La Ripresa
Dopo una lunga pausa riflessiva, riprendiamo a pubblicare post su questo sito, su argomenti e questioni attinenti all’Economia Solidale, le Sovranità, la Decrescita, la difesa dell’ambiente, i diritti… Verso la fine di Novembre, si è svolto un incontro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Naturalmente Verona – ArcipelagoSCEC, presenti 5 persone; è stata una chiaccherata molto interessante sui progetti di Naturalmente Verona e sulle prospettive future della nostra realtà. Qui di seguito pubblichiamo quanto emerso in quell’occasione per poterlo condividere con tutti coloro che credono ed agiscono nell’Economia Solidale. L’annuale organizzazione del Festival della “Economia Eco-Equo Solidale” occupa la maggior parte delle riunioni di Naturalmente Verona, in questo periodo c’è però il tempo per parlare, approfondire o semplicemente aggiornarci sui diversi progetti che, con differenti modalità, sono stati attivati nella Rete di Economia Solidale. È importante avere una conoscenza condivisa, ampia, delle attività che si sviluppano nella Rete, in modo che i progetti non restino cose delle singole realtà o responsabili, ma diventino, a tutti gli effetti, dei Beni Comuni. Nei confronti della Rete che “Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC” sottende, i progetti in corso sono numerosi, potremmo dire quanti i progetti dei nostri soci nell’insieme; alcuni progetti però si prestano bene per “fare rete”, altri meno. Se guardiamo la Rete “dall’esterno”, come ad esempio la rappresentazione della stessa su un grafo, è possibile vedere tutto questo fervore di attività, come unitario, uno solo, che si articola lungo diverse filoni e con diverse modalità, concretamente nel territorio; un universo di realtà, spesso “polverizzate”, che si muovono sostanzialmente nella stessa direzione d’orientamento. Se analizziamo le “motivazioni”, dei singoli e collettive, ci accorgiamo che esiste quanto meno una piattaforma d’intenti, condvisa, spesso inconsapevolmente, che già orienta il “mutamento collettivo dei singoli”, e in prospettiva masse critiche per nuovi Nuovi Stili di Vita, nuovi orizzonti per una concreta alternativa, sociale, ambientale ed economica, al modello di “sviluppo” attuale. È l’idea che ha dato vita a Naturalmente Insieme, più di un ventennio fa, e l’ha portata ad essere ciò che è ora Naturalmente Verona.
È il progetto del “Distretto di Economia Solidale”, avviato dalla Rete Lilliput nel 2002, che nell’acezione espressa da Naturalmente Verona, si struttura oggi nelle “Reti di Economia Solidale” – i soci di Naturalmente Verona –; un insieme di realtà che si battono per la Sovranità idrica-alimentare, per i Beni Comuni, i diritti, la difesa attiva del territorio ecc. Dai propri soci, sostenitori, volontari, Associazioni, Movimenti, dal primordiale e spontaneo tessuto di relazioni, Naturalmente Verona trae ispirazione e si orienta, ricercando la collaborazione, la sinergia e il coinvolgimento attivo, a rafforzare la piattaforma d’intenti, e le azioni concrete. Quanto più possibile, la decrescita è l’orizzonte del nostro agire, traguardato attraverso i paradigmi dei Beni Comuni e delle Sovranità. Sono cose che nella Rete riescono a trovare forma e divenire paradigmi, non parliamo di cose astratte ma di “esperienze” che quotidianamente si declinano in pratiche concrete; parliamo di economia reale, di servizi ad utilità sociale, di posti di lavoro, di qualità dell’ambiente, del cibo, dell’aria, dell’acqua, ma anche di formazione, informazione e intrattenimento.
Ci siamo posti la domanda: che cos’è per noi Natualmente Verona? Abbiamo capito che, fin dalle sue origini, Naturalmente Verona è un’incubatore. L’annuale Festival, considerata da tutti l’attività principale, è di fatti un momento importante, d’incontro fra una moltitudine di realtà della Società Civile Organizzata, e fra queste e la popolazione… Un vero e proprio incubatore di idee, proposte, saperi.
Oggi la promozione di Naturalmente Verona è sostanzialmente basata sulla promozione, in collaborazione con diversi attori, di progetti attinenti a diversi ambiti; siamo passati dal essere “mercatino settimanale” e “festa annuale”, a Rete di Economia Solidale riconosciuta dal Tavolo RES nazionale già da tre anni, con patrocini che vanno dal Comune alla Provincia alla Regione, all’UE (progetti internazionali).
