Produrre più energia o consumare di meno?
Sempre di più sta emergendo un’attenzione critica non solo verso la qualità , ma soprattutto verso la quantità assoluta dell’energia impiegata per le necessità umane. Anche nella cultura tecnica e nelle sue implicazioni sociali emerge così un principio ben noto a chi studia i viventi e il loro habitat: “in natura non esistono pasti gratuiti”. Per quanto oggi indispensabile, diventa quindi insufï¬ciente limitarsi a distinguere tra energie più sporche o più “pulite”. Diffondere inoltre l’llusione che possano davvero esistere energie pulite sembra il modo migliore per eludere il vero problema. Un esempio facile facile: le lampade a basso consumo. Derivate dalle classiche lampade fluorescenti, contengono al posto del neon, il mercurio che, surriscaldato, emette un raggio ultravioletto il quale è trasformato in luce dalla polvere fluorescente che va a ricoprire la parete interna del bulbo. La bolla dell’illuminazione a basso impatto ambientale ha spinto all’acquisto di queste lampade, facendo alzare alle stelle i fatturati delle aziende produttrici. Ancorché non economiche al pari di quelle a incandescenza, ma più accessibili dei LED esse sono diventate il mantra tramite il quale risolvere il problema dell’illuminazione. Consumano un quarto o un quinto dell’elettricità delle loro parenti spendaccione e durano dalle 6 alle 10 volte di più, ma la presenza di mercurio all’interno le rende comunque delle potenziali minacce per l’ambiente.
Secondo alcuni studi, una fuoriuscita di questa sostanza causata dalla rottura della lampadina disperde circa 5 milligrammi di mercurio (l’equivalente di una macchia di inchiostro sulla punta di una penna a sfera) provocando notevoli danni all’ecosistema circostante. A questo proposito, i ricercatori dell’Università di Stanford hanno verificato che 1 milligrammo di mercurio può arrivare a contaminare circa 4 mila litri di acqua con gravi conseguenze sul sistema delle falde acquifere, dell’irrigazione e delle acque comunali. In caso di mercurio sul pavimento per esempio è necessario procedere con cautela e: aprire le finestre della stanza, pulire con uno straccio bagnato la superficie interessata e non usare l’aspirapolvere. Soprattutto non toccare il materiale con le mani.
La normativa europea aveva previsto la progettazione di forme di raccolta in grado di venire incontro alle controindicazioni del prodotto, ma la spinta forzata all’acquisto di queste lampadine ha fatto alzare le antenne a non pochi ambientalisti. Specie in virtù del fatto che gran parte dell’informazione che doveva mettere in guardia sul contenuto delle lampadine è passata in secondo piano rispetto all’enfasi con cui si è lanciato il programma di attività legate alla nuova illuminazione eco-compatibile.
Ora, proviamo a dimostrare che nuove centrali nucleari o megaimpianti di fotovoltaico proprio non servono. Per intenderci, un’abitazione di 100 metri quadri, costruita in modo tradizionale, con buona probabilità corrisponde alla classe F e consuma 1600 litri di gas all’anno. Una casa di pari superficie di classe A consuma invece 300 litri di gas l’anno. Taglio delle emissioni di CO2, circa l’ 80%.
Secondo ENEA, solo riportando le case italiane, nelle condizioni di isolamento ottimali si potrebbero tagliare le emissioni fino al 20%. Se tenete conto che ancora la media delle case italiane lavora SOTTO la classe energetica C (C = 70 kWh/m²a), sarebbe meglio coibentare le case.
E di per sé, la “green economy” sarebbe anche questo, ma per qualche motivo stravagante si sta puntando a finanziare la generazione di energia anziché il risparmio, anche laddove le tecnologie di generazione siano meno efficaci. La verità è che c’è ‘tanto da fare nel campo del risparmio energetico che investire in improbabili forme di generazione domestica e’ semplicemente assurdo. Perche’ allora ci si sta muovendo in questa direzione?
Perchè l’economia green focalizzata alla generazione (anziché al risparmio) è, essenzialmente, un’economia dei sussidi. Il concetto, cioé, è che la green economy sta venendo trasformata in una truffa. Se di per sé stessi i concetti di base sono corretti, sono stati stravolti trasformando il settore intero in una gigantesca truffa al contribuente.
Due conti: 5 miliardi, impegnati in impianti fotovoltaici, produrranno, nell’arco di vita di questi impianti, 30 miliardi di kWh elettrici, con un ricavo senza incentivi di 3 miliardi di euro, cioè con una perdita secca di 2 miliardi di euro. Solo così si spiega come mai il kWh elettrico, che alla Borsa elettrica è quotato meno di 10 centesimi, è remunerato 48 centesimi a chi lo produce da impianti fotovoltaici.
Sorge spontanea questa domanda: ma alla Corte dei Conti c’è qualcuno che li fa i conti?
Ora, a parte il fatto che la produzione elettrica tedesca è per il 55% da carbone e per il 30% da nucleare, per cui ce ne sarebbe di strada da fare prima di pretendere di imitare la Germania, proprio il fotovoltaico tedesco è la prova provata – se mai ci fosse stato bisogno di tale prova – del fallimento di questa tecnologia. Pensate, la metà della potenza fotovoltaica mondiale è installata in Germania, ma dal fotovoltaico quel Paese ci ricava meno dello 0.5% dell’energia elettrica che consuma.
Molti miliardi per nulla è il titolo di un recente articolo ove il quotidiano Die Zeit, riportando la notizia di uno studio del Rhineland-Westphalia Institute for Economic Research di Essen, così scrive: «Le installazioni di nuovi moduli fotovoltaici nel solo anno 2009 sono costati ai consumatori oltre 10 miliardi di euro. E questo per immettere sulla rete elettrica all’incirca lo 0.3% della domanda nazionale, praticamente nulla». Quello studio ha sottolineato come 1) l’indotto industriale legato al fotovoltaico svanisce non appena si esaurisce il meccanismo degli incentivi; 2) la tecnologia non mitiga, ma aggrava, il problema della sicurezza degli approvvigionamenti, visto che il back up di questi impianti intermittenti viene assicurato da centrali a gas, cosa che ha comportato un aumento delle importazioni di gas dalla Russia.
La vera rivoluzione, quella che invece dovrebbe avvenire casa per casa, é quella del risparmio energetico in concomitanza con il cambiamento di ogni individuo, dei propri stili di vita, una vita più sobria, necessariamente. Decrescere nei consumi è una via obbligata da che il mondo ha dei limiti fisici che non possono supportare una crescita infinita.
Ma il problema è sempre lo stesso: nessuno vuole la soluzione che c’e', ma quella che non c’è e soprattutto, la maggior parte delle persone aspetta che la soluzione la trovino altri, difficilmente si pensa che “la soluzione” possiamo essere noi e il nostro agire quotidiano.
Fonte: Sito Web di Arcipelago Scec
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il aprile 10, 2011 alle 10:39 am, ed è archiviato come Blog, Consumatori, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

