Per combattere la Sinarchia
Ci sono molti segnali, in questo momento epocale della storia dell’umanità, che indicano l’avanzare di nuovi totalitarismi sulla scia della dittatura economica neoliberista operata attraverso le borse, le banche, le agenzie di rating, le multinazionali finaziarie, le lobby delle materie prime, delle risorse energetiche ed alimentari, le strutture “private” come il Fondo Monetario Internazionale, la Benca Mondiale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio e i Governi ove politici corrotti o conniventi sono la maggioranza, al potere… Tutto questo accade in ognio angolo del pianeta e anche qui in Italia. Gli arresti per le proteste in Val Susa, sono un chiaro segnale, il preludio di un’offensiva più massiccia contro i movimenti popolari: sfondare in Val Susa sulla questione grandi opere vuol dire per lo stato mettere a segno un obbiettivo strategico ed un precedente che varrà per tutte le altre forme di opposizione sociale nelle lotte ambientali se non addirittura sociali. Figuriamoci cosa accadrebbe per quelle che potrebbero essere le forme di opposizione sociale nei confronti del sistema economico neoliberista della crescita infinita, della competitività, dell’utile privatizzato e deldebito reso pubblico. Tuto ciò sta avvenendo nel vuoto politico senza incontrare resistenza, una resistenza che i movimenti dis-organizzati non hanno saputo o voluto contrapporre, chiudendosi nel proprio particolare: esempio acqua- buttando all’aria l’occasione storica conquistata con i referendum, non convocando gli Stati Generali dei beni comuni. Dal piccolo al grande le cose non cambiano; in tanti anni, quanti tentativi sono stati fatti qui a Verona da parte della Società Civile per cercare di aggregare gli innumerevoli Comitati e Associazioni che si battono tutti per la difesa attiva del territorio, per un’altra economia, per la solidarietà ed un altro mondo possibile. Invariabilmente, tutti sono concentrati (e giustamente) sulle proprie attività, cercano di tirare “l’acqua al proprio mulino” e su ogni azione collettiva che viene proposta si crede e sembra che ci sia sempre qualcuno che “ci vuole mettere il cappello”… E allora non si fa nulla, ognuno per sé, come sempre… Una sconfitta epocale? No! Da che mondo è modo la “resistenza” non si arrende, è una questione di sopravvivenza, di ben-essere, ma serve agire di più in una unitarietà di intenti, di solidarietà di innovazioni creative. Un altro mondo è possibile!
Non aver unificato il Movimento per l’acqua (non semplicemente con un atto di solidarietà esterna) con il Movimento NOTAV, nei tempi e con i modi proposti, ha generato l’isolamento politico del Movimento NOTAV e di quello per l’acqua. L’attacco a quello NOTAV avviene ora per via giudiziaria, mentre per quello per l’acqua è bastato semplicemente non applicare il risultato referendario. Così la vittoria clamorosa del referendum è stata semplicemente buttata nel cesso per l’incapacità di analisi strategica.
La settorializzazione degli interessi (acqua, nucleare, grandi opere, rifiuti ecc) doveva servire ad esercitare una critica forte nei confronti dei singoli modelli imperanti e contribuire allo studio e all’elaborazione di proposte che, messe insieme, avrebbero dovuto configurare un progetto di cambiamento in grado di parlare alla maggioranza della popolazione, al di là non dell’ideologia ma al di là degli schieramenti dati. Invece essa ha favorito l’emersione di elìte (i “professionisti dei movimenti”), che si sono “autolegittimate” e non hanno saputo lavorare in rete.
L’infiltrazione nei movimenti ai posti di dirigenza di soggetti che quanto meno contengono le lotte per mantenere le loro misere posizioni di leaderschip e di “vantaggio”che sarebbero messe in discussione nella convergenza verso movimenti più vasti è una realtà riscontrabile in moltissimi casi.
È assolutamente necessario un coordinamento, dal livello locale a quello nazionale, una rete che emerga e faccia emergere globalmente le nostre tesi, le nostre azioni, i nostri progetti, le nostre realizzazioni concrete di lotta, in modo unitario, ma anche e soprattutto costruttivo nelle amministrazioni e nella società.
