Nuve parole per un nuovo mondo 1: ri-abitare
Dopo la positiva esperienza su questo sito delle pubblicazioni “Dal denaro al donare” iniziamo una nuova serie di pubblicazioni dal titolo “Nuove parole per un nuovo mondo”.
Si parla tanto di progetto di vita, cittadinanza attiva, partecipazione, saper essere ecc., al riguardo, le organizzazioni del terzo settore hanno maturato conoscenze, esperienze e valori che vanno dalle tematiche ambientali a quelle culturali (a partire dal “saper pensare”), dalle abilità di base del volontario (saper comunicare, relazionarsi e prendersi cura) alle competenze della cittadinanza economica (cooperazione e consumo critico); ci sembra quindi importante condividere questo patrimonio culturale con tutti per proporre un punto di vista, quello della società solidale. Il lavoro che seguirà si divide in aree tematiche (Abitare, Prendersi cura,”¦) e parole chiave riferite agli argomenti individuati (autocostruzione, apprendimento cooperativo”¦); non vogliamo fare un saggio approfondito sui fenomeni considerati ma solamente fornire dei “mattoni” (elementi maturati da movimenti, associazioni ed esperienze di vita significative) che possano servire a costruire dei percorsi di formazione e autoformazione. Abbiamo cercato di privilegiare la scelta di termini significativi che si riferiscono a pratiche/ esperienze ed a valori/idee al fine di approfondire gli aspetti etici legati agli stili di vita: il rapporto col territorio, il senso dell’apprendimento, le modalità di relazionarsi, il prendersi cura e l’agire “solidale” con l’altro, la promozione delle pratiche cooperative e del consumo etico sul piano economico, un’introduzione alla giustizia riparativa che privilegia la regolazione sociale del conflitto, il progetto di liberare il tempo di vita e la maggior parte delle relazioni umane riducendo la dipendenza dal denaro, sul significato della nostra vita a partire dalla conoscenza di sé. Le pubblicazioni che seguiranno sono tratte da un lavoro collettivo coordinato da Bruno Miorali del Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano.
RI-ABITARE
“VERSO NUOVE MODALITA’ DI VITA”
Il territorio, lo spazio che ci circonda, il suo uso, il suo affollamento, da alcuni decenni ha cominciato ad rinviarci un segnale di “congestione” di saturazione, di limitatezza; intere generazioni hanno ormai condiviso la coscienza che il territorio, gli spazi, l’ambiente, le risorse, sono limitati, scarsi, inquinati con l’aggravante della distribuzione ineguale. La concentrazione degli uomini in alcune aree del globo in quanto più fruibili ed infrastrutturate, a fronte di molte altre aree inutilizzabili o decentrate, ha posto in evidenza il paradosso della condizione di scarsità del territorio pur in presenza di grandi regioni disabitate. Lo squilibrio regionale e la disponibilità differenziale delle risorse ha creato diseguaglianze sociali e spinto processi di emigrazione a scala mondiale che hanno rimescolato popolazioni ed interessi sociali. Tuttavia, proprio l’esplosione delle megalopoli e delle “congestioni” infrastrutturali, abitative, ambientali, hanno messo all’ordine del giorno la necessità di ripensare il modello dello “sviluppo” ed introdotto la strategia basata su scelte “sostenibili” sia nei confronti del territorio che dell’organizzazione socio-economica. Il bioregionalismo, la diversità , la conservazione, la bioarchitettura, diventano concetti, culture, approcci che segnano sempre più l’agire delle collettività radicando la convinzione che per affrontare i problemi di oggi e quelli che lasceremo alle prossime generazioni occorre praticare strumenti e metodi nella nostra vita quotidiana come l’autocostruzione delle abitazioni, la casa passiva integrata dalla produzione di energie da risorse rinnovabili, il cohousing solidale. Il ripensamento culturale e politico basato sulla strategia della sostenibilità e della cooperazione trovava applicazione