<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Naturalmente Verona</title>
	<atom:link href="http://www.naturalmenteverona.org/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.naturalmenteverona.org</link>
	<description>festival dell&#039;economia eco-equo solidale</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 13:13:08 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Acqua: la Repubblica siamo noi!</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/acqua-la-repubblica-siamo-noi/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/acqua-la-repubblica-siamo-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 May 2012 13:11:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[beni comuni]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  idrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2524</guid>
		<description><![CDATA[Ad un certo punto l&#8217;Articolo 1 della Costituzione Italiana recita: &#8220;&#8230; La Sovranità appartiene al popolo&#8230;&#8221; In questi tempi di profonda crisi, creati dal sistema sinarchico globale emerge sempre più impellente la necessità di riaffermare i valori fondanti la nostra Costituzione: la Repubblica Italiana siamo noi, il popolo. Per tale motivo i risultati del voto&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/acqua-la-repubblica-siamo-noi/campagnaacquaquadricromia/" rel="attachment wp-att-2525"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/campagnaacquaquadricromia-300x225.jpg" alt="" title="campagnaacquaquadricromia" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2525" /></a>Ad un certo punto l&#8217;Articolo 1 della Costituzione Italiana recita: &#8220;&#8230; La Sovranità appartiene al popolo&#8230;&#8221; In questi tempi di profonda crisi, creati dal sistema sinarchico globale emerge sempre più impellente la necessità di riaffermare i valori fondanti la nostra Costituzione: la Repubblica Italiana siamo noi, il popolo. Per tale motivo i risultati del voto referendario sull&#8217;acqua vanno rispettati e se non sono rispettati, è nostro obbligo e dovere farli rispettare, in nome della democrazia, della libertà, della Sovranità, dell&#8217;equità e giustizia. Per tanto ci ritroveremo a <strong>Roma, sabato 2 Giugno 2012, Ore 15.00 P.zza della Repubblica per dire che: LA REPUBBLICA SIAMO NOI.</strong> Si tratta della Manifestazione nazionale per l’attuazione del risultato referendario, per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per la pace, i diritti e la democrazia, per un&#8217;alternativa alle politiche d&#8217;austerità del Governo e dell&#8217;Europa. Ad un anno dalla straordinaria vittoria referendaria, costruita da una partecipazione sociale senza precedenti, il Governo Monti e i poteri forti si ostinano a non riconoscerne i risultati e preparano nuove normative per consegnare definitivamente la gestione dell’acqua agli interessi dei privati, in particolare costruendo un nuovo sistema tariffario che continua a garantire i profitti ai gestori. Non solo. Da una parte BCE, poteri forti finanziari e Governo utilizzano la crisi economico-finanziaria per rendere definitive le politiche liberiste di privatizzazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, di smantellamento dei diritti del lavoro, del welfare e dell&#8217;istruzione, di precarizzazione dell’intera vita delle persone. Dall&#8217;altra le politiche d&#8217;austerità ridimensionano il ruolo dell&#8217;intervento pubblico per poi alimentare l&#8217;idea che la crescita sia possibile solo attraverso investimenti privati, che in realtà si appropriano dei servizi e devastano il territorio. E&#8217; in atto il tentativo di imporre definitivamente il dominio delle &#8220;esigenze dei mercati&#8221; sulla democrazia, ovvero il diritto di tutte e di tutti a decidere collettivamente sul proprio presente e futuro. Il 2 giugno è da sempre la festa della Repubblica, ovvero della res publica, di ciò che a tutte e tutti appartiene. Una festa ormai da anni espropriata alle donne e agli uomini di questo Paese e trasformata in parata militare, come se quella fosse l’unica funzione rimasta ad un “pubblico”, che si vuole progressivamente consegnare agli interessi dei grandi gruppi bancari e dei mercati finanziari. <strong>Ma la Repubblica siamo noi</strong>.<span id="more-2524"></span></p>
