<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Naturalmente Verona</title>
	<atom:link href="http://www.naturalmenteverona.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.naturalmenteverona.org</link>
	<description>festival dell&#039;economia eco-equo solidale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 22 Feb 2012 14:55:05 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Campagna di Obbedienza Civile</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/campagna-di-obbedienza-civile/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/campagna-di-obbedienza-civile/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 14:55:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2194</guid>
		<description><![CDATA[COMUNICATO STAMPA. ANCHE A VERONA PARTE LA  CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE. Conferenza stampa- giovedi 23 febbraio ore 11:45 presso la Scala della Ragione in Cortile Mercato vecchio. Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato e per la sua affermazione come bene comune.&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"></span></span></span></p>
<div id="attachment_2195" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.naturalmenteverona.org/campagna-di-obbedienza-civile/acqua-e-vita/" rel="attachment wp-att-2195"><img class="size-medium wp-image-2195" title="acqua e vita" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/acqua-e-vita-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">L&#39;acqua è un Bene Comune, l&#39;acqua è la vita...</p></div>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">COMUNICATO STAMPA. </span>ANCHE A VERONA PARTE LA  </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff3366;">CAMPAGNA </span></strong></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #ff3366;">DI OBBEDIENZA CIVILE</span></strong>. <strong><span style="color: #0000ff;">Conferenza stampa- giovedi 23 febbraio ore 11:45 presso la Scala della Ragione in Cortile Mercato vecchio</span></strong>. Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato e per la sua affermazione come bene comune. Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno detto no alla privatizzazione dei servizi idrici e no ai profitti sull&#8217;acqua. Finora si tratta di un voto disatteso e messo costantemente sotto attacco come dimostrano le vicende di questi giorni sul decreto liberalizzazioni in esame in commissione parlamentare. Il senso della campagna sta nel rispetto della volontà popolare del voto di giugno: la campagna di Obbedienza Civile consiste nel pagare le bollette del periodo successivo al referendum con una riduzione pari alla componente della remunerazione del capitale investito così come ha deciso il 95,8 % degli elettori. Anche la corte costituzionale nel dichiarare l&#8217;ammissibilità del referendum ha precisato che &#8220;la normativa residua è immediatamente applicabile e non presenta elementi di contradditorietà&#8221;. Giovedì presso la scala della Ragione presenteremo l&#8217;istanza di diffida individuale per i gestori- Acqueveronesi e Ags- che richiede l&#8217;eliminazione dalla tariffazione della quota corrispondente alla remunerazione del capitale investito e indicheremo luoghi e orari degli sportelli aperti a Verona e in provincia. Nessun gestore ha finora tolto la quota del 7% di profitto garantito dalle tariffe che non sono state modificate quindi secondo quando deciso dalla maggioranza degli italiani. Sia a livello nazionale che a livello locale con i nostri 2 principali gestori Acqueveronesi e Ags. </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Comitato Veronese Acqua e Beni Comuni</strong>: </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Silvia Caucchioli &#8211; 347 4426582 &#8211; <a href="mailto:silviacaucchioli@hotmail.it">silviacaucchioli@hotmail.it</a>; </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Luca Cecchi &#8211; 3343538091 &#8211; <a href="mailto:56lucacecchi@gmail.com">56lucacecchi@gmail.com</a>; </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Cristiano Bordin &#8211; 3475308104 &#8211; cristiano.bordin@yahoo.it</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/campagna-di-obbedienza-civile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Grecia siamo noi</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/la-grecia-siamo-noi/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/la-grecia-siamo-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 15:47:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2189</guid>
		<description><![CDATA[A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla Bce, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) presenta l&#8217;aspetto di un paese bombardato: un&#8217;economia in dissesto;aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #222222;"><a rel="attachment wp-att-2190" href="http://www.naturalmenteverona.org/la-grecia-siamo-noi/gennaio-2012-007/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2190" title="gennaio 2012 007" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/gennaio-2012-007-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></a>A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla Bce, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) presenta l&#8217;aspetto di un paese bombardato: un&#8217;economia in dissesto;aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione dilagante; file interminabili al collocamento e alle mense dei poveri; gente che fruga nei cassonetti; ospedali senza farmaci; altri licenziamenti in arrivo; tasse iperboliche sulla casa e sfratti; beni comuni in svendita. E ora anche una città in fiamme. Ma a bombardare il paese non è stata la Luftwaffe, <strong>bensì il debito contratto e confermato dai suoi governanti di ieri e di oggi nell&#8217;interesse</strong> <strong>della finanza internazionale</strong>. Con la conseguenza che, a differenza di un paese uscito da una guerra, in Grecia non c&#8217;è in vista alcuna &#8220;ricostruzione&#8221;, o &#8220;rinascita&#8221;, &#8220;ripresa&#8221;; ma solo un fallimento ormai certo – e dato per certo da tutti gli e<strong>conomisti che l&#8217;avevano negato fino a pochi giorni o mesi fa </strong>- <strong>procrastinato solo per</strong> <strong>portare a termine il saccheggio del paese e, se possibile, il salvataggio delle banche </strong>che detengono quel debito; o di quelle che lo hanno assicurato. Le armi però c&#8217;entrano eccome. All&#8217;origine di quel debito, oltre alla corruzione e all&#8217;evasione fiscale, ci sono le <strong>Olimpiadi del 2004 </strong>(costate oltre un decimo del Pil) e <strong>l&#8217;acquisto di</strong> <strong>armi</strong>, che la Grecia è costretta a comprare e pagare a Francia e Germania come contropartita della &#8220;benevolenza&#8221; europea, per importi annui che arrivano al 3 per cento del Pil. Quattro fattori, armi (come F135), Grandi eventi (Olimpiadi o Expò, o Mondiali, o G8), <strong>evasione fiscale e corruzione </strong>che accomunano strettamente Grecia e Italia. Ma non solo. <strong>Nel pacchetto, </strong>il quinto in due anni, delle misure imposte alla Grecia &#8211; liberalizzazioni di tariffe, mercati e lavoro, privatizzazioni dei servizi pubblici, blocco delle assunzioni, definanziamento di scuole, ospedali, Università, servizi sociali &#8211; <strong>c&#8217;è pari pari il programma del governo Monti </strong>(anch&#8217;esso cucinato da Bce e Commissione europea). <strong><span style="text-decoration: underline;">La Grecia è solo un anno più avanti di noi sulla strada del disastro </span></strong>e Monti è il Papademos italico incaricato di accompagnarvi l&#8217;Italia spacciandosi per il suo salvatore e garantendone il saccheggio.<span id="more-2189"></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Aggiungi il patto di stabilità (Fiscal Compact) che impone di riportare il debito di entrambi i paesi, ormai</strong> <strong>chiaramente in recessione, al 60 per cento del PIL in regime di parità di bilancio</strong>, e avrete i termini di una politica senza ritorno imposta da una <strong>classe al potere senza un&#8217;idea di futuro che non sia la propria</strong> <strong>perpetuazione</strong>. <strong>Per loro contano solo i bilanci: tutto il resto crepi! </strong>Quando l&#8217;Unione europea avrà tagliato gli ormeggi alla Grecia per abbandonarla alla deriva, avrà messo il vascello in condizioni di non poter più navigare per decine di anni. Nessuno degli economisti entusiasti degli &#8220;sforzi&#8221; di Monti ha la minima idea di come si possano raggiungere gli obiettivi del Fiscal Compact. E allora? <strong>Il fatto è che per loro &#8220;non c&#8217;è alternativa&#8221;; perché non sanno immaginare un futuro diverso dal presente: </strong>all&#8217;Università non lo hanno studiato e non si sono dotati di strumenti per concepirlo (tranne che per le loro carriere). &#8220;Non esiste un piano B per la Grecia, ha detto Draghi. Ma nemmeno per l&#8217;Italia. <strong><span style="text-decoration: underline;">Per questo Monti non è la soluzione, ma il problema.</span></strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Ma un &#8220;piano B&#8221; per l&#8217;Europa va messo a punto</strong>, <strong>e in fretta; perché quello &#8220;A&#8221; è un strada senza uscita</strong>; e non si fa politica, né opposizione, senza un&#8217;idea sul da farsi appena il contesto la renda plausibile. E quel momento potrebbe essere vicino, perché il mondo sta cambiando in fretta. Ma l&#8217;Italia non è la Grecia, </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ripetono i supporter di Monti. E perché mai? Perché l&#8217;Italia ha un tessuto industriale robusto e perché è</span></span></span> <span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;troppo grande per fallire&#8221;. Due tesi per lo meno parziali. Neanche la Grecia era priva di un tessuto industriale, anche se fragile, che le manovre deflattive imposte dalla Troika hanno mandato in pezzi. Una </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">vicenda attraverso cui erano già passati anni fa &#8211; e per decenni &#8211; molti paesi dell&#8217;America Latina presi per la </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">gola dal FMI. Quanto all&#8217;Italia, un inventario dei danni prodotti dal ventennio berlusconiano, non solo sullo </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">&#8220;spirito pubblico&#8221; &#8211; e non è poco &#8211; ma anche sul tessuto industriale non è ancora stato fatto. Ma accanto ad </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">alcune medie imprese che si sono ristrutturate ed esportano, tre dei maggiori gruppi industriali (Fiat, </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Finmeccanica e Fincantieri) sono alle corde e nel tessuto industriale residuo chiude una fabbrica al giorno.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #222222;"><strong>&#8220;Non si produce più niente&#8221; ripetono coloro che guardano la realtà senza lenti deformanti</strong>. Ma non è che tra un mese o tra un anno (o anche due) quelle fabbriche riapriranno, gli operai ritorneranno al loro posto di lavoro e le aziende riprenderanno a produrre come prima. <strong>Un enorme patrimonio di esperienze, di</strong> <strong>professionalità, di knowhow, di attitudine all&#8217;innovazione e al lavoro di gruppo viene disperso e scompare per</strong> <strong>sempre. </strong>Né ci sono in vista iniziative imprenditoriali in grado di mettere al lavoro, avviandole dal nulla, nuove produzioni, nuovi addetti e risorse gestionali in grado di riempire quei vuoti. E quanto agli investimenti stranieri, sono bloccati dall&#8217;articolo 18, dalla mancanza di infrastrutture come il Tav Torino Lione, dalle tasse troppo alte che nessuno paga, o dalla corruzione e dalla burocrazia che il governo Monti si è tirato in casa?</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">BCE e governo Monti sono destinati a imprimere una accelerazione decisiva al lungo declino dell&#8217;economia </span></span></span><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">italiana.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #222222;"><strong>In secondo luogo, se l&#8217;Italia è troppo grande per fallire, è anche &#8211; come ci viene ripetuto spesso &#8211; &#8220;troppo</strong> <strong>grande per essere salvata&#8221;. </strong>Qui sta la sua forza e la sua debolezza. La debolezza è quel continuo richiamo a fare &#8220;i compiti a casa&#8221; (un&#8217;espressione da deficienti) e a &#8220;cavarsela da sola&#8221; (sulla base, però, dei diktat di altri). Un compito impossibile, che i governi greci hanno già provato a svolgere nonostante la sua palese assurdità. <strong>La forza sta nel fatto che se il governo Italiano non sarà in grado di azzerare il deficit e dimezzare il</strong> <strong>debito, o anche solo di rifinanziarlo, perché il suo PIL precipita, &#8220;salta&#8221; anche l&#8217;euro </strong>- il che, forse, è già stato messo in conto. O verrà messo in conto tra poco &#8211; ma salta anche, probabilmente, l&#8217;Unione europea e con essa l&#8217;economia di mezzo mondo. E forse anche quella dell&#8217;altra metà. <strong>Non siamo più negli anni &#8217;30, quando</strong> <strong>la partita si giocava tra cinque o sei Stati. Il circuito finanziario ha ormai coperto e avviluppato l&#8217;intero pianeta.</strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un piano B per l&#8217;Europa deve innanzitutto evitare un default disordinato (come ormai viene chiamata la </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #222222;">prossima bancarotta degli Stati a rischio di insolvenza; e non sono pochi) e <strong>promuovere un &#8220;concordato </strong></span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #222222;"><strong>preventivo&#8221;: cioè un accordo che dimezzi in modo selettivo i debiti pubblici che non possono essere ripagati o</strong> <strong>che ne sterilizzi (con una moratoria delle scadenze) una buona metà. </strong>Il che trasferirebbe l&#8217;insolvenza sulle banche, costringendo anche la BCE e gli Stati più forti e arroganti a correre in loro soccorso: <strong>con</strong> <strong>nazionalizzazioni</strong>, <strong>&#8220;bad bank&#8221; e separando finalmente il credito commerciale dal pozzo senza fondo degli</strong> <strong>investimenti speculativi</strong>. Quanti più saranno gli Stati a rischio che si impegnano su questa strada, tanta maggiore sarà la forza per imporla.