La Facoltà dell’Acqua a Verona
A Verona, in Valpantena esiste un luogo partcolare, un monastero, antico priorato costruito nel 1500, dove i monaci Olivetani realizzavano il loro sogno di vivere di preghiera e di lavoro, oggi il luogo è gestito de una comunità di Stimmatini; dal mese di luglio 2009 il monastero è sede dell’Associazione Monastero del Bene Comune che promuove i percorsi di formazione della Facoltà dell’Acqua – Università del Bene Comune. Ogni anno propone percorsi di formazione aperti alla cittadinanza, in particolare nell’ambito della formazione docenti per il Progetto Scuole 2010, “Acqua, terra, energia: gestione sostenibile dei beni comuni del territorio” da un paio di anni vi partecipano anche gli operatori dell’Ecosportello del Comune di Verona che operano nelle scuole con il progetto “Le miglia blu”. Quest’anno una grossa novità , l’Associazione è stata invitata ad essere presente alla giornata del 20 marzo organizzata dall’Ecosportello, dopo che l’anno scorso era stata rifiutata a causa dell’aperta militanza per l’acqua pubblica, si è sperato vivamente in una inversione di tendenza. Ma niente da fare! Tramite una telefonata, un paio di giorni prima, sono stati invitati vivamente a non pubblicizzare il Referendum sull’acqua, e di informare solamente sugli incontri proposti dalla Fac. dell’Acqua. Forti della loro fede, i militanti dell’acqua hanno osato la “disobbedienza” proponendo dei volantini informativi (vedere di seguito) e parlando di Acqua Bene Comune Mondiale, le ragioni contro la privatizzazione dell’acqua, l’incompatibilità tra la gestione di un bene comune pubblico e le Spa (tratte dal libro Res Publica e Beni Comuni di Riccardo Petrella, “i quaderni del vivere insieme”, Sezano nov.2010).Nel programma generale della Facoltà dell’Acqua 2011, che saranno felici di condividere e di arricchire con la presenza del Comitato Acqua Bene Comune Verona sono in programma questi prossimi incontri:
Venerdì 29 aprile ore 18.30 – 22 (previsto buffet)
I 2 Si all’Acqua pubblica
approfondimento dei due quesiti referendari sui servizi pubblici locali, in particolare quelli sull’acqua.
Sabato 30 aprile ore 9.30 ““ 12.30
Verso i referendum contro la privatizzazione
laboratorio di comunicazione della campagna referendaria e possibili scenari post consultazione.
Contributi di
Riccardo Petrella ““ Presidente Facoltà dell’Acqua
Rosario Lembo ““ Direttore Facoltà dell’Acqua e Referente nazionale Comitato 2 Si per acqua bene comune
Info e iscrizioni: monasterodelbenecomune@gmail.com
Acqua
Bene Comune Mondiale
Il problema di fondo non è la mancanza di acqua nella quantità e qualità necessaria per gli usi umani, ma la povertà ed i meccanismi di potere che sono fonti strutturali di ineguaglianze sociali, economiche e politiche e quindi di ineguaglianze nella capacità di accesso all’acqua e di governo delle risorse idriche (dal 17° Rapporto annuale del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo). (pag.103)
La geografia della povertà marca, anzitutto, la geografia della sete e della salute. Le persone che non hanno accesso all’acqua potabile (1,2 miliardi, secondo le Nazioni Unite) ed ai servizi igienico-sanitari (2,6 miliardi) si trovano nelle regioni dove “vivono” i poveri del mondo.
La geografia dei dissesti idrogeologici permette di “vedere” dove sono i luoghi di alta criticità riguardo la disponibilità e l’uso delle risorse idriche per i bisogni umani. In parte ritroviamo una certa sovrapposizione tra zone di povertà economica e zone dissestate. (pag.107-108)
I beni comuni non hanno una territorialità specifica, discriminante. Beni comuni lo sono per definizione, a livello locale, regionale, nazionale,internazionale, continentale, mondiale. L’acqua non può essere un bene comune “nazionale” o “locale” o esclusivamente “mondiale”.
