un bene comune, non una merce! Esortiamo la Commissione europea a proporre una normativa che sancisca il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e promuova l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti. La legislazione dell’Unione europea deve imporre ai governi di garantire e fornire a tutti i cittadini sufficiente acqua potabile e servizi igienico-sanitari di base a prezzi accessibili. Chiediamo che: Continua >
Acqua: la Repubblica siamo noi!
18 mag
Ad un certo punto l’Articolo 1 della Costituzione Italiana recita: “… La Sovranità appartiene al popolo…” In questi tempi di profonda crisi, creati dal sistema sinarchico globale emerge sempre più impellente la necessità di riaffermare i valori fondanti la nostra Costituzione: la Repubblica Italiana siamo noi, il popolo. Per tale motivo i risultati del voto referendario sull’acqua vanno rispettati e se non sono rispettati, è nostro obbligo e dovere farli rispettare, in nome della democrazia, della libertà, della Sovranità, dell’equità e giustizia. Per tanto ci ritroveremo a Roma, sabato 2 Giugno 2012, Ore 15.00 P.zza della Repubblica per dire che: LA REPUBBLICA SIAMO NOI. Si tratta della Manifestazione nazionale per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un’alternativa alle politiche d’austerità del Governo e dell’Europa. Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori. Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell’istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall’altra le politiche d’austerità ridimensionano il ruolo dell’intervento pubblico per poi alimentare l’idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio. E’ in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle “esigenze dei mercati” sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro. Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari. Ma la Repubblica siamo noi. Continua >
Acqua libera da speculazione: continua l’impegno dei cittadini
31 mar
Per chiarire un po’ in cosa consiste localmente la campagna riportiamo il report della riunione che ha avuto luogo il 6 marzo scorso. Presenti più di una ventina di persone tra comitato ABC, territori (Cerro, S.Bonifacio,Valpolicella,S.Giovanni Lupatoto), associazioni (Arci, LegAmbiente,EquilibrioPrecario,Valpolicella2000), partiti (Federazione dellaSinistra, Sel, Pd, Movimento5Stelle) e cittadini che hanno sostenuto i referendum. OBIETTIVI e SITUAZIONE CAMPAGNA: la riunione è partita con la presentazione della campagna di Obbedienza Civile: come e perchè nasce, che obiettivi e quali strumenti ha. Non è una campagna di autoriduzione della bolletta ma di legalità e di rispetto della volontà popolare espressa con il risultato referendario e và inserita nel percorso e nelle proposte di ripubblicizzazione dei servizi idrici. Siamo di fronte al non rispetto del quesito referendario sulla remunerazione del capitale investito da parte dei gestori locali e il rimpallo di responsabilità da parte dell’aato veronese che chiama in causa il ministro. Facciamo notare che l’Aato di Belluno- con la pressione del comitato locale- ha però disposto il cambio di tariffa immediatamente dopo il voto. STRUMENTI della CAMPAGNA, SPORTELLI e MATERIALE. Lo strumento principale della campagna è I’istanza individuale di reclamo per il rispetto del voto referendario di opposizione alle fatture che contengono e conterranno le quote relative alla remunerazione del capitale investito. Continua >
In svendita la nostra Sicurezza e Sovranità alimentare
2 feb
COMUNICATO STAMPA CROCEVIA: Crisi finanziaria e dismissioni terreni pubblici, il senso di un inganno. In Italia il processo di concentrazione delle terre ha ripreso vigore: l’1% delle aziende controlla il 30% delle terre agricole. Circa 22.000 aziende, con una taglia superiore ai 100 ettari, si spartiscono oltre 6,5 milioni di ettari di superficie agricola, e negli ultimi 10 anni c’è un crollo del numero delle aziende con una taglia sotto i 20 ettari. L’agricoltura familiare, quella con una taglia inferiore ai 20 ettari che è il cuore dell’agricoltura italiana, viene decimata. 1 febbraio 2012. Sono i dati analizzati dall’ong CROCEVIA, da oltre 50 impegnata nella difesa dell’agricoltura contadina, che lancia il rapporto ‘Terra e agricoltura. Il caso italiano- Land grabbing: case studies in Italy’ (Scarica il Rapporto) . A partire dal Censimento agricolo del 2010 prende in esame i processi di concentrazione, controllo, integrazione, espropriazione delle terre. Sottolineando i limiti delle politiche pubbliche e l’erosione della capacità produttiva agricola. E’ di fronte a questa fotografia dell’agricoltura italiana che bisogna analizzare le norme relative alla dismissione dei terreni agricoli demaniali varate dal Governo Monti. ‘La nuova versione del pacchetto agroalimentare è migliorata rispetto a dicembre scorso, ma non affronta i nodi cruciali della crisi della agricoltura italiana’ spiega