La Politica Agricola Comunitaria – PAC – ci riguarda tutti: agricoltori, consumatori, amministratori locali; in gioco non c’è solo l’uso del territorio ma l’alimentazione di base delle popolazioni, la sicurezza e la Sovranità alimentare, ciò che ogni giorno compriamo al mercato, nei supermercati e che ci ritroviamo nel piatto. In Italia il dibattito sulla PAC è sostanzialmente nullo, la maggior parte delle persone non sa neanche cosa significa PAC, una Politica che destina al settore agricolo più del 40% del budget economico annuale dell’Unione Europea, soldi pagati da tutti i cittadini per produrre la nostra alimentazione, gestire i territori e i mercati agricoli. Purtroppo, la mancanza di dibattito e l’ignoranza relativa alla PAC, consentono ai poteri forti, al sistema dell’agroindustria delle multinazionali sementiere e distributrici dei prodotti agrochimici, al sistema della trasformazione e della Grande Distribuzione Organizzata, di dettare le leggi, sempre più impostate sulla competitività e sull’abbassamento degli standard qualitativi della nostra alimentazione, ma soprattutto leggi che distruggono i sistemi agricoli locali e costringono gli agricoltori europei, i contadini, a chiudere le loro aziende. Qui di seguito riportiamo il Comunicato Stampa del Movimento europeo contadino “La Via Campesina” e del sindacato di Contadini Francesi “Confédération paysanne» che riportano una breve analisi della nuova Politica Agricola Comune 2014 – 2020. Ci chiediamo: è i sindacati agricoli italiani che fanno? Cos dicono?

COMUNICATO STAMPA Bruxelles ,12 ottobre 2011. Proposte legislative PAC 2014 – 2020

Mercati senza controllo, contadini senza reddito, pagamenti ingiusti: l’unione Europea deve aprire prospettive per l’avvenire di contadini e ai giovani che desiderano diventare contadini.

Gli obiettivi di migliore legittimità sociale/ambientale dei pagamenti diretti non si ritrovano nelle proposte concrete. La mancanza di regolazione dei mercati e della produzione prepara le prossime crisi settoriali. I pagamenti nazionali rimpiazzano una vera PAC giusta, sociale e sostenibile per contadini/e e consumatori/trici.

La Commissione Europea l’aveva annunciato da novembre: malgrado l’aggravamento delle crisi globali e le sfide che l’agricoltura europea deve affrontare, non cambierà il quadro neoliberista nel quale si muove la PAC da 30 anni ( Vedi posizione ECVC del 19/11/10: http://www.eurovia.org/spip.php?article395 ). Lasciando i mercati nelle mani della speculazione, le nostre istituzioni europee dimostrano di obbedire ad interessi diversi da quelli della propria popolazione, i contadini e dei consumatori.

Se, riguardo i mercati, la proposta della Commissione non desta sorpresa, il Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC) è invece sorpreso dal il fatto che le novità annunciate riguardo la miglior ripartizione ed utilizzazione dei pagamenti diretti, non siano concretizzate con proposte strumentali credibili. Degli obiettivi lodevoli riguardanti il tetto massimo degli aiuti, la protezione dell’ambiente, il sostegno alle piccole aziende, agli agricoltori attivi, non rimangono che le parole ma amncano i fatti.

 

ECVC si impegnerà nei prossimi mesi presso il Parlamento Europeo ed il Consiglio, codecisori della riforma PAC, e presso la Commisione Europea, per modificare il contenuto di queste proposte al fine di creare un quadro coerente alla politica agricola e di garantire ai milioni di contadini europei prospettive di esistenza dignitose e sostenibili.

 

Trovate qui sotto il nostro punto di vista su alcuni punti della proposta:

 

Mercati e produzione senza regole: Le crisi settoriali agricole a ripetizione hanno mostrato che senza regolazione della produzione e dei mercati, senza strumenti per impedire eccedenze strutturali o carenze di materie prime alimentari, non si possono stabilizzare i mercati. Si tratta di una delle priorità date alla PAC dal trattato di Lisbona: tuttavia non c’è niente di questo nella proposta della Commissione che invece difende gli interessi dell’industria, delle centrali di acquisto/supermercati e degli import-exportatori.

