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RIO+20 I risultati di un vertice
6 lug
Rio+20 ha rappresentato un ennesima e ulteriore dimostrazione dell’incapacità da parte dei Governi nazionali di affrontare e risolvere le sfide epocali che ci troviamo ad affrontare, ma anche della scelta consapevole e voluta della politica di abdicare al proprio ruolo, lasciando spazio al privato ed alle sue dinamiche. E ha mostrato come non esistano spazi istituzionali immuni dall’invadenza del mercato e delle pressioni delle élite dominanti (Sinarchia). Parlare di fallimento di Rio+20 tout court rischia oggi di essere un errore, perché da Riocentro escono vincitori e vinti, e mentre tra questi ultimi possiamo elencare le proposte della società civile globale e la speranza di un cambiamento strutturale del sistema, tra i primi è in prima fila la businesscommunity globale. Al di fuori delle contrapposizioni manichee tra luoghi (esterno vs interno ai vertici) e tra protagonisti (noprofit vs profit), il ragionamento dovrebbe essere strategico e Davanti ad una chiara offensiva sui beni comuni che passa per diversi percorsi (dalle ministeriali Wto ai summit del G20, dalle Conferenze Onu alle politiche degli Stati nazionali o degli organismi sovranazionali come la Commissione Europea), è forse venuto il momento di sviluppare campagne omnicomprensive, che si concentrano su beni comuni intangibili (acqua, terra) capaci di articolare al loro interno ambiti particolari (la questione della terra, del lavoro alla Wto, alla Fao, nelle politiche UE, nei negoziati UNFCCC) di ampio respiro. A cominciare da una focalizzazione sul modo che ha la società civile di fare campagne di sensibilizzazione e di pressione, alle competenze specifiche capaci di fare rete al loro interno. Continua >
RIO, clima e ambiente: alla ricerca di un senso
26 giu
Appunti da Rio+20. “Si chiude la terza sessione negoziale con un testo ancora generico e comunque poco ambizioso. Il quadro rimane bene o male lo stesso: azioni volontarie e tanta speranza che succeda qualcosa, ma da leader globali che dovrebbero affrontare una crisi epocale ci si sarebbe aspettato di più. Il momento clou del summit si avvicina, intanto un report di Human Rights Now e le ultime scelte di PetroBras ci raccontano come la coerenza sia diventata dote d’altri tempi. Sul tavolo dei Capi di stato, almeno di quelli attesi oggi, spiccherà un documento finale incapace di futuro, non un impegno concreto, nemmeno una percentuale tra parentesi, ad indicare un passo avanti sostanziale verso una reale transizione. Rio+20 rischia di essere considerata l’ennesima occasione perduta per il pianeta. Ma una buona opportunità per le imprese.”
“Comunque vada sarà un successo”. E’ la sindrome di Cancun, da una delle ultime Conferenze delle Parti Onu sul clima, secondo la quale salvaguardare il processo val bene l’annacquamento dei contenuti. Uscire con un nulla di fatto sarebbe un disastro, l’ennesimo in un mondo sempre meno multilaterale, e tutti si adoperano per dimostrare che qualcosa di buono uscirà. Ed in effetti su Unep e protezione degli oceani passi in avanti ci sono, ma la crisi mondiale è ben più complessa di un documento di scarsa ambizione.”
