Lo sviluppo di network alimentari localizzati e sostenibili è ampiamente riconosciuto come un processo di innovazione del sistema agro-alimentare. Tra questi le iniziative promosse dai consumatori appaiono di particolare interesse per il potenziale che mostrano nel dar vita a nuovi approcci e nuove pratiche attorno al cibo e per il ruolo trasformativo che esse assumono nel favorire più ampi processi di cambiamento sociale nei sistemi alimentari. L’analisi dei diversi aspetti e meccanismi coinvolti in questo processo di mobilizzazione offre l’opportunità di meglio comprendere i processi che sottostanno all’adozione di stili di consumo sostenibili, le opportunità che ne derivano ma anche le nuove sfide che essi pongono nella sfera pubblica. Il lavoro che segue si propone di dare un contributo in tale direzione attraverso l’analisi di alcune esperienze che si stanno diffondendo in Italia, in particolare quella dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e delle iniziative da essi promosse in stretta relazione con i produttori e altri attori, ispirate a principi di solidarietà e sostenibilità. Gli elementi su cui si basa l’acquisto collettivo sono: La relazione “tra pari”, la relazioni produttori-consumatori, le relazioni interorganizzative. Per quanto riguarda la relazione “tra pari” tipica dei Gruppi di Acquisto, essa porta ad un apprendimento tecnico ed organizzativo con ri-acquisizione di conoscenze e abilità pratiche riguardo al cibo, alla gestione degli aspetti pratici del modello di approvvigionamento. Con ciò si esplica anche un apprendimento cognitivo che conduce ad un rafforzamento dell’identità e allo sviluppo e rafforzamento di principi condivisi; a ciò si aggiunge la possibilità di redifinizione dei bisogni, la risoluzione condivisa a dilemmi etici e la possibilità di dare un nuovo senso all’efficacia dell’azione individuale e il rafforzamento del senso di responsabilità e solidalrietà. Nell’apprendimento teorico ci si approccia in modo forte ad uno sviluppo del capitale sociale e comunitario (senso di comunità, etica collettiva, crescita di cittadinanza); oltre a ciò si può avere uno sviluppo del senso critico e della consapevolezza politica applicata ad altri ambiti.

 

 

Nella relazioni produttori-consumatori, si acquisiscono conoscenze sui processi produttivi, sulla gestione dei modelli pratici di approvvigionamento e si affrontano le soluzioni dei problemi con co-definizione degli aspetti specifici. Nell’apprendimento cognitivo di questo ambito si acquisiscono conoscenze sulla stagionalità dei prodotti, la biodiversità, le problematiche dell’attività produttiva con sviluppo di un maggiore senso di solidarietà, resposabilità e rafforzamento dei principi etici (es. un giusto prezzo per il lavoro del contadino). Nell’apprendimento teorico è possibile sviluppare maggiori conoscenze e consapevolezza relativamente alle problematiche legate alla produzione di cibo, alla sua sostenibilità, alle relazioni rurale-urbano e all’importante ruolo di multifunzionalità dell’agricoltura.

Nelle relazioni interorganizzative, si ha primariamente lo sviluppo di altre forme di cittadinanza alimentare o di consumo etico e spesso la collaborazione con altre realtà, iniziative e progetti. L’allargamento delle conoscenze contribuisce ad aumentare la consapevolezza, il rafforzamento dei principi etici (solidarietà, responsabilità…) e la capacità di avere una visione d’insieme e di sistema. Molto spesso da tutto ciò scaturisce un maggiore impegno civico, consapevolezza politica e adesione ad altre forme di mobilitazione sociale, sul territorio o a scala più ampia.