<p>Le donne e gli uomini che nella propria quotidianità ed in ogni territorio lottano per la riappropriazione sociale e la tutela dell’acqua e dei beni comuni, per un welfare universale e servizi pubblici di qualità, per la dignità del lavoro e la fine della precarietà, per il diritto alla salute e all’abitare, per l’istruzione, la formazione e la conoscenza, per la trasformazione ecologica della produzione, a partire dal Forum Alternativo dei Popoli di Rio+20, per politiche di pace e cooperazione.</p>
<p>Le donne e gli uomini che, come nel resto d&#8217;Europa, pensano che i beni comuni siano fondamento di un nuovo modello produttivo e sociale.</p>
<p>Le donne e gli uomini che dentro la propria esperienza individuale e collettiva rivendicano una nuova democrazia partecipativa, dentro la quale tutte e tutti possano contribuire direttamente a costruire un diverso futuro per la presente e le future generazioni.</p>
<p>Crediamo sia giunto il momento in cui siano queste donne e questi uomini a riempire la piazza del 2 giugno.<br />
Con l’allegria e la determinazione di chi vuole invertire la rotta.<br />
Con la consapevolezza di chi sa che il futuro è solo nelle nostre mani.</p>
<p>Promuovono: <a href="http://www.acquabenecomune.org">Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</a></p>
<p>Per adesioni scrivere a segreteria@acquabenecomune.org</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/acqua-la-repubblica-siamo-noi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La cultura della paura dell&#8217;inflazione</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/la-cultura-della-paura-dellinflazione/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/la-cultura-della-paura-dellinflazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 16:57:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[annullamento del debito]]></category>
		<category><![CDATA[crisi del debito]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2518</guid>
		<description><![CDATA[Proseguiamo nel proporre l&#8217;analisi di Loris Asoli della Rete di Economia Solidale delle Marche che dopo aver sviscerato il tema “Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubblico”, accennato a possibili “Soluzioni per annullare il debito pubblico” e affrontato una “Analisi della crisi del debito”, in questo post proponiamo la “LA&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/la-cultura-della-paura-dellinflazione/scec/" rel="attachment wp-att-2519"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/scec-300x225.jpg" alt="" title="scec" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2519" /></a>Proseguiamo nel proporre l&#8217;analisi di Loris Asoli della Rete di Economia Solidale delle Marche che dopo aver sviscerato il tema “<a href="http://www.naturalmenteverona.org/cose-come-si-e-generato-e-che-effetti-ha-il-debito-pubblico/ ">Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubblico</a>”, accennato a possibili “<a href="http://www.naturalmenteverona.org/soluzioni-per-annullare-il-debito-pubblico/ ">Soluzioni per annullare il debito pubblico</a>” e affrontato una “<a href="http://www.naturalmenteverona.org/analisi-della-crisi-del-debito/ ">Analisi della crisi del debito</a>”, in questo post proponiamo la “<strong>LA CULTURA DELLA PAURA DELL&#8217;INFLAZIONE</strong>”. “L&#8217;inflazione viene intesa come aumento dei prezzi al consumo; a volte, arbitrariamente si vuol considerare l&#8217;inflazione come l&#8217;aumento eccessivo della moneta messa in circolazione dalla banca centrale. La BCE ha il compito di tenere controllata l&#8217;inflazione. Eppure questo è un compito decisamente troppo rigido. Bisognerebbe vedere come l&#8217;inflazione è generata, e perché, e che effetti ha, e di che entità è. Come la storia ha dimostrato le inflazioni possono essere di tanti tipi. E&#8217; ora di farla finita con il dogma della pericolosità dell&#8217;inflazione, come spauracchio per mantenere il potere nell&#8217;ambito della grande finanza e come mezzo per alimentare politiche recessive. La BCE ha come