Antonio Onorati, presidente Crocevia ‘non ci sono misure contro la concentrazione e a favore delle piccole aziende, che per poter resistere e sopravvivere alla crisi devono poter allargare la superficie coltivabile. Non serve vendere la terra, bisogna facilitare l’accesso alle risorse’. Come si legge nello studio, infatti, l’accesso alla terra attraverso il mercato fondiario non solo non favorisce l’ingresso dei giovani in agricoltura ma – considerando che di fatto quasi tutta la terra agricola è vicina ad insediamenti urbani – finisce per favorire la speculazione edilizia e il radicamento nell’economia legale di capitali di origine illegale o, comunque, non d’origine agricola. Finora con le politiche agricole italiane e con la PAC europea è stata favorita l’agricoltura industriale di grande taglia intensiva in capitali, le piccole aziende familiari che hanno resistito nonostante tutto invece sono intensive in lavoro, spiega ancora Onorati, ‘A differenza di qualunque altro settore produttivo, in agricoltura la qualità dei prodotti è direttamente legata alla qualità e alla quantità del lavoro umano impiegato e solo le piccole aziende agricole hanno la capacità di proteggere e mantenere la produzione delle eccellenze Made in Italy’. Continua >
Vertice del WTO, a Ginevra la svendita dei Beni Comuni
20 dic
A Ginevra, dal 15 al 17 Dicembre i ministri al commercio dei 153 Paesi membri della Wto hanno dato vita all’Ottava Conferenza ministeriale che, dopo molti vertici falliti e oltre dieci anni di negoziati, ha visto fronteggiarsi i Paesi più ricchi che cercano di dare nuova vita all’organizzazione attraverso una nuova espansione delle liberalizzazioni, e quelli più poveri e più colpiti dalla crisi che spingono, invece, per correggere le ingiustizie evidenti del pacchetto di iniziative attualmente in discussione lanciato a Doha nel 2001, sull’onda del terrore generato degli attentati alle Torri Gemelle. Fair, nell’ambito della Campagna internazionale Our World is Not For Sale ha partecipato alle mobilitazioni di Occupy Wto e ha tenuto una conferenza stampa di fronte all’International Conference Centre Geneva che ha ospitato il verticedella quale riportiamo il testo: “La partita che giocano i Paesi sviluppati è strategica in tempi di crisi: come consentire alle proprie corporations e prodotti di appropriarsi di mercati giovani e in crescita come quelli dei servizi, dell’agricoltura, dell’industria e della manifattura dei Paesi emergenti. Ma c’è di più: i cosiddetti “negoziati del 21esimo secolo”, così li chiamano Stati Uniti e Europa pomposamente, potrebbero piombare come sciacalli sulle nuove emergenze globali e trasformare in business la crisi finanziaria, la sicurezza alimentare e I cambiamenti climatici, cominciando a trattare temi dai nuovi prodotti finanziari speculativi alle forniture pubbliche, dal trasferimento di tecnologie verdi agli aiuti alimentari d’emergenza. In una tenda posta all’esterno della sede del Vertice (L’International Conference Centre Geneva) sono state presentate le attività di Occupy Wto che sono culminate sabato 17 con una manifestazione cittadina, e hanno previsto sessioni di formazione e aggiornamento sui negoziati, oltre ad azioni dirette, per tutte le giornate della ministeriale. Continua >
La svendita dei nostri beni comuni: la terra
14 nov
COMUNICATO STAMPA del Centro Internazionale Crcevia – CIC – Vendere la terra dello Stato per creare nuove aziende agricole? UNA TRUFFA! “Ecco cosa serve oggi all’agricoltura italiana per riportare i giovani nelle campagne: normative certe per l’uso agricolo della terra non per il possesso”. Nel maxiemendamento alla legge di Stabilita, l’articolo 4 prevede la vendita dei terreni agricoli demaniali per risanare il debito pubblico. Una norma secondo l’ong CROCEVIA, da oltre 50 impegnata nella difesa dell’agricoltura contadina, che maschera dietro la facciata un’operazione per nuove speculazioni edilizie e non aiuta i giovani a creare nuove aziende agricole. Il pretesto, sollevato da molti in queste settimane, è l’enorme quantita di terreni di proprieta dello Stato, dato che in Italia molta terra appartiene a Amministrazioni, Enti Pubblici e Proprieta Collettive gestite da Comuni o Enti, per ettari SAU (superficie agricola utilizzata) che riportiamo qu di seguito: Amministrazione o Ente pubblico 269.375,50 ettari; Ente o Comune che gestisce proprieta’ collettive 445.123,65 ettari. Il totale di 714.499,15 ettari di SAU, corrispondenti a 1.955.734,71 di superficie agricola totale (SAT), sono ripartiti tra 2.600 aziende. Ma ricordiamolo subito – anche al Ministro dell’agricoltura Romano – le terre coperte da varie forme di usi civici o comunque di proprietà collettiva, per un totale di oltre 1 milione di ettari, sono inalienabili, appartengono a tutti i cittadini e comunque non appartengono ai Comuni anche se questi le amministrano. E quindi non possono essere vendute! – Continua >


