La BCE fa un prestito record alle Banche: è un debito record per i cittadini
Le Banche sono reticenti a concedere finanziamenti alle famiglie e alle aziende in quanto oltre al problema di liquidità, hanno anche un probelma di solvibilità, di difficoltà a pagare i propri debiti, il che, per alcuni istituti, corrisponde alla necessita di una ricapitalizzazione.
Sostanzialmente, le operazioni tampone della BCE per mano di Draghi, servono solo a guadagnare tempo di fronte ad una crisi che non sembra avere limiti ne fine, per far fronte alla quale si stampano enormi quantità di soldi e si impongono misure di austerità sempre più diffuse e pressanti; per cercare di superare la più grave crisi di questo dopoguerra del sistema finanziario si è giunti pure alle “cure omeopatiche” come nel caso della Grecia, dove al problema del “Debito Sovrano” insolvibile, si pone rimedio facendo cotrarre alla stessa un’altro debito.
Infatti, dopo lunghi negoziati, i leader europei, i creditori privati e il FMI sono riusciti a predisporre il secondo pacchetto di salvataggio per la Grecia, il quale è ritenuto politicamente accettabile per i creditori, fornendo ad Atene un sostegno che si calcola possa essere sostenibile. Saranno garantiti alla Grecia 130 miliardi di euro di finanziamenti addizionali per i prossimi due anni.
L’accordo dovrebbe comportare un abbassamento del rapporto tra debito e PIL della Grecia al 120,5% nel 2020. Tuttavia, l’elargizione del prestito è condizionata dall’attuazione da parte della Grecia di determinate misure entro la fine del mese – ad esempio, ridurre il salario minimo per rendere il mercato del lavoro piu’ flessibile – e sarà sottoposta a un ‘rafforzato e permanentè monitoraggio da parte dei funzionari della Commissione Europea in Grecia.
Ma tutto questo serve solo a tampanare una crisi che è matematica (il debito è corredato di un tasso di interesse che ha una curva esponenziale come quella del cancro…) e con la quale prima o poi dovremo fare i conti. Un tempo si erano inventati il Giublieo, ma questa pratica si è persa nella notte dei tempi.
Quindi l’agonia della Grecia non è affatto conclusa, e se l’Italia e la Spagna saranno in grado di fare evidenti progressi nella sistemazione delle proprie finanze pubbliche, il resto dell’eurozona si sentirà piu’ al sicuro nel chiudere il rubinetto greco. Dunque la Grecia potrà solo ritardare un default disordinato, che alla fine avverrà comunque.
Risolvere il problema non è facile, vi è preoccupazione per il deteriorarsi dell’economia dell’eurozona, che si trova indubbiamente in recessione e dove i piani d’austerità varati da alcuni governi ritarderanno ulteriormente la crescita economica, riducendo le entrate governative e aggravando lo squilibrio fiscale. Tutto cio’, a sua volta, farà ulteriormente calare la fiducia, mettendo in discussione la capacità di diversi Stati sovrani di sostenere le proprie spese. È un circolo vizioso.
Economicamente l’eurozona è un matrimonio fra diseguali. Membri ad alta produttività (Germania, Paesi Bassi e Finlandia) e Paesi a bassa produttività (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna – PIIGS) sono legati da un’unica moneta, l’euro. L’euro è molto sottovalutato per la produttività della Germania, che quindi ha espanso le proprie esportazioni. Ma la stessa moneta è troppo forte per i PIIGS, che hanno aggravato i disavanzi commerciali. In questo modo, la crisi dell’eurozona è fondamentalmente una crisi della bilancia dei pagamenti. Poichè tutti i membri usano l’euro, gli squilibri commerciali tra loro non sono evidenziati. Ma essi sono enormi, per un totale di circa 500 miliardi di euro. Un tasso di cambio non competitivo ha gravato i PIIGS, i quali hanno una crescita del PIL molto lenta o negativa, causando una riduzione del gettito fiscale e, di conseguenza, un aumento del deficità di bilancio. Dunque, un problema commerciale si è trasformato in un problema fiscale.
La situazione dei paesi europei cosi come quella degli Stati Uniti offre alcune lezioni di base per le future generazioni. Il loro passaggio da una crisi all’altra dimostra i pericoli rappresentati da modelli economici basati sul debito. Seguendo l’economia keynesiana, i governi di questi paesi hanno invocato pesanti spese pubbliche al fine di creare domanda aggiuntiva e stimolare la crescita. Gli individui e le famiglie di questi paesi hanno accumulato debito su debito in modo tale da ricercare un modello di esistenza che pensavano fosse il modo corretto di vivere. Una cultura basata sulle carte di credito e prestiti sub-prime ha creato un’illusione di opulenza.
Stanno ora riscoprendo le virtu’ della buona vecchia prudenza. Le loro stravaganze sono ora delle ossessioni. I loro governi sono “in tensione”. I loro sistemi di sicurezza sociale stanno diventando sempre piu’ insostenibili e inadeguati. Si tratta di un risultato inevitabile in una società in cui la specializzazione esclusiva della gente maggiormente pagata è ideare nuovi e piu’ complessi prodotti finanziari.
Prima guadagna, poi spendi, questo ci hanno insegnato i nostri antenati. Spendi sempre meno di quello che guadagni, ci hanno detto. Ma veramente la maggior parte dei popoli dell’Unione Europea sono tutti così spendaccioni?
In questi giorni l’Italia è stata dichiarata in “recessione tecnica” (una terminologia per allontanare acora per un pò lo spettro della recessione non tecnica?) le spese dei consumi diminuiscono ovunque, gli italiani spendono sempre meno, eppure il nostro debito cresce…
Il sistema della moneta a debito, del debito sovrano (pubblico) e della privatizzazione dei beni comuni, del tasso di interesse semplice e composto applicato iniquamente (1% alle banche, 7-8% ai cittadini), della speculazione e delle bolle finanziarie, della corruzzione, degli sperperi del patrimonio pubblico (monetario e territoriale) per opere pubbliche sostanzialmente inutili se non dannose, di sistemi politici di casta che hanno stipendi d’oro, che decurtano le pensioni e aumentano le tasse, del furto delle sovranità (alimentare, idrica, energetica, di informazione e comunicazione, monetaria ecc.) operate dalla Sinarchia e molto altro ancora è ciò che ci ha impoveriti, ci ha sommersi nei debiti, noi e le generazioni future.
Quando capiremo che è necessario e possibile cambiare non sarà mai troppo tardi, per noi, per le generazioni future, per l’ambiente, per la giustizia, l’equità, la pace e il ben-essere. Le soluzioni non mancano, le proposte della Società Civile sono innumerevoli, attuabili fin d’ora necessitano di un mutamento collettivo dei singoli, una massa critica in gardo di incidere.
Il problema è che oltre alle ricchezze materiali, siamo stati derubati anche di quelle immateriali, scientificamente, predeterminatamente sono stati sviliti i valori di base, smembrati i legami familiari (se resti in famiglia sei un bamboccione, se esci di casa sei una persona matura e contribuisci ad aumentare il PIL…), sono stati minati i legami sociali, attraverso l’esasperazione dell’individualismo, dell’arrivismo, dell’ostentazione di un benessere materiale illusorio che, figlio del consumismo, ha dato origine alla “patologia dei bisogni” e alla depauperazione delle risorse naturali del pianeta…
Un altro mondo è possibile, ora! Svegliatevi!!!
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il marzo 14, 2012 alle 11:18 am, ed è archiviato come Blog, Buoni locali solidali, Consumatori, Difesa attiva del territorio, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