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #222222;"><strong>Certamente, sia che l&#8217;euro venga conservato, sia che si torni alle vecchie divise, il caos economico che</strong> <strong>incombe sul paese e sull&#8217;Europa è spaventoso; </strong>ma non minore di quello in cui ci sta trascinando il tentativo di rinviare giorno per giorno una resa dei conti. In tempi di crisi valutaria, <strong>ciò con cui bisognerà fare i conti, a</strong> <strong>livello nazionale e locale, saranno gli <span style="text-decoration: underline;">approvvigionamenti: innanzitutto quelli energetici e alimentari</span>. L&#8217;unica</strong> <strong>risorsa a cui attingere a piene mani nel giro di pochi mesi e pochi anni sono risparmio ed efficienza</strong> <strong>energetica. </strong>La condizione di paese bombardato apparirà allora in tutta evidenza: spente le luminarie che non servono per vedere ma per farsi vedere; auto ferme e mezzi pubblici strapieni (scarseggerà il carburante); orari cambiati per garantire il pieno utilizzo dei mezzi durante tutto l&#8217;arco della giornata; conversione in tempi rapidi &#8211; come all&#8217;inizio di una guerra &#8211; delle fabbriche compatibili con la produzione di impianti per le fonti rinnovabili o di cogenerazione, di mezzi di trasporto collettivi o condivisi a basso consumo; interventi sugli edifici per eliminarne la dispersione energetica. ecc. Giusto quello che si sarebbe dovuto fare &#8211; e ancora potrebbe essere fatto &#8211; in questi anni, con esiti economici certo migliori. <strong><span style="text-decoration: underline;">Lo stesso vale per</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">l&#8217;approvvigionamento alimentare: occorrerà restituire a ogni territorio la sovranità alimentare con</span></strong> <strong><span style="text-decoration: underline;">un&#8217;agricoltura meno dipendente dal petrolio e un&#8217;alimentazione meno dipendente da derrate importate</span></strong>: una operazione da mettere in cantiere con una nuova leva di giovani da avviare a un&#8217;attività ad alta intensità di innovazione e di lavoro che potrebbe cambiare l&#8217;aspetto del paese. Analogamente occorrerà intervenire sul patrimonio edilizio inutilizzato, sul ciclo di vita dei materiali (risorse e rifiuti), su scuola, università, sanità con interventi che riducono gli sprechi e producono occupazione di qualità. Ma soprattutto ci vorrà una revisione generale degli acquisti quotidiani: spesa condivisa, rapporti diretti con il produttore e Km0 (i GAS), riduzione degli imballaggi e del superfluo, ricorso all&#8217;usato e alla riparazione e alla condivisione dei beni: <strong>tutti campi in</strong> <strong>cui il sostegno di un&#8217;amministrazione locale conta molto. </strong>E tante altre cose simili su cui occorre riflettere: sono <strong>tutti interventi da concepire, programmare e gestire a livello locale &#8211; con la partecipazione diretta della</strong> <strong>cittadinanza attiva</strong>- che potranno essere agevolati anche da un circuito parallelo di monete garantite dalle autorità locali, come era avvenuto con successo in molti paesi occidentali &#8211; compresa la Germania nazista &#8211; durante la grande crisi degli anni &#8217;30. <strong>Fantascienza? Forse; comunque un programma meno irrealistico</strong> <strong>dell&#8217;idea di affidare alla liberalizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro la ripresa di una crescita che</strong> <strong>sottragga l&#8217;Italia al cappio del debito; e magari anche alla crisi ambientale &#8211; ah! questa sconosciuta! – che</strong> <strong>investe il pianeta.</strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p><span style="color: #222222;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Di Guido Viale</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/la-grecia-siamo-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A proposito di&#8230; Decrescita &#8211; parte seconda &#8211;</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/a-proposito-di-decrescita-parte-seconda/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/a-proposito-di-decrescita-parte-seconda/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 14:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio equo e solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2183</guid>
		<description><![CDATA[Eccomi qui con la continuazione delle mie riflessioni sul tema. Ricordate la precedente puntata “Ma questa Decrescita è veramente felice?” Parlavo di finanziarizzazione dell’economia, massa monetaria disgiunta dalla ricchezza reale, denaro come merce, indebitamento finalizzato a far correre il PIL, …. Ci eravamo lasciati con qualche domanda circa le possibili soluzioni e il ruolo del&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><a rel="attachment wp-att-2184" href="http://www.naturalmenteverona.org/a-proposito-di-decrescita-parte-seconda/naturalmente-verona-20113-247x3001/"><img class="alignleft size-full wp-image-2184" title="Naturalmente-Verona-20113-247x300[1]" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/Naturalmente-Verona-20113-247x3001.jpg" alt="" width="247" height="300" /></a>Eccomi qui con la continuazione delle mie riflessioni sul tema. Ricordate la precedente puntata “<a href="http://www.naturalmenteverona.org/ma-questa-decrescita-e-veramente-felice-parte-prima/">Ma questa Decrescita è veramente felice</a>?” Parlavo di finanziarizzazione dell’economia, massa monetaria disgiunta dalla ricchezza reale, denaro come merce, indebitamento finalizzato a far correre il PIL, …. Ci eravamo lasciati con qualche domanda circa le possibili soluzioni e il ruolo del Commercio Equo nello scenario della decrescita. Io mi permetto di portare alcuni contributi e di portare qualche esempio di decrescita già in atto e per di più felice oltre che ad esprimere un mio giudizio sugli scenari del Commercio Equo. Intanto dal lato finanziario la soluzione principe è sempre quella che ci diciamo da molto: le banche devono tornare a fare le banche. Il denaro lo devono prestare per progetto imprenditoriali e di sostegno alle attività economiche che aziende o singoli vogliono intraprendere senza aver a disposizione le risorse monetarie. I banchieri devono quindi tornare a fare bene il loro mestiere di valutazione dei progetti e dei business plan imprenditoriali. Queste competenze si sono notevolmente ridotte nel tempo a scapito di “menti finanziarie”. Un esempio concreto sul mercato italiano c’è e si chiama Banca Etica. Sicuramente questo significa far decrescere anche il sistema bancario, ma …. il sistema sta già decrescendo. Provate a chiedere un mutuo. La cifra che vi offrono così risibile e le garanzie sono tali che è sostanzialmente inutile provarci se volete comprare casa. La parola d’ordine di diversi istituti è di non erogare (ovviamente nessuno lo scrive). Sull’articolo de Il fatto Quotidiano del 4 gennaio scorso c’è un’approfondita analisi dei tentativi fatti dall’autore di ottenere un mutuo in diversi sportelli di diversi istituti. Il denaro recentemente erogato dalle banche centrali al sistema bancario europeo (che ne aveva bisogno come noi dell’ossigeno) al tasso dell’1% aveva come obiettivo dichiarato aumentare il flusso di denaro verso clienti e aziende per favorire la ripresa. Le banche invece hanno utilizzato questi soldi per rafforzarsi patrimonialmente e per comprare titoli di stato a rendimenti intorno al 6% realizzando automaticamente e senza sforzo un profitto ancora una volta finanziario.<span id="more-2183"></span></span> </p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Altri esempi: il sistema edilizio in Italia è in stallo. Le case sono molto più numerose delle esigenze abitative e i cantieri languono per mancanza di acquirenti.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Perché allora non decrescere smettendo con l’edilizia nuova e il consumo di territorio e piuttosto iniziare ad incentivare gli interventi di ristrutturazione sull’edilizia esistente. Basterebbe poco secondo me: immaginiamo una legge che stabilisca che qualsiasi intervento di ristrutturazione anche interna deve prevedere obbligatoriamente l’impianto fotovoltaico con incentivi fiscali come per i serramenti. I cantieri e le imprese edili tornerebbero a lavorare alla grande e anche il consumo energetico ne beneficerebbe.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Altro esempio: i regali ai bambini. Un articolo di Repubblica del 11 novembre parlava appunto della decrescita già in atto nel mondo dei regali ai più piccoli (ultimo baluardo che resisteva alla crisi sull’onda del pensiero di tutti noi genitori: “ mi privo di tutto ma i miei figli non devono soffrire e devo farli felici…”).</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ecco un passaggio: “con la crisi finanziaria in corso, non poteva non esserci un cambiamento anche nella vita dei nostri figli. I bambini oggi “<strong>riscoprono il Lego e affollano gli oratori, ricevono doni, ma con moderazione, hanno paghette dimezzate, astucci riciclati, zaini dell’anno prima, vestono la moda low cost, ma hanno ottimi computer e buone scarpe.</strong> Cresciuti in stanze piene di giochi, stanno iniziando a capire il significato di sobrietà e semplicità: sono i <strong>“bambini della crisi”</strong>, i figli del nuovo millennio, e <strong>noi genitori più che tagliare selezioniamo, ponderando mille volte le spese da sostenere, </strong>a partire dalle attività che frequentano (di qualità, ma non troppo costose), i vestiti (spesso di “ereditano” da fratelli o parenti e/o si comprano usati), la torta di compleanno è fatta in casa, i libri si prendono in biblioteca e invece di andare alla ludoteca ci si vede all’ oratorio, dove ci sono le altalene, il ping pong, il biliardino e non si paga nulla.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Paolo Taverna presidente di Assogiocattoli: “<strong>Si torna verso i giochi della tradizione, la cui “giocabilità” dura a lungo,</strong> non passa con le mode, resiste al tempo, le costruzioni, le bambole, i giochi di legno, quelli da tavolo da fare tutti insieme, in famiglia. Spiega il <em>sociologo Enrico Finzi:</em> «Quello che si sta diffondendo è il <strong>concetto del downsizing,</strong> che le aziende conoscono bene e che in questo periodo è molto utilizzato dai grandi marchi della moda “giovane”. <strong>Si scende di “dimensione” senza perdere in stile e attrattività, </strong>anche a costo di fare prodotti meno pregiati. <strong>Più che rinunciare appunto si sceglie il tono minore.</strong></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><strong>Infine anche una docente. </strong><em>Irene Tinagli, docente di Economia delle Imprese all’ università Carlos II di Madrid, </em>sposta il tema della “ricollocazione” dei consumi alla fascia dei giovani in generale. «Molti amici che erano bambini negli anni ‘ 70 ricordano i famosi giorni dell’ austerity non come un periodo di privazione, ma come l’ ebbrezza di poter correre in bicicletta in città deserte e senza auto…<strong>Credo che nelle famiglie oggi la crisi sia uno spartiacque tra chi la vive in modo depressivo, pensando che sia ormai inutile investire sullo studio, e chi prova a raddoppiare gli sforzi e seleziona gli investimenti. </strong>Mi spiego: non ho mai visto tanti ventenni con un’ auto propria come in Italia. In nessuna altra parte del mondo. Ma forse oggi i genitori si rendono che quei 15mila euro spesi per regalare un’ auto ad un figlio – conclude Tinagli – sarebbe meglio investirli in tasse universitarie o master all’ estero. I problemi sono gravi, ma <strong>ci stiamo “depurando” dallo yuppismo degli anni Ottanta e dal mito dei soldi facili degli anni Novanta. Ed è in parte un percorso virtuoso</strong>»</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">E il commercio equo?</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Sicuramente anche per le Botteghe del Mondo la sfida è importante. Il messaggio culturale resta valido e importante e il ruolo informativo sarà sempre più strategico per le nuove generazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">L’aspetto di sostenibilità dovrà anch’esso fare i conti con la decrescita, con i regali meno costosi, con la ricerca dell’oggetto utile rispetto all’oggetto di moda, della qualità rispetto alla quantità. E tutto questo si chiama sobrietà che coinvolgerà in un unico abbraccio il Nord e il Sud del mondo.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Quindi sulla base dell’esperienza di 12 anni di responsabile di una cooperativa del commercio equo devo dire che la crescita l’abbiamo vissuta in forma sostenibile. No grandi progetti, no negozi in centro, no grandi magazzini o “store” come si dice oggi. Piuttosto botteghe gestite da volontari nei paese dove gruppi locali facevano molta attività di sensibilizzazione. L’intento era sempre quello del messaggio di Alez Zanotelli: “fate della bottega un luogo dove le persone si incontrano …..”</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Non un negozio commerciale. A Verona il negozio in centro aperto da Altromercato con tutte le caratteristiche di un negozio del centro chiuderà nell’arco dell’anno. L’outlet sempre di Altromercato non è più un progetto strategico….</span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Ero convinto prima e ancora più ora che la risposta del Commercio Equo al sistema economico attuale non è quella di copiare modelli e strumenti commerciali del mondo profit ma è quello di cercare altre strade. Nuove certo e forse più difficili. Ma come diceva Albert Einstein “non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose”. </span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;">a cura di Alberto Bonomo</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/a-proposito-di-decrescita-parte-seconda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salviamoci con il pianeta terra: verso Rio + 20</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/salviamoci-con-il-pianeta-terra-verso-rio-20/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/salviamoci-con-il-pianeta-terra-verso-rio-20/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 14:40:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[durban]]></category>
		<category><![CDATA[mutamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[rio + 20]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità ambientale. Alex Zanotelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2177</guid>