Laboratori di transizione

L’iniziativa dei GAS si configura come un’esperienza di innovazione sociale in cui, partendo da bisogni individuali condivisi (sulla base di problemi / opportunità percepiti), sono state cercate soluzioni attraverso lo sviluppo di nuovi atteggiamenti e pratiche sociali. In questa ricerca i bisogni e la capacità di attivazione dei cittadini-consumatori e dei produttori trovano una comune espressione.
Come abbiamo detto, partendo dall’approccio al cibo, questo processo di cambiamento di mentalità e pratiche può diffondersi anche ad altri aspetti dello stile di vita, contribuendo ad un ulteriore sviluppo di senso critico e creando il terreno per la crescita di cittadinanza e consapevolezza politica. In questa prospettiva, i GAS e le altre esperienze ispirate a principi di solidarietà promosse dai consumatori stanno rappresentando laboratori importanti per lo sviluppo del ruolo della società civile.
I GAS appaiono in grado di contribuire anche ad un più ampio cambiamento culturale. Attraverso la loro azione e la loro crescente capacità di aprirsi a nuove forme di impegno, essi stimolano l’opinione pubblica su tematiche cruciali. Questo processo è ben testimoniato dal crescente interesse mostrato dai media e da parte del mondo politico verso le tematiche del cibo e le implicazioni etiche connesse alla sua produzione-distribuzione, spesso proprio su sollecitazione del diverso approccio adottato in queste esperienze.
Nella stessa prospettiva, essi rappresentano anche laboratori di cambiamento istituzionale. Di fatto, avendo iniziato a sperimentare sistemi socio-tecnici alternativi, essi stanno ora iniziando a porre nuove questioni nelle relazioni con le istituzioni pubbliche e a livello di agenda politica. Questo riguardo sia alle aree su cui intervenire (es. il concetto di qualità del cibo e quello del suo prezzo, gli assetti spaziali dei sistemi di produzione-consumo e le loro implicazioni sociali e ambientali, il modello di agricoltura da sostenere, la gestione della terra, il tipo di conoscenza da porre alla base di produzione e consumo, ecc.), sia ai modi attraverso i quali intervenire (es. quale sistema normativo e quale sistema per definirlo, quale sistema per la creazione di conoscenza, quale supporto pubblico in una prospettiva di transizione verso sistemi più sostenibili, che tipo di integrazione tra le varie politiche coinvolte, ecc.).

Quali indicazioni da questa nicchia di innovazione?