“Decine di migliaia di persone si sono messe in marcia a Rio de Janeiro, per chiedere giustizia sociale ed ambientale. E tutto questo mentre le diplomazie del mondo, nel convention center di Riocentro, continuavano a confrontarsi su un documento senz’anima. Lo sanno bene le imprese tra cui Eni, scesa a Rio con il suo carico di green communication. Lo sanno bene i Governi del mondo, che al G20 in Messico hanno chiarito quello che a Rio si lasci nel vago. Continua >
Rio+20: il mercato non si tocca
14 giu
A fine maggio era depresso, a inizio giugno è diventato ottimista. L’andamento ambivalente delle aspettative di Ban Ki-Moon, segretario generale delle Nazioni Unite, su una riuscita quanto meno vendibile del vertice di Rio+20 testimoniano la totale discrezionalità della situazione. L’ultima versione della bozza di documento finale della Conferenza, l’oramai famoso zero-draft su cui da mesi si scervellano delegazioni di mezzo mondo, è dimagrita ad 80 pagine dalle oltre 200 dei primi di maggio. Molti passi avanti sono stati fatti a detta di diverse delegazioni, e buona parte delle parentesi quadre (e quindi i punti lasciati in sospeso) sono scomparse, ma alla chiusura dell’ultimo formal-informal meeting solo 70 dei 312 paragrafi considerati hanno trovato un sostanziale accordo. In ogni caso, la speranza di una vera e sostanziale transizione verso un modello diverso è lasciata a languire in un angolo. E i passaggi che lo dimostrano sono molti, a cominciare da quel comma dell’articolo 52 (sotto il capitolo “Green economy”) che ribadisce come, nell’ottica dello sradicamento della povertà e dello sviluppo sostenibile, si debba evitare “ogni misura che possa costituire un mezzo di discriminazione arbitraria ed ingiustificabile o un restrizione nascosta del commercio internazionale”. All’interno di un tale ragionamento ci stanno sicuramente i sussidi all’esportazione in campo agricolo, ma ci stanno anche tutta una serie di situazioni (come la denuncia alla Wto del Canada da parte del Giappone sulle sue politiche energetiche, o la minaccia di ricorrere al tribunale della Wto contro l’Argentina sulla sua politica di restrizione dell’import) che parla più di spazio politico tolto agli Stati ed ai Governi, che non di rispetto delle pari opportunità in campo commerciale. Un passaggio ripreso e sottolineato nel capitolo “Trade”, dove ad ogni pié sospinto viene sostenuta ed ampliata la filosofia della Wto che, in questo momento di stallo del negoziato commerciale internazionae, si sta applicando nella miriade di trattati bilaterali di libero scambio che si stanno ratificando in giro per il mondo. Sarà possibile fare un passo in avanti considerando intoccabile il moloch del mercato e della sua liberalizzazione? Continua >
La Giornata mondiale per l’Ambiente
5 giu
Giornata mondiale per l’Ambiente, 5 maggio 2012. Enti locali con la Campagna SBLOCCHIAMOLI per chiedere al governo la ratifica del Protocollo di Nagoya. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, la Campagna SBLOCCHIAMOLI, con gli Enti locali che hanno sottoscritto le sue richieste, chiede al Governo italiano la ratifica del Protocollo di Nagoya adottato dalla Convenzione sulla Biodiversità Biologica il 29 ottobre 2010 nell’omonima città giapponese. Il Comune di Napoli, la Provincia di Roma, la Provincia di Lecce e la Regione Marche: sono alcuni degli Enti locali che si sono impegnati a sostenere i principi della Campagna SBLOCCHIAMOLI nei propri territori e presso le istituzioni comunitarie e internazionali. “Il Protocollo di Nagoya mira a una giusta ed equa condivisione dei benefici che derivano dall’utilizzazione delle risorse genetiche – spiega Monica di Sisto, responsabile Advocacy della Campagna – un elemento fondamentale per la tutela dei beni comuni dalla mercificazione della natura”.
“La ratifica del protocollo dal parte del nostro Governo e dell’Unione Europea prima del vertice di Rio+20, che si terrà in Brasile dal 20 al 22 giugno, sarebbe un passo importante a livello internazionale per la tutela attiva della biodiversità nei confronti di un mercato ancora troppo attento a facili profitti a spese di ecosistemi e diritti delle comunità”, afferma Alberto Zoratti consulente della Campagna per i temi dell’Ambiente e della Biodiversità. La richiesta per una pronta ratifica del Protocollo di Nagoya verrà oggi inviata a:
- Corrado Clini, Ministro dell’Ambiente
- Renato Grimaldi, Direttore Generale Direzione Protezione della Natura e del Mare – MATTM del Ministero dell’Ambiente
- Paolo Soprano, Vicepresidente del Preparatory Committee di Rio+20 e funzionario del Ministero dell’Ambiente che sta seguendo il negoziato per l’Italia Continua >
Ambiente: se manca la volontà politica è impossibile scongiurare il disastro
26 mag
Risorse naturali ed energie rinnovabili disastro o opportunità?
