Il neocolonialismo economico
Contrariamente al credere comune, non esiste un “modello unico” nell’economia. Contrariamente alla credenza popolare, le finanze mondiali sono controllate da ‘banche centrali’ possedute da privati, mascherate da banche del governo federale (USA), centrali dell’unione (Europa) o nazionali (Italia) in quasi tutti i paesi del mondo. Ma non tutte le banche del mondo funzionano allo stesso modo. Mentre i grandi istituti finanziari occidentali traballano per la crisi che si sta verificando, un altro settore finanziario sta acquistando spessore: il sistema bancario islamico. I sostenitori dell’antica pratica, basata sulla guida della sharia che proibisce gli interessi e fare affari coi debiti, stanno promuovendo la finanza islamica come cura contro il collasso finanziario globale. Le banche islamiche stanno prendendo sempre più spazio nel panorama economico globale perché non esigono gli interessi e (in particolar modo durante questa catastrofe economica) perché sono piu’ stabili delle banche occidentali. Nel sistema bancario islamico il finanziatore deve dividire i rischi con il beneficiario e quindi il correntista é trattato piuttosto come azionista e guadagna una parte degli introiti. Le offerte finanziarie assomigliano a leasing con diritto di riscatto, piani di accantonamento, contratti di compravendita in comune, o a vere partnership. La finanza islamica evita anche altre pratiche proibite. I banchieri che osservano la Shariah non possono ricevere o fornire fondi che abbiano a che fare con alcol, gioco, pornografia, tabacco, armi o maiali. I sostenitori delle banche islamiche dicono che questi sono limiti che un investitore con coscienza sociale può sostenere, musulmano o no. Un altro fattore d’interesse consiste nella proibizione degli interessi, che proviene dalla proibizione dell’usura da parte del Corano. Questa è una visione che ha una lunga tradizione storica e religiosa. Gli interessi sono ripetutamente condannati nella Bibbia. Aristotele li denunciò, i romani li limitarono, e la prima chiesa cristiana li proibiva.
L’idea che tutte le spese legate agli interessi siano ingiuste è alla base della finanza islamica. L’accumulo di denaro non é ben visto nel Corano, cosi i risparmi non producono profitto a meno che vengano usati per qualcosa di produttivo. Il denaro dovrebbe essere usato per creare valore nel paese o e i soldi non possono generare soldi, ne le banche islamiche possono semplicemente vendere denaro. Nel modello finanziario islamico, le banche dovrebbero muovere i fondi tramite un concetto di gestione degli stessi. In effetti il sistema bancario islamico dovrebbe funzionare piu’ come un accordo equo tra privati e non come capita nei classici sistemi bancari. I sostenitori del settore dicono che il requisito di condivisione del rischio aiuta a ridurre il genere di abusi che ha portato al disastro dei mutui subprime negli Stati Uniti. Gli studiosi non considerano islamica l’idea di oberare i clienti di debiti o investire in aziende con eccessivi debiti.
Sebbene il sistema islamico da mille miliardi di dollari stia affrontando difficoltà dovute al crollo dei prezzi degli immobili e delle azioni, i suoi sostenitori affermano che il sistema ha una protezione intrinseca dal tipo di collasso che ha colpito cosi tanti istituti. Perché l’uso di strumenti finanziari come i derivati, accusati di essere responsabili della caduta dei giganti dei sistemi bancari, assicurativi e d’investimento, é proibito. Cosi come il rischio eccessivo.
Il bello del sistema bancario islamico e il motivo per cui può essere usato come sostituto dell’attuale mercato é il fatto che si promette solo ciò che si possiede [contrariamente al sistema di riserva frazionaria della banche occidentali]. Le banche islamiche non sono protette se l’economia é in declino, soffrono ma non lasciano nessuno in panne. Il principio teologico dietro il sistema bancario islamico é una legge sacra che dichiara che l’accumulo di interessi é una forma di usura, la quale é proibita nell’Islam. Nel mondo moderno questo si traduce in un approccio nei confronti del denaro diverso da quello occidentale: i soldi non possono stare fermi e generare altri soldi. Per crescere devono essere investiti in attività produttive.
