La Solidarietà ChE Cammina senza frontiere
L’umanità si trova di fronte ad una crisi globale, dal locale all’internazionale nessuno risulta escluso. Arcipealgo SCEC ha una proposta globale, che parte “dal basso” e si può elevare all’ennesima potenza; l’idea è partita da Napoli si è estesa alla Campania ed ora è diffusa in 11 regioni italiane mentre in altre regioni, provincie e comuni, nuovi “militanti” si stanno organizzando. Il nostro circuito in poco più di un anno ha raggiunto circa 8000 famiglie e 2000 imprese con 1 milione di ŠCEC in circolazione per un giro di affari di 5 milioni di euro (calcolando un’accettazione media di ŠCEC del 20% del prezzo) che si raddoppiano ad ogni passaggio di mano e che rimangono agganciati localmente nelle “Isole dell’Arcipelago”, nei circuiti locali dell’economia reale, contribuendo a far crescere localmente l’economia e la ricchezza nel territorio. Ora, la Solidarietà Che Cammina sembra inizi a travalicare i confini nazionali abbozzando l’idea che lo SCEC può diventare uno strumento “senza frontiere”. Nel nostro pensiero g-locale, due dei principi fondanti sono anche due frasi che stanno alla base dell’azione di tutti coloro che si stanno spendendo, senza alcun ritorno personale, per questo progetto: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa , costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta” (Buckminster Fuller). “L’economia dovrebbe esistere solo per garantire a tutte le persone ciò di cui hanno bisogno” (Manitonquat). Gli articoli presenti nel nostro statuto e le frasi sopra riportate per noi non sono solo delle parole di circostanza, sono i principi ai quali cerchiamo di adattare prima di tutto la nostra vita di donne e uomini che si relazionano fra di loro e di conseguenza anche le nostre azioni volte alla costruzione di un mondo che riteniamo fortemente migliore dell’attuale, che invece ci spinge a “lottare” gli uni contro gli altri invece che collaborare insieme per bene collettivo. La parola Šolidarietà ChE Cammina (ŠCEC) che abbiamo scelto come simbolo del nostro strumento di scambio, non è solo uno slogan accattivante, ma una scelta di vita che comporta l’abbandono di ruoli di “privilegio” nella società o del luogo comune per il quale si può fare tutto pur di “portare a casa la pagnotta”.
Il nostro compito e obiettivo è quello di costruire insieme un’economia sana e uno strumento di scambio che porti con sé questi valori e non i germi della sopraffazione, anche e soprattutto a persone che sono del tutto inconsapevoli di alcuni meccanismi come la creazione monetaria ed il debito, a tutti nessuno escluso.
Lo facciamo oltre che usando ŠCEC (qui la filosofia dello ŠCEC http://cms.arcipelagoscec.net/?page_id=426 ) anche cercando di “spezzare” alcuni meccanismi economici che stanno letteralmente spazzando via l’agricoltura o l’agricultura termine che ci piace di più e tutte le produzioni locali e artigianali, attraverso dei Piani Aziendali che potete trovare nel nostro progetto per l’agricultura (http://cms.arcipelagoscec.net/?page_id=561) per le imprese locali http://cms.arcipelagoscec.net/?page_id=227 e per la razionalizzazione del trasporto locale http://cms.arcipelagoscec.net/?page_id=232
Tutti noi, specialmente chi si sta svegliando per primo dall’incubo dell’inganno manipolatorio in cui siamo stati coinvolti nostro malgrado, stiamo cercando un percorso di “liberazione” reciproca che ci porti a rapporti sociali, economici rispettosi delle persone, di tutte le persone attraverso l’opera di centinaia di persone che in tutta Italia stanno spendendo il loro tempo e il loro denaro per migliorare la vita di tutti noi.
Segue una comunicazione delle liste di Arcipealgo SCEC
Buongiorno,
Io sono francese e utopista.
Una collega mi ha parlato, in pausa pranzo, di Arcipelago Scec.
Ho quindi visitato il sito internet e letto tante cose…
Avrei una domanda: ma, se un giorno, questo sistema dovesse diventare più grande di una semplice utopia; se, alla fine, dovesse veramente funzionare; non pensate che si ritornerebbe, senza volerlo, ad un sistema dovè lo scec è quel pezzo di carta al centro di tutte le invidie? Il successo della sua divulgazione non rappresenta in sè una minaccia per la sua esistenza?
Esempio: se la società fosse costituita da 10 individui, tutti a conoscenza ed in possesso di scec, il semplice compratore dopo aver speso i propri scec dovrà aspettare di riceverne alcuni altri dal sistema centrale. Gli altri invece si “arricheranno”, spenderanno, creando cosi l’invidia di chi dipende dal sistema.