In via di principio, un bene comune è mondiale quando rappresenta risorse ed esprime necessità che non riguardano solo le condizioni di vita, il “vivere insieme” e l’avvenire di comunità locali, regionali, paesi o gruppi di Stati, ma l’insieme degli abitanti del pianeta. Il soggetto di riferimento dei beni comuni mondiali è l’umanità . (pag.91)
Da cosa partire concretamente? Dai beni comuni, come ho detto, ed in particolare da una strategia mondiale “L’acqua per le baraccopoli” centrata sul trittico acqua potabile in piccoli quartieri di abitati cooperativi provvisti di servizi igienici adeguati (acqua/alloggio/igiene). (pag.101)
Quale spazio esiste per soluzioni diverse dal trittico tecnologia-finanza-mercato?
Qui di seguito, alcuni esempi di soluzioni concrete, efficaci, possibili per far fronte agli effetti del cambiamento climatico sull’acqua:
- portare al 10% la superficie delle terre agricole per l’agricoltura biologica nei paesi “occidentali” entro il 2012; vietare l’uso della terra per la produzione di bioetanol;
- eliminare le perdite d’acqua per irrigazione a pioggia sostituendola con altri metodi meno dispendiosi; cessare le sovvenzioni all’irrigazione attuale spostandole su altri metodi;
- condizionare la produzione di culture alle disponibilità idriche locali (principio della eco-condizionalità );
- sanzionare severamente le comunità territoriali che non tengono i libri di campagna ed i catasti industriali;
- fare rispettare le leggi esistenti in materia di protezione del suolo e di tutela delle risorse idriche;
- fare il censimento dei pozzi e far rispettare la regolamentazione dell’uso e della manutenzione;
- ridurre del 50% i pesticidi entro il 2015 e vietarne la vendita libera;
- sostituire le bottiglie di plastica per le acque minerali e le acque di sorgenti;
- ripubblicizzare la gestione delle acque minerali e regolamentarne la distribuzione interregionale; vietare la pubblicità commerciale delle acque minerali;
- creare un’autorità nazionale delle acque laddove non esiste e, su queste basi, costituire un’Organizzazione Mondiale dell’Acqua di cui farebbe parte un Tribunale internazionale delle acque;
- escludere l’inserzione dei servizi idrici nei negoziati sulla liberalizzazione dei servizi (WTO/GATS); e vietare la vendita/esportazione commerciale dell’acqua tra regioni e tra paesi;
- adottare accordi sovranazionali vincolanti in materia di conservazione ed uso delle acque dei bacini idrologici transnazionali;
- ripubblicizzare la gestione dei servizi pubblici laddove necessario e reinventare sistemi di finanziamento pubblico degli investimenti per infrastrutture e per i servizi idrici; promuovere il partenariato pubblico/pubblico;
- adottare il principio di eco-condizionalità sui prelievi d’acqua dai bacini fluviali;
- adottare un accordo internazionale sulla moratoria della costruzione di grandi dighe. (pag.137)
Per una società dei beni comuni
Perché l’acqua è diventata un problema politico critico anche in Italia ?
Mi sembra che si possa rispondere dicendo che la ragione principale stia nel fatto che gli Italiani, e gli altri popoli del mondo, specie quando si trovano in un stato di spogliazione dei loro diritti e della loro “sovranità ” collettiva sui beni essenziali ed insostituibili per la vita ed il vivere insieme, abbiano capito che l’acqua rappresenta un bene emblematico di una partita decisiva nella quale si sta giocando il diritto alla vita delle persone e la ragione d’essere delle comunità sociali. Come può una società esistere, fare società , dare identità , suscitare appartenenza, garantire la sicurezza ai cittadini, se i suoi membri non hanno niente in comune, non condividono nessuna responsabilità né senso di solidarietà , nemmeno per quanto riguarda i beni ed i sevizi essenziali per vivere, e vivere insieme?
Noi tutti stiamo capendo che la competitività non c’entra nulla per l’acqua, la salute, l’educazione. Come si può lasciare alla competitività , cioè alla rivalità tra le persone, l’accesso all’acqua potabile, che è un diritto umano, cioè universale, indivisibile ed imprescrittibile?