anche nella dimensione delle relazioni sociali e della vita collettiva attraverso la sperimentazione dei “nuovi municipi”, improntati sulla partecipazione attiva dei cittadini, l’organizzazione dei “villaggi solidali”, gli ecovillagi ed altre forme di organizzazione maggiormente “sostenibili”. L’avvento delle reti di comunicazione e di internet hanno accelerato anche la formazione nella società di nuove aggregazioni e connessioni sociali che incidono in modo nuovo nella diffusione della conoscenza, nella partecipazione ai problemi del territorio e nello scambio delle esperienze. I prossimi anni vedranno questi concetti e queste modalità di gestire il territorio sempre più presenti e integrate nella vita sociale anche se molti saranno gli ostacoli e le pressioni per limitarne l’introduzione. Ogni persona, a seconda del suo contesto, verrà chiamato a scegliere quale ruolo vorrà svolgere di fronte a queste nuove modalità di vita. (Di Giancarlo Leoni, docente del Politecnico di Milano)
BIOREGIONALISMO: (Giuseppe Moretti) àˆ la possibilità di rinnovare la nostra cittadinanza nella Terra, attraverso uno stile di vita che tenga conto della necessità e del diritto per tutti: umani e non-umani, di vivere una vita dignitosa e significativa. La terra è un organismo vivente organizzato in bioregioni. Le bioregioni sono le regioni naturali della terra, luoghi definiti per continuità di flora e di fauna o per interezza fluviale, grandi a sufficienza da sostenere un’ampia e complessa comunità di esseri viventi. L’uomo è parte integrante di tutto questo ma non il suo signore e padrone. L’idea bioregionale è l’occasione di re-impostare il nostro ruolo sulla terra in termini di rispetto, reciprocità e uguaglianza, nei confronti del Tutto.
Gradualismo (“Le regioni della natura” Kirkpatrick Sale)
La società bioregionale non tende al brusco cambiamento, alle novità improvvise, ma piuttosto è a favore della stabilità e di una lenta evoluzione, non è per la catastrofe ma per il gradualismo. La novità deve essere accolta più con sospetto che con applausi, come avviene ai nostri tempi; ed in effetti i cambiamenti causano sempre più problemi di quanti possano risolverne. La continua introduzione di nuovi stili e < mode > relativi ai beni di consumo di ogni genere, di nuovi spettacoli e nuovi programmi e nuovi < personaggi >, di nuove espressioni culturali e artistiche a ogni stagione, può andar bene ad una società dove qualcosa come 13000 prodotti vengono ficcati nei supermercati e nei negozi ogni anno; ma una situazione del genere è ovviamente sconcertante, destabilizzante ed indesiderabile in un sistema in cui le forme dei rapporti sociali, della cultura e della sensibilità si sono formate lentamente lungo gli anni. L’innovazione ha certamente un suo valore, ma solo in quanto risposta a delle necessità vere e non in quanto reazione capricciosa al bisogno di novità .
Realismo
Le persone devono essere accettate così come sono lasciando che si comportino nei modi più diversi a seconda dei diversi habitat, non c’è bisogno o motivo di riplasmarli in base a qualche disegno fantasioso e impossibile”¦ Arrivare a conoscere la propria regione, a capirne gli imperativi ecologici, ad apprezzare certi principi base”¦(K. Sale)
Armonia
Un ecosistema riuscito esige che “le parti debbono cooperare l’una con l’altra e comportarsi in modo da soddisfare le esigenze del sistema nel quale si trovano, e quindi contribuire alla sua stabilità e sopravvivenza, ed è in questo processo che le relazioni con le altre componenti del loro ambiente si rivelano stabili e armoniose con l’insieme” (Edward Goldsmith). La tendenza all’aiuto reciproco è stata essenziale per il successo delle comunità di ominidi fin da 3 milioni di anni fa. Questo genere di cooperazione è diventato un istinto innato e si esprime nei caratteri della collaborazione,del lavoro di gruppo, della solidarietà e della federazione (K. Sale).