		<description><![CDATA[E’ incredibile notare quanto in questo paese, si parli di banche, borsa, finanza e quanto poco di ambiente. Il governo Monti è tutto proteso sulla crescita dimenticando che il Pianeta Terra non ci sopporta più. E’ inconcepibile il silenzio che ha circondato la Conferenza sull’Ambiente di Durban (Sudafrica) tenutasi lo scorso dicembre. Silenzio prima, durante&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a rel="attachment wp-att-2178" href="http://www.naturalmenteverona.org/salviamoci-con-il-pianeta-terra-verso-rio-20/img_4511/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2178" title="IMG_4511" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/IMG_4511-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>E’ incredibile notare quanto in questo paese, si parli di banche, borsa, finanza e quanto poco di ambiente. Il governo Monti è tutto proteso sulla crescita dimenticando che il Pianeta Terra non ci sopporta più. E’ inconcepibile il silenzio che ha circondato la Conferenza sull’Ambiente di Durban (Sudafrica) tenutasi lo scorso dicembre. Silenzio prima, durante e dopo quell’importante vertice. “Gli abitanti di questo Pianeta – ha detto giustamente a Durban il noto politologo Noam Chomsky – sono affetti da un qualche tipo di follia letale.” </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sembra quasi che il problema del surriscaldamento che è stato al centro delle trattative a Durban, non lo si vuole affrontare in pubblico dibattito. E’ un tabù! Eppure è il problema più grave che ci attanaglia tutti: il Pianeta Terra non ce la fa più con Homo sapiens. Giustamente il teologo australiano Paul Collins ha scritto nel suo recente libro <em>Judgment Day</em>: “Ritengo che la generazione che va dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi sarà tra le generazioni più maledetta della storia umana: mai prima di oggi esseri umani hanno talmente degradato e danneggiato il Pianeta Terra.” </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Eppure questa gravissima crisi ecologica sembra quasi che non ci tocchi, non ci interroghi, non ci preoccupi. Dopo la Conferenza dell’Onu di Rio del 1992 (il Vertice della Terra) che aveva suscitato così tante speranze, l’umanità non ha fatto altro che ignorare o sottovalutare il dramma ecologico. Abbiamo perfino lasciato decadere, quest’anno, il Trattato di Kyoto. La comunità scientifica mondiale, che si esprime tramite l’IPCC, ha continuato ad ammonire tutti che la situazione va peggiorando. Tutti i tentativi fatti per arrivare ad un accordo sia a Copenhagen (2009), come a Cancun (2010) e a Durban (2011) sono falliti. “Questa conferenza di Durban – ha scritto Giuseppe De Marzo, presente al vertice – finisce senza accordi vincolanti e una volta scaduto Kyoto niente potrà sostituirlo, stando così le cose. Dovremo aspettare il 2015 o addirittura il 2020.” </span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma non abbiamo dieci anni a disposizione per salvarci! La comunità scientifica ritiene che la temperatura potrebbe salire di 3-4°C entro la fine del secolo. Per evitare tale disastro dobbiamo tagliare l’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Purtroppo i governi sono oggi prigionieri dei potentati economico-finanziari, come dei potentati agro-industriali che traggono enormi profitti da questo sistema. La finanza poi, che è il vero governo mondiale, vuole guadagnare anche sulla crisi ecologica con la cosiddetta <em>green economy</em>, l’economia verde. E’ la finanziarizzazione anche della crisi ecologica. </span></span>“<span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Che dobbiamo fare?” è la domanda che ci viene spesso rivolta.<span id="more-2177"></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dobbiamo prima di tutto rimettere in discussione il nostro modello di sviluppo e il nostro stile di vita che costituiscono la causa fondamentale del disastro ecologico. Secondo, dobbiamo informare più che possiamo utilizzando tutti i mezzi perché la gente prenda coscienza della gravità della crisi ecologica. Mi appello anche ai sacerdoti perché nelle chiese parlino di tutto questo: è un problema etico morale e teologico. Terzo, dobbiamo impegnarci a tutti i livelli: a livello <em>personale e familiare</em> con uno stile di vita più sobrio, riducendo la dipendenza dal petrolio e potenziando il solare, e a livello<em> locale</em> (Comuni) con il reciclaggio totale dei rifiuti opponendoci all’inceneritore. A livello <em>nazionale </em>con un bilancio energetico (mai fatto in Italia!) che riduca del 30% le emissioni di gas serra entro il 2020. E a livello <em>mondiale</em> con la costituzione di un Fondo per aiutare i paesi impoveriti a far fronte ai cambiamenti climatici (sarà l’Africa a pagarne di più le conseguenze!). Questo lo potremo ottenere tassando le transazioni finanziarie dello 0,05% (la cosiddetta <em>Tobin tax</em>). Sempre a livello planetario con il riconoscimento non solo dei diritti dell’uomo ma anche dei diritti della Madre Terra come ha fatto l’Ecuador. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">E’ questa la maniera migliore per prepararci alla grande conferenza che l’Onu ha indetto a Rio de Janeiro dal 18 al 23 giugno prossimo. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Con RIGAS (Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale) chiediamo ai rappresentanti di tutte le associazioni, comitati, reti, comunità cristiane che operano in difesa dell’ambiente di ritrovarsi a Roma il 17 febbraio alle ore 15 al Teatro Valle.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Uniamoci per assicurare che Rio + 20 diventi una grande mobilitazione popolare in grado di fronteggiare la grave crisi ecologica. La speranza viene dal basso, dalla cittadinanza attiva. Come ce l’abbiamo fatta per l’acqua, dobbiamo farcela per salvare il Pianeta. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Diamoci da fare perché vinca la vita di tutti gli esseri umani insieme con il Pianeta Terra. E’ un unico impegno: salvare la Vita!</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Alex Zanotelli Napoli, 9/2/2012 </span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/salviamoci-con-il-pianeta-terra-verso-rio-20/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I sei pilastri della conversione</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/i-sei-pilastri-della-conversione/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/i-sei-pilastri-della-conversione/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 09:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Buoni locali solidali]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio equo e solidale]]></category>
		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[conversione]]></category>
		<category><![CDATA[decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[SobrEconomia]]></category>
		<category><![CDATA[SovranitÃ ]]></category>
		<category><![CDATA[transizione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2173</guid>
		<description><![CDATA[Misurarsi con il governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a rel="attachment wp-att-2174" href="http://www.naturalmenteverona.org/i-sei-pilastri-della-conversione/io-ci-sto-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2174" title="Io ci sto" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/Io-ci-sto-300x185.jpg" alt="" width="300" height="185" /></a>Misurarsi con il governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti né l&#8217;Europa, ma la finanza internazionale che decide per entrambi. Le misure adottate &#8211; &#8220;salvaitalia&#8221; e &#8220;crescitalia&#8221; &#8211; non avranno alcun effetto di stabilità, come non lo avrà il nuovo pacchetto ammazza-lavoro cucinato dalla prof. Fornero. Le cifre sparate sui futuri effetti di quei decreti (Pil +11%; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti + 18) ricordano più la tombola che le discipline accademiche di cui la compagine governativa mena vanto. Se oggi la speculazione sul debito italiano sembra placarsi è perché Monti le ha dato un altro po&#8217; di succo da spremere, esattamente come era successo in Grecia, fino a nuovo ordine. D&#8217;altronde Draghi ha spiegato che lo spread serve proprio a questo: rendere possibile quella spremitura che il lessico economico-politico chiama &#8220;riforme&#8221; e &#8220;modernizzazione&#8221;. Ma con un debito di 1900 miliardi e un patto di stabilità che pretende di dimezzarlo a nostre spese, gli agguati della finanza continueranno a restare alle porte. E finché la finanza internazionale potrà contare su risorse che valgono 10-15 volte più del prodotto lordo del mondo non c&#8217;è governo che ne sia al sicuro; nemmeno erigendo una muraglia cinese contro i suoi assalti. Il confronto con il governo Monti, con questa Europa e con il potere della finanza internazionale va quindi condotto su un diverso piano, che è quello della vita e delle condizioni di esistenza della maggioranza della popolazione, dei rapporti che ci legano all&#8217;ambiente fisico e sociale in cui viviamo, dei diritti inalienabili di cittadinanza che ne discendono in quanto abitanti di questo pianeta (tutte materie totalmente estranee alla cultura del governo, ma dimenticate anche da molti dei suoi commentatori e dei suoi critici). Quei rapporti rendono indissolubile il nesso tra ambiente ed equità sociale.<span id="more-2173"></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Se la crisi economico-finanziaria e la crisi ambientale segnalano, con la loro dimensione globale, l&#8217;urgenza di una svolta per tutto il pianeta, questa non può prescindere, e non può distinguersi, da una radicale conversione ecologica del modo in cui consumiamo (e quello che consumiamo, alla fine, è l&#8217;ambiente) e del modo in cui produciamo (e quel che produciamo è soprattutto diseguaglianza e sofferenze superflue). E siccome la conversione ecologica riguarda in egual misura i nostri atteggiamenti soggettivi verso l&#8217;ambiente e gli altri esseri umani, e l&#8217;organizzazione delle nostre attività &#8220;economiche&#8221; (che cosa produciamo, come, dove, con che cosa e perché lo produciamo), è un imperativo concreto partire da quello che ciascuno di noi può fare, o intende fare, qui e ora.<br />
Quello che lega il nostro agire localmente &#8211; il nostro &#8220;progetto locale&#8221; &#8211; al pensiero globale che deve informarlo è la sua replicabilità: la possibilità che venga riprodotto, adattandolo alle diverse situazioni con la dovuta intelligenza del contesto, senza che le realizzazioni degli uni vadano a detrimento di quelle di altri; e sviluppando invece una potenza sinergica.<br />
Solo così i legami che si creano possono costituire la base &#8211; a diversi livelli, fino a ricoprire con una rete l&#8217;intero pianeta &#8211; sia di un programma generale, sia della formazione di una cittadinanza attiva (intersettoriale, interconnessa, internazionale, intergenerazionale), sia di organizzazioni che si candidino a esautorare, sostituire o integrare le strutture esistenti: a piccoli passi e a macchia di leopardo, per lo più; a salti improvvisi, a volte; ma sempre più spesso in contesti conflittuali, e fronteggiando rischi crescenti. Il &#8220;soggetto politico&#8221; di cui si è discusso &#8211; senza dirlo &#8211; nel recente convegno di Napoli sui beni comuni è parte di questo percorso, i cui pilastri mi sembrano questi:</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
1. <strong>La conversione ecologica è un processo di riterritorializzazione</strong>, cioè di riavvicinamento fisico (&#8220;km0&#8243;) e organizzativo (riduzione dell&#8217;intermediazione affidata solo al mercato) tra produzione e consumo: processo graduale, a macchia di leopardo e, ovviamente, mai integrale. Per questo un ruolo centrale lo giocano l&#8217;impegno, i saperi e soprattutto i rapporti diretti della cittadinanza attiva, le sue associazioni, le imprese e l&#8217;imprenditoria locale effettiva o potenziale e, come punto di agglutinazione, i governi del territorio: cioè i municipi e le loro reti, riqualificati da nuove forme di democrazia partecipativa. Le caratteristiche di questa transizione è il passaggio, ovunque tecnicamente possibile, dal gigantismo delle strutture proprie dell&#8217;economia fondata sui combustibili fossili alle dimensioni ridotte, alla diffusione, alla differenziazione e all&#8217;interconnessione degli impianti, delle imprese e degli agglomerati urbani rese possibili dal ricorso alle fonti rinnovabili, all&#8217;efficienza energetica, a un&#8217;agricoltura e a una gestione delle risorse (e dei rifiuti), dei suoli, del territorio e della mobilità condivise e sostenibili.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
2. Per operare in questa direzione è essenziale che i governi del territorio possano disporre di &#8220;bracci operativi&#8221; con cui promuovere i propri obiettivi. Questi &#8220;bracci operativi&#8221; sono <strong>i sevizi pubblici, restituiti, come disposto dal referendum del 12 giugno, a un controllo congiunto degli enti locali e della cittadinanza</strong>, cioè sottratti al diktat della privatizzazione. Per questo le risorse destinate alla conversione ecologica &#8211; cioè, tutte quelle non necessarie a sostenere i compiti di una supplenza centralizzata, nell&#8217;ambito di un approccio fondato su una vera sussidiarietà &#8211; dovrebbero essere restituite agli enti locali e sottoposte ad adeguati controlli, non solo di legalità, ma soprattutto ad opera della cittadinanza attiva. Nell&#8217;immediato è decisivo che vengano sottratti ai vincoli del patto di stabilità gli investimenti destinati al welfare municipale e alle conversioni produttive. Il debito pregresso contratto dalle amministrazioni locali, o dalle Spa che rientrano nel perimetro dei servizi locali del cui controllo deve riappropriarsi il governo del territorio, come il debito pubblico dello Stato nazionale dovranno essere ridimensionati, in forma contrattata, in misura sufficiente a non essere di ostacolo alla conversione produttiva. Le responsabilità di un rifiuto di questa negoziazione ricadono su chi la respinge, ma vanno studiate e predisposte fin da ora tutte le misure per attenuarne le conseguenze sulla cittadinanza. D&#8217;altronde è impensabile che si possa uscire dal caos in cui il liberismo ha precipitato l&#8217;economia del pianeta senza un radicale ridimensionamento della bolla finanziaria che sovrasta l&#8217;economia mondiale. Quali che ne siano le conseguenze.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
3. Il terzo pilastro è <strong>l&#8217;arresto del consumo di suolo</strong>: le nostre città e tutti i centri abitati, di qualsiasi dimensione, sono già sufficientemente costruiti per soddisfare con le strutture esistenti o con il recupero dei suoli occupati da strutture inutilizzabili, tutte le esigenze di abitazioni, di attività produttive e commerciali, di socialità e di promozione della cultura e del benessere di cui una comunità ha bisogno. Se queste strutture e questi suoli non vengono resi disponibili dal vincolo che lega il bene al suo proprietario occorre procede con una politica di espropri e rivendicare una legislazione che la renda praticabile. Se si vuole combattere la rendita che, come sostengono tutti gli economisti liberisti, abbatte la produttività, ecco un buon punto da cui cominciare.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
4. Il suolo urbano libero da costruzioni e quello periurbano possono essere valorizzati da un grande progetto di <strong>integrazione tra città e campagna, tra agricoltura e agglomerati residenziali</strong>. Un&#8217;integrazione che è stata il pilastro delle civiltà di tutto il mondo prima dell&#8217;avvento della globalizzazione che ha preteso &#8211; grazie al basso costo del trasporto reso possibile dall&#8217;abuso dei combustibili fossili &#8211; di fare dell&#8217;agricoltura di tutto il pianeta il &#8220;contado&#8221; dei centri urbani, con il degrado progressivo sia degli uni che dell&#8217;altra. Le municipalità hanno molti strumenti (alcuni a costo zero) per promuovere una riconversione di questo rapporto: orti urbani, disseminazione dei Gas, farmer&#8217;s markets, mense scolastiche e aziendali, marchi di qualità ecologica per la distribuzione, gestione dei mercati ortofrutticoli: quanto basterebbe per cambiare l&#8217;assetto dell&#8217;agricoltura periurbana e per ri-orientare l&#8217;alimentazione della cittadinanza con filiere corte.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