Esistono centinaia di associazioni che parlano a nome di mille /duemila persone che nemmeno si conoscono tra loro e non sanno nemmeno come la pensano gli altri iscritti. In questo modo la gente sa di aver dato la propria partecipazione e si sente impegnata, ma è solo illusione, è chiaro che senza una svolta netta e decisa verso una lotta su tutti i fronti dei Beni Comuni siamo perdenti.
Senza una politica seria, senza un governo che pensi davvero al Paese, in un momento drammatico, siamo lasciati completamente soli.
Molti applaudono al governo Monti se non altro perché soddisfa alla necessità di vedere la fine di un modo squallido di fare politica. Dopo 15 anni in cui “politica” ha significato solo raccomandati, mafiosi, intrallazzi ed escort, si tratta di un punto di vista comprensibile. La parola stessa è diventata sinonimo di pratiche talmente disgustose da non volerne più sentire parlare.
Però, un governo deve governare. E governare significa occuparsi di un Paese, e non solo dei suoi debiti, della finanza, di accontentare supinamente gli alleati e obbedire alla volontà dei diktat internazionali. Non ci sembra che questo governo stia facendo molto più del precedente, per quanto riguarda il Paese. Piuttosto sembra una confraternita di asceti dediti solo all’attuazione di un programma già scritto da qualcun altro, che attraversano il momento storico italiano conservando saldi i propri paraocchi, si occupano solo di spread. Siamo completamente soli.
Mentre “le rivolte” mettono a ferro e fuoco l’Italia intera, i governanti sono andati ad arrestare i NoTAV che per una volta se ne stavano buoni. Una presenza di spirito davvero unica.
Riportiamo qui di seguito alcuni testi relativi alla questione delle proteste a Roma contro gli arresti degli attivisti NO Tav.
“Mentre scrivo è in corso l’occupazione del Ministero dei Trasporti a Roma, da parte di studenti e lavoratori che accusano questo segmento del potere tra i maggiori responsabili dell’operazione poliziesco-giudiziaria nei confronti del movimento NO Tav. Da stamani 26 arresti e altri 15 a misure di obblighi-divieti, colpiscono i compagni/e della Val Susa, di Torino, Trento, Milano,Bologna, Pistoia,Roma , Palermo, Verona. L’iniziativa in corso è la naturale conclusione della affollatissima conferenza stampa organizzata dagli studenti c/o la Facolta’ di Scienze Politiche, dove studia e si impegna politicamente Damiano Calabrò, arrestato e condotto nel carcere di R.Coeli con le solite imputazioni “resistenza e violenza”, che si attribuiscono da sempre agli oppositori in lotta tentando di dissuaderli dal conflitto brandendo l’arma repressiva. Sempre a Roma, a Davide Massadani del Corto Circuito è stato affibbiato l’obbligo di non allentarsi da Roma; a detta degli inquirenti tutte/i gli arrestati e/o ” obbligati” , hanno preso parte alle mobilitazioni svoltesi a Chiomonte e dintorni il 24/6 e il 3 luglio 2011.
Colpire i NO Tav , è stato detto in conferenza stampa , è un disegno criminoso predisposto da tempo ed orchestrato dalla banda politico-giudiziaria – da Caselli a Fassino, da Cota all’insieme dei partiti e sindacati concertativi- che a tutti i costi vogliono la TAV, passando sopra e oltre il rifiuto del popolo Valsusino, sulla loro Sovranità (art. 1 Costituzione Italiana) anche con l’illegale e incostituzionale militarizzazione del territorio e le persecuzioni, pur di raggiungere l’insulso e dannoso scopo.
I partecipanti alla conferenza stampa, le varie articolazioni del movimento romano, si sono oltremodo pronunciati per la resistenza attiva a fianco della popolazione in lotta della Val Susa e l’utilizzo di tutti i mezzi necessari per la liberazione degli arrestati.
