La Sovranità idrica c’è, ora è tempo di Sovranità alimentare

Incontro: ARI, Baldo Festival, Antica Terra Gentile, Crocevia e Naturalmente Verona - ArcipelagoSCEC
Dopo la vittoria del Buon Senso e del Bene Comune che ha visto trionfare per volontà del Popolo Italiano la Sovranità Idrica, è tempo ora di rimboccarsi le maniche e procedere speditamente verso la riconquista di tutte le Sovranità perdute negli ultimi trent’anni. Se l’acqua è un diritto fondamentale di vita, anche il cibo lo è, ecco che dopo aver compreso a fondo il significato di Sovranità idrica, aver combattuto e vinto democraticamente e pacificamente in nome di ciò, è necessario ora approcciarsi al concetto di Sovranità alimentare per porre rimedio ad una alimentazione che è, per la maggioranza della popolazione, vera e propria spazzatura; per cambiare un sistema agro-industriale che rende i nostri terreni sterili, inquina l’acqua e l’ambiente e mina la nostra salute; per cambiare un sistema di Politiche Agricole che favoriscono i prodotti delle multinazionali e la grande distribuzione, a danno dei produttori agricoli e dei consumatori. Sabato 11 giugno fra i peschi dell’agriturismo Fior di Maggio di Pescantina si sono riunite le realtà Associazione Rurale Italiana, Antica Terra Gentile, Baldofestival, Centro Internazionale Crocevia e Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC per discutere delle pressanti problematiche agricole alla luce della nuova riforma della Politica Agricola Comunitaria. Qui di seguito al sintesi dell’incontro.
Nell’attuale situazione mondiale, a livello internazionale le questioni agricole ed alimentari sono tornate in primo piano nel dibattito politico, due i motivi principali:
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la crisi economica, che nei suoi effetti globali è lontana dal trovare delle soluzioni
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la crisi alimentare, sempre più pressante e profonda a causa della speculazione alimentare, un solo esemplio per comprenderne l’ampliezza, tutte le rivolte che si sono sviluppate e si stanno sviluppando nel Nord-Africa sono partite da esigenze alimentari delle popolazioni.
Globalmente assistiamo ad una ridiscussione delle politiche pubbliche relative all’agricoltura e all’alimentazione e sul ruolo degli Stati in merito a ciò. Va sottolineato il fatto che l’emergere dei problemi agroalimentari e la loro discussione hanno un tempo contato; oggi, dopo immemorabile tempo, si è aperta una finestra sul mondo rurale-agricolo, purtroppo stimiamo che entro due anni, conseguentemente ai possibili aggiustamenti strutturali che verranno adottati, tale finestra sarà chiusa ed ogni disussione rimandata per chissà quanto tempo ancora.
Fra i più attivi nell’animare la discussione sull’alimentazione, attraverso il diritto alla Sovranità alimentare abbiamo il più grande Movimento Planetario che ad oggi esista: Via Campesina; assieme a questo Movimento si sono aggregate molte altre realtà, in rete e qui da noi questo processo è rappresentato dal percorso di “Nyeleni Europa”.
Oggi in Europa c’è un grande dibattito relativamente alla Politica Agricola Comunitaria – PAC – è in atto una profonda riforma che prenderà corpo dal 2013. Dobbiamo rilevare che in Italia non vi è praticamente nessuna discussione sulla PAC, solo qualche sporadico incontro organizzato dai Movimenti e dalla Società Civile.
A livello internazionale, in nostro Ministro dell’Agricoltura (inquisito) non ha nessuna credibilità ed è impensabile che riuscirà a portare avanti bene i negoziati a favore degli agricoltori e dell’agricoltura italiana (in gioco c’è la negoziazione di 6 miliardi/anno di aiuti al reddito dell’UE).