5. <strong>La mobilità sostenibile</strong> (attraverso l&#8217;integrazione intermodale tra trasporto di linea e mobilità flessibile: car-pooling, car-sharing, trasporto a domanda e city-logistic per le merci) e la riconversione energetica (attraverso la diffusione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili e la promozione dell&#8217;efficienza nelle abitazioni, nelle imprese e nei servizi) costituiscono gli ambiti fondamentali per sostenere le imprese e l&#8217;occupazione in molte delle fabbriche oggi condannate alla chiusura. La riterritorializzazione delle attività in funzione della domanda creata dalla conversione ecologica è una vera politica industriale che può salvaguardare e promuovere occupazione, know-how e potenzialità produttive in settori quali la fabbricazione di mezzi di trasporto, di impianti energetici, di materiali per l&#8217;edilizia ecosostenibile, di macchinari e apparecchiature a basso consumo. Crea domanda vera perché risponde alle necessità degli abitanti di un territorio, ma richiede condivisione e può essere sostenuta solo attraverso rapporti diretti tra produttori ed enti locali. (ha fatto qualcosa di analogo la Volkswagen producendo impianti di microcogenerazione piazzati direttamente in case e imprese attraverso un accordo con una società di distribuzione dell&#8217;energia. Lo possono fare i comuni italiani senza alcuna violazione delle norme sulla concorrenza).</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><br />
6. <strong>La conversione ecologica è innanzitutto una rivoluzione culturale che ha bisogno di processi di elaborazione pubblici e condivisi e di sedi dove svilupparli</strong>. La cultura non può essere solo un passaporto per l&#8217;accesso al lavoro o uno sfogo dopolavoristico. Può e deve tornare a essere l&#8217;ambito di una riflessione sul senso della propria esistenza, della convivenza civile, della riconquista di un rapporto sostenibile con l&#8217;ambiente: tutte condizioni indispensabili di una adesione convinta alla conversione ecologica. Questa riflessione ha bisogno di sedi, di strumenti, di promotori, di risorse: nelle scuole e nell&#8217;università, nell&#8217;educazione permanente, nelle istituzioni della ricerca, nel tessuto urbano, nei mezzi di informazione, sulla rete.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Fone <strong><span style="color: #334d7e;">EDITORIALE &#8211; GUIDO VIALE</span><span style="color: #000000;"> </span></strong><span style="color: #000000;">tramite: </span>Oreste Magni Ecoistituto della Valle del Ticino </span></span><a href="http://www.ecoistitutoticino.org/" target="_blank"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">www.ecoistitutoticino.org</span></span></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/i-sei-pilastri-della-conversione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lettera ad ogni candidato sindaco</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/lettera-ad-ogni-candidato-sindaco/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/lettera-ad-ogni-candidato-sindaco/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 10:58:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[candidati sindaci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2168</guid>
		<description><![CDATA[Lettera ad ogni candidato Sindaco di ogni tempo in ogni luogo. Fra poco più di un mese tappezzerai con la tua faccia ammiccante i muri della città. Non farlo. Mandaci piuttosto una registrazione audio con i battiti del tuo cuore, l&#8217;attività del tuo cervello e i brontolii del tuo stomaco. Dirai che sarai sobrio. Non&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><strong><a rel="attachment wp-att-2169" href="http://www.naturalmenteverona.org/lettera-ad-ogni-candidato-sindaco/naturalmente-verona-2011-499/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2169" title="Naturalmente Verona 2011 499" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/Naturalmente-Verona-2011-499-300x254.jpg" alt="" width="300" height="254" /></a>Lettera ad ogni candidato Sindaco di ogni tempo in ogni luogo. </strong>Fra poco più di un mese tappezzerai con la tua faccia ammiccante i muri della città. <strong><em>Non farlo. </em></strong>Mandaci piuttosto una registrazione audio con i battiti del tuo cuore, l&#8217;attività del tuo cervello e i brontolii del tuo stomaco. Dirai che sarai sobrio. <strong><em>Non farlo. </em></strong>Lo consideriamo un pre-requisito, a patto che non chiami sobrietà la glaciale, cinica e feroce esecuzione della volontà dei mercati contro i diritti delle persone (Monti docet). Dicci piuttosto se ami la vita. Dirai che ti vuoi mettere al servizio della città. <strong><em>Non farlo. </em></strong>Dicci piuttosto se al termine del tuo mandato tornerai al tuo lavoro o ti infilerai in qualsivoglia Consiglio di Amministrazione di qualsivoglia SpA. Dirai che sarai il sindaco di tutti. <strong><em>Non farlo.</em></strong> Perché non siamo tutti uguali. Le città e i territori sono oggi ostaggio dei poteri forti della proprietà fondiaria e immobiliare, delle banche e della finanza e i cittadini ne subiscono le conseguenze. Dicci piuttosto da che parte stai. Dirai che l&#8217;acqua è un bene comune. <strong><em>Non farlo.</em></strong> Dicci piuttosto entro quanto tempo rispetterai il voto referendario della maggioranza assoluta dei cittadini. Dirai che cambierà la politica del territorio, dei rifiuti, dell&#8217;energia e dei trasporti. <strong><em>Non farlo</em></strong>. Dicci piuttosto quando, dove, come e in quanti prenderemo le decisioni al riguardo. Dirai che realizzerai grandi opere per dare impulso all&#8217;economia, ma che saranno compatibili con l&#8217;ambiente. <strong><em>Non farlo</em></strong>. L&#8217;unica compatibilità con l&#8217;ambiente è non fare le grandi opere. Dicci piuttosto se per te è vero che l&#8217;economia è la cura della “casa” e la “casa” ha bisogno di manutenzione costante del territorio e delle reti, di prevenzione idrogeologica, di restauro dei centri storici, di servizi di qualità, tutti interventi che producono lavoro fisso e non noioso.<span id="more-2168"></span></span></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Dirai che darai impulso ai servizi e ne realizzerai di nuovi. <strong><em>Non farlo.</em></strong> </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Chiedici piuttosto di cosa abbiamo bisogno e come pensiamo debba essere progettato e realizzato.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Dirai che lavorerai per garantire sicurezza. <strong><em>Non farlo.</em></strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dicci piuttosto se per sicurezza intendi diritti per tutti o l&#8217;ennesimo carnevale di ordinanze sui comportamenti individuali e collettivi.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Farai molte promesse, sapendo già che una volta eletto non potrai rispettarle, perché il Comune è indebitato e le casse sono vuote. <strong><em>Non farle.</em></strong> </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dicci piuttosto che passerai l&#8217;intero tuo mandato a non pagare il debito illegittimo, a lottare per l&#8217;uscita dal patto di stabilità di tutte le spese per i servizi pubblici locali e per il welfare comunale, a chiedere una nuova fiscalità generale e la ripubblcizzazione della Cassa Depositi e Prestiti.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Dirai che fornirai prodotti. <strong><em>Non farlo</em></strong>.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dicci piuttosto se innescherai processi.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Dirai che promuoverai la partecipazione. <strong><em>Non farlo.</em></strong></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Dicci piuttosto se quando arriveremo troveremo le porte aperte o protette dalle guardie.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT">
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Di <em>Marco Bersani (Attac Italia)</em></span></span></span></p>
<p lang="en-US">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/lettera-ad-ogni-candidato-sindaco/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sbilanciamoci</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/sbilanciamoci/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/sbilanciamoci/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 10:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Buoni locali solidali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[monete complementari]]></category>
		<category><![CDATA[proposte per la crisi]]></category>
		<category><![CDATA[scec]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2159</guid>
		<description><![CDATA[Di fronte a questa crisi economica epocale, si moltiplicano gli studi e le proposte alternative della Società Civile di fronte agli interventi giugulatori attuati nei piani di risanamento dei conti pubblici da parte di tutti i Governi in difficoltà. Quello che accade in questi giorni in Grecia è quanto si prospetta nel futuro di altri Stati&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a rel="attachment wp-att-2165" href="http://www.naturalmenteverona.org/sbilanciamoci/monetarcipelago2-6/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2165" title="monetArcipelago2" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/monetArcipelago25-292x300.jpg" alt="" width="292" height="300" /></a>Di fronte a questa crisi economica epocale, si moltiplicano gli studi e le proposte alternative della Società Civile di fronte agli interventi giugulatori attuati nei piani di risanamento dei conti pubblici da parte di tutti i Governi in difficoltà. Quello che accade in questi giorni in Grecia è quanto si prospetta nel futuro di altri Stati quali ad esempio Portogallo, Spagna e anche l&#8217;Itlaia. Eppure soluzioni migliori a questi “aggiustamenti strutturali” esistono, come le monete complementari che esistono nel mondo. In Italia le esperienze collegate a sistemi di “pseudo monete complementari”, si vanno moltiplicando (pseudo perché produrre sistemi di monete complementari “pure”, usate al 100% è considerato illegale dell&#8217;economia bancaria dominante), ad esempio il sistema dei Buoni Locali Solidali di Arcipelago SCEC è una realtà già presente e diffusa, con circa 3000 aziende aderenti e 15.000 iscritti a livello nazionale e in piena espansione. Ma le possibilità e le proposte della società Civile non si limitano solo a questo. Pubblichiamo qui di seguito un interessante articolo di Stefano Sylos Labini, del moviento “Sbilanciamoci” che in sisntesi propone di <strong>utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare</strong>: “I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti.”<span id="more-2159"></span></span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<p lang="en-US">
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ma i tedeschi, che hanno l’economia con la produttività più elevata d’Europa, dovrebbero ricordarsi di ciò che accadde dopo la prima guerra mondiale e di conseguenza dovrebbero essere più lungimiranti per evitare di ripetere gli stessi errori che loro furono costretti a subire. </span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<div lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Lezioni di storia.</strong> Il Trattato di Versailles fu imposto alla Germania con la minaccia dell’occupazione militare e del blocco economico. Il Trattato istituì una commissione che doveva determinare le esatte dimensioni delle riparazioni che dovevano essere pagate dalla Germania. Nel 1921, questa cifra fu ufficialmente stabilita in 33 miliardi di dollari. John Maynard Keynes criticò duramente il trattato: non prevedeva alcun piano di ripresa economica e l’atteggiamento punitivo e le sanzioni contro la Germania avrebbero provocato nuovi conflitti e instabilità, invece di garantire una pace duratura. Keynes espresse questa visione nel suo saggio The Economic Consequences of the Peace. I problemi economici che questi pagamenti comportarono sono spesso citati come la principale causa della fine della Repubblica di Weimar e dell’ascesa di Adolf Hitler, che inevitabilmente portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.</span></span></span></div>
<div><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando Hitler andò al potere nel 1933 oltre 6 milioni di persone (il 20% della forza lavoro) erano disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione mentre la Germania era gravata da debiti esteri schiaccianti con delle riserve monetarie ridotte quasi a zero. Ma, tra il 1933 e il 1936, si realizzò uno dei più grandi miracoli economici della storia moderna, anche più significativo del tanto celebrato “New Deal” di F.D. Roosevelt. E non furono le industrie d&#8217;armamento ad assorbire la manodopera; i settori trainanti furono quello dell&#8217;edilizia, dell’automobile e della metallurgia. L’edilizia, grazie ai grandi progetti sui lavori pubblici e alla costruzione della rete autostradale, creò la maggiore occupazione (+209%), seguita dall&#8217;industria dell&#8217;automobile (+117%) e dalla metallurgia (+83%).</span></span></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Nel miracolo economico degli anni ’30 i nazionalsocialisti si erano creati una teoria monetaria che suonava pressappoco così: “le banconote si possono moltiplicare e spendere a volontà, purché si mantengano costanti i prezzi. Il solo motore necessario per questo meccanismo è la fiducia. Basta creare e mantenere questa fiducia, sia con la suggestione sia con la forza o con entrambe”.</p>
<p>Sorprendentemente, l’artefice del miracolo economico della Germania nazista fu un uomo di origini ebraiche, Hjalmar Schacht, Ministro dell’Economia e Presidente della Banca centrale del Reich. “Il dottor Schacht è inciampato per disperazione in qualcosa di nuovo che aveva in sé i germi di un buon accorgimento tecnico. L’accorgimento consisteva nel risolvere il problema eliminando l’uso di una moneta con valore internazionale e sostituendola con qualcosa che risultava un baratto, non però fra individui, bensì fra diverse unità economiche.</p>
<p>In tal modo riuscì a tornare al carattere essenziale e allo scopo originario del commercio, sopprimendo l’apparato che avrebbe dovuto facilitarlo, ma che di fatto lo stava strangolando. Tale innovazione funzionò bene, straordinariamente bene, per coloro che l’avevano introdotta, e permise a una Germania impoverita di accumulare le riserve senza le quali non avrebbe potuto imbarcarsi nella guerra. Tuttavia, come osserva Henderson, il fatto che tale metodo sia stato usato a servizio del male non deve impedirci di vedere il vantaggio tecnico che offrirebbe al servizio di una buona causa”. (1)</p>