Queste iniziative di costruzione dal basso di un nuovo sistema socio-tecnico esprimono chiaramente un bisogno di modelli di produzione-consumo alternativi. Come anche emerge la capacità e la volontà di una parte della società civile di assumere un ruolo autonomo e pro-attivo nel ridefinire tali modelli, secondo un processo che va ben al di là della crescita di consapevolezza individuale e dell’esercizio della libertà di scelta (impliciti nel concetto di consumo critico).
In una logica di “democrazia alimentare”, secondo la quale i cittadini hanno il diritto e la responsabilità di partecipare alla definizione delle regole della produzione e del consumo di cibo (Lang, 1999; Welsh, MacRae, 1998; Hassanein, 2003), questa è un’indicazione importante da tenere in considerazione.
L’esperienza dei GAS, nella loro volontà di rimodellare le pratiche di consumo e più in generale i modelli di organizzazione sociale ed economica secondo principi etici, mette anche in evidenza quali siano gli obiettivi di riferimento in questa riappropriazione di autonomia e potere. Queste iniziative rappresentano di fatto la realizzazione concreta a livello micro di un più ampio movimento di pensiero che spinge per una moralizzazione delle pratiche e dei sistemi economici.
Allo stesso tempo, questa esperienza mostra anche chiaramente la complessità dei processi coinvolti nell’attivazione di percorsi innovativi. Il reale potenziale trasformativo di questa esperienza sta nel processo di ricostruzione sociale dei codici culturali e normativi, in grado di supportare la definizione di nuove priorità per i comportamenti individuali e da porre alla base della messa a punto di nuove soluzioni tecniche e organizzative per tradurre in pratica il nuovo atteggiamento mentale. Alla base di processi di cambiamento che possono avere un impatto sostanziale sui processi economici, c’è dunque in primo luogo un processo di cambiamento culturale, basato su processi di co-apprendimento.
Nella prospettiva più generale della transizione, accanto a tale cambiamento emerge tuttavia anche l’importanza del superamento delle barriere di natura tecnologica, normativa, istituzionale e politica. Tutto questo sposta nuovamente la questione della realizzazione di modelli di produzione-consumo sostenibili nella sfera pubblica, dove realizzare i più ampi cambiamenti che si rendono necessari, portando quindi anche a riconsiderare la relazione tra responsabilità privata e responsabilità pubblica (Jacobsen e Delsrud, 2007).
Queste esperienze di innovazione sociale stanno mostrando la direzione verso cui andare, al fine di integrare le istanze etiche e le altre istanze che provengono dal basso all’interno di una modalità alternativa di governance dei modelli alimentari.
Questo, come abbiamo detto, sia relativamente ai “nodi” da risolvere che ai modi per farlo. A questo riguardo, le evidenze empiriche mostrano quanto sia importante portare avanti un lavoro di confronto efficace su specifici aspetti, in grado di recepire realmente il bisogno di cambiamento. Altrettanto evidente appare quanto poco utili siano le attuali forme di intervento, ancora in gran parte espressione di un approccio politico tradizionale di tipo top-down, settoriale e incapace di una visione integrata (es. i vari tentativi di definire uno specifico quadro normativo per i GAS o l’economia solidale, senza agire sulle condizioni che ne favorirebbero lo sviluppo; la frequente interpretazione riduttiva dei bisogni espressi dai consumatori dei GAS). Sempre in una logica di democrazia alimentare, questo fa sorgere la questione di come consentire a queste istanze di cambiamento di emergere e trovare risposta.
Come abbiamo visto, la società civile si sta organizzando, tra nuove forme di cittadinanza alimentare e di azione politica. Come integrare questa capacità di mobilitazione in una governance efficace? Coerentemente con la crescita di questa esperienza, questi movimenti sembrano in cerca di modi per esprimere le loro posizioni nell’area pubblica. E l’interesse con cui essi sono presi in considerazione nella sfera politica e pubblica sembra mostrare la presenza di condizioni favorevoli in tale direzione. La creazione di un contesto istituzionale appropriato richiede tuttavia ben altro sforzo. Emerge, al riguardo, quanto le classiche forme di rappresentanza dei cittadini-consumatori siano inadeguate rispetto al nuovo ruolo sociale che essi possono e vogliono giocare, così come, dall’altra parte, ci sia un bisogno crescente di superare lo stesso concetto di rappresentanza, alla ricerca di strumenti istituzionali innovativi per garantire la partecipazione e l’espressione del ruolo politico dei diversi stakeholder.
Tutto questo ha evidenti implicazioni sull’agenda di ricerca e di azione politica, confermando la necessità di definire adeguate strategie e di adottare appropriati strumenti per cogliere e valorizzare questo potenziale trasformativo.

Note

(1) Il presente lavoro riprende alcuni contenuti del paper presentato dagli autori al XXIV ESRS Congress, tenutosi a Chania (Creta) nell’Agosto 2011, all’interno del WG 27 – New Forms of Citizen-Consumer Engagement in Food Networks: Diversity, Mechanisms and Perspectives.
(2) I GAS, i cui membri operano su base volontaria, si auto-organizzano per stringere relazioni con gli agricoltori e gestire ordini e distribuzione. Gli agricoltori sono selezionati sulla base della loro adesione a principi di etica ambientale e sociale e, per quanto possibile, della distanza loro appartenenza al contesto locale. Nella maggior parte dei casi si tratta di gruppi informali e questo rende difficile la quantificazione del loro numero. Sul sito creato dalla rete di coordinamento nazionale (www.retegas.org), nel Settembre 2011 erano registrati all’incirca 800 Gruppi, tuttavia lo stesso coordinamento stima il loro numero molto più alto, più del doppio. Il primo GAS è comparso nel 1994, ma la vera esplosione di questa realtà è avvenuta nella seconda metà degli anni 2000. In aggiunta alla forte crescita del numero dei Gruppi, c’è anche una tendenza a crescere in dimensioni, con Gruppi che superano il centinaio di membri.
(3) Per un approfondimento sullo studio dei network alimentari alternativi (AFN) attraverso l’approccio delle teorie della transizione, particolarmente efficace nell’analizzare la loro capacità di sviluppare percorsi di innovazione, si vedano: Wiskerke e Van der Ploeg, 2004; Seyfang e Smith, 2006; Brunori et al. 2009).