uno dei suoi compiti impliciti quello di diffondere nelle menti umane lo spauracchio dell&#8217;inflazione e purtroppo non è la sola istituzione ad avere questo compito, ma è ben affiancata dall&#8217;organizzazione mondiale del commercio, dalla banca mondiale, dal fondo monetario internazionale e svariati altri organismi internazionali al servizio del pensiero unico dei banchieri dominanti, compresa una grossa parte della commissione UE. Anche le università di economia sono colonizzate dal pensiero unico dei banchieri. La cultura politica, economica, finanziaria, monetaria è stata colonizzata dalla grande finanza per il proprio tornaconto. Il virus, lo strumento, che la grande finanza ha utilizzato, per il proprio potere sulla politica e sull&#8217;economia, è la paura dell&#8217;inflazione. Questa paura è stata a sua volta lo strumento per appropriarsi delle banche centrali dei vari stati e della emissione della moneta e del controllo sul sistema monetario e finanziario.<span id="more-2518"></span></p>
<p>L&#8217;emissione di moneta è il centro moderno del potere, affiancato dagli eserciti, secondo necessità. Il potere USA si è retto su una massiccia emissione della moneta, favorita dall&#8217;uso del dollaro come moneta per le transazioni economiche internazionali.<br />
La cultura della paura dell&#8217;inflazione è di totale mistificazione. Le mistificazioni sull&#8217;inflazione sono molteplici. L&#8217;obiettivo è quello di conquistare e mantenere il potere di emissione monetaria. Una mistificazione portante è quella di “fare di tutta l&#8217;erba un fascio”, facendo finta di non distinguere le varie tipologie di inflazione.<br />
L&#8217;inflazione da aumento del prezzo del petrolio, per esempio, è un aumento dei prezzi dovuto ad un aumento dei costi, che non ha nulla a che vedere con l&#8217;emissione monetaria. Anche le grandi inflazioni dovute al finanziamento di guerre attraverso l&#8217;emissione monetaria, non hanno nulla a che vedere con un uso dell&#8217;emissione monetaria dello Stato a favore delle iniziative economiche virtuose. Tutto il male di qualunque tipo di inflazione lo si riversa su un ipotetico male legato all&#8217;emissione monetaria da parte degli stati, quando invece questa diventa male solo se è malamente utilizzata, mentre, al contrario, normalmente ha grosse potenzialità di essere un grande bene. Secondo i grandi finanzieri lo Stato non può emettere moneta per non creare inflazione, però essi possono farlo facendo pagare gli interessi allo Stato e alle imprese, che devono ricorrere al prestito per i loro bisogni finanziari.<br />
Se fosse lo Stato ad emettere moneta gratuita per finanziare il bene della popolazione, il ruolo delle banche ne verrebbe ridimensionato perché avrebbero meno prestiti a debito da effettuare e meno interessi da riscuotere; anche per questo i grandi banchieri non sono d&#8217;accordo.<br />
E&#8217; vero che realizzando una leggera inflazione, attraverso una emissione monetaria virtuosa, a favore dell&#8217;indirizzamento dell&#8217;economia per il bene pubblico, si producono piccoli inconvenienti, come l&#8217;esigenza di aggiornare annualmente listini e salari, ma è anche vero che questo lo si fa comunque anche attualmente, quindi si tratta anche in questo caso, di uno spauracchio mistificatorio, che invece evita di mettere in evidenza che i vantaggi sono enormemente maggiori, per il fatto che queste cifre a disposizione degli stati possono permettere di pilotare gli investimenti, favorire le iniziative innovative, svecchiare l&#8217;economia, favorire la nuova occupazione, favorire la flessibilità del lavoro, che potrebbe più facilmente spostarsi da un settore all&#8217;altro, eliminare gli interessi a carico degli stati, svolgere meglio i numerosi compiti affidati attualmente agli stati. Il dogma del controllo dell&#8217;inflazione serve solo a favorire la grande finanza e mortificare i popoli. La grande finanza infatti non vuole che la sua enorme massa di denaro-potere si svaluti. E&#8217; unicamente questa la sua preoccupazione. E soprattutto vuole che il grosso dell&#8217;emissione di denaro, nelle sue varie forme, palesi ed occulte, sia sotto il suo controllo, per guadagnarci interessi e tenere tutta l&#8217;economia sotto il ricatto del debito.<br />