<p>Per il commercio estero, Schacht ideò un ingegnoso sistema per trasformare gli acquisti di materie prime da altri paesi in commesse per l&#8217;industria tedesca: i fornitori erano pagati in moneta che poteva essere spesa soltanto per comprare merci fatte in Germania. Il meccanismo, di stimolo al settore manifatturiero, funzionava come un baratto: le materie prime importate erano pagate con prodotti finiti dell&#8217;industria nazionale, evitando così il peso dell&#8217;intermediazione finanziaria e fuoriuscite di capitali. Certamente, il protezionismo prima e l&#8217;autarchia in seguito crearono un mercato chiuso in cui tutta la realtà produttiva era indirizzata e finalizzata alla produzione di beni per lo stato e/o per il consumatore tedesco. Il controllo nazista dei cambi e dei commerci esteri dà alla politica economica tedesca una nuova libertà. Anzitutto, perché il valore interno del marco (il suo potere d&#8217;acquisto per i lavoratori) viene svincolato dal suo prezzo esterno, quello sui mercati valutari anglo-americani.</p>
<p></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Cambiali garantite dallo Stato per le imprese</strong></span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<div lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Lo Stato tedesco può dunque creare la moneta di cui ha bisogno nel momento in cui manodopera e materie prime sono disponibili per sviluppare nuove attività economiche, anziché indebitarsi prendendo i soldi in prestito. E ciò senza essere immediatamente punito dai mercati mondiali dei cambi con una perdita del valore del marco rispetto al dollaro ed evitando che il pubblico tedesco fosse colpito da quel segnale di sfiducia mondiale consistente nella svalutazione della sua moneta nazionale.<br />
In realtà, non venne praticata la stampa diretta di moneta, poiché il principale provvedimento di Schacht fu l’emissione dei MEFO, obbligazioni emesse sul mercato interno per finanziare lo sviluppo. In questo sistema è direttamente la Banca centrale di Stato (Reichsbank) a fornire agli industriali i capitali di cui hanno bisogno.</span></span></span></div>
<div><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Non lo fa aprendo a loro favore dei fidi; lo fa autorizzando gli imprenditori ad emettere delle cambiali garantite dallo Stato. Con queste promesse di pagamento gli imprenditori pagano i fornitori. In teoria, questi ultimi possono scontarle presso la Reichsbank in ogni momento, e qui sta il rischio: se gli effetti MEFO venissero presentati all&#8217;incasso massicciamente e rapidamente, l&#8217;effetto finale sarebbe di nuovo un aumento esplosivo del circolante e dunque dell&#8217;inflazione. Di fatto, però questo non avviene nel Terzo Reich. Anzi: gli industriali tedeschi si servono degli effetti MEFO come mezzo di pagamento fra loro, senza mai portarli all&#8217;incasso; risparmiando così fra l&#8217;altro (non piccolo vantaggio) l&#8217;aggio dello sconto. Insomma, gli effetti MEFO diventano una vera moneta, esclusivamente per uso delle imprese, a circolazione fiduciaria.</span></span></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gli economisti si sono chiesti come questo miracolo sia potuto avvenire e alla fine la risposta è stata che il sistema funzionava grazie alla fiducia che il regime riscuoteva presso i suoi cittadini e le sue classi dirigenti, una fiducia ottenuta non solo con la propaganda e la coercizione, ma anche attraverso il progressivo miglioramento delle condizioni economiche della popolazione. Hjalmar Schacht fu l&#8217;inventore del sistema rendendo invisibile l&#8217;inflazione: gli effetti MEFO erano un circolante parallelo che il grande pubblico non vedeva e di cui forse nemmeno aveva conoscenza, e dunque privo di effetti psicologici.</p>
<p>In seguito Schacht (che fu processato a Norimberga e ritenuto non colpevole) spiegò d&#8217;aver pensato che, se la recessione manteneva inutilizzato lavoro, officine, materie prime, doveva esserci anche del capitale parimenti inutilizzato nelle casse delle imprese; i suoi effetti MEFO non avrebbero fatto che mobilitare quei fondi dormienti. In realtà erano proprio i fondi a mancare nelle casse, non la manodopera. E Schacht sapeva che la prosperità della finanza internazionale dipende dall&#8217;emissione di prestiti con elevato interesse a nazioni in difficoltà economica.</p>
<p></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>La disoccupazione riassorbita</strong></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Un economista britannico, C.W. Guillebaud, ha espresso con altre parole lo stesso concetto: &#8220;nel Terzo Reich, all&#8217;origine, gli ordinativi dello Stato forniscono la domanda di lavoro, nel momento in cui la domanda effettiva è quasi paralizzata e il risparmio è inesistente; la Reichsbank fornisce i fondi necessari agli investimenti (con gli effetti MEFO, che sono pseudo-capitale); l&#8217;investimento rimette al lavoro i disoccupati; il lavoro crea dei redditi, e poi dei risparmi, grazie ai quali il debito a breve termine precedentemente creato può essere finanziato [ci si possono pagare gli interessi] e in qualche misura rimborsato&#8221;. Così Hitler raggiunse il suo scopo primario: il riassorbimento della disoccupazione e la crescita dei salari del popolo tedesco senza alimentare l’inflazione. I risultati sono spettacolari per ampiezza e rapidità: nel gennaio 1933, quando Hitler sale al potere, i disoccupati sono oltre 6 milioni; a gennaio 1934, si sono quasi dimezzati e a giugno sono ormai 2,5 milioni; nel 1936 calano ancora, a 1,6 milioni e nel 1938 non sono più di 400 mila. Fu questa ripresa economica ad accrescere il consenso di Adolf Hitler e a permettere alla Germania di lanciare negli anni successivi una massiccia politica di riarmo che portò allo scoppio della seconda guerra mondiale.</span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Scarsa lungimiranza dei vincitori</strong></span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<div lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per evitare malintesi, tengo a precisare che considero il nazismo una ideologia criminale. L’intento del mio articolo è quello di mettere in evidenza la politica economica e monetaria seguita dalla Germania di Hitler per risollevare un Paese allo stremo. Una politica che, con i dovuti accorgimenti, potrebbe essere riproposta nell’Europa di oggi dove la disoccupazione ha raggiunto livelli inaccettabili. La Germania dovrebbe tener presente che fu la scarsa lungimiranza delle nazioni che vinsero la prima guerra mondiale a determinare l’esplosione del debito, la sua monetizzazione e l’iperinflazione. Questo generò un sentimento profondo di rivalsa nel popolo tedesco che si manifestò pienamente con il sostegno al nazionalsocialismo dopo la grande depressione. Ma il consolidamento del potere di Adolf Hitler fu reso possibile anche da una spettacolare ripresa economica che in tempi brevi permise di ricostruire le infrastrutture, di rilanciare l’industria civile e quindi di riassorbire l’enorme disoccupazione.</span></span></span></div>
<div><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Il miracolo economico fu promosso da Hjalmar Schacht che escogitò un meccanismo monetario non inflazionistico in grado di fornire i capitali all’industria tedesca. Esattamente ciò che, con le dovute differenze, bisognerebbe fare oggi in Europa ma che viene impedito dalla politica egoistica e suicida del governo di destra guidato da Angela Merkel che ha come dogma l’indipendenza della Banca centrale europea dal potere politico e si oppone alla possibilità di lanciare le obbligazioni europee che potrebbero avere la stessa funzione delle obbligazioni MEFO ideate da Schacht. Al riguardo, c’è chi ha obiettato che non si trattò di un diretto finanziamento monetario del Tesoro, né di un immediato aumento del debito pubblico, però, lo Stato e la Banca centrale del Reich ebbero un ruolo determinante perché autorizzarono le emissioni e diedero la garanzia.</span></span></span></div>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Italia, quali le strade percorribili?</strong></p>
<p>Ma se in Europa in questo momento ci sono grandi difficoltà per finanziare un progetto di crescita, qui in Italia quali sono le strade percorribili per uscire dalla recessione che ci attanaglia? Se consideriamo il sistema delle obbligazioni MEFO, forse la debolezza che deriva dall’enorme debito pubblico potrebbe diventare un punto di forza. Più precisamente, i titoli del debito pubblico potrebbero costituire una massa monetaria gigantesca in grado di finanziare lo sviluppo dell’economia italiana. La possibilità che i titoli pubblici possano essere utilizzati negli scambi e negli investimenti sostituendo la moneta non sembra che sia stato compreso appieno sul piano teorico; sul piano pratico invece sicuramente si era capito visto che con i titoli pubblici si pagavano anche le tangenti! E proprio in questi giorni è apparsa la notizia che il corposo debito della Pubblica amministrazione con le imprese – circa 70 miliardi di euro – sia corrisposto in titoli di Stato per dare fiato alle imprese strozzate dalla stretta creditizia. Un&#8217;ipotesi ventilata già da alcune settimane, caldeggiata dal ministro Passera e che non dispiace a Confindustria, artigiani e commercianti. Il dossier riscuote per ora le perplessità di Ragioneria e Tesoro.</p>
<p>Per attuare una strategia di questo tipo sarebbe essenziale la trasformazione del debito estero in debito interno (2). In questo modo si potrebbe stabilizzare il valore dei titoli del debito pubblico (3) e sarebbe possibile sfuggire alla “dittatura dei mercati finanziari” (4). Così i titoli pubblici potrebbero circolare e potrebbero essere usati nel mercato interno come strumenti di pagamento. Se, invece, i titoli pubblici sono detenuti da soggetti esteri, grosse vendite fanno svalutare questi titoli intaccando la possibilità di utilizzarli come strumenti di pagamento sul mercato interno. Inoltre, poiché i titoli sono accumulati all’estero, essi vengono sottratti alla circolazione e di conseguenza perdono la loro funzione monetaria. Allora, si potrebbe pensare di far rientrare una parte consistente dei Bot in Italia (5). &#8220;Consistente&#8221; significa di entità tale da evitare operazioni speculative da parte delle banche d&#8217;affari detentrici dei Bot italiani, che guadagnano non solo sulle pressioni al rialzo sui tassi di interesse sui Bot di nuova emissione, ma, soprattutto, sul valore dei titoli derivati che assicurano i titoli di Stato (Credit Default Swaps) (6). Quindi bisognerebbe costruire di fatto un sistema di compensazione fra imprese facendo funzionare i Bot rientrati come una moneta complementare (7). In sostanza, il problema è quello di costruire una nuova regolazione dei Bot italiani in circolazione tale da farli funzionare come monete complementari (capaci di finanziare l&#8217;attività produttiva) e non come riserva di valore. È probabile che un progetto del genere potrebbe essere più efficace se non fosse limitato solo all&#8217;Italia ma venisse esteso almeno ai Paesi del bacino mediterraneo, i quali sarebbero in grado di agire come un nuovo sistema innovativo e commerciale.</p>
<p>In conclusione, i titoli pubblici sono un tipo di moneta che può essere usata per fare pagamenti di una certa entità dove non serve il contante. Il loro controvalore monetario si regge sulla fiducia nella capacità di rispettare gli impegni di pagamento e uno Stato ricco come l’Italia, che ha un bilancio pubblico sotto controllo, è in grado di assicurare questa fiducia. Un progetto che si ponga l’obiettivo di utilizzare i Bot come strumento di pagamento richiede delle misure per stabilizzare il valore dei titoli di Stato. La stabilizzazione del valore dei titoli comporterebbe diversi benefici in quanto permetterebbe di: allentare la morsa dei mercati finanziari internazionali sulla finanza pubblica del nostro Paese; garantire dei rendimenti sicuri al risparmio delle famiglie; utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare. Per questi motivi dobbiamo studiare le esperienze del passato, quanto oggi viene fatto in altri paesi come il Giappone e le esperienze sulle monete complementari che esistono nel mondo.</p>
<p></span></span></span></p>
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Di Stefano Sylos Labini<br />
Fonte: www.sbilanciamoci.info<br />
6.02.2012 </span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>NOTE</strong></span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">(1) Keynes, J.M., &#8220;Il problema degli squilibri finanziari globali. La politica valutaria del dopoguerra (8 Settembre 1941)&#8221;, in Keynes, J.M., &#8220;Eutopia&#8221;, a cura di Luca Fantacci, et. al. 2011, p. 43-55.<br />
(2) Giuseppe Guarino: “La trappola di Maastricht. Avviso ai governanti”. il manifesto domenica 4 dicembre 2011.<br />
(3) In Giappone, un paese che ha un debito pubblico doppio rispetto all’Italia ma non ha il problema dello spread, è prevista l’emissione di particolari certificati del Tesoro da riservare al risparmio delle famiglie con rendimenti sicuri e ancorati all’inflazione, che sfuggono alle micidiali aste. Per l’Italia è da segnalare la proposta di Claudio Gnesutta sull’emissione di “Buoni eccezionali del Tesoro”, Sbilanciamoci,<br />
(4) Si veda “La crisi degli Stati Uniti e l’esplosione della moneta privata”, saggio di Giorgio Ruffolo e Stefano Sylos Labini per Argomenti Umani<br />
(5) Queste considerazioni sono basate sui preziosi commenti di Stefano Lucarelli, Professore presso l’Università degli Studi di Bergamo.<br />
(6) Su questo punto si veda Andrea Fumagalli: “Prove (conclamate) di dittatura finanziaria”, Uninomade,<br />
(7) Sulle monete complementari si veda “Introduzione alle monete complementari” di Massimo Amato e Luca Fantacci, . Di Luca Fantacci si veda anche: &#8220;Rilancio: una nuova Bretton Woods a partire dalla proposta di Keynes &#8221; in Keynes J.M., “Eutopia”, a cura di L. Fantacci, et. al., 2011.</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/sbilanciamoci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una finanza etica per un futuro equo</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/una-finanza-etica-per-un-futuro-equo/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/una-finanza-etica-per-un-futuro-equo/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 17:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[banca etica]]></category>
		<category><![CDATA[finanza etica]]></category>
		<category><![CDATA[non con i miei soldi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2155</guid>