Riferimenti bibliografici

  • Brunori, G., Rossi A., Guidi F. (2007), In-depth review on alternative food marketing strategies. Case study: Solidarity-Based Purchasing Groups., National report in IN-SIGHT EU Project FP6, WP3, www.insightproject.net
  • Brunori G., Knickel K., Rand S., Proost J., (2009), “Towards a better conceptual framework for innovation processes in agriculture and rural development: from linear models to systemic approaches”, The Journal of Agricultural Education and Extension, n. 15, pp. 131-145

  • Brunori G., Rossi A., Malandrin V. (2011a), “Co-producing Transition: Innovation Processes in Farms Adhering to Solidarity-based Purchase Groups (GAS) in Tuscany, Italy.”, International Journal of Sociology of Agriculture and Food, n. 18 (1), pp. 28-53

  • Brunori G., Rossi A., Guidi F. (2011b) “On the new social relations around and beyond food. Analysing consumers’ role and action in Gruppi di Acquisto Solidale (Solidarity Purchasing Groups).”, Sociologia Ruralis

  • Hassanein N. (2003), “Practising food democracy: a pragmatic politics of transformation.”, Journal of Rural Studies, n.19 (1), pp. 77-86

  • Jacobsen E., Delsrud A. (2007), “Will consumer save the world? The framing of Political Consumerism.”, Journal of Agriculture and Environmental Ethics, n. 20 (5), pp. 469-482

  • Lang T. (1999), “Food policy for the 21st century”, In Koc M., MacRae R., Mougeot L.J.A., Welsh J., (a cura di) For Hunger-proof Cities: Sustainable Urban Food Systems., International Development Research Centre, Ottawa, pp. 216–224.Melucci A. (1982), L’invenzione del presente., Il Mulino, Bologna
  • Rossi A., Brunori G. (2010), “Drivers of transformation in the agro-food system. GAS as co-production of Alternative Food Networks.” In Darnhofer I., Grötzer M. (a cura di) Building sustainable rural futures. The added value of systems approaches in times of change and uncertainty. Atti del 9° European IFSA Symposium, 4-7 Luglio 2010, Vienna, Universität für Bodenkultur, Vienna, pp. 1913-1931, [link]
  • Sassatelli R. (2004), “The political morality of food: discourses, contestation and alternative consumption.”, in Harvey M., McMeekin A., Warde A. (a cura di) Qualities of food, Manchester University Press, Manchester, pp.176-191

  • Seyfang, G., Smith A. (2006), Community action: A neglected site of innovation for sustainable development?, CSERGE Working Paper, EDM 06-10, pp.1-5

  • Welsh J., MacRae R. (1998), “Food citizenship and community food security.”, Canadian Journal of Development Studies, n. 19, pp. 237–255

  • Wiskerke J.S.C., Van der Ploeg J.D. (2004), Seeds of transition: essays on novelty production, niches and regimes in agriculture., Royal Van Gorcum, Assen

Fonte: autori delll’articolo “Le pratiche di consumo alimentare come fattori di cambiamento. Il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale.” di  Rossi Adanella, Brunori Gianluca. Agriregionieuropa, Anno 7, n. 27, 2011.http://www.agriregionieuropa.it/“.

 

Segue un interessante articolo sui primi risultati della ricerca sui Gruppi di Acquisto Solidale di Roma, a cui la Rete di Economia Solidale locale sta collaborando, assieme ad alcuni ricercatori dell’Università (Università di Napoli e di Pescara). A breve sarà implementato anche il sito web che si andrà ad aggiungere alla mappatura di Altermaps sull’economia solidale a Roma e Provincia.