Il rischio maggiore per ogni banca classica é che con un ipotetica corsa agli sportelli, la banca non possa affrontare i prelievi dei correntisti con i liquidi presenti in banca in quel momento. Questo porta la banca a trovare liquidi in altri modi. Nella maggior parte dei casi può ottenere un prestito interbancario da un’altra banca che le permette di affrontare i prelievi. Se altre banche dovessero esitare a prestare il denaro per l’incertezza sulla qualità dell’asset, allora la banca dovrà ricorrere al deposito interbancario della banca centrale, che effettua il deposito come ultima risorsa.
La chiave delle banche islamiche é che esse non possono avvantaggiarsi del mercato dei depositi interbancari, né possono ottenere prestiti o effettuarli alla banca centrale perché quei prestiti prevedono interessi. L’unica alternativa é quella di trovare altre banche (in genere islamiche) disposte a estendere il principio della Sharia ai prestiti bilaterali.
I paesi africani come Algeria, Egitto, Libia, Marocco, Tunisia e Sudan sono già entusiasti dei futuri sukuk ( emissione di obbligazioni islamiche). Il Gambia ha esordito con un affare per 166 milioni di dollari di sukuk, venduti ai privati negli Stati Uniti nel 2006′. [International Finance Review (Reuters), 2008]. La corsa verso la finanza islamica é soprattutto un tentativo di controllare un flusso di denaro stimato in 1,5 migliaia di miliardi di dollari in fondi del Medioriente, derivanti in maggior parte da piu’ elevati prezzi del petrolio. Questi investimenti hanno ravvivato l’economia attraverso il mondo musulmano e allo stesso tempo hanno accresciuto il conservatorismo religioso dei 1.6 miliardi fedeli all’Islam. Il risultato é una domanda in espansione di servizi finanziari aderenti alla legge islamica.
Stranamente, in concomitanza con l’inauguarazione della prima banca islamica del Magreb (Zitouna Bank, Tunisia 26 maggio del 2010) e lo scorso 19 ottobre con l’apertura del megaprogetto del porto finanziario di Tunisi, ovvero il tentativo del presidente Ben Ali di trasformare la Tunisia nel centro finanziario regionale del nord Africa e oltre ( il primo centro finanziario offshore del nord Africa), il nord Africa si infiamma di rivolte.
Il 20 gennaio 2011, la Zitouna Bank, é stata confiscata dalla Banca Centrale della Tunisia, afferente al sistema bancario privato occidentale che vogliono che i musulmani del Nord Africano prendano soldi in prestito dalle loro banche e che paghino gli interessi al tasso deciso dalle Banche Centrali: non vogliono che la gente possa prendere soldi dalle banche islamiche senza pagare alcun interesse. C’è chi sostiene che il sietema bancario occidentale voglia che i musulmani scambino la loro attuale oppressione politica ad opera di brutali dittatori, guadagnando la libertà di espressione e di associazione ma sottostando all’asservimento economico.
Oltre a diverse tipologie di banche, fra cui quelle che non applicano interessi e non lucrano sui debiti, esistono anche altri strumenti in grado di cambiare il concetto stesso del denaro e quindi dell’economia attuale e sono le monete sociali, senza debito e interesse, un caso particolare già esistente e in circolazione in Italia è lo SCEC, gli Abbuoni della Solidarietà ChE Cammina, diffusi gratuitamente dall’Associazione ArcipelagoSCEC; attaulmente insignificati da un punto di vista numerico, a livello nazionale ne sono stati stampati solo 8 o 9 milioni, ma sono destinati a crescere come il sistema delle banche islamiche in quanto rappresentanti una soluzione concreta e viabile all’attuale crisi economica… Gli SCEC sono stati dichiarati legali dall’agenzia delle entrate italiane ed essendo di proprietà collettiva (non esiste una “banca” degli SCEC) non sono “bloccabili” alla fonte, appartenendo alla comunità umana che gli adotta rappresentano un primo passo verso il recupero della Sovranità monetaria perduta con la privatizzazione del sistema bancario.
Per saperne di più sul neocolonialismo economico-monetario vedere anche la pubblicazione “Dal denaro al donare 3: la moneta“
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il aprile 2, 2011 alle 6:57 am, ed è archiviato come Blog, Buoni locali solidali, Consumatori, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