Diversità (Maurizio Parodi)
Si incoraggia il riconoscimento delle “diversità ” e del suo valore ecologico, estetico che si manifesta (come biodiversità ) nei sistemi naturali (un bosco, un lago..), ma anche nei sistemi sociali, così come nelle idee e nei valori: in un mondo globalizzato, le differenze appaiono tanto più evidenti, proprio nel momento in cui se ne rischia la scomparsa in livellanti uniformità , con l’imposizione del “modello” economicamente più forte: il “modello unico”.
Conservare (N.d.R.) i parchi non sono sufficienti per la tutela della biodiversità né per mantenere i processi di piante e animali. Occorre allora cercare di mantenere e creare canali che colleghino fra loro le aree protette in modo da offrire una via d’uscita alle piante ed agli animali destinati a rifugiarsi nelle aree protette. Per la realizzazione di un canale serve individuare e salvaguardare il reticolo ecologico che collega le aree a maggiore naturalità , formato da siepi, boschetti, stagni e corsi d’acqua; è lungo questi canali che si spostano piante ed animali.
BIOARCHITETTURA: (da Wikipedia)
Si definisce Bioarchitettura l’insieme delle discipline che attuano e presuppongono un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema antropico-ambientale. In una visione caratterizzata dalla più ampia interdisciplinarità e da un utilizzo razionale e sostenibile delle risorse, la bioarchitettura tende alla conciliazione ed integrazione delle attività e dei comportamenti umani con le preesistenze ambientali ed i fenomeni naturali, al fine di realizzare un miglioramento della qualità della vita attuale e futura”¦
La bioarchitettura, pratica architettonica rispettosa dei principi della sostenibilità , ha l’obiettivo di instaurare un rapporto equilibrato tra l’ambiente ed il costruito, soddisfacendo i bisogni delle attuali generazioni senza compromettere, con il consumo indiscriminato delle risorse, quello delle generazioni future”¦
La casa passiva (da alternativasostenibile.it)
“..La casa sfrutta al massimo le fonti naturali di energia come, ad esempio, il calore passivo derivante dagli elettrodomestici in funzione, dagli occupanti e dai raggi del sole che penetrano attraverso le grandi finestre disposte a sud. A supporto di queste fonti spontanee, un impianto fotovoltaico da 10 kW per la produzione di energia elettrica e pannelli solari per l’acqua calda sanitaria.
Un sistema grazie al quale l’abitazione ha addirittura un bilancio negativo nella generazione di anidride carbonica, trattenendo una maggiore quantità di CO2 rispetto a quella prodotta. Un impianto geotermico verticale aiuta la pompa di calore a riscaldare la casa nei mesi invernali, raffrescando l’abitazione a costo zero (freecooling) nel periodo estivo. Energie rinnovabili, ma non solo. L’altra parola d’ordine della casa passiva di Fagnano Olona è “confort abitativo”. I solai, appoggiati su dissipatori acustici, evitano la propagazione di rumore da calpestio. Inoltre, tutti gli impianti elettrici e termici convergono in un unico locale tecnico situato nel piano interrato accanto al garage e alla taverna. Gli interventi di manutenzione diventano così una pratica rapida e agevole. I consumi della casa passiva di Fagnano Olona sono quantificabili in 0,8 – 1 litri di gasolio al mq a fronte dei circa 7 – 10 litri al mq di una casa tradizionale…” di Tommaso Tautonico
Autocostruzione (da Wikipedia, l’enciclopedia libera) Vai a: Navigazione, cerca
Con il termine autocostruzione nel campo dell’architettura si indicano le strategie per sostituire con operatori dilettanti le imprese che, in una struttura produttiva evoluta, si occupano normalmente della realizzazione dell’edificio per conto dei suoi futuri utenti.Le motivazioni sulle quali si basa la pratica dell’autocostruzione sono piuttosto variegate; gli utenti infatti possono autocostruire abitazioni individuali o edifici di uso collettivo per una vasta gamma di ragioni tra le quali:
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dotarsi di una abitazione a un prezzo molto contenuto;
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creare un ambiente abitativo adatto a particolari esigenze dell’individuo e della sua famiglia;
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elaborare uno stile architettonico e di vita più personale;
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vivere in una casa che non ci si potrebbe permettere di acquisire sul mercato convenzionale;
- motivazioni etiche incentrate sulla ricerca dell’autonomia e sulla volontà di uscire dal sistema commerciale e, a volte, sulla riappropriazione di tecniche tradizionali. Autocostruttori con queste motivazioni tenderanno ad utilizzare tecnologie semplici e facilmente reperibili in loco;
- motivazioni etiche che possono riguardare l’ecologia, il rispetto della natura o l’attenzione al riciclo e al riuso di materiali. Autocostruttori con questo tipo di motivazioni saranno presumibilmente disponibili all’utilizzo di tecnologie avanzate e/o sperimentali.