Il lato bello è che il sistema favorisce la partecipazione (offro un servizio, offro un bene) ma, cosi come nel sistema attuale, c’è chi non ha niente da offrire (o almeno, cosi pensa)…
Perche non si può neanche immaginare un sistema sostenuto dal centro (dotazioni di scec regolari, per tutti e in abbondanza). questo in effetti avrebbe comunque un costo e il sistema si dovrebbe finanziare tornando alle problematiche del sistema attuale… mahhh…
E voi, cosa ne dite? Forse non sono abbastanza preparata ma vorrei capire i risultati di questo sistema sul lungo termine, con un successo anche internazionale e una diffusione importante… Se avete una risposta, sono curiosa (e speranzosa)…
Grazie,
Marie
Oggetto: risposta alla Domanda.
Di Lisa di Arcpelago SCEC Emilia Romagna.
grazie di averci scritto e grazie di permettermi di spostarmi sull’utopia, sull’immagine di quello che potrebbe essere e, mi auguro, sarà in futuro.
Immaginiamo un mondo ipotetico in cui la moneta a debito sia sostituita da un metro numerario a servizio dell’Uomo e della sua naturale propensione ad essere creatore e parte di un sistema in equilibrio.
Non è forse questa la vera natura dell’Uomo? L’Uomo come creatura sociale, socievole, generosa, propensa alla gioia, al bello e soprattutto a creare. Creare qualsiasi cosa , a partire dal generare la vita, sempre e in ogni istante. Non solo vita per i nostri figli. Ma Vita dentro di te, fisicamente e astrattemente, con le tue immagini … che poi diventano creazioni, anche materiali. Tu avrai sicuramente notato che non esiste essere umano che non abbia in sè una vena creativa e artistica. Molti sono naturalmente propensi verso il prossimo. Altri sanno generare soluzioni dal nulla. Altri … ecc …
L’Uomo, noi tutti condividiamo questo assunto, sarebbe una creatura in equilibrio con il mondo circostante e naturalmente aperta e generosa. Il sistema per come concepito oggi ci pone in obbligo di competere e dividerci uno con l’altro. In un sistema che favorisce la collaborazione, l’Uomo propenderebbe a condividere piuttosto che a possedere. Ecco quindi che noi siamo convinti che dando la possibilità di sperimentare un sistema ( noi di arcipelago, appunto, lavoriamo a livello sistemico ) che ci riporta in armonia con il luogo che ci ospita, l’Uomo potrà abbandonare invidie, competizioni, egoismi, falsità e senso di scarsità.
Immagina allora che tutti siano liberi di essere ciò che sono, senza barriere o protezioni, psicologiche, emotive, traumatiche. Liberi di creare cose belle e liberi di vivere la propria vita, piena e gioiosa. Il semplice esistere è un diritto. L’economia, in un contesto di questo genere, rappresenterebbe sostanzialmente lo scambio di beni e servizi che l’Uomo libero ( libero dalla schiavitù ) decide di mettere a disposizione della sua comunità. Il metro di misura di questa capacità creativa sarebbe lo SCEC ( o altro strumento privo di valore intrinseco ma capace di contare ), che verrebbe emesso ogni qualvolta la capacità creativa umana si renderebbe pienamente manifesta e arricchente a questo Nuovo Mondo. Chiunque avrebbe il suo metro di scambio, chiunque avrebbe qualcosa da dare o ricevere, chiunque vivrebbe una condizione in cui tutto ciò che serve sarebbe a disposizione. Non essendoci scarsità, realmente parlando, il dono diventerebbe la regola e lo SCEC misurerebbe semplicemente il dono scambiato, più per una questione di praticità che non per questioni di valorizzazione: infatti il vero valore risiederebbe sempre e cmq, come giusto che sia, in ciò che creiamo: una canzone, una pittura, un favore, un bene utile, un servizio ecc ….
Ora tu non pensi che ci siano cose che meriterebbero di essere valorizzate ma che non oggi non vengono considerate semplicemente perchè non generano profitto? Questo è assurdo e son certa non piace nemmeno a te.
Per entrare più nello specifico, gli SCEC sono emessi in capo alle persone fisiche, che per il semplice fatto di esistere hanno diritto a vivere in questo mondo e quindi a partecipare alla vita di questo mondo, anche economica. Inoltre non so pensare a nessun individuo che non abbia voglia di creare qualcosa, di lavorare su un progetto , di donarsi agli altri e quindi, in definitiva, venire in possesso di nuovi SCEC perchè dà il suo contributo alla comunità in cui vive. Così gli SCEC circolano di mano in mano. E’ semplice. Ma è complesso se non usciamo da questo sistema e non riusciamo a spostarci nell’utopia.
So che puoi vedere ciò che ti sto raccontando.
L’emissione di qualcosa che non ha valore in sè non potrà mai avere un costo. Gli unici costi che genera sono i costi stessi di “creazione” del supporto che esprime il metro numerario. Il supporto è carta, inchiostro, software, persone che vi si dedicano: è lavoro e come tutti i lavori verrà misurato e commutato in emissione di metro di misura dei supporti che lo rappresentano. Attenzione: dei supporti, non certo di se stesso, lo SCEC, che non ha valore finchè non viene speso. Quindi non avrà MAI un costo.