 

Voler trattare della volatilità dei prezzi solo a valle con sistemi di assicurazione, è privatizzare la gestione dei mercati e finanziare pubblicamente le compagnie di assicurazione facendo pagare ai produttori e ai contribuenti i danni della deregolazione.

 

ECVC si oppone alla soppressione nel 2016 dei diritti di impianto della vite che farebbe concentrare ancor più la produzione. Daltronde gli Stati membri viticoli sono contrari a questa soppressione.

 

Stessa cosa riguarda le quote zucchero e quote latte che andrebbero migliorate invece che soppresse. La regolazione della produzione, in tutti i settori, è una condizione necessaria alla stabilizzazione dei mercati e a prezzi agricoli giusti e sufficientemente stabili.

 

Agricoltori attivi: bisogna destinare i pagamenti diretti agli agricoltori attivi ma la definizione proposta dalla Commissione è troppo lassista. La soglia proposta, di solo 5%, va aumentata.

 

Pagamento per ettaro: ECVC rigetta il pagamento per ettaro e sostiene il pagamento per attivo. Se l’abbandono della referenza storica è positiva, la data del 2019 è troppo lontana e diventa un dono supplementare a coloro che hanno usufruito dei pagamenti dal 1992. Il pagamento per ettaro disaccoppiato dalla produzione ha effetti perversi sul prezzo fondiario agricolo e offre una rendita ai proprietari terrieri che moto spesso non fanno gli agricoltori di professione ma gli speculatori.

 

Tetto massimo ai pagamenti: è indispensabile. Ma i massimali proposti sono troppo alti: il montante recuperato sarebbe troppo limitato ( 0,2% del totale del pagamento di base in Germania e solo 1,3% per l’UE à 27. ). È necessario abbassare queste cifre per ottenere più fondi in favore delle piccole aziende e delle regioni/settori meno favoriti.

 

Premio unico per le piccole aziende: è positivo che questo sostegno sia proposto nel 1° pilastro (quello reativo ai mercati). Ma proponendo ai piccoli coltivatori di scegliere fra una limitata somma forfettaria a saldo di ogni aiuto nel 1° pilastro ed il sistema del pagamento diretto, accade che la Commissione tratta le piccole aziende a parte invece di integrarle nello stesso sistema di tutti, cioè un sistema che può evolvere. Inoltre, ECVC attende l’attuazione di norme specifiche per la trasformazione di prodotti agricoli di piccola scala in azienda o come artigianato locale. Le norme industriali sono per l’industria e penalizzano pesantemente le piccole e medie aziende.

 

Un «inverdimento» troppo pco significatvo di fronte all’ampiezza dei problemi: ECVC sperava in progressi più significativi a favore di un’agricoltura più economa in intrans ed in energia, più sostenibile, che fissi la materia organica nei suoli e contribuisca così a diminuire il riscaldamento climatico, che blocchi lo sviluppo dell’allevamento industrializzato (suini, volatili, vacche, conigli, …) ed altri modelli troppo intensivi di produzione, come per la vite, frutta e ortaggi, ecc.

 

  1.  
    1. Diversità di colture e biodiversità: la rotazione obbligatoria che ECVC e molte altre organizzazioni avevano proposto per diminuire gli intrans e migliorare i suoli, è dimenticata, rimpiazzata da soglie troppo basse di diversità di colture. Così un’azienda potrebbe sviluppare una monocoltura sul 70% della sua superficie. Ciò è aberrante, tanto più che la riforma è prevista per 6 anni.
    2. Prati permanenti: la proibizione di eliminare i prati permanenti è positiva, ma la data di referenza scelta (1.1.2014) rischia di avviare una grande eliminazione di prati prima di questa data, che va contro l’obiettivo scelto. Inoltre questa misura non aumenta la superficie di prati permanenti, ciò di cui i nostri suoli, il clima e la biodiversità hanno bisogno adesso.