Il capitale speculativo di fonte illegale, non vuole che si accresca la quantità di moneta per vie trasparenti e legali, perché esso l&#8217;accresce e vuole continuare ad accrescerlo per vie illegali, non trasparenti.<br />
La BCE per evitare l&#8217;inflazione tiene bassa la quantità di moneta circolante, perché un&#8217;alta quantità di moneta aumenterebbe la domanda e farebbe alzare troppo i prezzi per domanda troppo elevata. Viene tenuto sotto controllo principalmente, in particolare, il parametro monetario M3, di cui abbiamo già parlato, ma anche gli altri due.<br />
Un prezzo è determinato in primo luogo dai costi. Attualmente l&#8217;aumento dei prezzi nei paesi sviluppati è determinato soprattutto dall&#8217;aumento delle materie prime, petrolio in testa; nello stesso tempo è contenuto dallo sfruttamento del lavoro dei paesi meno sviluppati, che ci fanno arrivare semilavorati e prodotti finiti a più basso prezzo (più basso se non si conta il costo del maggiore inquinamento e se si è disposti ad essere cinici con gli altri popoli!). Mano a mano che i popoli si sveglieranno i costi aumenteranno. Ora le popolazioni sono ampiamente sottomesse dal capitale finanziario, in un neocolonialismo mondiale.<br />
Per l&#8217;Italia i dati dei rapporti ICE ci dicono che il prezzo delle materie prime in 5 anni raddoppia. Un altro elemento di aumento del costo al dettaglio sono gli aumenti delle tasse sui beni, come il recente aumento dell&#8217;IVA in Italia.<br />
Come abbiamo visto dal capitolo precedente in questo momento l&#8217;Europa, (limitandoci solo a questa area), per i fenomeni illustrati, è fortemente sottomonetizzata per gli investimenti e per i consumi; i capitali che vanno all&#8217;estero e quelli sottratti alla produzione e al consumo, perché pilotati nella speculazione, hanno come effetto moneta mancante al sistema Europa. Manca moneta anche quando e perché le banche concedono pochi prestiti. Attualmente le banche si stanno adeguando ai criteri di Basilea 3, che impongono una più elevata capitalizzazione in riserve, per cui anche per questo ulteriore motivo manca moneta nel sistema. Quindi andrebbe creata con urgenza nuova moneta gratuita a favore degli stati, da parte della BCE o, molto meglio, direttamente dal Parlamento europeo, legandola all&#8217;annullamento dei debiti pubblici. Gli stati dovrebbero però favorire investimenti virtuosi, che realizzino bisogni reali e giusti.<br />
Il fine giusto delle misure monetarie ed economiche non è il controllo dell&#8217;inflazione, ma il benessere e il benvivere delle popolazioni.</p>
<p><strong>EMISSIONE MONETARIA COSTANTE A FAVORE DEGLI STATI</strong>Nel precedente capitolo abbiamo sostenuto che una emissione monetaria di 2500 miliardi di euro, per 4 anni, finalizzata alla eliminazione del debito pubblico, non creerebbe danni ma solo vantaggi. Sosteniamo anche che una emissione monetaria più contenuta, a circa il 10% del PIL, sia necessaria anche per tutti gli anni successivi.<br />
Un tasso costante di immissione monetaria nuova gratuita, per esempio dell&#8217;8-10%, a favore degli stati, non può che essere positivo, indipendentemente dall&#8217;inflazione attesa, che comunque sarebbe certamente modesta. La positività dell&#8217;emissione monetaria ci sarebbe a condizione che il denaro cerato venisse utilizzato non per spese parassitarie sull&#8217;economia, ma per rinvigorire e ringiovanire di continuo i processi economici virtuosi.<br />
Un PIL UE di oltre 12000 miliardi di euro, all&#8217;otto per cento, genererebbe quasi 1000 miliardi di euro di risorse gratuite per gli stati UE. Per l&#8217;Italia un pil di 1600 miliardi di euro darebbe allo Stato italiano un contributo gratuito annuale di circa 130 miliardi di euro, che risolverebbe tanti problemi.<br />
Va ribadito che il problema da discutere non è affatto quello dell&#8217;inflazione, che serve solo a coprire il problema reale: la possibilità di disporre, da parte degli stati UE, della moneta emessa ed emettibile dalla banca centrale.<br />
Quando si parla di “moneta emessa” non si intende solo quella cartacea, ma tutta la moneta, emettibile in tutte le forme.<br />
