Lo SCEC e Naturalmente Verona

Il responsabile di Arcipelago SCEC del veneto e il responsabile dell'ASCOM di Caorle all'incontro con gli esercenti
Ripensando a tutto il lavoro di promozione su Verona che in questi anni ha sortito poche adesioni e mai uno spazio sui quotidiani e media locali, viene da chiedersi: era troppo presto per promuovere lo SCEC o è la classica situazione dei “profeti in patria”? Bisogna ammettere che non tutti i soci, produttori di beni e servizi di Naturalmente Verona, dopo due anni, hanno compreso e aderito al circuito SCEC locale, anzi, possiamo affermare che ha aderito solo una minoranza…
Ma, a quanto pare, fuori da Verona, la crisi – che in realtà si sta acuendo sempre di più – sta indubbiamente stimolando sempre più persone ad aprire la propria mente, a porsi domande sul perché di questa situazione e a cercare soluzioni a portata di mano, ma soprattutto soluzioni che partano da un approccio nettamente diverso da quello che ha portato la turbo-finanza speculativa a defraudare l’economia reale. Ed è proprio questo che Arcipelago SCEC propone, la rivitalizzazione e il rafforzamento dell’economia reale locale, non solo con lo strumento dello SCEC ma anche con una serie di “piani aziendali”, progetti territoriali concreti che, se implementati a dovere, sono in grado di condurre le popolazioni residenti verso le Sovranità perdute: alimentare, energetica, di mobilità e trasporto, economco-monetaria ecc.
Qualcosa è indubbiamente cambiato rispetto a due anni fa, a partire da fatto che, contariamente a ciò che è accaduto fino ad oggi, sono stati i commercianti locali a cercarci, a cercare lo SCEC; ancora più significativo è il fatto che questi stessi commercianti si siano coadiuvati fra loro (e anche per loro stessi questa è una novità) e che abbiano chiesto ufficialmente all’ASCOM di farsi parte attiva.
Anche a Lasino, il fatto che una realtà virtuosa e consolidata, quale la Banca del Tempo, abbia colto le potenzialità dello SCEC e abbia deciso di promuoverlo ci indica che anche la Società Civile, in molti casi restia o resistente alla diffusione dello SCEC (perché rafforza la deleteria cultura del denaro, perché erroneamente bollata come iniziativa di estrema destra dei signoraggisti, perché conduce ad un aumento dei consumi anziché alla decrescita…) ha iniziato a comprendere la vera essenza dello SCEC: dal denaro al donare.
Non a caso l’iniziativa “BARATTO SCEC”, promossa dal Gruppo di Acquisto Solidale, “Povegliano a tutto GAS” e svoltasi domenica 18 Marzo nel Comune Virtuoso di Povegliano Veronese ha riscosso un successo inaspettato e dove ad ogni cosa da barattare consegnata, al banchetto del baratto, è stato corrisposto un valore in SCEC consegnato in forma cartacea in varie tipologie di taglio; con questi gli usufruitori potevano a loro volta acquistare le cose esposte, facendo così rientrare gli SCEC alla cassa. Nelle quattro ore di attività del “baratto SCEC” l’economia ha girato vorticosamente per un valore di pariecchie centinaia di SCEC. Cos’è accaduto?
Grazie ai beni materiali (ritenuti inutili) portati dalla popolazione (adulti e bambini), attraverso dei semplici pezzi di carta, gli SCEC, c’è stata una circolazione di tali beni per un valore equiparato di varie centinaia di euro. Per gli organizzatori il costo dell’investimento è stato pari a 50 centesimi di euro, cioé al costo di stampa dei 150 SCEC che non sono rientratirati alla cassa e che sono rimasti nelle tasche di grandi e piccini. Ma queati SCEC non sono stati “persi”, infatti potranno poi essere spesi presso le 35 realtà locali della Provincia di Verona aderenti al circuito, oppure in una delle 3500 e più realtà commerciali aderenti al circuito nazionale agganciando all’economie locali circa 1500 euro (se l’acettazione media degli SCEC è del 10% per spendere 150 SCEC nei circuiti locali servono 1500 euro) . Le conclusioni che da tale esperienza si possono trarre sono queste:
basta anche una piccola quantità di SCEC per agganciare al circuito di economia locale un valore in euro 10 volte superiore (trattenimento della richezza locale)
per fare girare l’economia reale non servono grandi investimenti ne è necessario fare debiti, basta la FIDUCIA; il sistema del BarattoSCEC ha funzionato e creato un “reddito”, derivante dalla circolazione degli SCEC che uscivano dalla cassa senza creare debito e senza interessi e alla cassa rientravano, perché in quel particolare “mercato” tutti accettavano SCEC in pagamento e usavano SCEC per pagare senza porsi domande, in fiducia… Quanto sarebbe semplice liberarci dalla schiavitù nella quale l’euro, moneta debito a circolo forzoso di proprietà privata della BCE, ci ha incatenati…
Davvero viviamo un momento nel quale ci sono segnali sempre più interessanti e anche laddove le vecchie logiche politiche sembrano farla da padrone, ma dove la realtà dei fatti, la crisi, la recessione le sta sgretolando. Gli esiti sono in mano nostra e della nostra capacità di costruire insieme relazioni nuove, solidali e di mutuo aiuto. Se saremo capaci di stare uniti non c’è Draghi, Monti BCE che possa farci paura. La ricchezza siamo noi che la creiamo col nostro lavoro e se siamo intelligenti possiamo mettere fine alla predazione continua delle nostre risorse e beni comuni.
Mai come ora si sente l’impellenza del motto guida in Arcipelago SCEC: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta” (Buckminster Fuller)
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il marzo 22, 2012 alle 10:35 am, ed è archiviato come Blog, Buoni locali solidali, Consumatori, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