Cohousing (da Wikipedia, l’enciclopedia libera.)
Il termine cohousing è utilizzato per definire degli insediamenti abitativi composti da abitazioni private corredate da ampi spazi (coperti e scoperti) destinati all’uso comune e alla condivisione tra i cohousers. Tra i servizi di uso comune vi possono essere ampie cucine, spazi per gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra, piscina, internet-cafè, biblioteca e altro. Di solito un progetto di cohousing comprende dalle 20 alle 40 famiglie che convivono come una comunità di vicinato (vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo collettivo ottenendo in questo modo risparmi economici e benefici di natura ecologica e sociale. Il cohousing nacque in Danimarca verso la fine degli anni sessanta, da allora vi è stata una progressiva diffusione negli Stati Uniti e nel resto dell’Europa. Il cohousing si sta affermando come strategia di sostenibilità : se da un lato, infatti, la progettazione partecipata e la condivisione di spazi, attrezzature e risorse agevola la socializzazione e la mutualità tra gli individui, dall’altro questa pratica, unitamente ad altri “approcci” quali ad esempio la costituzione di gruppi d’acquisto solidale, il car-sharing o la localizzazione di diversi servizi, favoriscono il risparmio energetico e diminuiscono l’impatto ambientale di queste comunità .
Condominio solidale* (da “Associazione Comunità e Famiglia”)
La nascita di un Condominio avviene per due diversi processi di aggregazione: dall’alto e dal basso. Dall’alto, perché è l’Associazione Comunità e Famiglia a identificare le aree dismesse in cui può sorgere un altro Condominio, ad acquistare l’area (o a farsela affidare in comodato) e ad assegnare poi le abitazioni alle singole famiglie. Dal basso, perché ogni Condominio nasce in base a un patto di mutuo soccorso che unisce un gruppo di famiglie intorno a un progetto comune. Il patto non presuppone un’assoluta identità di vedute; al contrario, nasce proprio per rispettare la diversità dei punti di vista. E’ ovvio che il messaggio cristiano è fortemente presente nella vita della comunità ed è alla radice di molte scelte personali e familiari, ma la laicità del Condominio è proprio ciò che gli consente di essere quanto più possibile aperto verso l’esterno. Vivere insieme non vuol dire rinunciare alla privacy. Ecco perché nel patto di un Condominio può addirittura esserci scritto: “Farò di tutto per non farti sentire i miei occhi addosso”. E, al tempo stesso, nel contratto possono essere indicati momenti di vita associata. La stessa storia di ogni comunità – come la storia di ogni persona di questo mondo – non è priva di errori, di sentieri percorsi per un tratto, abbandonati e ripresi. Il patto tra le famiglie prevede la condivisione di un modello economico molto semplice nei principi ma, almeno se paragonato ai meccanismi della nostra società , molto impegnativo, nella prassi quotidiana. Ne costituiscono i pilastri la sobrietà e l’autosufficienza.