Il consumo sostenibile nella visione dei Gruppi di Acquisto Solidale di Roma

Maria Fonte, Mariella Eboli, Ornella Wanda Maietta, Brunella Pinto, Cristina Salvioni

 

Introduzione

In questo articolo presentiamo i risultati preliminari di una ricerca sulle filiere alimentari alternative e in particolare sui Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) nella città di Roma (1). Abbiamo considerato i GAS come nicchie di innovazione capaci di suggerire soluzioni efficaci ai problemi di insostenibilità dei sistemi agro-industriali dominanti.
I GAS sono un movimento di consumatori critici che guidano le loro scelte di consumo con principi di solidarietà e rispetto dell’ambiente. La ricerca, basata su analisi di dati, documenti e interviste in profondità, si propone di ricostruire la storia, illustrare le caratteristiche socio-demografiche degli aderenti ai GAS e soprattutto indagare sulla loro visione del consumo sostenibile utilizzando come strumento di analisi le cinque dimensioni che secondo Seyfang (2009) lo caratterizzano: comprare locale, ridurre l’impatto ambientale, costruire solidarietà e comunità, agire in modo collettivo, creare nuove infrastrutture.

I GAS a Roma

Sin dai primi anni ’90 si registra in Italia un’esplosione di iniziative tendenti a ricostruire un legame diretto tra produttori e consumatori.
Secondo il rapporto Coldiretti Agri2000 (2010), nel 2009 sono 63.600 le imprese agricole che praticano la vendita diretta, con un aumento del 64% dal 2001. Sul sito dei Mercati di Campagna Amica sono indicati 830 mercati degli agricoltori o dei contadini aderenti all’iniziativa Mercati di Campagna Amica. Nel sito della rete nazionale dei GAS (www.retegas.org) sono registrati più di 800 GAS. Nell’indagine Censis 2010, il 41% delle famiglie intervistate dichiara di comprare con regolarità dal produttore (il 15% ogni settimana, il 26% una volta al mese). E’ in questo contesto che nascono e si sviluppano i primi Gruppi di Acquisto Solidale in Italia. Si tratta di gruppi di ‘famiglie’ che si aggregano per acquistare insieme prodotti (non solo alimentari) da produttori selezionati in accordo con alcuni principi fondamentali, quali il rispetto dell’ambiente, delle persone e la solidarietà. In ciascun gruppo, i coordinatori, o meglio ‘referenti’, organizzano l’approvvigionamento di una determinate categoria di prodotti (verdure, frutta, latticini, carne bovina, ecc.) selezionando uno o più produttori da cui approvvigionarsi. Nel caso delle produzioni agricole e alimentari si selezionano di preferenza produttori biologici e locali. L’informazione sui produttori è raccolta tramite contatti personali, ricerca sul territorio, informazioni dalla rete GAS. Il sistema di ordini è gestito tramite Internet.
I prodotti sono poi consegnati, nei giorni e nelle ore stabilite, presso un luogo convenuto, che può essere la sede di un’associazione, una bottega del commercio equo e solidale, ma anche una piazza pubblica o un negozio privato. Gruppi della stessa città o
regione si connettono in networks, con lo scopo di scambiarsi informazioni, fare ordini congiunti nel caso di prodotti regionali che vengano da luoghi più distanti, promuovere insieme iniziative sociali o semplicemente per condividere idee ed esperienze. Generalmente i GAS si riuniscono in un’assemblea mensile, mentre assemblee regionali e nazionali hanno una cadenza annuale (Tavolo per la rete italiana di economia solidale, 2010). Il primo GAS in Italia nasce nel 1994, a Fidenza, in collegamento con l’esperienza dei ‘Bilanci di Giustizia’ promossi da Don Gianni Fazzini, che si proponeva di modificare la struttura del consumo familiare secondo criteri di rispetto dell’ambiente e delle persone (Rebughini, 2008). La solidarietà è messa al centro del comportamento di acquisto degli aderenti ai GAS.
I primi GAS a Roma nascono agli inizi del 2000, ispirati dall’esperienza dei GAS del Nord Italia. Sul sito della rete nazionale dei GAS sono iscritti 58 GAS attivi nella provincia di Roma (ottobre 2011), di cui 41 nel comune di Roma. Da varie fonti e dalle informazioni raccolte tramite le nostre interviste siamo arrivati per ora ad un elenco di 90 GAS attivi a Roma. Di questi ne abbiamo intervistati 21.
Ciascun GAS raccoglie un numero variabile di ‘nuclei’ o ‘famiglie’ aderenti, da un minimo di cinque a oltre duecento, con una distribuzione molto dispersa tra le varie classi dimensionali (Tabella 1). Dal punto di vista anagrafico, del livello di istruzione e occupazionale, invece, i nuclei aderenti sono abbastanza omogenei: sono prevalentemente famiglie con figli, con genitori di età compresa tra i 35 e i 50 anni.
Ci sono anche non coniugati (per esempio, studenti che coabitano) e pensionati, che però rappresentano una minoranza nei diversi GAS. Il livello di istruzione è medio-alto e, per quel che riguarda l’occupazione, troviamo soprattutto impiegati del
settore pubblico (scuola, università, ospedali, poste), liberi professionisti (medici, archeologi, psicologi, giornalisti ), ma anche artigiani, giornalai, studenti e precari di varie fasce di età. Nonostante sia possibile caratterizzare la maggioranza degli aderenti ai GAS come classe media, tuttavia questo non significa che non si avvertano problemi di budget familiare. Tra le motivazioni che spingono ad aderire ai GAS c’è diffuso il bisogno di garantirsi l’accesso a cibi sani a prezzi accessibili, cosa che è sempre più difficile, specialmente per una classe media in via di proletarizzazione e precarizzazione.