“Marcia su roma contro la politica ultime dal presidio… Questa notte alle 2 sono arrivate forze di polizia in assetto antisommossa, cercavano una nostra provocazione ma noi siamo cittadini e non terroristi e siamo con il nostro presidio su una propieta’ privata che loro hanno invaso con i loro mezzi e la provocazione ricercata non c’e stata. Questa mattina mentre un cittadino fotografava il presidio con tutto quello che lo circonda e’ stato identificato e minacciato che se avesse pubblicato quelle foto sarebbe stato denunciato. La tensione e’ salita ma non ci sono state reazioni da parte nostra, ad un certo punto, vista la nostra calma, si sono trovati in un vero conflitto istituzionale perche’ loro non potevano stare con i loro mezzi in una propieta’ privata: che cosa ci volevano impedire? Di stare a casa nostra? E’ arrivata la telefonata dal prefetto ai carabinieri con l’ordine di lasciare il presidio, cosa che e’ avvenuta, ma la polizia ancora restava scontrandosi con i vertici dell’arma per la decisione; alla fine anche le forze di polizia lasciavano il presidio. Mi chiedo ma quanto ci e’ costato in termini di soldi pubblici lo spiegamento di tutte queste forze, ma poi, per fare cosa? Noi siamo cittadini, brava gente… Forse sono venuti per provocarci e si aspettavano una reazione, cosi’ ci avrebbero dipinti all’opinione pubblica come i black blok pontini… Vi chiedo gentilmente di diffondere questa notizia ovumque, di far indignare il popolo perche’ si stanno calpestando i diritti di noi tutti cittadini sanciti dalla costituzione. Grazie!
“Quando leggiamo negli atti giudiziari o nelle cronache dei giornali della Val di Susa, o dei conflitti che ovunque in questo paese e in Europa segnano una resistenza che non si arrende, leggiamo in sostanza, una narrazione banale del bene e del male.
Il bene dovrebbe essere assente o assentire. Acquiescenti ed indifferenti all’arroganza della governance, di un potere autoritario che dispone delle nostre vite e di ciò che è comune senza tollerare nulla di più che la rappresentazione stucchevole e falsa di una democrazia che di fatto non avviene in nessun luogo.
Per esistere, infatti, la democrazia necessita di confronto, discussione, conflitto. Necessita in prima istanza di costruzione comune, di partecipazione, di una presenza larga e costante dei corpi, di esercizio diretto della scelta.
Quindi il male, evidentemente, è esistere altrimenti, essere differenti e non indifferenti, creare quei luoghi dove la democrazia possa avvenire.
Avocare a sé e a tutti il diritto comune di scegliere, di costruire collettivamente e comunitariamente un discorso pubblico sull’esistente e sul suo divenire.
Ritenere inaccettabile il travolgere ogni diritto ed ogni dignità, attaccare la terra ed il comune con una predazione continua e senza confini.
Difendere sé stessi e la terra dal saccheggio, rispondere con la dignità all’arroganza, con la determinazione al ricatto, con la forza alla violenza.
Buttare giù le reti, materiali o immateriali, aprire ciò che viene chiuso.
Ciò dovrebbe essere il male.
Ebbene, se ciò è male, allora noi siamo cattivi ragazzi. E, parafrasando Mae West, noi cattivi ragazzi andiamo dappertutto.
Anche in Val di Susa.
Infatti molti di noi c’erano quel 3 luglio, e ne hanno reso conto pubblicamente.
C’erano per buttare giù quelle reti illegittime.
Si sono trovati di fronte a uomini in divisa, irriconoscibili ancora una volta, che ci tiravano sassi dall’alto, sparavano lacrimogeni mirando ad altezza d’uomo, massacravano senza limiti quanti erano in loro balia.
Solo perché volevamo buttare giù delle reti, mantenere aperta una discussione pubblica che ancora è negata, avere risposte a domande semplici.
Chi ha reagito si è difeso, non ha attaccato.
È ridicolo essere dipinti, per di più entro un discorso sulla democrazia e la legalità, come pericolosi criminali da parte di una governance che recepisce entusiasta le lettere estive della BCE, che nemmeno si pone l’obiettivo di definire e costruire un benessere comune ma piuttosto di blandire la fiducia dei mercati comandati da psycopersonaggi che fanno
dell’instabilità la cifra del mondo. E che ha ignorato, o sta tentando di aggirare, il risultato di un referendum sui beni comuni vinto in modo eclatante lo scorso Giugno.
Allora noi ci sentiamo valsusini, e cattivi ragazzi.