1 mar
Il capitalismo finanziario mostra una straordinaria razionalità nell’estrarre valore da ogni cosa, non tenendo mai conto delle conseguenze che il lavoro prodotto dall’uomo ha sulla salute e il reintegro delle risorse naturali. In questo senso dimostra un’assoluta irrazionalità. Anzi, il suo comportamento irrazionale nei confronti della natura e degli ecosistemi è addirittura maggiore dell’irrazionalità delle sue politiche del lavoro e della protezione sociale. C’è una assoluta indisponibilità a fare oggetto di preoccupazione e di studio gli effetti del lavoro dell’uomo sugli ecosistemi. In tutto il mondo vige un unico criterio di valorizzazione delle risorse naturali. Abbattimento delle foreste pluviali per trarne legname a scopi industriali; scavi minerari e perforazioni in ecosistemi sensibili; industrializzazione della pesca in mari e oceani, con conseguente distruzione di sistemi tradizionali di pesca (fonte di sostentamento per le popolazioni rivierasche) e messa a rischio della sopravvivenza di molte specie ittiche; ingabbiamento di tutti i sistemi fluviali tramite dighe, modificando in modo grave l’equilibrio naturale. Senza l’apporto del sistema finanziario internazionale la vertiginosa progressione della valorizzazione (distruzione) delle risorse naturali nei paesi del terzo mondo non sarebbe possibile. Esiste una correlazione tra la crescita del PIL e del capitale azionario e la contemporanea erosione di massa vivente, attraverso il degrado ambientale e la distruzione di risorse non rinnovabili. Oltre alla distruzione delle foreste pluviali, il capitalismo finanziario sta conducendo un assalto generalizzato al sistema agro-alimentare del mondo. Come? Con la formazione di oligopoli nel mercato delle sementi, nel mercato degli alimenti di base e nel mercato della distribuzione alimentare. Con l’industrializzazione totale dell’agricoltura, tramite la contrattualizzazione degli agricoltori nominalmente indipendenti e la trasformazione industriale degli alimenti. Con l’acquisto su vasta scala di terreni agricoli per mano di corporation collegate a quelle che controllano il mercato degli alimenti di base. Continua >
Giornata mondiale per il commercio equo e solidale
3 mag
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE PER IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE La Coop. LA RONDINE presenta: “LORO AL CENTRO”. Domenica 8 maggio dalle 10.30 Cortile Mercato Vecchio e Cortile del Tribunale VERONA. La RONDINE per un commercio equo e solidale, Conta più di 2000 soci e più di 100 volontari; alla cooperativa sono collegati una cinquantina di gruppi che gestiscono bancarelle periodiche e promuovono il commercio equo e solidale nelle loro zone; è socia di Agices e del consorzio Ctm Altromercato; è parte della rete Lilliput, di Naturalmente Verona e di numerose associazioni che operano sul territorio per un’economia alternativa; aderisce al cartello veronese “Nella mia città nessuno è straniero”. All’interno della manifestazione realizzata dal Comune di Verona “L’ambiente fa scuola” ““ dal 3 all’8 maggio – settimana ecologica – Cortile Mercato Vecchio, Verona. Una settimana di attività per coinvolgere scuole e popolazione sul tema dei comportamenti orientati alla sostenibilità . Le attività della cooperativa sono: vendita dei prodotti del commercio equo e solidale; sensibilizzazione e informazione sui rapporti tra nord e sud del mondo e il commercio equo e solidale, tramite conferenze e dibattiti, incontri con i produttori, laboratori didattici presso scuole e gruppi. Qui di seguito il programma e maggiori informazioni. Continua >
La prossima Politica Agricola Comunitaria
12 apr
Quale è la posizione del Coordinamento Europeo Via Campesina e della Società Civile nei confronti con la Commissione Europea riguardo alla Politica alimentare e agricola che si propone per il dopo 2013 per l’Unione Europea? Anche l’italia è stata chiamata ad esprimersi su questa tematica, in particolare i contadini di Associazione Rurale Italiana; qui di seguito la versione italiana della “opzione mancante”, cioè di quella opzione che la Commissione non ha considerato ma che è stata fatta dal Coordinamento Europeo Via Campesina. L’opzione che manca per la Politica Agricola Comune dopo il 2013. In novembre 2010, la Commissione Europea ha presentato un documento (1) che contiene obiettivi e vari scenari per la Politica Agricola Comune per il periodo 2014-2020. Questo documento contiene tre opzioni per una futura Politica Agricola Comune ““ PAC – che sono riassunte così: 1) Aggiustamenti progressivi della PAC attuale con maggior equità nei pagamenti fra gli Stati Membri. 2) Una riforma della PAC con misure più mirate ed orientate a fare del sostegno all’agricoltura una politica più equilibrata e sostenibile, conforme agli “obiettivi Europa 2020 di una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.” 3) “Allontanarsi progressivamente da un aiuto al reddito e dalla maggior parte delle misure di mercato” e concentrare la futura PAC sugli obiettivi ambientali e di cambiamento climatico sviluppando una politica di sviluppo rurale. La Commissione Europea ha chiaramente indicato di essere a favore dell’opzione 2. Il motore principale di questa opzione è la ricerca della competitività a livello mondiale dell’agricoltura europea. Essa ha l’obiettivo di assicurare che i prezzi dei prodotti agricoli di base prodotti in Europa siano sufficientemente bassi per permettere all’industria agroalimentare ed esportatrice europea di essere competitiva sul mercato alimentare mondiale. Noi, organizzazioni firmatarie del documento che segue, non siamo a favore di nessuna delle opzioni proposte dalla Commissione. Esiste una quarta opzione ““ l’opzione che MANCA ““ che viene proposta qui di seguito. Continua >