    3. Proteine vegetali: l’UE è dipendente al 75% da importazioni di proteine vegetali, il vantaggio delle colture di leguminose per la fertilità dei suoli e per il clima è da tempo riconosciuto, il Parlamento Europeo aveva chiesto l’obbligo di rotazione includente le leguminose; è scandaloso che la Commissione non integri nell’«inverdimento» questo obbligo di rotazione includente delle leguminose dove esse possono venire coltivate.

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    5. Sviluppo rurale: Se gli obietivi proposti permettono di intravvedere realizzazioni interessanti, soprattutto sui progetti collettivi, si può essere inquieti riguardo l’interpretazione e l’applicazione che ne verrà fatta nei diversi paesi e regioni. Quali saranno le entità di peso invitate a contribuire alle diagnosi ed alla programmazione regionale, come garantire l’individuazione delle reali sfide, come evitare l’accaparramento dei finanziamenti da parte dell’agricoltura industrializzata ?

    6.  

Segue il comunicato stampa dei Contadini Francesi del sindacato Confédération paysanne

Politica Agricola Comune: L’avvenire s’oscura.

 

Oggi la Commissione svela le proposte regolamentari che saranno messe in discussione nei prossimi mesi al Parlamento Europeo ed al Consiglio Europeo dei ministri e capi di Stato.

La Confédération paysanne ritiene che tali proposte annientino la volontà di integrare nella costruzione della PAC le grandi sfide alle quali l’agricoltura sarà chiamata per nutrire in modo sostenibile la popolazione europea:

Questa riforma dovrebbe essere l’opportunità di impegnare l’agricoltura europea in una mutazione verso l’agroecologia, il miglioramento della diversità e della produttività dei territori, di garantire un reddito per un maggior numero di contadini e l’accesso per tutti ad una alimentazione sana.

Siamo lontani mille leghe da tutto ciò.

Cosa rimane degl aspetti positivi della comunicazione del novembre 2010?

Il principio degli aiuti fra gli Stati fortunatamente rimane, ma il suo termine di applicazione (2029) è troppo lontano e non si accompagna ad alcuna volontà da parte dell’Unione Europea di armonizzazione sociale, fiscale, ambientale.

La sparizione delle referenze storiche è programmata ma all’orizzonte del 2019.

L’inverdimento degli aiuti proposto non è che pura facciata. Non condurrà ad alcun cambiamento di pratiche nel 95% delle aziende francesi.

Certo, il principio della degressività e del tetto massimo degli aiuti che la Confédération paysanne ha sempre sostenuto è proposta, ma ad un livello talmente elevato che solo 1,3% degli aiuti PAC sarà redistribuito: insignificante.

Il principio di attribuzione di sostegni annuali legato ai soli ettari e con qualsiasi livello dei prezzi agricoli e del numero di persone che lavorano su ogni azienda non viene rimesso in discussione. Dov’è la volontà di equità proclamata?

Il cambiamento climatico, la biodiversità, l’esaurimento delle risorse fossili che la Commissione annunciava giustamente come le maggiori sfide appena un anno fa, non sono oggetto di nessuna misura pratica.

La Commissione propone un sostegno alle piccole aziende (forfait di 500 – 1.000 € vietando ogni altro aiuto diretto). Sostegno ad aziende di autoconsumo o semi-autoconsumo di certi Stati, ma del tutto inoperanti in Frania, mentre le piccole aziende francesi hanno risultati economici spesso comparabili a quelli delle grandi aziende, ma è la disuguaglianza di trattamento rispetto agli aiuti che le indebolisce.

Oggi è confermato il punto nero: niente misure di gestione e regolazione dei mercati e liquidazione delle ultime misure di regolazione delle produzioni.

Chi può in queste condizioni credere che le crisi agricole ed alimentari non si amplieranno ancora, che i redditi dei contadini si ristabiliranno e che l’accesso all’alimentazione dei cittadini-consumatori migliorerà?

Abiamo perso il 25% di contadini in 10 anni e questa riforma, nel migliore dei casi, confermerà questa tendenza e, alla peggio, contribuirà a farli sparire ancora più velocemente.

A quando una politica europea sostenibile, giusta e sociale?

Fonte: Movimento contadino Internazionale “Via Campesina Europa”

Traduzione a cura di Associazione Rurale Italiana -  ARI