La sobrietà * è il rifiuto dei beni non necessari e quindi del lavoro forsennato per ottenerli. Questo atteggiamento promuove il tempo libero, non inteso come ulteriore momento di consumo, ma come tempo liberato dalle. necessità materiali per soddisfare invece le più stringenti necessità spirituali. Sobrietà vuol dire anche un’attenzione volta al recupero di tutto ciò che è recuperabile o riciclabile e, più ampiamente, un rispetto per l’ambiente, visto non come una cassaforte di materie prime, ma come un organismo vivente.
L’autosufficienza* nasce dal rifiuto dell’assistenzialismo (per le persone “accolte” nel Condominio, del resto, nessuno – privati o istituzioni – paga alcuna retta) ed è un po’ il banco di prova per verificare se il meccanismo funziona oppure no. E chiaro che il funzionamento deve,essere assicurato da tutti i componenti del Condominio. Ognuno di essi deve fare qualcosa e deve dare qualcosa alla comunità , ovviamente secondo le proprie possibilità . Molti lavorano all’interno delle diverse attività del Condominio (soprattutto quelle relative allo sgombero di aziende, magazzini e appartamenti, da sempre, attività primaria dei Condomini Solidali). Altri invece, svolgono un “normale” lavoro esterno. Tutti i soldi guadagnati da tutti finiscono però nella cassa comune. E tutti, ogni mese, hanno diritto a un assegno in bianco, che ognuno compila in base alle proprie necessità . E’ chiaro che una famiglia giovane e numerosa ha bisogno di una cifra diversa rispetto a un nucleo più anziano. Nessuno, però, controlla nessuno, né può sapere quale cifra si è assegnata ciascuna famiglia. Finora non ci sono mai stati problemi. Se a molti questa potrà sembrare un’utopia, è però un’utopia che funziona.
NUOVO MUNICIPIO:
Da “Federalismo e neomunicipalismo” (Alberto Magnaghi)
Il progetto di federalismo municipale solidale affonda le radici in uno scontro nei tempi
lunghi della civilizzazioni europee e mediterranee fra sovranità municipale federata in reti
sovralocali e centralizzazione statuale: dai conflitti per l’autonomia delle colonie greche e
città madre (metropolis), alla federazione delle lucumonie etrusche, al municipio romano
interprete della respublica e dei concetti di civitas e di sovranità popolare, ai Comuni medievali e alle loro leghe, al conflitto nella rivoluzione francese fra costituzione municipale e partecipata e centralistica statuale, fino allo scontro dopo l’unità d’Italia fra modelli federativi e modelli centralistici. Il federalismo municipale contemporaneo poggia nuovamente, a partire dalla crisi dello stato-nazione, sul concetto di estensione della sovranità del municipio come espressione della sovranità popolare: in una ricerca capillare, che vive nella diffusione dei processi partecipativi, del superamento del ruolo subalterno di “amministrazione locale” (di servizi) cui lo stato moderno di modello inglese centralista ha ridotto la municipalità ; e come espressione di nuove forme di autogoverno contro i poteri forti ademocratici della globalizzazione economica. Il rilancio dell’autogoverno municipale e delle sue reti federative, richiede una riappropriazione di sovranità su funzioni che sono oggi sempre più allontanate e sottratte al controllo dei cittadini: il governo dei beni comuni affidato alla privatizzazione e mercificazione dei beni stessi, decisioni economiche sul destino di singoli territori sempre più concentrate nei grandi gruppi finanziari nel mercato globale; monopoli dell’informazione e cosi via.