I principi che sottendono la riforma della nuova PAC non sono male rispetto all’impostazione precedente, sono stati fissati dei tetti massimi e un sistema di modulazione per i finaiziamenti alle aziende. Un risultato importante che è stato conseguito a seguito di anni di “lotte contadine”, è che nella nuova PAC si ammette che esistono agricolture diverse, un’agricoltura di tipo industriale e un’agricoltura contadina familiare. Il sistema di redistribuzione delle risorse risulta essere un pò più equo del precedente ma a riguardo di quest’ultimo punto, dobbiamo lamentare che da parte delle associazioni di categoria e sindacati italiani non c’è nessun dibattito sui diversi modelli di agricoltura, ne pressioni a livello di UE per una più equa redistribuzione delle risorse. L’UE ha recepito degli elementi importanti e gli ha posti nella nuova riforma della PAC, sta ora agli Stati recepire tutto ciò e metterlo in pratica. Purtroppo, gli agricoltori italiani si devono affidare alle lotte dei sindacati e delle associazioni di categoria francesi per sostenere le lotte affinché la redistribuzione delle risorse della PAC sia più equa e il modello agricolo contadino una realtà riconosciuta; in Italia non c’è segno di dibattito su tutto ciò.
Sei miliardi di euro all’anno per gli agricoltori italiani sono risorse che vengono ricavate anche dalla tassazione dei cittadini italiani, questo dovrebbe indurli ad essere più attenti ed interessati a dove e come vengono utilizzati i loro soldi, ma nella realtà la popolazione non sa nulla di ciò e tanto meno sembra voler interessarsene. Pochi sanno che il 70% dei fndi pubblici destinati all’agricoltura vanno al sistema agro-industriale che è sostanzialmente localizzato nel Nord Italia, vale a dire allevamenti di suini, polli, vacche. Queste tipologie di produzioni sono ad altissimo impatto ambientale e producono alimenti di scarsa qualità; in sostanza paghiamo per devastare il nostro territorio e mangiare male.
Sulle questioni relative al dibattito e alla riforma della PAC le uniche informazioni noi le riceviamo dal Coordinamento Europeo di Via Campesina – VCE –
I dati sull’agricoltura italiana li possiamo estrapolare dai dati dell’ultimo censimento dell’ISTAT, essi riguardano il quinquennio 2005 – 2010; dalla loro analisi possiamo innanzitutto affermare che il comparto agricolo, con i suoi 50 Miliardi di euro/anno di produzione ha risposto meglio alla crisi del settore industriale in generale (meno 17% nel quinquennio considerato). Ciò ci indurrebbe a pensare che sarebbe bene investire nell’agricoltura anziché nell’industria, in controtendenza con ciò che si è fatto fino ad oggi.
Da mettere in rilievo c’è il fatto che, fra il 2005 e il 2010, si è assistito ad un aumento più che proporzionale dei costi dei beni intermedi di produzione (costi dei mezzi produttivi es: carburanti, sementi, concimi, antiparassitari, macchinari ecc.); considerando che il valore globale delle vendite è rimasto pressoché costante, questo ci dice che gli agricoltori hanno guadagnato meno di prima e che c’è una speculazione in atto su quelli che sono i beni intermedi di produzione.
Vediamo alcuni esempi relativi all’aumento dei Costi Internmedi relativi ad alcuni mezzi produttivi nel quinquennio 2005-2010 il cui indice generale si attesta su un aumento del 20% circa:
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Sementi (in generale) + 22%
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Cereali (es. orzo) + 29%
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Lubrificanti + 42%
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Concimi (in generale) + 40%
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Concimi semplici + 93%
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Insetticidi + 44%
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mangimi + 24%
Confrontiamo ora questi aumenti con l’aumento dei “prezzi in azienda” nello stesso periodo che presentano un indice generale di aumento del 5-6%:
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Vegetali (in generale) + 7%
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Frutta + 12%
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Cerelai + 23%
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Frumento + 16%
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Foraggi + 55%
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Ortaggi + 0%
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Patate + 30%
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Vino – 2%
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Olio di Oliva – 12%
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Animali (in generale) + 5%
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Bovini + 4%
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Suini + 3%
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Pecore + 0%
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Polli + 0%
Possiamo notare come fra i settori più penalizzati c’è quello dell’ortofrutta che è anche il settore che riceve meno contributi della PAC in assoluto.