 

Totale GAS intervistati 21 costituiti da circa 300 persone

 

Il contesto in cui nascono i GAS a Roma

GAS: cetri sociali: 4; CES: 3; Esperienze Scout: 1

GASP: Gruppi di acquisto Solidale e popolare: 3

GASF: gruppi di acquisto Solidale Familiare: 1

GA(S): Associazioni culturali e ambientali: 2; Partiti: 1

GA(LL): Luoghi di Lavoro: 2

 

 

A fronte di una relativa omogeneità socio-anagrafica, i GAS differiscono tra loro per il contesto in cui sono nati: alcuni si sono sviluppati a partire dalle attività e dalle iniziative promosse all’interno dei Centri sociali; altri hanno un’origine nell’esperienza Scout di alcuni promotori; i GAS che alla S di solidale aggiungono la P di Popolare (GASP) sono stati ispirati dalle iniziative contro il carovita promosse da Rifondazione Comunista, anche se funzionano ormai in modo completamente autonomo da ogni ingerenza di partito. I GAS promossi dalle ACLI si autodefiniscono GASF: Solidali e Familiari, dal momento che pongono l’accento sui problemi delle famiglie; altri ancora funzionano come un ‘servizio’ presso associazioni culturali, sportive, sedi di partito o ancora presso luoghi di lavoro. Il contesto di origine si riflette poi nelle modalità di organizzazione interna. Nei GAS e nei GASP si insiste molto sulla partecipazione alla vita organizzativa del gruppo (ordini, consegne, organizzazione delle riunioni, ecc.) come forma di democrazia orizzontale; nel GASF che abbiamo intervistato, invece, la partecipazione è vissuta più come condivisione di problemi ed esperienze tra le famiglie aderenti. Nei GAS che operano sui luoghi di lavoro o presso alcune sedi di partiti o di associazioni sportive e culturali, l’organizzazione è generalmente più verticistica e si cercano soluzioni meno complesse all’approvvigionamento di prodotti.
Un dato importante riguarda la spesa annuale dei GAS. Dal momento che gli ordini e i pagamenti avvengono generalmente via Internet, ogni GAS conosce l’ammontare di spesa annuale effettuata dai suoi componenti. la ricerca ha avuto accesso ai dati sulla spesa del 2010 di 9 dei 21 GAS intervistati (Tabella 3). Generalizzando, dai dati raccolti potremmo stimare la spesa dei 90 GAS a noi noti a Roma in una cifra compresa tra i tre e i quattro milioni di Euro

Spesa annuale di 11 GAS a Roma (2010) : totale 336.412, 00 euro

Obiettivi e motivazioni: centralità del cibo e consumo critico

 