Il superamento di ruoli puramente amministrativi del comune, che amministra scelte decise altrove, richiede la capacità del municipio di intervenire sull’ economia del proprio territorio valorizzandone le energie che possono creare “valore aggiunto territoriale”; mettendone cioè in valore i giacimenti patrimoniali identitari, ambientali, territoriali, energetici, culturali, produttivi artistici, attraverso un processo partecipato di autoriconoscimento della comunità locale nei suoi caratteri complessi e dinamici”¦
Villaggio solidale (da “Sfida nel sociale” maggio 2010)
Il Villaggio Barona ospita appartamenti affittati a prezzi agevolati per andare incontro chi si trova in difficoltà . Al suo interno operano attivamente quattro comunità destinate al sostegno di ragazze madri e anziani e all’assistenza e cura di malati di Aids e di individui con disagio fisico e psichico. C’e inoltre un pensionato per studenti, mentre diversi spazi sono destinati ad attività “sociali”. Si trovano laboratori dove si apprende un mestiere, spazi per divertimento, negozi gestiti da persone esterne che pagano un regolare affitto. Tra questi vi è una sartoria dove sarte professioniste insegnano il mestiere a ragazze madri le quali a fine progetto avranno in gestione il negozio con la possibilità di avviare autonomamente una attività commerciale e un negozio per la vendita di biciclette dove ad essere coinvolti sono, invece, ragazzi con problemi di droga e piccoli reati alle spalle”¦Il villaggio non vuole essere una semplice struttura assistenzialista: così ognuno, per porteci vivere, e quindi per usufruire dei vantaggi che vengono offerti, deve fare qualcosa di concreto per gli altri; disciplina sociale di mutuo aiuto: “¦per quanto prescritto dall’articolo c.5 punto 2 del Modello di Gestione, il conduttore (l’abitante del villaggio) dovrà : prestare servizio volontario o professionale nei servizi socio-assistenziali, che dovrà essere certificata al soggetto dallo stesso gestore del servizio socio assistenziale.
Ecovillaggio (da wikipedia) L’ecovillaggio è un tipo di comunità basata esplicitamente sulla sostenibilità ambientale. I principi di questo tipo di comunità secondo l’ecologo ed agronomo australiano David Holmgren (che ne è uno dei maggiori teorici) sono i seguenti:
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adesione volontaria dei partecipanti e condivisione dei principi fondanti;
- nuclei abitativi progettati per ridurre al minimo l’impatto ambientale;
- uso di energie rinnovabili;
- autosufficienza alimentare basata su permacultura o altre forme di agricoltura biologica.
Le realtà degli ecovillaggi intendono dar vita a nuove forme di convivenza, tali da rispondere all’attuale disgregazione del tessuto familiare, culturale e sociale della condizione postmoderna e globalizzata. L’ecovillaggio costituisce un laboratorio di ricerca e sperimentazione verso stili di vita alternativi all’attuale modello socio-economico. A differenza della «comunità », di dimensioni più ridotte, l’ecovillaggio tende al massimo dell’autosufficienza, in modo da soddisfare il più possibile al suo interno ogni esigenza dei suoi membri (lavoro, svago, espressione di sé, educazione, bisogni affettivi”¦). In questo senso, l’ecovillaggio si presta a costituirsi come un modello sostenibile, sul piano economico, sociale ed ecologico (uso di energie rinnovabili e tecnologie appropriate, difesa dell’ambiente e dell’economia locale…).
Le Città di Transizione, (Transition Towns, da Wikipedia ) rappresentano un movimento fondato in Irlanda a Kinsale e in Inghilterra a Totnes dall’ambientalista Rob Hopkins negli anni 2005 e 2006. L’obiettivo del progetto è di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio (declino dei combustibili fossili). Il movimento è attualmente in rapida crescita e conta comunità affiliate in molte parti del mondo. Il concetto di Transizione matura dal lavoro fatto da Rob Hopkins (esperto di permacultura) assieme agli studenti del Kinsale Further Education College, culminato in un saggio dal titolo “Piano di Decrescita Energetica”. Questo tratta di approcci multidisciplinari e creativi riguardo a produzione di energia, salute, educazione, economia e agricoltura, sotto forma di “road map” verso un futuro sostenibile per la Città ”¦
Mobilità sostenibile
La mobilità sostenibile è un sistema di mobilità urbana in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre l’inquinamento e le esternalità negative, quali le emissioni di gas serra, lo smog, l’inquinamento acustico, la congestione del traffico urbano e l’incidentalità . (trasporto pubblico locale, piste ciclabili, car sharing, corsie preferenziali, pedaggi…)
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il aprile 8, 2011 alle 8:36 am, ed è archiviato come Blog, Consumatori, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