Stabilito che, nel sistema della moneta fiduciaria (vale solo perché accettata), per diritto naturale la moneta emessa deve andare a vantaggio della popolazione che l&#8217;accetta, il problema rimane solo quello di vedere di che entità è la giusta quantità di moneta da emettere ogni anno e da attribuire agli stati per misure virtuose in favore di una economia virtuosa, cioè volta al benessere e benvivere delle popolazioni.<br />
Si può pensare che un valore dell&#8217;8% del PIL sia pressappoco la giusta percentuale da attribuire agli stati, perché, se anche si traducesse interamente in inflazione, sarebbe un livello di inflazione adeguato alla giusta dinamica del sistema economico. Ma è ben probabile che, se l&#8217; economia fosse ben diretta, questa inflazione dell&#8217;8% non si verificherebbe affatto e l&#8217;inflazione reale sarebbe molto più bassa, stimabile intorno al 4%. Certamente il 20% all&#8217;anno del PIL, di emissione monetaria, che proponiamo con questa legge del Parlamento UE, non sarebbe tollerabile a regime, ma è invece del tutto auspicabile, per quattro anni, al fine di risanare la situazione attuale, di forte carenza monetaria nel sistema economico complessivo dell&#8217;UE.<br />
Gli economisti conoscono anche la curva di Philips, la quale evidenzia che gli anni di maggiore inflazione sono stati quelli di minore disoccupazione. E l&#8217;occupazione serve! Non dimentichiamo che il ciclo economico produzione-consumo non finisce mai e deve di continuo rinnovarsi:<br />
– il cibo deve essere sempre di continuo prodotto<br />
– la qualità del cibo è andata peggiorando, gli alimenti sono inquinati, per cui occorre prendere misure produttive nuove per risolvere il problema e migliorare la qualità del cibo<br />
– il vestiario deve essere sempre di continuo rinnovato<br />
– l&#8217;ambiente deve essere sempre di continuo curato<br />
– siccome è stato peggiorato ora deve essere di nuovo migliorato (massicce ripiantumazioni, opere di disinquinamento, trasformazione delle tecniche produttive, ecc)<br />
– la case e i loro impianti devono essere sempre di continuo riparati e ristrutturati, se non anche rifatti a nuovo<br />
– le misure strutturali per il risparmio energetico sono da attuare<br />
– gli apparecchi elettromeccanici ed elettronici devono essere sostituiti perché si rompono e diventano irreparabili<br />
– le automobili e gli altri mezzi di trasporto si incidentano e si usurano e terminano la loro funzione<br />
– tutti rifiuti sono da trattare tramite attività di riciclo dei materiali<br />
– le infrastrutture richiedono manutenzione continua e rinnovamento<br />
– alcune materie prime addirittura si esauriscono o si scopre che sono tossiche (vedi amianto) e costringono a rinnovare i processi produttivi<br />
– le conoscenze se ne vanno nella tomba con gli uomini che le possedevano e occorre che i nuovi nati le apprendano di nuovo in svariati cicli scolastici e tramite l&#8217;esperienza<br />
– e tanto, tanto altro ancora<br />
Poi c&#8217;è anche l&#8217;incremento della popolazione mondiale, che richiede non solo il rinnovo dei cicli produzione-consumo, ma anche il loro incremento quantitativo. Possiamo permetterci un tasso di disoccupazione giovanile del 29% (dato ISTAT) quando poi l&#8217;età lavorativa incomincia sempre più tardi e la quantità di popolazione anziana, fuori lavoro, va aumentando? E ci sono anche popolazioni in gravi situazioni di disagio, che andrebbero aiutate.<br />
Va anche considerato che questo tipo di economia folle, per dare lavoro, deve di continuo produrre e consumare al di là delle vere esigenze; così i paesi sviluppati finiscono per favorire il consumismo a scapito della qualità dei prodotti, a scapito dell&#8217;ambiente e di una reale qualità della vita, mentre in altri paesi viene a mancare il soddisfacimento di bisogni basilari di vita.<br />