Il lavoro della terra come via educativa: orti di pace
12 apr
“Riempire di stupore la fantasia dei ragazzi con lo spuntare di una foglia e il lento apparire di un colore sul pomodoro” (Tonino Guerra). Un tempo sono esistiti gli orti di guerra. Ora è giunto il momento di coltivare orti solo come esperienza di pace. In tante parti della terra ci sono persone che in pace coltivano la terra. Abbiamo chiamato questo progetto e questa rete Orti di Pace: una libera associazione, un movimento di persone libere, che hanno a cuore orti e giardini di interesse pubblico. La Rete Orti di Pace offre la possibilità di condividere le conoscenze sulla creazione di orti-giardini e gli sforzi per promuovere questa attività . àˆ rivolta a tutti coloro che desiderano interessarsi alla cura di un orto. Siamo partiti dagli orti didattici: un’iniziativa nata per stimolare la consapevolezza ecologica. Gli orti degli scolari sono un modo spontaneo, nella più completa libertà interiore, per fare più che per discettare, prendendo come maestra la stessa natura. Nell’orto scolastico gli studenti uniscono “teoria e pratica”, cioè il pensare e il ragionare con il progettare e il fare. In un orto impariamo i modi, i momenti adatti per seminare. Gli orti e giardini nelle scuole contribuiscono a trasformare la scuola in qualcosa di vivo di cui prenderci cura. In questi anni, usando una sola frase, possiamo dire: abbiamo lanciato i semi. Poi abbiamo riproposto la semplice esperienza degli orti, ma anche quella dei giardini: in definitiva orti come cuore dei giardini. Le cose che vogliamo e possiamo fare sono tante: orti e giardini didattici nelle scuole, orti terapeutici dove coltivare la pace interiore, orti per chiunque desideri coltivare fiori e ortaggi in uno spazio pubblico pur non possedendo terra. L’orto e il giardino in senso lato, quindi, come un luogo ideale per intrecciare tutta una serie di scambi con la natura, l’ambiente e la comunità . Come far sì che si possano creare orti e giardini? Contiamo sull’esperienza di chi lo ha fatto da sempre: i contadini, gli agricoltori, gli ortolani. Ma vogliamo continuare a coinvolgere insegnanti, dirigenti scolastici, giardinieri e paesaggisti capaci di dare una mano nella progettazione di un orto-giardino dove muovere i primi passi, emanciparsi dall’analfabetismo di chi non sa nulla di come cresce il cibo di cui ci nutriamo. Continua >
Trattamento rifiuti e uso degli inceneritori
9 apr
Documento unitario delle Associazioni/Comitati della Provincia di Verona che propongono la raccolta differenziata spinta e il trattamento dei rifiuti con impianti a freddo in alternativa
all’impiego degli inceneritori. Le Associazioni e i Comitati veronesi impegnati nella difesa della salute e nella tutela del territorio esprimono vivo compiacimento ed apprezzamento per le posizione espresse dai Sindaci di San Giovanni Lupatoto, Zevio e San Martino Buon Albergo contro l’inceneritore e a favore della raccolta differenziata e del trattamento a freddo dei rifiuti. I sindaci esprimono sul tema del trattamento dei rifiuti una richiesta largamente condivisa dalla popolazione e da tempo espressa dalle associazioni e comitati che firmano questo documento. I dati sulle emissioni degli inceneritori di Brescia come di Copenhagen (impianto di Vestforbraending) non lasciano dubbi sulla pericolosità degli impianti di incenerimento dei rifiuti, siano essi a griglia o a letto fluido. Le emissioni degli inceneritori vanno poi a sommarsi ai valori di inquinamento dell’aria, che già superano abbondantemente i limiti di legge. Tutti ormai siamo informati della reale possibilità di associare una raccolta differenziata spinta con la riduzione della produzione dei rifiuti e con il trattamento dei rifiuti a freddo, riducendo al minimo il residuo reso inerte da conferire in discarica e recuperando quasi completamente i vari elementi che compongono i rifiuti. Oltretutto creando nuove opportunità di lavoro e di impresa. Il nostro appoggio incondizionato va quindi alla proposta di inaugurare nella nostra provincia alcuni impianti basati sul trattamento meccanico biologico . Come pure vanno sostenuti e riproposti gli impianti di compostaggio dell’umido a freddo per la produzione di concimi organici, già presenti nella nostra regione a livelli di eccellenza. Continua >


