Piazza Isolo, Festival di Naturalmente Verona 2011

Proposte legislative di riforma della Politica Agricola Comune 2014 – 2020. Posizione del Coordinamento Europeo Via Campesina (ECVC).

Mentre la crisi finanziaria ed economica si aggrava, mentre la disoccupazione aumenta fortemente in Europa ed i problemi ambientali sono sempre più assillanti, la proposta della Commissione Europea rimane nella logica delle ultime riforme e non risponde correttamente alle sfide. Pur con qualche strumentale variazione di terminii, l’UE continua la stressa politica. In realtà, l’UE ha perso 20% delle sue aziende agricole fra il 2003 ed il 2010 (Nota 1). Se si vuole conservare un’agricoltura contadina in Europa ed insediare dei giovani, occorre che questo mestiere sia anzitutto riconosciuto economicamente, con prezzi agricoli giusti e prospettive di reddito. Ma non sembra che il reddito agricolo sia un obiettivo della proposta. Gli obiettivi annunciati di miglior legittimità sociale/ambientale dei pagamenti diretti non si trovano molto nelle proposte concrete. L’assenza della regolazione dei mercati e della produzione annuncia prossime crisi settoriali. Le assegnazioni di fondi alle nazioni prendono il posto di una PAC giusta, sociale e sostenibile per contadini/contadine e consumatrici/consumatori: la PAC si riduce così ad una distribuzione di sussidi. Prima di precisare la nostra posizione su punti chiave della proposta, ricordiamo che ECVC (2) ha sviluppato con i suoi alleati del movimento Foodsovcap (3), un’opzione alternativa basata sulla Sovranità Alimentare, che dà nuove priorità alla politica agricola e alimentare europea: Nutrire la popolazione europea invece di priorizzare importazioni/esportazioni, Promuovere agricolture contadine e sostenibili dovunque in Europa invece che favorire la ristrutturazione e l’industrializzazione della produzione, Regolare la produzione ed i mercati, condizione necessaria per avere prezzi giusti e stabili.

 

Misure di mercato: occorre disporre di un assieme di misure ben scelte

Le crisi settoriali agricole degli ultimi anni hanno dimostrato che senza regolazione a livello di produzione e di mercati, senza strumenti per contrastare eccedenze strutturali o penurie, non è possibile stabilizzare i mercati. Ora, anche se questo è una delle priorità assegnate alla PAC col trattato di Lisbona, la proposta della Commissione non la pratica.

Trattare la volatilità dei prezzi a valle dei problemi che la provocano, con sistemi di assicurazione significa finanziare pubblicamente le compagnie di assicurazione, facendo pagare ai produttori ed ai contribuenti i guasti della deregolamentazione.

Per mantenere i prezzi al giusto livello, sia per i produttori che per i consumatori, è necessario avere non una «soglia di sicurezza» (soglia così bassa che non impedisce i disastri), ma un “cassetta di attrezzi” adatta alle diverse produzioni con strumenti che permettano di agire a monte dei problemi di instabilità e di insufficienza dei prezzi.

La regolazione pubblica della produzione, per impedire eccedenze o penurie strutturali, è necessaria. Assieme a questa sono necessari: stocks strategici di cereali a livello europeo ed internazionale (si sono molto abbassati in questi ultimi anni, accentuando l’insicurezza alimentare mondiale e la speculazione), in quantità sufficiente per far fronte a variazioni di rese e contrastare la speculazione. Proibizione di ogni forma di dumping (esportazione a prezzi inferiori ai costi di produzione, grazie ad aiuti all’esportazione o a pagamenti diretti) e, se necessario, tariffe doganali per impedire importazioni “basso costo”. Sì, si devono modificare le regole attuali del commercio internazionale datate ultimo secolo. La priorità dell’agricoltura europea non è essere competitiva sul mercato internazionale, ma nutrire gli europei. L’UE può esportare, ma che lo faccia senza aiuti diretti o indiretti: la PAC ha bisogno di legittimità sul piano internazionale.

Vino, latte, zucchero:

ECVC si oppone alla soppressione dei diritti di impianto di viti nel 2016, che non farebbe che concentrare ancora la produzione. Daltronde, anche gli Stati membri viticoli si sono opposti a questa soppressione. Stessa cosa riguarda le quote zucchero e le quote latte, che devono essere migliorate, non eliminate.

Frutta & ortaggi:

ECVC lamenta l’assenza di misure ambiziose riguardanti questo settore, capaci di assicurare una produzione sostenibile di frutta e ortaggi locali, per migliorare la qualità dell’alimentazione dei cittadini europei.