Tornando all&#8217;inflazione generata da nuova emissione monetaria, è scontato che il potere sulla moneta vada usato con molta discrezione, in primis per favorire la nuova occupazione e la totale occupazione e per smuovere e mettere in moto le forze creative e produttive della nazione; non può che essere positivo e vantaggioso, riuscire a mettere al lavoro l&#8217;enorme massa di disoccupati per la creazione di beni e servizi utili. Perciò vanno dati incentivi all&#8217;assunzione nuova, alla creazione di nuove imprese, alla creazione di organismi di supporto alla creazione d&#8217;impresa e al salario sociale per lavori di utilità pubblica.<br />
Mai si dovrebbe usare il potere sulla moneta per dare previlegi alla propria base elettorale, senza ritorni produttivi di utilità collettiva, senza produzione di benvivere per la nazione. La crescita parassitaria dell&#8217;apparato burocratico, statale e non statale, è un peso che si carica sull&#8217;apparato produttivo del paese per tutti gli anni avvenire e porta povertà. Non vanno messe risorse per creare o potenziare apparati improduttivi. Non vanno favoriti investimenti in settori tradizionali che sono già in sovrapproduzione, per potenzialità produttiva.<br />
Un ben assennato uso dell&#8217;emissione di moneta probabilmente, addirittura, non creerebbe alcuna inflazione, intesa come aumento dei prezzi da emissione monetaria, perché l&#8217;aumento della moneta corrisponderebbe all&#8217;aumento delle attività produttive, e perché nel sistema economico si producono facilmente fenomeni che portano a carenza monetaria (fallimenti, speculazione, ecc). Rimarrebbe l&#8217;inflazione da aumento dei costi, ma questa non si controlla con la moneta.<br />
Ammettiamo tuttavia che potesse creare un certo tasso di inflazione. Un&#8217;inflazione moderata, così creata, sarebbe comunque una benedizione per l&#8217;Europa e i suoi vari stati, in quanto depotenzierebbe le possibilità speculativa sulla moneta, stimolerebbe a non tenerla ferma ma a metterla in circolazione e in produzione, toglierebbe valore agli accumuli finanziari a vantaggio di iniziative produttive nuove e a vantaggio di quegli strati della popolazione che potrebbero utilizzare i servizi sociali potenziati.<br />
Questo tipo di inflazione, generata con emissione di moneta destinata ad attività virtuose del tipo sopra descritto, toglierebbe qualcosa agli strati arricchiti della popolazione e lo darebbe agli strati sociali più poveri e più giovani, favorendo sempre di nuovo un maggiore equilibrio e riequilibrio, a vantaggio del benvivere di tutti. E questo avverrebbe in maniera indolore. Naturalmente occorrerebbe tenere i salari e i listini agganciati all&#8217;inflazione. Chi non vuole questo tipo di inflazione sono i possessori di grandi capitali finanziari, per poter tenere tutto il sistema sotto il giogo del proprio potere e dei propri previlegi e, guarda caso, proprio per questo, sono riusciti ad assumere il potere sull&#8217;emissione della moneta, tramite il controllo delle banche centrali, complici i politici.<br />
In Italia, con l&#8217;uso dell&#8217;emissione di moneta a favore dello Stato, negli anni in cui fu possibile, furono attivati sia aspetti positivi che negativi e parassitari. Avere quella possibilità a favore dello Stato era comunque un grande strumento, di aiuto per il controllo del debito pubblico e per il controllo e direzionamento dell&#8217;economia, che ha prodotto benessere e che è andato perduto, prima a favore di una Banca d&#8217;Italia privatizzata, e poi a favore di una Banca Centrale Europea (BCE) ugualmente in mano a banchieri privati che, naturalmente, stanno mettendo e metteranno sempre in testa al loro operato il loro interesse e potere e non quello dei popoli europei.<br />
Queste operazioni sono state, da parte dei politici, di totale cecità e di rinuncia al proprio ruolo direzionale. Rimane il fatto che lo Stato non dovrebbe occuparsi di economia, come argomentiamo in un prossimo capitolo, ma questo deve avvenire solo dopo che siano state create opportune istituzioni economiche, deputate al bene comune economico di ogni singolo Stato.<br />