Perchè emissione centralizzata? Perchè dobbiamo arrivare ad un equilibrio di quantità di SCEC emessi ed in circolazione tali per cui a un certo punto non ci sarà più bisogno di emetterne a meno che nuova ricchezza non entri nel sistema ( un nuovo nato, una nuova opera letteraria, un nuovo bene al servizio dell’Uomo e del suo benessere ). Per fare questo abbiamo bisogno di contarli, in modo da non sforare questo fondamento importante. Per meglio approfondire questo concetto, basilare per tutta la filosofia di Arcipelago, ti consiglio la lettura del documento ‘La Moneta è Numeraria’.
Ora immagina di essere arrivati alla fine di questo nuovo gioco. Nessuno SCEC deve più essere emesso e quelli che ci sono soddisfano un equilibrio degli scambi perfetto e armonico. Le persone hanno scoperto che non devono lottare fra di loro ma che è infinitamente migliore collaborare e promuovere la socialità e la generosità. Il mondo è in pace e può estrinsecare tutta la sua capacità creativa e di bellezza. Nessun possesso, nessuna sfiducia, nessuna gelosia … L’Uomo scopre la pace e la gioia perpetue. E il dono.
Come gli alberi, il mare, l’aria, i pesci e tutto il creato, l’Uomo scopre che la Vita non necessita più di contare. E lo SCEC vince quando esso stesso scompare perchè non ha più ragione di esistere.
Cara Marie,
noi immaginiamo un mondo in cui il dono di sè è la massima espressione del posto in cui viviamo.
Da utopista ad utopista spero di esser riuscita a dare una immagine di ciò che vorremmo.
In ogni caso sono certa che vicino a te c’è sicuramente uno di noi che potrai contattare e con cui potrai approfondire ulteriormente non solo l’utopia, ma anche i passaggi intermedi che oggi siamo obbligati a mettere in pratica. Primo fra tutti: lo SCEC è un buono sconto.
Un caro saluto e un abbraccio utopistico
Lisa ( Arcipelago SCEC Emilia Romagna )
CONCLUSIONI
Alla luce di queste comunicazioni spontanee, possiamo sintetizzare l’essenza della nostra utopia affermando che: lo ŠCEC non è un’entità ideologica, come il denaro merce e di conseguenza anche le monete complementari che supportano il concetto di denaro merce (attualmente tutte quelle in uso nel mondo e in special modo quelle che adottano riserva in moneta legale e tasso negativo), ma un’entità logica tesa a ripristinare, attraverso il concetto del numerario che non può alterare il proprio valore nel tempo e le modifiche portate all’economia dall’adozione dei piani aziendali, l’equilibrio alterato dall’uso di una moneta merce forzatamente “ideologica”, del cancro ideologico del “denaro che fa denaro” attraverso l’interesse. Lo SCEC è uno strumento libero dal cancro dell’interesse ed è un primo passo concreto verso la riappropriazione della Sovranità economico-monetaria delle popolazioni, a partire dalla base e dal locale.
Per uscire dalla “trappola” del debito in cui ci hanno fatti cadere, è necessario rafforzare il concetto espresso nelle due frasi simbolo di Arcipeago SCEC che riportiamo nuovamente: quella di Manitonquat “L’economia dovrebbe esistere solo per garantire a tutte le persone ciò di cui hanno bisogno” che è il nostro fine a cui si arriva con la frase di Fuller “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta”.
Questo significa agire per modificare profondamente l’immaginario collettivo relativamente al valore del mezzo di scambio che consiste:
- nel sovvertire il concetto di “scarsità” indotto dall’attuale strumento di scambio (l’euro) visto come una merce il cui prezzo è il tasso di interesse (vedi poi la meccanica del tasso di interesse nel lungo periodo che fa arrivare il prezzo e la scarsità a livelli insostenibili) e soprattutto l’emozione che ne segue ovvero la PAURA in ogni sua forma.
- nel modificare il modo di fare impresa (e qui si dovrebbe aprire la discussione all’ampio panorama dei progetti concreti di Arcipelago SCEC es. Empori & Bottehe dello SCEC, sistemi di Produzione e Acquisti Collettivo, di Sviluppo Argoalimentare, della Sovranità energetica, di mobilità, di comunicazione ecc.)
- nel fare un’azione di controinformazione in modo da procedere parallelamente alla destrutturazione delle menti manipolate e condizionate e favorire così un profondo e duraturo cambiamento nelle persone che usano lo ŠCEC.
Lo SCEC, prima di ogni altra cosa, è uno “strumento didattico” per un altro mondo possibile e il suo utilizzo l’atto concreto e vincente di una rivoluzione epocale pacifica.
Un altro mondo è possibile!
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il novembre 26, 2011 alle 12:15 pm, ed è archiviato come Blog, Buoni locali solidali, Consumatori, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