		<description><![CDATA[Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l&#8217;eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico. Si stima che l&#8217;intervento dei governi per salvare il sistema finanziario sia stato di 14.000 miliardi di dollari. Soldi sottratti alle persone. Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia”&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><a rel="attachment wp-att-2156" href="http://www.naturalmenteverona.org/una-finanza-etica-per-un-futuro-equo/naturalmente-verona-2011-be/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2156" title="Naturalmente Verona 2011 BE" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/Naturalmente-Verona-2011-BE-300x215.jpg" alt="" width="300" height="215" /></a>Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l&#8217;eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico. Si stima che <strong>l&#8217;intervento dei governi per salvare il sistema finanziario sia stato di 14.000 miliardi di dollari. Soldi sottratti alle persone. </strong>Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia” e accettare misure di austerità e tagli alla spesa sociale, al welfare, ai diritti mentre stiamo ancora aspettando regole condivise per limitare lo strapotere della finanza. La speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione. <strong>E&#8217; arrivato il tempo in cui ognuno, come cittadino, risparmiatore, lavoratore, pensionato e consumatore, debba fare la propria parte e debba prendere coscienza che l&#8217;utilizzo del proprio denaro ha conseguenze dirette sul futuro suo, dei suoi simili e dei suoi figli. </strong>Ogni cittadino è parte integrante del sistema economico e finanziario: lavora, percepisce un reddito, risparmia, investe, acquista titoli di stato, quote di fondi di investimento, deposita liquidità su conti di risparmio, sottoscrive polizze assicurative. Questo significa che in ultima istanza <strong>siamo tutti noi a fornire la “materia prima” che alimenta il sistema finanziario. </strong>Quando affidiamo i nostri risparmi a un intermediario finanziario dobbiamo iniziare a chiederci se siamo disposti a fidarci di qualcuno che intenda usarlo per un traffico di mine antiuomo, per quanto remunerativo, o a chi volesse giocarselo al casinò della speculazione. <strong>Non con i miei soldi.<span id="more-2155"></span></strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Milioni di donne e di uomini hanno orientato i propri consumi verso produzioni più rispettose </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;">dell&#8217;ambiente, delle comunità e dei diritti umani: dai <strong>gruppi di acquisto solidale alla generazione diffusa di energia da fonti rinnovabili, dall&#8217;agricoltura biologica al commercio equo e solidale &#8230;</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;">Oggi <strong>dobbiamo fare la stessa cosa con i nostri risparmi </strong>e chiederci:</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- Cosa fa la mia banca con i miei soldi?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- Partecipa alla speculazione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- Ha filiali in qualche paradiso fiscale?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- E&#8217; responsabile per la crisi?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- Scommette sui prezzi del cibo e delle materie prime?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quanti finanziano inconsapevolmente armi o produzioni lesive dei diritti umani?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quanti pur avendo votato al referendum contro il nucleare contribuiscono, senza saperlo, a </span></span></span><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">finanziare centrali nucleari?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Quando acquistiamo un panino vogliamo sapere cosa c&#8217;è dentro! Perchè con i prodotti finanziari non ce lo chiediamo?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Non con i miei soldi è anche una campagna lanciata da Banca Etica e Fondazione Culturale</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="color: #2d2d2d;">Responsabilità Etica – </span><span style="color: #000081;">www.nonconimieisoldi.org</span></strong></span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<p lang="en-US"><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Le alternative esistono: Banca Etica</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;">Nata nel 1999 da un movimento di organizzazioni e cittadini <strong>è il primo istituto bancario che si ispira la sua azione ai principi della finanza etica </strong>(Art. 5 dello statuto).</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>E&#8217; una banca e come tale è sottoposta alle normative nazionali ed internazionali che riguardano il Sistema Bancario</strong>. Ma è una banca nata e cresciuta per essere diversa, per riportare la finanza al servizio dell&#8217;economia reale e per dimostrare che un uso responsabile del denaro è possibile.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;">Banca Etica è <strong>un&#8217;impresa cooperativa ad azionariato diffuso con 36.000 soci </strong>che partecipano attivamente alle decisioni della banca secondo il principio di “una testa un voto”.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">I soci sono organizzati a livello territoriale in Circoscrizioni e Gruppi di Iniziativa Territoriale, che </span></span></span><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>assicurano il legame tra Banca e territorio.</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;"><strong>Eroga finanziamenti per esigenze personali </strong>(mutui prima casa o prestiti personali per beni e </span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;">servizi necessari) <strong>e finanzia organizzazioni attive in quattro settori specifici:</strong></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- cooperazione internazionale</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- cooperazione sociale</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- tutela ambientale ed energie rinnovabili</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- cultura e società civile</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Le richieste di finanziamento vengono valutate non solamente sotto il profilo economico – </span></span></span><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">finanziario, ma anche sotto quello sociale – ambientale. I gruppi di soci attivi prevedono infatti le figure dei <strong>Valutatori Sociali</strong>, soci che, dopo essere stati adeguatamente formati, verificano le caratteristiche di responsabilità socio-ambientale delle organizzazioni che richiedono di essere finanziate da Banca Etica.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;"><strong>E&#8217; trasparente</strong>: sul sito internet di Banca Etica è possibile consultare tutti i finanziamenti che la </span></span></span></span><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">banca eroga con il denaro dei risparmiatori.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;">E&#8217; presente in Italia con <strong>16 filiali, </strong>una rete di oltre <strong>20 banchieri ambulanti </strong>e <strong>69 gruppi di </strong></span></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;"><strong>iniziativa territoriale </strong>di soci attivi.</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Propone prodotti e servizi bancari per cittadini, organizzazioni del terzo settore e per realtà dell&#8217;economia solidale</strong>: conti correnti, bancomat e carte di credito “affinity”, prodotti di risparmio, certificati di deposito dedicati a organizzazioni di Terzo Settore, home banking, finanziamenti per le energie rinnovabili &#8230;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #2d2d2d;"><strong>Essere socio e cliente di Banca Etica </strong>significa:</span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- praticare un uso responsabile del denaro;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- mettere il proprio risparmio a disposizione di iniziative dall&#8217;alto valore sociale e ambientale;</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- sostenere, attraverso le quote di capitale sociale, la capacità di Banca Etica di erograre nuovi </span></span></span><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">finanziamenti all&#8217;economia civile; </span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- essere protagonista di una importante esperienza di democrazia economica!</span></span></span></p>
<p><span style="color: #2d2d2d;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong>Per tutte le informazioni:</strong></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000081;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">www.bancaetica.i t</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000081;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">www.zoes.it/bancaetica</span></span></span></p>
<p lang="en-US">
<p lang="en-US">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/una-finanza-etica-per-un-futuro-equo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dilaga la sinarchia con il Fiscal Compact</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/dilaga-la-sinarchia-con-il-fiscal-compact/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/dilaga-la-sinarchia-con-il-fiscal-compact/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 15:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[fiscal compact]]></category>
		<category><![CDATA[sinarchia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2143</guid>
		<description><![CDATA[Intendiamo con il termine “sinarchia” il governo indiretto da parte dell&#8217;economia sulla società, la politica, gli Stati; a tutti gli effetti, una modalità per conquistare il potere totale attraverso mezzi “legali”. Leggendo le pagine del Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, comunemente conosciuto come Fiscal Compact firmato il 31&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #000000;"><a rel="attachment wp-att-2144" href="http://www.naturalmenteverona.org/dilaga-la-sinarchia-con-il-fiscal-compact/img_1624-1/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2144" title="IMG_1624-1" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/IMG_1624-1-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Intendiamo con il termine “sinarchia” il governo indiretto da parte dell&#8217;economia sulla società, la politica, gli Stati; a tutti gli effetti, una modalità per conquistare il potere totale attraverso mezzi “legali”. </span>Leggendo le pagine del <strong>Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union</strong>, comunemente conosciuto come <strong>Fiscal Compact</strong> firmato il 31 gennaio dai capi di Stato e di governo della zona Euro, tra i quali Mario Monti, è chiaro che qui non stiamo più parlando di un golpe per controllare gli Stati sovrani d’Europa, ma di un “piano di distruzione sociale di massa” che non lascerà che cenere di tutto ciò che conoscevamo come democrazia, redditi e Stato di diritto in Italia. È sbalorditivo che il parlamento italiano possa aver letto quelle righe senza inorridire, senza esplodere in una ribellione addirittura violenta, barricandosi alla Camera e al Senato (perché le hanno lette, vero? è il loro mestiere, no?). Sono 11 pagine, questo Fiscal Compact che entrerà in vigore il 1 Gennaio del 2013. Negli 11 mesi che rimangono non nascerà alcuna rivolta. Gli italiani, e soprattutto gli italiani di Gad Lerner, di Fazio (sia Fabio che Lorenzo), di Saviano, di Travaglio, di Grillo, di Bersani, di Vendola, della CGIL-Fiom, del popolo viola ecc. sembrano non essere in grado di capire. E sono una massa enorme che potrebbe invece agire. Ergo, siamo finiti, perché gli altri italiani, quelli di Sky e degli Outlet, non contano come forza civica, mai sono contati, si lamentano ma se ne fregano. Questa è la realtà. Il 24-25-26 Febbraio a Rimini un gruppo microscopico di italiani si informerà su cosa si può fare per salvare i redditi, i diritti e l’Italia da questa catastrofe annunciata, e, fra questi, un gruppo ancor più microscopico forse porterà avanti una battaglia in futuro (</span></span><a href="http://ww/"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">http://ww</span></span></a><a href="http://w.democraziammt.info/"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">w.democraziammt.info/</span></span></a><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">). Come dire: ci sarà il Diluvio Universale e quattro gatti in Italia sapranno costruire una barca. Ma cosa dice il Fiscal Compact (tradotto e semplificato da Paolo Barnard), vediamolo qui di seguito.<span id="more-2143"></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- uno Stato che dà ai propri cittadini e alle proprie aziende più denaro di quanto gliene tolga in tasse, <strong>cioè che spenda a deficit</strong> <strong>di bilancio</strong>, sarà illegale e anti costituzionale. Dovrà come minimo fare il <strong>pareggio di bilancio</strong> (cioè darci 100 e toglierci subito dopo 100), ma meglio ancora se farà il <strong>surplus di bilancio</strong> (ci darà 100 e ci toglierà 150), cioè <strong>dovrà impoverirci, matematicamente</strong>. Questa regola dovrà essere inserita nella Costituzioni degli Stati firmatari, o in leggi egualmente vincolanti. <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3/1 a) &#8211; 3/2.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- Se uno Stato non iscrive nella Costituzione o in leggi egualmente vincolanti l’obbligo di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, verrà giudicato dalla Corte Europea di Giustizia, che ha potere di sentenze sovranazionali, cioè vincolanti per tutti gli Stati aderenti. <em>Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 2.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- uno Stato che volesse ignorare questo scempio verrà messo sotto accusa automaticamente (excessive deficit procedure), e automaticamente dovrà correggersi presentando un piano dettagliato di correzioni, che sono le famigerate austerità che ben conosciamo. Le correzioni saranno dettate dalla Commissione Europea di tecnocrati non eletti (che, come ampiamente dimostrato, rispondono alle lobby finanziarie di Bruxelles, nda). <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 3/1 e) &#8211; 3/2.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- se lo Stato sotto accusa non si corregge, e cioè se si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, la Commissione Europea lo denuncerà agli altri Stati, che lo denunceranno alla Corte Europea di Giustizia, che ha potere di sentenze sovranazionali, cioè vincolanti per tutti gli Stati aderenti. Se questa Corte condannerà lo Stato recalcitrante, e se quest’ultimo comunque si rifiuterà di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, <strong>la Corte potrà condannare lo Stato disubbidiente a una multa</strong> che per l’Italia sarebbe di 2 miliardi di Euro. <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 5/1 a) – art. 8/1 – 8/2.