In realtà , negli ultimi trent’anni, le società “occidentali” hanno sempre di più esaltato il valore non dei diritti umani e sociali, ma quello dei bisogni individuali da soddisfare in un contesto regolato dalla concorrenza nell’accesso e nell’uso dei beni e, quindi, dalle dinamiche di mercato. Ciò si traduce nel primato dato dalle nostre società all’individualismo ed all’imperativo dell’ottimizzazione dell’utilità individuale, come principi fondatori dell’organizzazione della società umana. (pag. 29)
La sacralità della vita significa che l’acqua fa parte dei “doni” della vita ed in quanto tale è espressione intrinseca della gratuità della vita. Non fa parte del mondo dello scambio commerciale e, di conseguenza, non può essere sottomessa alle regole dei mercanti. L’economia dell’acqua è parte integrante dell’economia della gratuità . (pag.37)
Considerare l’acqua, l’aria, la terra, l’energia solare, la conoscenza, la salute, l’educazione, la sicurezza collettiva, la pace, la protezione civile”¦ come beni comuni significa riconoscere, nella storia della condizione umana la centralità dell’altro come bene comune essenziale ed insostituibile alla propria esistenza. L’altro nella duplice realtà di “altro” come essere umano, e “altro” come “natura”, la “madre di vita”. (pag.44)
Per essere considerato un bene comune/pubblico, un bene deve, a mio parere, soddisfare i seguenti cinque criteri:
a) essenzialità ed insostituibilità per la vita, individuale e collettiva, indipendentemente dalla variabilità dei sistemi sociali, nel tempo e nello spazio. L’acqua è stata essenziale ed insostituibile 6 mila anni or sono in Egitto o in Cina come lo è oggi in Lapponia o in India, e lo sarà ancora tra milioni di anni.
b) Pertinenza ed indissociabilità dal campo dei diritti umani e sociali. Il parametro di definizione del valore e della utilità di un bene comune pubblico è la vita, il diritto alla vita, e non il costo associato alla sua disponibilità ed accessibilità . Non si tratta di beni e di servizi rivolti alla soddisfazione di domande/bisogni individuali (o collettivi di gruppo) mutevoli perché dipendenti dal loro valore/costo di accesso e dalla loro utilità commerciale.
c) Responsabilità e proprietà collettive in una logica di solidarietà pubblica. Lo Stato, rappresentante la collettività dei cittadini, la comunità politica, è e deve essere il responsabile dei beni comuni, di cui i cittadini sono solidariamente proprietari attraverso lo Stato e le altre collettività pubbliche (locali, regionali”¦.).
d) L’inevitabilità dell’integrazione delle funzioni di proprietà , di regolazione, di governo/gestione e di controllo sotto la responsabilità di soggetti pubblici: principio del carattere pubblico sia della proprietà del bene (acqua, foresta, piante, fonti energetiche…) e delle infrastrutture (reti idriche, energetiche, di trasporti, di informazione e comunicazione”¦) che della gestione dei servizi corrispondenti. Vista la finalità /funzione di un bene comune pubblico che è quella di essere al “servizio” dell’interesse collettivo della comunità e di operare nel campo dei diritti, c’è netta incompatibilità tra interesse pubblico e gestione affidata a soggetti portatori di interessi privati. Non c’è giustizia sociale nel contesto di una separazione tra proprietà pubblica del bene e “gestione” privata del servizio.
e) La partecipazione reale, indiretta e diretta, dei cittadini al governo dei beni comuni/pubblici. La democrazia è estranea al funzionamento di una società a capitale privato, anche se parzialmente e minoritario. Non c’è democrazia possibile in una SpA anche se a capitale pubblico. (pag.54)
Fonte: I Quaderni del Vivere Insieme – n. 1, “Res Publica e Beni Comuni. Pensare le rivoluzioni del xxi secolo” di Riccardo Petrella | Università del Bene Comune e Ass. Monastero del Bene Comune | Verona www.monasterodelbenecomune.org
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t. 045 4853060 / 347 2256997 – f. 045 550811
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| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il marzo 24, 2011 alle 8:58 am, ed è archiviato come Blog, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