Catena alimentare

ECVC approva l’obiettivo di rinforzare il potere di mercato dei produttori. Tuttavia l’esperienza del settore frutta & ortaggi, in cui solo i raggruppamenti di produttori ricevono un sostegno, mostra che senza la regolazione della produzione e del mercato, il potere rimane alla grande distribuzione ed all’agro-industria : le crisi in questo settore sono ricorrenti e la delocalizzazione continua.

Pagamenti diretti

In preambolo, ricordiamo che i contadini(e) rimangono dipendenti da questi pagamenti diretti fin tanto che i prezzi agricoli restano legati a prezzi mondiali e non ai costi di produzione europei.

ECVC sostiene gli obiettivi di convergenza dei pagamenti diretti fra gli Stati membri ed all’interno degli Stati membri, come gli obiettivi di fissazione di massimali, di limitazione dei pagamenti solo agli agricoltori attivi, di pagamenti diretti alle piccole aziende, di ambientalismo. ECVC condanna il conservatorismo di chi vuole mantenere una ripartizione molto ingiusta dei pagamenti diretti. Si tratta anche di legittimità sociale ed ambientale di questi pagamenti!

Tuttavia le proposte concrete della Commissione si fermano appena agli obiettivi. Non basta affermare degli obiettivi come attese della popolazione: occorre anche che gli strumenti concreti non li tradiscano!

Per dare la priorità a coloro che producono, che lavorano nelle aziende, per favorire l’impiego contadino e salariato, ECVC chiede che i pagamenti diretti siano calcolati non sugli ettari ma sugli attivi agricoli.

I pagamenti ad ettaro sono, in realtà, più un sostegno al fondiario che ai produttori. Trasferiscono i pagamenti verso i proprietari e, senza un plafond, o quasi, favoriscono la concentrazione delle terre verso quelli che accaparrano i premi.

Agricoltori attivi

Per ECVC, un agricoltore attivo è una persona che lavora sull’azienda. Inversamente, chi non lavora sull’azienda non deve avere diritto ai pagamenti diretti.

La soglia proposta del 5% di pagamento diretto in rapporto al reddito non agricolo è troppo bassa e concerne solo un numero limitato di casi estremi. D’altra parte, gli agricoltori pluriattivi non devono essere penalizzati (maggioritari in certe regioni, giocano un ruolo molto importante nella produzione alimentare locale e regionale e per la vitalità del mondo rurale).

ECVC propone che :

- sotto 10.000€ di pagamento diretto non è necessario dimostrare la propria attività agricola

- sopra 10.000€, almeno 25% del reddito deve essere agricolo.

Forfait per le piccole aziende

ECVC saluta consoddisfazione che ci si accorga dell’esistenza delle piccole aziende ed è favorevole ad un pagamento specifico per loro. Ma proponendo ai piccoli agricoltori di scegliere fra una piccola somma forfettaria a saldo di ogni diritto nel primo pilastro ed il sistema del pagamento diretto, la Commissione tratta a parte i piccoli contadini invece di mantenerli nello stesso sistema degli altri. Si tratta più di una elemosina versata aspettando che spariscano, tanto più che viene proposto nel 2° pilastro un premio alle piccole aziende perché effettivamente spariscano.

Per ECVC,

  • Il pagamento «piccole aziende» deve aggiungersi al pagamento diretto del 1° pilastro, troppo leggero per le piccole aziende,
  • Nella proposta bisogna sopprimere la data limite del 2014 per l’accesso a questo premio,
  • Bisogna dare agli Stati membri la possibilità di aumentare il limite massimo del 10% dei pagamenti diretti, in funzione delle situazioni reali dell’agricoltura dei diversi Stati membri,
  • Bisogna aumentare il livello del premio, con un minimo di 1000€ per azienda,
  • Per aiutare gli Stati membri a definire le aziende che possono beneficiare del premio, lka Commissione Europea deve sviluppare un quadro di definizione con indicatori di reddito, superficie, …

D’altro canto, ECVC attende la messa in opera di norme specifiche per la trasformazione dei prodotti agricoli a piccola scala in azienda o in laboratori artigianali locali. Le norme industriali sono per l’industria.