Attualmente supportiamo una molteplicità di progetti o embrioni di progetti, nell’intento di farli germogliare, aiutarli a diventare consapevoli, funzionali, e poter proseguire “autonomamente” nel loro percorso di Rete. Desideriamo che Naturalmente Verona rafforzi proprio questo suo essere Rete; in ciò il Consiglio Direttivo di Naturalmente Verona, ristretto, come quello allargato (Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC), è consapevole che esiste una buona comunità di intenti e in ciò si riconosce. Questo fatto è vero per noi, del Consiglio Direttivo, ma è anche ciò che emerge dalle risposte ai questionari che abbiamo inviato e raccolto dai soci dopo la manifestazione all’Arsenale. A proposito di quest’ultima, dobbiamo sottolineare il fatto che, durante i giorni del Festival, e soprattutto in quei due giorni, la dimensione della Rete diventa viva, quasi palpabile, nei visi, nelle parole e nelle vicissitudini; chi si occupa di questo, chi di quello, tutti danno una mano, e la Rete, concetto “etereo”, si materializza, funziona e crea Ben-Essere e Buon Vivere, propone cose nuove, rafforza i legami e crea relazioni.
Nella riunione abbiamo approfondito due progetti/esperienze, di particolare rilievo, i progetti “Arcipealgo SCEC” e “BIOLOC”. Due cose apparentemente scollegate ma in realtà attraversate da più fili conduttori. In successive occasioni vedremo di approfondire altri progetti come ad esempio: “il Portale del Terzo Settore”, “Sole in Rete e i Gruppi di Acquisto Fotovoltaico”, “Orti Collettivi”, “Cittadella dell’Altra Economia”, “Naturalmente Verona Itinerante”, “Territori in Movimento” ed altro ancora…
Arcipelago Scec
L’esperienza di stretta collaborazione (azione-relazione), fra le consolidate Reti di Economia Solidale di Naturalmente Verona e le nascenti Reti di Economia Territoriale di Arcipealgo SCEC, si sta rivelando un’esperienza unica, arricchente, che getta nuove prospettive e speranze. Esiste uno strumento condiviso, in grado di fare informazione, formazione, ed economia reale nel contempo, è il Buono della Solidarietà ChE Cammina “SCEC”, capace di mettere in collegamento parti di società ad oggi “disgregate” e, spesso, messe le une contro le altre. La diffusione dello SCEC rappresenta un esempio concreto di “sinergie unificanti” che nel nostro percorso partono dalla solidarietà. Prendiamo come esempio il caso dei commercianti della zona di Caorle, Motta e Meduna di Livenza: da che vi è memoria, per la prima volta si sono incontrati, hanno smesso di farsi la guerra fra di loro a suon di sconti e clienti “rubati”, e non contenti di ciò, hanno deciso di fare assieme qualcosa per il Bene Comune. Ora sono consapevoli che agire per il Bene Comune è fare qualcosa di Bene per sé stessi; hanno capito lo SCEC, lo hanno preso in mano ed ora se lo gestiscono con rinnovata energia, speranza, volontà di cambiamento. Qui l’azione aggregante ed evolutiva dello strumento SCEC, ha trovato concretamente una delle sua massime espressioni.
Al di là dello strumento SCEC cartaceo, cioé dentro il sistema SCEC, dentro Arcipelago SCEC, le Reti, condividono uno stesso “patrimonio funzionale” di strumenti, di blog e di tutto il palinsesto informatico, funzionale a: conti correnti SCEC, iscrizioni, conversione SCEC cartacei-elettronici, formazione e informazione, attivisti, promotori, gruppi territoriali organizzati, reti socio-economiche reali diffuse nei territori, ecc. – vedi www.scecservice.org –
Lo SCEC oggi si stà diffondendo ad elevata velocità rispetto al passato, laddove vi è un gruppo di persone disposte a responsabilizzarsi nel proprio territorio, si stanno verificando – per il momento – delle “esplosioni controllate” di adesioni. Ciò si sta verificando soprattutto nell’est (Corle – Treviso – Vicenza) e in Trentino. A Verona persiste una generale diffidenza nei confronti dello sconto incondizionato SCEC, ma non è l’unico caso nel Veneto.