</em> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- il potere di denunciare alla Corte Europea di Giustizia uno Stato che si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, e quindi di sottoporlo al processo ulteriore della Corte per le punizioni monetarie finali, è riservato anche a un solo singolo Stato della zona Euro, <strong>e anche se la Commissione Europea non ha dato alcun parere negativo conto lo Stato sotto accusa</strong>. (diritto quindi del tutto arbitrario che sarà esercitato senza pietà dalla Germania, nda). <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 8/1 – 8/2. </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- il risultato della condanna da parte della Corte Europea di Giustizia di uno Stato che si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, non sarà solo una pesantissima multa di miliardi di Euro, ma si traduce anche in una “<strong><em>costrizione</em>” </strong>assoluta per questo Stato di correggere il bilancio verso il pareggio o il surplus. <em>Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 3.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- quando scatta la procedura di denuncia di uno Stato che si rifiuta di impoverire i propri cittadini e aziende attraverso il pareggio di bilancio o il surplus di bilancio, gli altri Stati della zona Euro si prendono l’impegno di sostenere quella denuncia. Potranno rifiutarsi solo se troveranno un sostegno da parte di una maggioranza qualificata dei medesimi Stati. Cioè, per contrastare l’azione punitiva e arbitraria anche di un solo Stato (es. la Germania, nda) tutti gli altri dovranno trovare una maggioranza (impossibile, nda). <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 7.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- dalla firma di questo Fiscal Compact in poi, uno Stato della zona Euro dovrà chiedere <strong>approvazione</strong> alla Commissione Europea e al Consiglio Europeo <strong>prima</strong> <strong>di emettere i propri titoli di Stato.</strong> Anche qui la funzione primaria di autonomia di spesa dello Stato sovrano è cancellata. <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO III art. 6.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- all’unico organo europeo legittimamente eletto dai cittadini, cioè il Parlamento Europeo, è riservato questo: il suo presidente “<em>potrebbe</em>” essere invitato ad ascoltare le decisioni dei tecnocrati della Commissione e del Consiglio. Basta. Ai parlamenti nazionali (ex sovrani, nda) e al Parlamento Europeo è concesso di formare una conferenza di rappresentanti che potranno “<em>discutere</em>” (non bocciare, nda) le decisioni prese dai tecnocrati. <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO V art. 12/5 – art. 13.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- il Fiscal Compact richiede a tutti gli Stati della zona Euro di promettere sostegno e fedeltà alla Moneta Euro e all’unione economica, al fine di promuovere “<em>crescita, impiego e competitività</em>” (cioè come dire: sostenere un’alluvione per promuovere l’agricoltura, nda). <em>Sancito dal Fiscal Compact nel TITOLO I art. 1/1.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">- se uno Stato dovesse aver bisogno si sostegno finanziario europeo attraverso un salvataggio da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità, non avrà un singolo Euro se prima non avrà firmato il Fiscal Compact e non lo avrà obbedito in toto. (la Grecia dovrà quindi farlo e comunque morirà sotto tortura, i prossimi siamo noi, nda) <em>Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 4.</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>- </em>in ultimo, il Fiscal Compact impone il rispetto a tutti gli Stati firmatari dell&#8217;Europact<em>. </em>Adottato dai capi di governo dell’Eurozona il 24 marzo 2011, stabilisce che la competitività sia giudicata solo in rapporto al contenimento degli stipendi e all’aumento della produttività; che gli stipendi pubblici debbano essere tenuti sotto controllo per non danneggiare la competitività; che <strong>la sostenibilità del debito nazionale sia giudicata a seconda della presunta generosità di spesa nella Sanità, Stato Sociale, e ammortizzatori sociali</strong>; che le pensioni e gli esborsi sociali devono essere riformati “<em>allineando il sistema pensionistico alla situazione demografica nazionale, per esempio allineando l’età pensionistica con l’aspettativa di vita</em>”. <em>Sancito dal Fiscal Compact nella premessa a pag. 4.</em> </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Conclusione.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">L’Italia perde tutta la sua sovranità di spesa per i cittadini (che andava a favore di tutti i servizi essenziali, delle tutele sociali, di tutta la nostra economia salariale, degli sgravi ecc.) e la sua sovranità di spesa per le aziende (cha andava a favore di modernizzazione, infrastrutture, acquisti diretti, sgravi ecc.). E sarà costretta al meglio a darci 100 e toglierci 100, cioè a lasciarci a zero di ricchezza netta. Di conseguenza: <strong>Il Fiscal Compact impone per legge sovranazionale l’impoverimento sistematico e automatico da parte dello Stato dell’Italia produttiva e delle nostre famiglie. In tal modo lo Stato perde totalmente la sua funzione democratica primaria. </strong>Il parlamento italiano non conta più nulla in questo, è di fatto esautorato. Non controlleremo più in nostri titoli di Stato, altra sciabolata alla nostra sovranità. Siamo alla mercé delle punizioni inflitte da tecnocrati non eletti da noi, e del giudizio devastante della Germania, che com’è noto ed ampiamente provato, lavora da 40 anni per distruggere le economie dell’Europa del sud, dell’Italia in particolare (si legga Il Più Grande Crimine 2011). Saremo costretti ad austerità continue imposte dalla Commissione Europea che nessun italiano elegge. Questo significa povertà imposta su altra povertà, e solo per gli interessi Neomercantili di pochi speculatori internazionali. Infine, questo crimine contro un intero popolo e nazione è stato firmato da Mario Monti, che dovrebbe essere arrestato per alto tradimento. Ma c’è di peggio.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Gli italiani stanno concedendo un’abbondante maggioranza di gradimenti al governo Monti. I media difendono l’Euro come sacro, e neppure quelli ‘liberi’, da Santoro al Fatto di Travaglio, permetteranno mai a questi fatti documentati, e salva vita, di essere esposti. Tutta la componente maggioritaria dei cittadini ‘impegnati’ crede di aver salvato l’Italia dal terribile pericolo democratico numero uno della nostra storia: Silvio Berlusconi. Il resto degli italiani non sa, non se ne cura. </span></span></p>
<p><em><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Tratto dal sito web di </span></span><a href="http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=327"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">Paolo Barnard</span></span></a></em></p>
<p lang="en-US">
<p lang="en-US"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Abbiamo perso la nostra Sovranità monetaria defernedo ad un entità privata, la BCE, la possibilità di stampare, gestire, chiedere in restituzione l&#8217;euro; potevamo perseguire il nostro benessere stampando titoli di stato, facendo cioé un debito per avere gli euro; adesso con il fiscal compact non possiamo neanche più liberamente indebitarci. Stiamo passatando da “liberi” cittadini gravati da un debito imposto, a semplici schiavi, ma il peggio è che la maggior parte di noi è e sarà ancora convinta di essere libera. Dopo migliaia di anni il mito della grotta di platone e quanto mai attuale!</span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/dilaga-la-sinarchia-con-il-fiscal-compact/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Campagna popolare per l&#8217;agricoltura contadina</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/campagna-popolare-per-lagricoltura-contadina/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/campagna-popolare-per-lagricoltura-contadina/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 10:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura contadina]]></category>
		<category><![CDATA[ARI]]></category>
		<category><![CDATA[sovranitÃ  alimentare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2133</guid>
		<description><![CDATA[Nell&#8217;attuale situazione di crisi senza precedenti, dopo decenni di politiche progettate per eliminare fisicamente le piccole e medie aziende agricole europee, di fronte al fenomeno dell&#8217;accaparramento delle terre (Land grabbing) da parte di speculatori finanziari senza scrupoli, i contadini eroicamente “sopravvissuti” al mercato, quelli che producono gli alimenti che mangiamo, che gestiscono il territorio preservandolo&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2140" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a rel="attachment wp-att-2140" href="http://www.naturalmenteverona.org/campagna-popolare-per-lagricoltura-contadina/ari-gennaio-2012-2/"><img class="size-medium wp-image-2140" title="ARI gennaio 2012" src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/ARI-gennaio-20121-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">Assemblea Nazionale Associazione Rurale Italiana, Reggio Emilia, 5 Febbraio 2012</p></div>
<p lang="it-IT">Nell&#8217;attuale situazione di crisi senza precedenti, dopo decenni di politiche progettate per eliminare fisicamente le piccole e medie aziende agricole europee, di fronte al fenomeno dell&#8217;accaparramento delle terre (Land grabbing) da parte di speculatori finanziari senza scrupoli, i contadini eroicamente “sopravvissuti” al mercato, quelli che producono gli alimenti che mangiamo, che gestiscono il territorio preservandolo dai dissesti idrogeologici, che conservano la biodiversità e le radici della nostra cultura, al di fuori delle principali istanze sindacali (Coldiretti, CIA, Confagricoltura, Unione Agricoltori ecc.) ormai relegate al solo ruolo di “passacarte” per il recepimento dei contributi previsti dalla Politica Agricola Comunitaria (PAC), si auto organizzano, alzano la testa e chiedono di essere riconosciuti. Tale riconoscimento parte dal presupposto che l&#8217;Unione Europea, nell&#8217;ambito delle discussione relative alla PAC ha ammesso che esistono due principali tipi di agricoltura (quindi non più un solo modello) quello industriale ed intensivo, e quello dell&#8217;agricoltura contadina, delle aziende medio piccole e piccolissime. Con il riconoscimento dell&#8217;esisteza del “modello dell&#8217;agricoltura contadina” si chiede che ora siano riconosciuti i diritti, non degli imprenditori agricoli, non degli agricoltori, ma dei contadini.<em> </em>Così, realtà come ARI (Associazione Rurale Italiana), Associazione Antica Terra Gentile, AIAB, (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ALPA (Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari ) e Centro Internazionale Crocevia, si sono unitariamente attivate per promuovere la<em> <strong>“Campagna per l&#8217;agricoltura contadina”</strong></em>. Il primo atto ufficiale è sancito dalla comunicazione inviata al Ministro Italiano delle Politiche Agricole e Forestali Mario Catania che riportiamo qui di seguito.<span id="more-2133"></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Roma, 31.1.2012</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><span style="text-decoration: underline;"><strong>Ministro Mario Catania</strong></span></em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">MIPAAF</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Via XX Settembre 20</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">00187 ROMA</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Signor Ministro,</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">siamo di sicuro lieti che Lei abbia voluto incontrare le più grandi organizzazioni agricole del paese il 18.01.2012 – organizzazioni a cui molti di noi sono anche iscritti – ma vogliamo segnalarle che esistono nel nostro paese molte altre organizzazioni di base in cui si ritrovano i produttori agricoli, di diverse dimensioni ed estensione nazionale che sono andate sviluppandosi nell’ultimo quarto di secolo e che non sono rappresentate a livello europeo dal Coordinamento delle Organizzazioni dei Produttori Agricoli (COPA) ma dal <strong><em>Coordinamento Europeo Via Campesina</em></strong>, riconosciuto anche dal Commissario Ciolos. Ci ritroviamo in una piattaforma comune a difesa del modello agricolo più diffuso nel nostro paese : quello delle medie, piccole, piccolissime aziende che, pur dentro una crisi senza precedenti, riescono ancora a produrre la parte maggioritaria della Produzione Lorda Vendibile (PLV) della nostra agricoltura e, nell’agricoltura biologica, hanno affermato il primato italiano nel mondo.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Sono decenni che molti hanno decretato la scomparsa di questo tipo d’aziende – le aziende contadine, appunto – ma i fatti sono qui per smentirli. Noi non ci consideriamo residui folkloristici, strapaesani e economicamente marginali tanto da essere considerati casi da rete di sicurezza sociale, al contrario, siamo quella parte dell’agricoltura del paese che, pur godendo finora in modo marginale del sostegno PAC, pur mancando di politiche pubbliche di supporto, pur dovendo vincere la concorrenza sleale dell’agricoltura industriale, taglieggiati dalla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e dalla struttura estremamente concentrata del mercato agricolo nazionale, siamo ancora economicamente vivi, siamo la base dei produttori biologici italiani, riusciamo a produrre e commercializziamo i nostri prodotti soprattutto nel mercato interno attraverso forme e circuiti di cui portiamo per intero l’inventiva (mercati contadini, GAS, GODO, negozi collettivi dei produttori biologici, etc), la responsabilità ed anche i costi aggiuntivi. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ed i dati del censimento 2010 ci danno ragione: di sicuro il dato più drammatico che emerge <strong>è la perdita, in 10 anni di quasi il 36% delle aziende diretto coltivatrici ma anche del 39% di quelle condotte con salariat</strong>i, (che numericamente si riducono ad un totale 46.000 aziende: un fenomeno decisamente marginale rispetto al milione di aziende diretto coltivatrici). Nella diminuzione della SAU, le aziende <strong>diretto coltivatrici</strong> <strong>perdono solo il 4,5%</strong> mentre quelle condotte con <strong>salariati</strong> riducono la SAU <strong>circa del 23%. </strong></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ci troviamo ogni giorno a dover contrastare un lungo processo di concentrazione della proprietà della terra e della capacità produttiva in un numero sempre più ristretto di aziende, processo che trasforma il paesaggio agrario nazionale – che tante economie fa vivere e prosperare – in una quinta di teatro priva di vita rurale e di capacità produttive.