Limite dei pagamenti diretti

ECVC è a favore di un limite più significativo rispetto alla proposta simbolica attuale la quale sottrarrà alle più grandi aziende solo 1,3% dell’assieme dei pagamenti diretti. La Corte dei Conti UE ha pure allertato l’UE a più riprese sulla mancanza di legittimità dell’attuale ripartizione molto ingiusta dei pagamenti diretti. Non osare un vero plafond dei pagamenti è aprire uno spazio politico a tutti quelli che vogliono ridurre drasticamente il budget agricolo europeo.

ECVC chiede all’UE :

- di includere il montante del maggior ambientalismo (inverdimento) nel plafond,

- di abbassare il primo plafond a 100.000€, e fissare il plafond assoluto a 200.000€. ECVC chiede che si prenda in considerazione solo il 50% dei carichi salariali nel calcolo dei plafond, per non favorire lo sviluppo di aziende molto grandi con molti salariati.

 

Pagamenti accoppiati

ECVC chiede di mantenere la possibilità per gli Stati membri di accoppiare i pagamenti diretti il più possibile. Questa misura mostra l’assurdità del disaccoppiamento dei pagamentidiretti dalla produzione: esso favorisce in effetti la diminuzione o l’abbandono della produzione in alcune regioni e serve soprattutto a nascondere i pagamenti diretti nella scatola verde dell’OMC.

« Inverdimento»

ECVC è d’accordo con la percentuale del 30% di inverdimento ma sperava in proposte più significative a favore di un’agricoltura più economa in intrans ed in energia, che blocchi l’abbassamento della materia organica dei suoli e contribuisca così a diminuire il riscaldamento climatico, che blocchi lo sviluppo dell’allevamento industriale (suini, volatili, lattifere, conigli, ….) ed altri modi troppo intensivi di produzione come vigneti, frutta & ortaggi, etc….

Occorre dunque rivedere le misure proposte che faticano a rinverdire la PAC poiché la maggioranza delle aziende vi rispondono già.

Le 3 misure proposte dalla Commissione non concernono tutte le regioni agro-climatiche: bisogna aggiungervi misure adatte ad altre regioni, come quelle mediterranee o quelle nordiche.

ECVC chiede di:

- rendere obbligatoria la rotazione delle colture fra le parcelle al posto della misura detta «diversità di colture»,

- includere le proteine vegetali/leguminose nella rotazione, dove le condizioni agro-climatiche lo permettono: il vantaggio di queste colture per la fertilità dei suoli e per il clima è riconosciuto da tempo e l’UE ne importa l’80%.

- proibire l’aratura dei prati permanenti non a partire dal 2014, ma a partire dal 2012, per evitare una eliminazione importante dei mprati nel 2012-2013 (4).

- precisare i criteri di definizione dei prati permanenti per non escludere zone di percorsi estensivi di pascolo non erbosi, molto importanti per la pastorizia in molte regioni sfavorite,

- proibire gli agro-carburanti sulle superfici biologiche.

D’altra parte occorre includere nel 1° pilastro un sostegno:

- ai metodi colturali che aumentano il tasso di materia organica del suolo

- all’aumento di superficie di prati stabili.

Sviluppo rurale

La proposta di 6 priorità offre possibilità ed una flessibilità agli Stati membri ed alle regioni. Ma, senza la fissazione di una soglia minima o di un plafond, viè il rischio di disparità territoriali crescenti e di concentrazione di certi «contratti di partenariato» sugli investimenti. ECVC sostiene la base del 25% per le misure agro-ambientali ed approva le misure in favore di circuiti corti.

ECVC chiede che il sostegno alle assicurazioni sia ritirato dal 2° pilastro. Ciò non ha niente a che vedere con lo sviluppo rurale. Inoltre, dato le incertezze climatiche crescenti e la volatilità crescente dei prezzi, affermate nella proposta di riforma senza affrontarne le cause, c’è il rischio che questa misura assorba una parte troppo grande dei fondi del 2° pilastro.

I criteri di sostegno all’innovazione devono venire definiti meglio. Per ECVC, l’innovazione sociale e l’innovazione agronomica sostenibile devono avere la priorità.

  1. Vedi comunicato ECVC del 24 ottobre : http://www.eurovia.org/spip.php?article518

  1. posizione ECVC di gennaio 2010 : http://www.eurovia.org/spip.php?article273

  2. http://nyelenieurope.net/foodsovcap/

  3. Per questo la Commissione potrebbe fare una proposta fin d’ora al Consiglio ed al PE, al di fuori del pachetto legislativo PAC.

 

Traduzione a cura di Associazione Rurale Italiana – ARI

www.assorurale.it

 

Coordinamento Europeo di Via Campesina

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