Qui come in Trentino, ci siamo attivati per formare persone all’uso dei gestionali di Arcipealgo SCEC, con l’obiettivo di metterle in grado di trasmettere le loro conoscenze ad altre persone; il fine è aumentare e consolidare i Punti Scec dei territori; in altre parole, diffondere l’insegnamento, e creare nuove competenze, nell’utilizzo di strumenti e metodologie che consentono di raggiungere un certo livello di “difesa e rilancio dell’Economia Reale Locale”. Quindi, come Associazione, a livello locale e regionale, siamo partiti da una politica di promozione dello SCEC presso gli esercenti di beni e servizi, alla promozione degli strumenti di Arcipealgo SCEC, per far funzionare il motore di un circuito che sta aumentando il suo “numero di giri”. Riteniamo questo passaggio di fondamentale importanza, segno di un concreto mutamento nel processo e nelle dinamiche di diffusione della “pacifica rivoluzione delle cartonote”, lo SCEC, ma soprattutto nell’avviamento consolidato di un sistema di Reti Territoriali che “funziona”, dal locale, al regionale, al nazionale. Lo SCEC è uno strumento, ma da solo non basta, quindi tutto l’Arcipelago, le 12 isole o regioni ove presente è lo SCEC, tentano di associarlo ad una serie di progetti territoriali concreti, i cosiddetti “piani aziendali”; si tratta di molteplici e differenziati progetti che qui non andiamo ad approfondire.
Tornando alla necessità di incidere nell’economia reale locale attraverso lo strumento SCEC, è importante che sempre più responsabili territoriali sappiano utilizzare al meglio i software getionali di Arcipelago SCEC, altrimenti il prevedibile aumento delle richieste di adesione di accettatori ed usufruitori su base Regionale sarebbe difficilmente gestibile. Visto e appurato l’andamento attuale del flusso di richieste di adesione al circuito, al quale per il momento teniamo testa, ci sono segnali che indicano che il rafforzamento della capacità di gestione e controllo territoriale da patrte della popolazione, in prospettiva del conseguimento di una massa critica, è ormai una esigenza-urgenza. Più aumentano le difficoltà delle famiglie, ma soprattutto delle aziende, più aumentano le richieste di adesione allo SCEC. Parallelamente a ciò, attraverso uno sguardo più ampio – nazionale –, sempre più Istituzioni Locali si interessano ed adottano lo SCEC (ad. esempio il IV Municipio di Roma) trovandone beneficio, tanto che già altre Amministrazioni se ne stanno interessando.
Lo SCEC è uno strumento potentissimo, una vera e propria rivoluzione, nel modo di pensare il denaro e l’economia, sebbene lo SCEC non sia una moneta, e proprio per tale motivo ha grandissime potenzialità. Per le soluzioni che possono apparire radicali c’è spesso molta diffidenza, ma anche molta ignoranza e mala informazione, soprattutto a causa del fraintendimento: per i più lo Scec è considerata una moneta complementare. Ma si tratta di uno strumento diverso, con caratteristiche diverse, unico nel suo genere.
Questo, nell’idea dell’economia solidale, rappresenta un passo verso la riconquista di una parte della sovranità economica perduta, con particolari effetti sulla sovranità monetaria, attraverso delle “non monete”; ciò a partire dal fatto che, in Italia – ma non in Europa – “fare monete” non è consentito – ma non è di per sé illegale – e la Società Civile ha dovuto escogitare altre vie, altri sistemi, per giungere al risultato di creare strumenti reali che producano benessere alle popolazioni dei territori che l’adottano, un Bene Comune messo a disposizione di tutti, gratuito, senza interessi, che non crea debito e che tende a “difendere” – economicamente parlando – il circuito territoriale che lo adotta.