Passiamo ora ad una rapida analisi del settore agroalimentare in termini monetari, sapendo che la somma globale arriva a 50 Miliardi di euro di fatturato.
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Cereali (in generale) 3,7 miliardi
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Ortaggi (in generale) 7 miliardi
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Prodotti vinicoli (in generale) 3 miliardi
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Frutta (in generale) 3 miliardi
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Carne (in generale) 9 miliardi
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Latte (in generale) 4,5 miliardi
Attraverso la produzione e vendita di questi prodotti, in Italia vivono 4,5 milioni di agricoltori con le loro famiglie.
L’aumento sproporzionato dei costi dei prodotti intermedi ha causato una erosione del valore aggiunto e quindi del reddito degli agricoltori, questo fenomeno non era mai accaduto prima nel settore agricolo, è recente ed è strettamente collegato al sistema agro-industriale e al pesante uso di derivati del petrolio e mezzi meccanici in agricoltura.
Rispetto ad altri paesi d’Europa, l’italia ha risentito meno di questa erosione del reddito, ciò in virtù del fatto che il nostro sistema agricolo è costituito per la maggior parte da piccole e medie aziende, relativamente poco industrializzate; da ciò si dovrebbe capire quanto è importante puntare sul mantenimeno e rafforamento di questo sistema, di piccole e medie imprese contadine, per affrontare le difficoltà che il futuro ci prospetta.
Considerando la crisi economica, il picco del petrolio e l’aumento dei prezzi dei mezzi produttivi, il nostro sistema agricolo, relativamente poco capitalizzato ed industrializzato e che si è sviluppato negli ultimi 30 anni, rappresenta un patrimonio da salvaguardare: abbiamo 30 anni di esperienza in un sistema che è in grado di affrontare con forza la crisi economica. In particolare, il settore dei biologioco, fra i più sviluppati nel mondo, è quello che meno di tutti ha risentito della crisi economica e dell’aumento dei prezzi dei derivati del petrolio, anzi, questo settore negli ultimi anni ha avuto un notevole sviluppo, anche economico. L’agricoltura italiana, con 1.200.000 aziende, nel senso di resistenza alla crisi economica ed energetica, grazie ad una industrializzazione ed una capitalizzazione non troppo spinte, riescono ad essere “competitive” rispetto al gran parte delle aziende europee.
Anche in Italia però non mancano i problemi, soprattutto quello legato al reperimento di un mezzo produttivo fondamentale: la terra.
Il censimento dell’ISTAT rileva la presenza di 96.000 aziende con braccianti agricoli e 1.100.000 aziende a conduzione familiare, senza braccianti fissi; ciò che risulta è che, da noi, il 3% dei proprietari detiene il 48% della Superfice Agriaria Utile – SAU. Questi dati di possesso delle terre rispecchiano quelli che avevamo negli anni 20 e sono parificabili a quelli del possesso delle terre in Brasile, quasi a dire che in Italia e nel mondo, causa il fenomeno sempre più spinto della speculazione e dell’accaparramento dei territori, ovunque, si sta ritornando a regimi di latifondo. Questo fenomeno però non riguarda solo l’Italia e l’Unione Europea ma tutto il mondo; le grandi corporazioni finanziarie stanno comprando terreni ovunque e anche molti stati, come ad esempio la Cina e il Giappone stanno investendo molto nell’acquisto di terreni, ad esempio in Africa.
Nelle ultime modificazioni poste alla PAC si intravvede la volontà di orientarsi verso una rinazionalizzazione delle politiche agricole; per costituzione, in Italia sono gli Assessori Regionali che determinano le politiche agricole locali, su ciò bisognerebbe iniziare a fare qualche serio ragionamento al fine di veicolare informazioni e proposte a tale livello. L’obiettivo ovviamente è l’affermazione della Sovranità alimentare attraverso la diffusione e rafforzamento del modello agricolo contadino e dei sistemi produttivi agroecologici.