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Ci chiediamo quali saranno le ricadute del decreto legge, cosiddetto &#8220;Cresci Italia&#8221;, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 gennaio . Certo che anche a noi interessa il <em>made in Italy,</em> se però è fatto con materie prime prodotte in modo socialmente ed ecologicamente durevoli ( a partire dalla produzione biologica), in aziende a <strong>forte intensità di lavoro</strong>, preferiamo i gruppi dì acquisto e le reti di produttori bio di distribuzione alternativa, ai contratti di filiera che ci trasformano in braccianti dentro le nostre stesse aziende. Riteniamo che sia <strong>un errore drammatico</strong> <strong>la vendita</strong> delle terre demaniali, anche con le cautele che il nuovo governo ha introdotto. Abbiamo bisogno di un <strong>accesso facilitato</strong> alla terra per lavorarla, allargare la dimensione delle nostre piccole aziende o crearne di nuove per i giovani e per far questo <strong><span style="text-decoration: underline;">non abbiamo bisogno di acquisire la proprietà di terre demaniali</span></strong>, bastano affitti rustici ad equo canone. Chiediamo una riforma radicale della PAC e – come lei – riteniamo che si debbano cancellare tutti quei sostegni che sono di fatto un regalo alla rendita, così come abbiamo combattuto contro il disaccoppiamento perché “..<em>recidere il collegamento con i volumi delle produzioni vuol dire lontananza dalle imprese e vicinanza alle proprietà terriere</em>”, come lei stesso ha sostenuto. Noi difendiamo il contadino che &#8211; senza essere impresa e senza trasferire il modello produttivo industriale nella produzione agricola – con il suo lavoro e quello della sua famiglia produce cibo, reddito, ricchezza e servizi ecosistemici in modo sostenibile come abbiamo ampiamente dimostrato con i successi del settore dell’agricoltura biologica nel nostro Paese. Per questo riteniamo che di sicuro il <strong>contadino è un agricoltore attivo</strong>. Anche se la sua azienda è di piccole dimensioni, il suo reddito agricolo tanto insufficiente da condannarlo al doppio o triplo lavoro ed il suo prodotto, magari trasformato, distribuito direttamente al consumatore finale senza passare dalla GDO e senza contratto scritto (le quantità commercializzate dalle singole nostre aziende fanno la differenza).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Noi chiediamo che – così come esiste una base giuridica appropriata e specifica per la piccola e media impresa industriale – si <strong><span style="text-decoration: underline;">costruisca insieme una innovativa base giuridica a difesa dell’agricoltura contadina e dei piccoli produttori di cibo</span></strong>, utilizzando anche gli spiragli che si sono aperti nel negoziato sulla PAC, prima che questi si richiudano definitivamente, anche in vista dell’importante conferenza europea sulle aziende agricole prevista per il prossimo 20 aprile a Bruxelles.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Questi sono i punti che vogliamo sottoporre alla <strong>sua attenzione</strong>:</span></span></p>
<ol type="i">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">la creazione di una legge nazionale che &#8211; sull&#8217;esempio di quella in vigore nella provincia autonoma di Bolzano (ref. DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA 26 settembre 2008, n. 52) &#8211; preveda un diverso regime fiscale e igienico sanitario per le aziende agricole di piccole dimensioni</span></span></li>
</ol>
<ol type="i">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">la riforma dei meccanismi di governance delle politiche agricole a livello nazionale e locale che facciano emergere le reali istanze di tutti gli agricoltori e non quelle delle corporazioni agricole dominanti, attraverso effettivi processi elettorali delle rappresentanze agricole da coinvolgere nelle decisioni, ad ogni livello;</span></span></li>
</ol>
<ol type="i">
<li>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>una serie strategia di politica agricola nazionale capace di contrastare il pericoloso deficit della produzione alimentare del nostro Paese e ridare centralità nei processi decisionali delle politiche del cibo a tutti i cittadini. </em></span></span></span></p>
</li>
</ol>
<ol type="i">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Considerare politiche per l’approvvigionamento alimentare locale &#8211; visto il potenziale di mercato offerto dalle nostre città &#8211; basate principalmente sui piccoli produttori visti anche come opportunità occupazionale, valorizzazione ecologica, sociale ed economica dei territori rurali e come strumento per migliorare effettivamente la qualità dell’alimentazione dei cittadini. </span></span></li>
</ol>
<ol type="i">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">la definizione di politiche pubbliche di sostegno all’agricoltura contadina (infrastrutture viarie e agricole, servizi urbani nelle zone interne rurali, incentivi alla nascita di cooperative e consorzi tra piccoli produttori, sostegno alle filiere locali e equo accesso alla distribuzione commerciale); politiche di sostegno alla conversione produttiva promovendo anche l’agricoltura biologica che emancipi i territori dalle monoculture e aiuti la diversificazione e l’integrazione produttiva in linea con una visione diversa del<em> greening</em>;</span></span></li>
</ol>
<ol type="i">
<li><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">il ripristino di un servizio di assistenza tecnica pubblica gratuita per le piccole e medie aziende per liberarle dal peso delle pratiche burocratiche e dalla dipendenza dall’assistenza tecnica fornita dalle ditte produttrici di input produttivi o di commercializzazione della produzione. Liberalizzare il ricorso a tecnici indipendenti e di fiducia dei piccoli produttori di cibo capaci di integrare le loro conoscenze con il “saper fare” dei contadini per realizzare quel cambiamento in senso agro ecologico fondamentale per l’agricoltura italiana, unico spazio effettivo di mercato in cui possiamo competere anche sul mercato globale, come ben dimostrano i risultati ottenuti dai nostri produttori biologici. </span></span></li>
</ol>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Avevamo avuto modo di sottoporre queste nostre esigenze già al Ministro Zaia , ora vorremo riprendere il lavoro avviato e le chiediamo <strong>un incontro di lavoro</strong> sicuri, in questo, di essere i portavoce di quelle molte centinaia di migliaia di aziende contadine che ancora resistono nel nostro paese, di cui noi e le nostre mobilitazioni, attraverso il paese ed a livello internazionale, siamo protagonisti .</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em>Accetti i nostri saluti e l’augurio di buon lavoro,</em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Per la<em> Campagna per l&#8217;agricoltura contadina </em></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">i Coordinatori nazionali: <em> </em>Roberto Schellino, Plinio Pancirolli</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">il gruppo di lavoro giuridico :</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">AIAB, (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), il presidente Alessandro Triantafyllidis</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ARI (Associazione Rurale Italiana) , il presidente Paola Peretti</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">ALPA (Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari ), il presidente Antonio Carbone</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Centro Internazionale Crocevia, il Presidente Antonio Onorati</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="text-decoration: underline;">PER I CONTATTI: </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Campagna per l&#8217;agricoltura contadina: </strong>Antonio Onorati, Centro Internazionale Crocevia – mail: mc2535clink; cell. 00393408219456</em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><em><strong>Campagna per l&#8217;agricoltura contadina &#8211; </strong>www.agricolturacontadina.org</em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><strong><em>COMUNICATO STAMPA di </em>CROCEVIA </strong></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><br />
<strong>Crisi finanziaria e dismissioni terreni pubblici: il senso di un inganno</strong><br />
<em>In Italia il processo di concentrazione delle terre ha ripreso vigore: l’1% delle aziende controlla il 30% delle terre agricole. Circa 22.000 aziende, con una taglia superiore ai 100 ettari, si spartiscono <strong>oltre 6,5 milioni di ettari </strong>di superficie agricola, e negli ultimi 10 anni c’è un crollo del numero delle aziende con una taglia sotto i 20 ettari. L’agricoltura familiare, quella con una taglia inferiore ai 20 ettari che è il cuore dell’agricoltura italiana, viene decimata.</em></span></span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Sono i dati analizzati dall’ong CROCEVIA, da oltre 50 impegnata nella difesa dell’agricoltura contadina, che lancia il rapporto <strong>‘Terra e agricoltura. Il caso italiano- Land grabbing: case studies in Italy’, </strong>. a partire dal Censimento agricolo del 2010 prende in esame i processi di concentrazione, controllo, integrazione, espropriazione delle terre. Sottolineando i limiti delle politiche pubbliche e l’erosione della capacità produttiva agricola. E’ di fronte a questa fotografia dell’agricoltura italiana che bisogna analizzare le norme relative alla dismissione dei terreni agricoli demaniali varate dal Governo Monti. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><em><br />
</em>‘La nuova versione del pacchetto agroalimentare è migliorata rispetto a dicembre scorso ma non affronta i nodi cruciali della crisi della agricoltura italiana’ spiega Antonio Onorati, presidente Crocevia ‘non ci sono misure contro la concentrazione e a favore delle piccole aziende, che per poter resistere e sopravvivere alla crisi devono poter allargare la superficie coltivabile. Non serve vendere la terra, bisogna facilitare l&#8217;accesso alle risorse’. </span></span></span></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Come si legge nello studio, infatti, l’accesso alla terra attraverso il mercato fondiario non solo non favorisce l’ingresso dei giovani in agricoltura ma – considerando che di fatto quasi tutta la terra agricola è vicina ad insediamenti urbani – finisce per favorire la speculazione edilizia e il radicamento nell’economia legale di capitali di origine illegale o, comunque, non d’origine agricola.</span></span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;">Finora con le politiche agricole italiane e con la PAC europea è stata favorita l’agricoltura industriale di grande taglia intensiva in capitali, le piccole aziende familiari che hanno resistito nonostante tutto invece sono intensive in lavoro, spiega ancora Onorati ‘A differenza di qualunque altro settore produttivo, in agricoltura la qualità dei prodotti è direttamente legata alla qualità e alla quantità del lavoro umano impiegato e solo le piccole aziende agricole hanno la capacità di proteggere e mantenere la produzione delle eccellenze del made in italy’. Per riprendere la via dello sviluppo e dell’occupazione, come i presidente del continua a ripetere, sottolinea il presidente di Crocevia ‘ si dovrebbe ripartire dalle aziende medie piccole e piccolissime – che sono un milione e costituiscono il cuore produttivo del cibo in Italia &#8211; sono loro che potrebbero reagire più rapidamente alla crisi con misure strutturali e legislative che non comportano maggiore spesa per lo Stato. Ad esempio, favorire l&#8217;affitto agrario a un equo canone, metti la priorità ai giovani e alle donne, solo a agricoltura familiare di piccola taglia, al di sotto di 30 ettari’.<br />
</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">Centrale nello studio ‘<strong>Terra e agricoltura. Il caso italiano’ </strong>è l’analisi del sequestro del diritto a produrre: la concentrazione delle terre e del diritto a produrre è il risultato di politiche e non di una ineluttabile decadenza del settore agricolo.</span></span></p>
<p lang="it-IT"> </p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;">l’Italia, una delle 2 grandi agricolture europee, è oggi ostaggio delle proteste dei camionisti grazie alla innaturale concentrazione solo in alcune regioni delle produzioni agricole come latte, carne, frutta e verdura. Fino agli anni 80 queste erano ancora largamente decentralizzate su tutto il paese e distribuite localmente, oggi la dipendenza dal trasporto sulle lunghe distanza testimonia il f</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><strong>Garantire un accesso facilitato all’uso della terra per i contadini e proteggerne prioritariamente l’uso che questi ne fanno</strong>. Di questo abbiamo bisogno anche per dare un contributo alle crisi che attanagliano il paese, quella economica, quella finanziaria e quella ecologica. Le aziende che sono scomparse non possono rinascere e la sofferenza di quei fallimenti non sarà compensata, ma almeno si può immaginare di consolidare le piccole aziende contadini e di crearne delle nuove per fermare il processo di desertificazione agraria che ai più sembra ormai inarrestabile.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #800000;">LEGGI SUL BLOG UNATERRA GLI AGGIORNAMENTI </span></span></span></strong><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.croceviaterra.it/" target="_blank"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">www.croceviaterra.it</span></span></strong></a></span></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #000000;"><strong>CHI SIAMO</strong>: Il Centro Internazionale Crocevia è un’Organizzazione Non Governativa di Cooperazione Internazionale e Solidarieta, senza fini di lucro, nata nel 1958 e riconosciuta Ente Morale nel 1962. Da oltre 50 anni Crocevia lavora, insieme alle comunita locali e le organizzazioni sociali, nei settori dell’educazione, della comunicazione e dell’agricoltura, promuovendo e realizzando progetti di cooperazione internazionale in Medio Oriente, Asia, Africa e America Latina. Dal 1996 sostiene ed assicura il coordinamento globale dello IPC – Comitato Internazionale Sovranita Alimentare &#8211; che è lo strumento che supporta la partecipazione autonoma delle organizzazioni dei piccoli produttori di cibo alle attivita ed ai negoziati presso la FAO e le altre agenzie internazionali che si occupano dell’alimentazione e dell’agricoltura con sede a Roma.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="color: #000000;">Per informazioni: Centro Internazionale Crocevia Mob: 3385066806 – mail: </span></span></span></strong><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="mailto:crocevia@croceviaterra.it" target="_blank"><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;">crocevia@croceviaterra.it</span></span></strong></a></span></span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"> </span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/campagna-popolare-per-lagricoltura-contadina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