Ragionando per “massimi sistemi”, ipotizzando in maniera diffusa, nei territori, il raggiungimento della soglia del 40% quale percentuale massima di accettazione dello SCEC, quali sarebbero le conseguenze? Bhé, è difficile da definirsi, il “risparmio” di euro per il 40% della spesa corrente (mensile o annuale che sia) delle famiglie è sicuramente una cifra non indifferente e rappresenta indubbiamente una boccata di ossigeo per una economia reale soffocata dalla crisi. La soglia del 40% di accettazzione – oltre a ciò non è illegale ma ci possono essere problemi di “studi di settore” per l’abbassamento eccessivo dell’imponibile –, è sicuramente un obiettivo concreto per il recupero e trattenimento di una grossa fetta della ricchezza prodotta dai territori. Questo perché una caratteristicha dello SCEC, oltre a “far risparmiare”, è di legare il restante 95 – 60% di euro alle realtà produttrici di beni e servizi del circuito SCEC; l’uso di questo strumento rende più difficile, o rallenta, il drenaggio da parte delle realtà che con la ricchezza prodotta dai territori si comportano come “aspirapolvere” (prodotti delle multinaznionali, grande distribuzione, prodotti d’importazione in genere): prelevano risorse economiche dai territori e le convogliano verso altri luoghi, non reinvestendo sul territorio e sulla popolazione che tale ricchezza economica l’ha prodotta. Queste realtà possono vanificare l’efficacia difensiva dello SCEC solo se riescono ad entrare nel circuito SCEC, e qui si innesca un altro meccanismo dello SCEC, siamo noi, noi popolazione che gestiamo lo SCEC, che decidiamo chi sta dentro e chi sta fuori dal nostro circuito. Alla Solidarietà non serve un soldo, perché non compete ma coopera.
Quest’estate l’isola Veneto (cioé Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC) per ragioni logistiche e di vicinanza territoriale, ha sostituito l’isola Emilia Romagna “nell’adozione” dell’isola del Trentino e dell’Alto Adige, ciò conseguentemente all’autoproporsi, per Trento e l’Alto Adige, di gruppi di persone per la gestione territoriale dello SCEC. In particolare un gruppo collegato alla Banca del Tempo di Lasino – la “Valle dei Laghi” – , nella persona di Angelina Pisoni, ha trovato la referente e Presidente dell’Isola Arcipelago SCEC Trentino e Alto Adige. Il gruppo locale ha fondato una associazione ad hoc e organizzato un corso di formazione per attivisti SCEC al quale hanno partecipato una dozzina di persone. In ciò siamo stati supportati dalla presenza di Andrea Del Grosso, del coordinamento nazionale di Arcipelago Scec, che ha sviscerato bene le questioni collegate alla filosofia, il regolamento, le strategie di attività di Arcipelago SCEC, sulla base di tutte le esperienze, gli errori e i successi di questi anni. Per la parte relativa alla gestione dei conti correnti, iscrizioni, Punti SCEC, da tempo Matteo Toniato di Padova si sta prodigando per incontrare i gruppi e passare le sue conoscenze.
In Veneto, nella zona di Caorle, Mestre, Motta e Meduna di Livenza, nell’alto Vicentino, Schio, Thiene, Villaverla, a Cologna Veneta, Montecchio Maggiore, Cittadella, Rovigo, gruppi e persone si sono resi disponibili alla gestione territoriale dello SCEC. In particolare, a Caorle, graze all’insostituibile lavoro di Domenico Gerardi, la gestione dello Scec è stata assunta dall’Ascom, l’associazione dei commercianti, che si è costituita Punto Scec (http://scecservice.org/site/a4/?tag=ascom-caorle), questo ha determinato un precedente importante e l’adesione in massa di decine di realtà, oltre a suscitare l’interessamento e nuove richieste da parte delle Ascom del circondario.
In Veneto e in Trentino quest’anno sono stati distribuiti ai diversi punti SCEC più di 100.000 SCEC cartacei e una cifra sicuramente maggiore di SCEC elettronici (distribuzioni periodiche nazionali).
Affinché lo SCEC possa funzionare al massimo, ma soprattutto perché abbia il reale senso di Bene Comune e di Sovranità popolare, la gestione delle quote, delle iscrizioni, degli iscritti accettatori o usufruitori, dei rapporti con le amministrazioni ecc, deve essere locale. Noi, come Naturalmente Verona, fungiamo da incubatore, da promotore e supporto per la fase di avviamento delle varie realtà locali. In questo senso stiamo lavorando molto per rafforzare i “nodi della rete” o le “isole dell’arcipelago” – è la stessa cosa – evitando il più possibile di sviluppare una gestione dall’alto, centralizzata; questo sia perché non ci è possibile, non abbiamo le risorse umane ed economiche per farlo, sia perché non è quello che vogliamo, non sarebbe funzionale al progetto di Rete e minerebbe alla base l’idea della Sovranità e della partecipazione dei singoli alla possibilità di un mutamento collettivo.