A livello locale, gli amministratori, la cittadinanza e la Società Civile Organizzata possono fare molto per l’affermazione della Sovranità alimentare.
Naturalmente Verona fa la sua parte, innanzitutto attraverso il sostegno al proprio bio-mercato in Piazza Isolo, ma anche con vari progetti: il Progetto Agroalimentare, partito nell’ottobre del 2010 che riguarda l’interazione fra “produttori e consumatori organizzati” nella strutturazione di un sistema di Piccola Distribuzione Organizzata – PDO – che punta sulla distribuzione di prodotti biologici, locali, stagionali, sottostanti ad un sistema di certificazione partecipativa con la supervisione dell’Università di Verona. Il progetto prevede, fra le varie cose, una serie di incontri formativi-informativi con la cittadinanza, in tali incontri sarà possibile inserire e parlare delle tematiche relative alla PAC e più in generale della Sovranità alimentare.
Progetto Università del Bene Comune: Conseguentemente allo sviluppo e conclusione del Progetto Internazionale triennale di Educazione allo Sviluppo Rurale (Progetto Rural Education), che ha coinvolto varie realtà della Provincia di Verona, l’Associazione Villa Buri Onlus, Naturalmente Verona e il Monastero del Bene Comune di Sezano, stanno ragionando sulla volontà di istituire una Facoltà della SobrEconomia (Sovranità alimentare + Economia Solidale + Decrescita) nell’ambito dell’Università del Bene Comune già presente a Sezano con la “Facoltà dell’Acqua”.
Coordinamento di Manifestazioni: Antica Terra Gentile Organizza la sagra del Rosario (settembre-ottobre), Baldofestival la propia manifestazione (Agosto), Naturalmente Verona il Festival dell’Economia Solidale in Piazza Isolo (ottobre), c’è l’idea di mettere in collegamento tutte queste manifestazioni organizzando una serie di incontri programmati, che di manifestazione in manifestazione traccino un percorso formativo-informativo per gli agricoltori, la cittadinanza o gli amministratori.
Il Comune Virtuoso di Povegliano Veronese: è interessato alle tematiche rurali-agricole e intenzionato ad organizzare una manifestazione nel giorno di San. Martino (novembre), l’anno scorso abbiamo presentato in quell’occasione il progetto agroalimentare, l’idea è di ripetere l’esperienza e portare alla popolazione e all’Amministrazione le informazioni e le proposte che come rete di Associazioni potremo formulare relativamente alla Sovranità alimentare, PAC e agricoltura contadina.
Ultimo e non ultimo, il progetto di Arcipelago SCEC dei Buoni Locali di Solidarietà che persevera nella sua volontà di affermare un sistema economico al di fuori dei meccanismi neoliberisti attraverso il riappropriamento della Sovranità monetaria, attualmente per un 10-20%, attraverso uno strumento, lo SCEC, in grado di rendere i prezzi dei prodotti biologici accessibili a tutti, di rafforzare il sistema economico-produttivo locale e trattnere la ricchezza prodotta nel luogo in cui la si produce.
Questi sono alcuni dei progetti della nostra associazione, ma in tutta la provincia i progettio attivati da varie realtà come AVEPROBI, Coop. Azalea, MAG, solo per citarne alcune, sono tantissimi; riuscire a fare rete e convergere verso l’idea della Sovranità alimentare sarebbe una vera rivoluzione dai potenziali inimmaginabili, cosi come inimmaginabili erano i risultati di un referendum che fino all’ultimo ci ha dato il “battiquorum”…
Un altro mondo E’ POSSIBILE!!!
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il giugno 15, 2011 alle 5:39 pm, ed è archiviato come Blog, Buoni locali solidali, Consumatori, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