Nonostante le differenze interne al mondo dei GAS romani, essi hanno un obiettivo principale in comune: l’accesso agli alimenti biologici ad un prezzo equo. Questo significa che 1) tutti hanno interesse ad approvvigionarsi di alimenti biologici, considerati più sani e di migliore qualità degli alimenti convenzionali; 2) essi reputano che gli alimenti biologici nei negozi specializzati o nei supermercati non sono accessibili, né ai redditi bassi, né a quelli medi.
L’organizzazione di un GAS è quindi, nelle intenzioni dei promotori, una risposta sia all’organizzazione industriale della produzione di alimenti che non garantisce cibi sani, sia al sistema di distribuzione degli alimenti biologici che, per i prezzi troppo elevati, non garantisce un accesso equo.
Il concetto di sostenibilità implicito in questo obiettivo incorpora non solo una preoccupazione per la conservazione delle risorse naturali, ma anche un concetto di equa distribuzione delle risorse. A partire dal cibo, il consumo critico permette non solo di teorizzare, ma di praticare il cambiamento. Gli aderenti più attivi e consapevoli dei GAS (quelli che noi abbiamo intervistato sicuramente rientrano in questa categoria) hanno chiaro in mente che cambiare il modello di consumo è un primo passo per cambiare il modello di produzione, ma anche la società e le relazioni sociali. Ciò non esclude la presenza nel movimento dei GAS di diverse visioni su come procedere verso il cambiamento e sul ruolo in questo processo.

Le cinque dimensioni della sostenibilità nella visione dei GAS romani

Comprare biologico, comprare locale, costruire solidarietà e comunità

Delle cinque dimensioni considerate da Seyfang (2009), le prime tre (comprare locale, ridurre l’impatto ambientale comprando prodotti biologici, costruire solidarietà e comunità), che definiscono secondo noi la caratterizzazione ambientale e sociale della sostenibilità, sono strettamente interrelate. La sostenibilità ambientale è perseguita comprando cibi biologici e locali (riduzione di CO2). L’acquisto di prodotti locali e le relazioni dirette con il produttore permettono di costruire fiducia, solidarietà e ‘comunità’ a livello territoriale. Nella scelta dei produttori, le imprese piccole sono preferite, perché con loro è possibile una relazione di scambio simmetrica (l’acquisto dei GAS non è importante per un’impresa grande). Quindi la preferenza dei piccoli produttori è strettamente legata alla dimensione di solidarietà e comunità.

Agire in modo collettivo

Coordinarsi per fare insieme gli acquisti in un GAS rende possibile (dà il potere di…) ripartire tra più persone con diverse competenze le tante scelte che riguardano le varietà, i metodi di produzione, le tecniche di trasformazione, la provenienza e, più in generale, la qualità degli alimenti e, quindi, permette di prendere decisioni efficaci sull’approvvigionamento di cibo (e di altri prodotti). L’azione collettiva non si limita comunque all’acquisto in comune; riguarda anche la partecipazione alla vita organizzativa del GAS, la costruzione di reti tra i diversi GAS a livello regionale e nazionale; la promozione di iniziative sociali o politiche sul territorio, che riguardano, ad esempio, la mobilità sostenibile, il benessere degli animali o il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Ci sono ovviamente anche delle visioni critiche, che mettono in risalto la difficoltà della partecipazione nella vita dei GAS, in particolare la difficoltà di costruire reti di coordinamento tra i GAS, che permettano di avere un impatto sulla realtà più adeguato alle potenzialità da loro espresse.