BIOLOC
Venendo ora ad agli altri importanti progetti attivati, uno che è sicuramente da mettere in rilievo è lo sviluppo del progetto “agroalimentare” (vedere http://www.naturalmenteverona.org/parte-il-progetto-agroalimentare-locale/ ). Partito nell’idea originaria più di cinque anni fa, si tratta di un progetto territoriale complesso che si compone di diverse fasi, la prima di queste è rappresentata dall’implementazione del progetto “BIOLOC”.
Il progetto BIOLOC nasce dalla volontà di rispondere a diverse esigenze espresse dal territorio veronese. Una di queste riguarda la necessità di creare un mercato locale a filiera corta per i produttori biologici della Provincia di Verona. Alla base di tale iniziativa c’è l’idea di contrastare il fatto che la maggior parte dei prodotti, dei nostri contadini e agricoltori biologici, vengono imballati ed esportati all’estero; localmente non esiste un mercato in grado di assorbire tali produzioni. Una seconda esigenza alla quale il progetto BIOLOC vuole rispondere è quella di permettere ai cittadini di fare prevenzione nei confronti delle malattie attraverso un’opportuna alimentazione, attuata con cibi provenienti da produzioni biologiche, sostenibili, stagionali e tradizionali, locali.
Per arrivare a ciò, visto che esistono i produttori e i consumatori – il mercato -, è necessario creare la possibilità di accesso ai prodotti di qualità, la connessione fra produzione e consumo. Da qui l’idea di creare un sistema di “Piccola Distribuzione Organizzata – PDO”, in grado di gestire una logistica complessa (quasi un “porta a porta”) nella provincia di Verona.
Va da sé che, da un punto di vista ambientale, un sistema d’intermediazione fra produttore e consumatore risulta decisamente meno impattante e quindi preferibile al contatto diretto produttore-consumatore (es. si fanno gli acquisti direttamente in azienda), dati alla mano, inquina molto meno un furgone che trasporta 10 quintali di frutta e verdura bio che fa 100 fermate, piuttosto che 50 autovetture che vanno in azienda per trasportare a casa qualche decina di kg l’una. Al di là delle questioni ambientali, Bioloc vuole mettere un importante foscus sulla salute del cittadino e sullo sviluppo di un sistema in grado di ridurre i costi aggiuntivi della distribuzione, con prezzi finali accessibili a tutti. In ciò lo strumento SCEC contribuisce già per un 5 -10%.
Come strategia di sviluppo di ampio respiro, contestualmente all’accorciamento della filiera, all’organizzazione delle aziende bio, dei gruppi di consumatori, e l’attivazione di una seconda fase del Progetto Agroalimentare (la trasformazione e vendita delle materie prime prodotte localmente), si ritiene necessaria l’implementazione di un sistema integrato di certificazione, che considera anche forme attive di certificazione partecipativa, che parte dal basso, da gruppi di consumatori organizzati (Gruppi di Acquisto e gruppi di Acquisto Solidale) e dalla Società Civlie Locale.
Inizialmente siamo riusciti a coinvolgere numerose realtà a livello ideale, dalle associazioni dei contadini, a quelle dei consumatori a quelle ambientaliste, per la Decrescita e dell’Economia Solidale. Passati al livello fattivo, d’implementazione concreta del progetto, per varie e differenti ragioni, le realtà partecipanti si sono ridotte notevolmente.
COME FUNZIONA IL PROGETTO BIOLOC: a livello di Provincia di Verona vengono creati dei Gruppi di Acquisto afferenti ad uno o più responsabili locali (per un condominio, una via, un quartiere, una parrocchia, un borgo, un paese…) che hanno il compito di raccogliere gli ordini del proprio Gruppo. I singoli che desiderano partecipare al progetto acquistando le cassette di frutta e verdura, saranno messi in comunicazione con il Gruppo d’Aquisto a loro più vicino. Secondo una periodicità concordata, gli ordini vengono trasmessi alla Rete BIOLOC tramite il sito o lista mail, che provvederà a reperire e preparare i prodotti della Cooperativa Cà Magre (30 ettari) collegata al progetto. I prodotti vengono consegnati ad ogni Gruppo di Acquisto, nel posto e all’ora concordati con il Gruppo stesso (qualcuno del Gruppo si rende disponibile per il ricevimento e la distribuzione interna dei prodotti).