L&#8217;articolo 1 della costituzione italiana dice che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”. Ma ora la sovranità del popolo è stata venduta dai politici ai banchieri, quindi non esiste più. Analogamente è per gli altri popoli dell&#8217;UE. E&#8217; necessario perciò che il popolo si riappropri della sovranità pretendendo la statalizzazione delle banche centrali e la trasformazione della BCE in banca europea di diritto pubblico, sotto il controllo del parlamento o di un altro organo elettivo, deputato a curare gli interessi delle popolazioni nel loro insieme. Come primo passo è cioè necessario portare tutte le banche centrali nell&#8217;ambito del potere pubblico. Occorre però anche un sistema di controllo che garantisca che le scelta di spesa degli stati, finanziate in parte, e solo in parte, con l&#8217;emissione di moneta, siano del tutto sensate e valide ai fini del bene pubblico e non di carattere parassitario o per creare previlegi. Come indispensabile passo successivo le funzioni economiche dello Stato e della Unione Europea dovranno essere passate a istituzioni economiche deputate al bene pubblico e comune.</p>
<p><strong>L&#8217;INFLAZIONE POSITIVA MOLTIPLICA LA RICCHEZZA REALE</strong><br />
Sull&#8217;inflazione non dimentichiamo che, riferendoci all&#8217;Italia -ma analogamente è successo negli altri stati europei- negli anni di maggior sviluppo delle capacità produttive del paese abbiamo avuto inflazione anche a due cifre, la più alta del 21.1 % nel 1980, ma anche 19,4 % nel 1974, 18.7 % nel 1981, 18.1 nel 1977, ecc. (fonte: ISTAT Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati).<br />
Continuiamo a prendere l&#8217;Italia come esempio valido per tutta Europa nell&#8217;analisi dei dati. Se sulle statistiche ISTAT, accessibili dal sito web, guardiamo alla crescita dei prezzi dal 1970 al 2010 vediamo una crescita di 16.4 volte; se nello stesso periodo guardiamo alla crescita del PIL abbiamo un fattore di 44 volte, molto più alto quindi, a testimonianza che la capacità di produrre ricchezza è cresciuta molto più, 2,7 volte di più, dell&#8217;inflazione complessiva e non è stata da essa disturbata, pur essendo stata una inflazione di valore misto, carica anche di aspetti negativi oltre che positivi. Il dato significa che il PIL reale, al di là di quello nominale, è cresciuto di 2,7 volte, cioè si è quasi triplicato. Certamente ci sono da fare dei distinguo. Quanto è cresciuta nel frattempo la popolazione? E&#8217; cresciuta di un fattore 1,129, cioè quasi del 13%. L&#8217;aumento del pil, corretto con l&#8217;aumento della popolazione è di 2,37 volte, Inoltre ci sarebbe da vedere quanto è cresciuto per l&#8217;aumento delle materie prime, dato difficile da valutare perché occorrerebbe determinare correttamente l&#8217;incidenza delle materie prime sul PIL, ma questo dato è equilibrato abbondantemente dai risparmi dovuti al progresso tecnologico; infine ci sarebbe da valutare quanto dell&#8217;aumento del PIL è ricchezza reale e quanto è dovuto all&#8217;incremento di spese che non sono benessere (difesa, incidenti, salute, assicurazioni, ecc.).<br />
Ma più significativo è vedere la differenza fra un periodo con forte inflazione e uno con bassa inflazione. Ideale è valutare il periodo dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;euro. I prezzi dal 2001, anno di cambio delle monete nazionali in euro, al 2010 sono cresciuti del 19.29%, mentre il PIL è cresciuto del 24%. Ciò significa che negli anni in cui la BCE ha cercato di contenere l&#8217;inflazione il PIL è cresciuto pochissimo di più dei prezzi, meno di 5 punti percentuali. Non è un bel risultato per l&#8217;euro, la BCE e i banchieri che ci governano, o meglio, che governano i loro interessi. Se nello stesso periodo si guardasse la crescita della differenza fra ricchi e poveri certamente si avrebbe invece un bel risultato! Se prendiamo un periodo di forte inflazione, della stessa ampiezza, dal 1970 al 1979, i prezzi sono cresciuti del 206%, mentre il pil è cresciuto del 362%, cioè del 156% in più rispetto alla crescita dei prezzi. Questa enorme differenza, di crescita del PIL reale, fra i due periodi ci fornisce un altro modo per testimoniare che l&#8217;inflazione ha agito del tutto beneficamente e i banchieri della BCE del tutto negativamente! Solo coloro che non vogliono vedere non vedono!<br />