Costruire nuove infrastrutture

La stessa nascita del GAS può essere vista come funzionale alla costruzione di nuove infrastrutture che rendano possibile l’accesso agli alimenti biologici e locali (in risposta alla difficoltà di accesso a cibi sani e di qualità), contribuendo allo stesso tempo anche alla costruzione di relazioni sociali e di solidarietà (GAS121 e GAS101). Diverse indicazioni derivano dalla soluzione logistica inventata dai GAS: innanzitutto la necessità di accorciare la filiera, eliminando le intermediazioni. In secondo luogo, l’esigenza di intendere lo scambio dei prodotti come un flusso di merci che non distrugge, ma consolida il flusso delle relazioni sociali, tra consumatori e tra questi e i produttori. L’esigenza di costruire un legame diretto, di fiducia con il produttore, come abbiamo visto prima, spinge a scegliere produttori locali e piccoli. La stabilità del rapporto con i produttori – un legame consolidato, di fiducia – è quello che contraddistingue il rapporto produttore-consumatore nei GAS, rispetto ad altre forme di filiera corta, come ad esempio i mercati degli agricoltori, nei quali i legami con i consumatori sono di solito più saltuari. I GAS tendono a costruire rapporti stabili di ‘co-produzione’ con i fornitori, collocando questa forma di economia tra i co-sumers, secondo la classificazione di Schermer (2011), in cui i consumatori cooperano strettamente con i produttori, pur non essendo coinvolti direttamente nella produzione.
E’ parere comune dei nostri intervistati, tuttavia, che la logistica rappresenta il punto di maggior debolezza nell’organizzazione dei GAS. I GAS generalmente si appoggiano a strutture già esistenti (Centri sociali, botteghe del Commercio Equo e Solidale, sedi di associazioni o di partito), ma le consegne avvengono anche in piazze o piazzali pubblici. Soprattutto in questi ultimi casi, si avverte un senso di precarietà, che rende difficile consolidare le relazioni e costruire insieme iniziative sociali con impatto territoriale. E’ soprattutto in questo campo che si riterrebbe opportuno un intervento delle istituzioni locali, finora troppo distratte di fronte alle potenzialità di questo movimento. La sfida sta nel rendere più efficiente la logistica (il flusso delle merci) senza tuttavia indebolire la rete delle relazioni sociali costruite attorno allo scambio dei prodotti.

Conclusioni

E’ evidente dalle interviste fin qui considerate che il movimento dei GAS romani esprime una esigenza di accesso a cibi sani e di qualità, ma anche di costruzione di relazioni sociali e produttive nuove. Il consumo sostenibile è inteso non come l’acquisto di prodotti a minor impatto ambientale, ma, secondo la visione più radicale descritta da Seyfang (2006 e 2009), come una modalità diversa di governare l’economia alimentare, che permetta di ristabilire un equilibrio e un’armonia tra i valori economici, sociali e ambientali. Grande assente in questo progetto è sicuramente l’istituzione locale, che viceversa potrebbe trovare nel movimento dei GAS una leva potente per indirizzare in modo radicale le economie territoriali verso la sostenibilità.

 

Note

(1) Quest’articolo riporta i primi risultati di un progetto finanziato dal MIUR, nell’ambito dei PRIN 2008, dal titolo Agricoltura locale e consumo sostenibile nelle reti alimentari alternative, coordinatore scientifico Anna Maria Vitale, Università della Calabria, protocollo 2008LY7BJJ_004. L’unità di ricerca è costituita da Maria Fonte (responsabile scientifico), Mariella Eboli, Ornella Wanda Maietta, Cristina Salvioni; Brunella Pinto è collaboratrice di ricerca. L’articolo riprende alcuni contenuti del lavoro presentato dagli autori al XXIV ESRS Congress, tenutosi a Chania (Creta) nell’Agosto 2011, all’interno del WG 27 – New Forms of Citizen-Consumer Engagement in Food Networks: Diversity, Mechanisms and Perspectives.

 

Riferimenti bibliografici

 

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Censis – Coldiretti (2010), Primo Rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani. Sintesi dei principali risultati. Roma, [link]

Rebughini P. (2008), Costruire nuovi spazi di consumo: I Gruppi di Acquisto e il sogno della trasparenza, in Leonini L., Sassatelli R. (a cura di), Il consumo critico, Roma-Bari, Editori Laterza

Schermer M. (2011), Consumer Engagement in the Food Chain: of Pro-sumers, Co-sumers and no-sumers, Lavoro presentato al XXIV Congresso della Società Europea di Sociologia Rurale, Chania, Creta, 22-25 agosto

Seyfang G. (2009), The New Economics of Sustainable Consumption. Seeds of change, Palgrave Macmillan

Tavolo per la rete italiana di economia solidale (2010), Il capitale delle relazioni, Milano, Altraeconomia.

Fonte: lista res – rete di economie solidali