I produttori coinvolti, inizialmente erano numerosi gli aderenti all’Associazione Antica Terra Gentile e Associazione Rurale Italiana – che condividono la piattaforma comune basata sul concetto di Sovranità Alimentare. Successivamente sono entrate altre realtà come l’Università di Verona – prof. Daniele Degli’Innocenti –, Slow Food – Antonella Bampa –, Coop. Primavera – Tiziano Quaini –; ognuno ha dato il suo contributo e la piattaforma di base si è ampliata, forse troppo, da un punto di vista fattivo ciò ha creato grosse aspettative ma anche alcune fratture, soprattutto sul “come fare” e sui diversi approcci possibili. Dopo alcuni mesi di sperimentazione del sistema di PDO, la Coop. Primavera, che nel frattempo era diventata partner principale in rappresentanza dei produttori bio (circa 150 produttori della provincia di Verona) ha deciso di desistere dal proseguire nel progetto accusando eccessivi costi di gestione rispetto ai rientri del venduto.
Oggi il progetto è quindi tornato alle origini, cioé in collaborazione con la coop. Agricola Cà Magre che già gestiva la distribuzione di prodotti per alcuni GAS della provincia di Verona. Grazie all’indotto prodotto dalla vendita di prodotti a questi GAS, grazie ai contatti e collaborazioni con MAG e attraverso un finanziamento di microcredito con il Credio Cooperativo della Valpolicella, è stato possibile comprare un furgone per le consegne dei prodotti e creare un posto di lavoro. Attualmente vengono riforniti 8 GAS e 2 GA in tutta la provincia di Verona, ma le richieste di adesione di singoli e gruppi, anche in questo caso, aumentano e fra qualche tempo riteniamo sarà possibile creare nuovi posti di lavoro… Se lo si vuole…
Per consentire l’accesso al circuito della PDO – Accettazione SCEC al 10% – abbiamo concretizzato “bioloc” www.bioloc.it. Il sistema di raccolta delle richieste, preparazione delle cassette e consegna ai gruppi, a due mesi dalla sua partenza concreta, funziona e ci fa intravvedere buone prospettive. Possiamo dedurre ciò anche dal semplice fatto che, attualmente, non abbiamo necessità di farci pubblicità, anzi, è necessario tenere la cosa sotto controllo.
Nella logica dei Beni Comuni, stiamo condividendo il sito di Bioloc, strumento mediatico, anche con “Le Rondoni” del Commercio Equo e Solidale, i loro prodotti sono in vendita e acquistabili con le stesse modalità delle cassette di frutta e verdura.
Il Progetto Agroalimentare prevede ora il cammino veso l’integrazione con altre realtà e attività, considerando la trasformazione delle materie prime e la vendita di prodotti finiti – Progetto “Empori & Botteghe” –, giungendo idealmente alla creazione di un “marchio di garanzia” (garanzia partecipativa) gestito dalla Rete. In questo caso, come Naturalmente Verona andremmo bene al di là del modello incubatore, per addentrarci nella realtà di “holding di reti di economia solidale”. In concreto, la possibilità di partecipazione dei consumatori a tutte le fasi della certificazione e un numero critico di adesioni da parte dei produttori, potrebbero permettere, dopo la fase sperimentale, l’adozione di un marchio che faciliti l’identificazione di un produttore come partecipante a un sistema di controllo facilmente oggettivabile, e quindi ottenere la fiducia anche di chi non è direttamente coinvolto nel sistema di certificazione.
Qui di seguito, per chi desidera approfondire e comprendere il progetto “BIOLOC” e “Agroalimentare, una rassegna che ripercorre alcune tappe pubblicate sul sito di Naturalmente Verona.
Novembre 2010 http://www.naturalmenteverona.org/verso-il-rilancio-dellagroalimentare-veronese/Dicembre 2010 http://www.naturalmenteverona.org/parte-il-progetto-agroalimentare-locale/
Dicembre 2010 http://www.naturalmenteverona.org/i-primi-pilastri-del-progetto-agroalimentare/
Marzo 2011 http://www.naturalmenteverona.org/cibo-e-prevenzione-ruolo-delle-produzioni-locali-di-qualita/
Maggio 2011 http://www.naturalmenteverona.org/progetto-agroalimentare-il-paniere-della-salute/
Ottobre 2011 http://www.naturalmenteverona.org/progetto-agroalimentare-la-rete-bioloc/
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il dicembre 29, 2012 alle 11:23 am, ed è archiviato come Blog, Buoni locali solidali, Commercio equo e solidale, Consumatori, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