La teoria dei buoni e dei cattivi non ci appartiene, ci appartengono le situazioni reali, la prassi della democrazia e l’amore per l’umano, l’esperienza che la democrazia si fa e non si dice, si conquista ogni giorno per tutte e per tutti e non viene concessa da nessuno.
E che ha bisogno di luoghi dove esistere direttamente e non di virtuale
rappresentazione.
Siamo a fianco di tutte e tutti notav che sono stati colpiti dagli arresti e dalle restrizioni di libertà che, senza avere nemmeno un fondamento formale, hanno la sola razionalità dell’ammonimento e dell’intimidazione.
Con loro siamo complici, solidali, sodali, banda e gang notav.
Come dice Neruda, potranno forse tentare di tagliare i fiori ma nessuno può fermare la primavera.
Ma, comunque, giù le mani dai fiori! Soprattutto, dai fiori del male!
Siamo tutti No Tav! Zeno libero! Liberi Tutti!
Gli amici di zeno. Facciamo sentire la nostra vicinanza a Zeno con lettere e telegrammi:
Zeno Rocca, Carcere Circondariale, Via Due Palazzi, 35100 – Padova
Il dissenso è un diritto, la democrazia non si arresta: Appello per l’immediata scarcerazione dei No Tav
3 / 2 / 2012
Giovedì 26 Gennaio sono state emesse dal gip di Torino 41 misure cautelari che rispondono ai fatti avvenuti il 27 giugno e il 3 luglio scorso in Val di Susa. Due giornate importanti, in cui il movimento No-TAV si è espresso attraverso la partecipazione di oltre 70.000 persone, decise nel richiedere la sospensione dei lavori per la linea ferroviaria Torino-Lione, il treno ad alta velocità.
Fin dai primi anni Novanta i cittadini della Val di Susa si sono battuti contro il saccheggio e la devastazione del loro territorio e in difesa dei beni comuni e della democrazia. Negli anni questa lotta ha contagiato il resto d’Italia. Sette mesi fa, migliaia di persone hanno inondatola la Valle, solidali con questa battaglia ormai più che decennale.
A fronte di ciò, 25 sono stati gli arresti e 16 gli obblighi di dimora.
Misure cautelari preventive e ingiustificabili, insistiamo nel dirlo, si sono inaspettatamente abbattute su militanti, giovani e studenti che da tutta Italia in quei giorni erano presenti in Val di Susa.
Le misure cautelari “non erano obbligatorie e, dunque, la loro emissione è stata una scelta discrezionale. Di più, i reati contestati consentono, in astratto e con il bilanciamento di aggravanti e attenuanti, la sospensione condizionale della pena o l’accesso immediato a misure alternative al carcere”. Queste sono le puntuali parole del magistrato Livio Pepino, oggi in pensione ma in passato membro del Consiglio Superiore della Magistratura, consigliere di Cassazione e sostituto procuratore generale a Torino, apparse in un articolo uscito sul Manifesto il 29 gennaio.
Nello stesso articolo, l’operazione della procura di Torino viene descritta come “una tappa della trasformazione dell’intervento giudiziario da mezzo di accertamento e di perseguimento di responsabilità individuali (per definizione diversificate) a strumento per garantire l’ordine pubblico”.
E un altro elemento, conferma Pepino, risulta incongruo: “Per valutare i fatti è necessario collocarli nel contesto in cui avvengono. E invece, nell’ordinanza, il contesto scompare”.
Decontestualizzare le due giornate e rileggerle alla luce di violenze individuali e ingiustificate, è un errore quanto mai grave, ancor più se intenzionalmente agita dalla magistratura.
A Roma due ragazzi hanno subito le misure cautelari:
Damiano è rinchiuso da giovedì 26 nel Carcere di Regina Coeli, quello stesso carcere sovraffollato, che ospita due volte il numero di detenuti consentito per una struttura di quelle dimensioni; lo stesso carcere le cui condizioni vengono periodicamente denunciate come insopportabili e inadeguate. Damiano è uno studente della Sapienza da anni impegnato nei movimenti in difesa dell’università pubblica e nei laboratori politici che contribuiscono a costruire il desiderio di un mondo diverso. Davide è un giovane attivista impegnato nelle lotte per il diritto all’abitare che da giovedì sconta l’obbligo di dimora.
“Tanto basta – scrive ancora Livio Pepino – per segnalare che la questione riguarda direttamente il rapporto tra conflitto sociale e giurisdizione e non solo – come si cerca di accreditare – alcune frange isolate ed estremiste”.
Ci rispecchiamo, infine, nelle parole di Ugo Mattei, scritte a seguito della notizia riguardante gli arresti: “la retata – sostiene Mattei – è volta a criminalizzare e intimorire non certo il solo movimento No Tav, che subisce questa sorte da vent’anni, ma proprio quel dissenso, quella solidarietà, quella cittadinanza attiva, che lega in una sola lotta per i beni comuni le tantissime vertenze aperte sul territorio da chi rifiuta la logica dello stato di eccezione. Pratiche autoritarie che ci fanno piombare in un’emergenza democratica ancor più preoccupante ogni volta che la magistratura tiene bordone all’esecutivo”.
Chiediamo dunque a tutti coloro che animano il mondo della cultura e dello spettacolo, ai docenti universitari che in questi anni hanno assistito complici alle lotte in difesa della formazione pubblica, a cittadine e cittadini, di unirsi alla nostra indignazione e alla nostra rabbia, esprimendo solidarietà e sottoscrivendo questo appello per la scarcerazione immediata di tutti gli arrestati.
Primi firmatari:
Sabina Guzzanti (attrice e regista), Elio Germano (attore), Valerio Mastandrea (attore), Nanni Balestrini (poeta), Roberto Andò (regista), Ugo Mattei (giurista e docente universitario), Augusto Illuminati (docente universitario), Paolo Virno (docente universitario), Giacomo Marramao (docente universitario), Donatella Di Cesare (docente universitaria), Luca Mascini Militant A (rapper e scrittore), Francesco Raparelli (Centro studi per l’Alternativa comune), Luca Casarini (attivista), Emanuele Giordana (giornalista), Gabriele Polo (giornalista), Guido Viale (economista), Chantal Jacquet (docente universitaria), Luca Nivarra (docente universitario), Sergio Bianchi (editore), Ilaria Bussoni (editore), Roberto Musacchio (associazione AltraMente), Vittorio Morfino (docente universitario), Marco Bascetta (giornalista e editore), Federica Giardini (ricercatrice universitaria), Andrea Alzetta (consigliere comunale), Pietro Rinaldi (consigliere comunale), Marco Cacciola (attore e regista), Martina Marocchi (attrice), Irene Vecchio (attrice), Camilla Ciminelli (ricercatrice universitaria), Daniela Borgia (producer Fox Italy), Manuela Cherubini (regista), Daniela Nicolò e Enrico Casagrande (Motus), Emma Albarello (ass. culturale Zona rischio), Alessandro Pandolfi (docente universitario), Walter Buonanno (cantante), Fabio Frosini (ricercatore universitario), Alessandro Guerra (ricercatore universitario), Chiara Giorgi (docente universitaria), Elisabetta Grande (giurista e docente universitaria)
Altre adesioni (al 3.02 h 21): Massimo Torelli (Rete@Sinistra), Emanuele Rossi (consigliere comunale), Ressella Marchini (architetto), Antonello Sotgia (architetto), Mattia Pellegrini (curatore d’arte contemporanea), Federico Di Traglia (ricercatore precario, geologo), Barbara Romagnoli (giornalista), Mino Massimei (circolo Arci Artena), Rosa Mordenti (giornalista), Lorenzo Caiazza (ricercatore), Daniela Novelli (Genova), Stefano Crabu (dottorando di ricerca), Luigi De Santis (rete sostenibile sabatino-tolfetana), Tiziano Cardosi (comitato No Tunnel-tav Firenze), Emanuele Clarizio (dottorando), Valentina Vacca, Roberto Paci Dalò, Chiara Giunti (Rete@Sinistra), Michele Cangiani (docente universitario), Andrea Botti (Empoli), Domenico Lo Vasto
Per aderire e firmare: rifo78@yahoo.it
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il febbraio 4, 2012 alle 10:58 am, ed è archiviato come Blog, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