Se vogliamo valutare con più precisione matematica questi dati, nel decennio della BCE dividiamo l&#8217;indice raggiunto dal PIL di 124 (rispetto ai 100 iniziali) per l&#8217;indice raggiunto dai prezzi di 119.3 ed otteniamo il valore 1.04, che ci dice che, dopo 10 anni il PIL ha raggiunto un incremento di valore che è appena un 4% in più dell&#8217;incremento dei prezzi. Mentre lo stesso conteggio per il periodo di grande inflazione, ci porta a dividere il 362 raggiunto dal PIL per il 206 raggiunto dai prezzi, ottenendo il valore di 1.76, che ci dice che a fine periodo il PIL è cresciuto del 76% in più rispetto ai prezzi, a partire da una situazione di parità (100 su 100).<br />
Nel decennio con l&#8217;inflazione si è avuto un aumento del PIL reale del 76%, mentre nel decennio dominato dai banchieri della BCE si è avuto un aumento del PIL reale di appena il 4%. Vergogna! E&#8217; questo il misero risultato dell&#8217;euro dei banchieri! Detto con altre parole, un Pil reale di 100 nel periodo dell&#8217;euro e del governo della BCE dopo 10 anni è diventato solo 104, mentre nei 10 anni con forte inflazione un PIL reale di 100 è diventato PIL reale, depurato dell&#8217;inflazione, di 176!<br />
Per valutare la ricchezza di una nazione tuttavia non bisogna guardare solo al PIL, ma a quanta percentuale di questo è andata tesorizzata in beni durevoli. Mentre i beni di puro consumo immediato o annuale (esempio cibo) non lasciano traccia, al contrario case, strade, ferrovie, fabbriche, conoscenze nuove, lasciano tracce durature di benessere. Le generazioni precedenti ci hanno lasciato un notevole patrimonio, in conoscenze e beni durevoli. Anche questo è avvenuto principalmente negli anni del boom economico e dell&#8217;inflazione, mentre ora stiamo smantellando molti settori industriali costruiti con tanta fatica dalle precedenti generazioni e tesorizziamo beni durevoli in quantità molto minori e deprimiamo la ricerca e la formazione. Questo fatto allarga ulteriormente, e di molto, la già spropositata differenza fra i due periodi.<br />
Se ci sono dei risultati positivi così evidenti per l&#8217;inflazione nei casi in cui l&#8217;emissione monetaria fu condotta malamente, è logico attendersi dei risultati strepitosi, nel caso in cui la moneta venga utilizzata in maniera molto più saggia.<br />
Anche se questi risultati sono venuti dai dati dell&#8217;Italia, nella maggior parte dei paesi europei si è avuta una analoga situazione.<br />
Sull&#8217;inflazione c&#8217;è da dire infine che si controlla anche limitando il tasso di interesse oltre che limitando la quantità di moneta. Nonostante certa teoria economica dica che si frena l&#8217;inflazione aumentando il tasso di interesse, il buon senso dice che un costo superiore del denaro fa aumentare i costi di produzione e quindi fa aumentare i prezzi.<br />
Il tasso di interesse di base attuato dalla banca centrale dovrebbe avere lo scopo di coprire soltanto l&#8217;eventuale inflazione da moneta e non andare oltre e non dovrebbe coprire l&#8217;inflazione da aumento del costo delle materie prime. Vale la regola che il tasso di interesse segue il tasso di inflazione, perché la moneta vuole recuperare il suo valore, ma vale anche la regola inversa, che il tasso di inflazione segue il tasso di interesse, in assenza di altri fenomeni, perché il costo più elevato del denaro è fattore di inflazione da aumento dei prezzi.<br />
Perciò, in sintesi, un buon governo monetario europeo dovrebbe basarsi su tre misure contemporanee:<br />
a) tenere basso il tasso di riferimento della banca centrale, a copertura del solo tasso di inflazione da moneta, quando presente e solo la parte attribuibile all&#8217;incremento di moneta; contemporaneamente, affinché gli interessi avvantaggino solo i capitali virtuosi, che operano all&#8217;interno dell&#8217;economia, e non quelli speculativi, questi ultimi dovrebbero essere adeguatamente tassati<br />
b) emettere annualmente sufficiente moneta elettronica gratuita a favore degli stati, fino a che questo non crea inflazione; sostanzialmente questo serve per compensare fenomeni di carenza di moneta, quando presenti (praticamente sempre), dovuti agli aspetti sopra analizzati. La nuova moneta elettronica emessa dovrà essere orientata a finanziare buone iniziative economiche.<br />
c) emettere ulteriore moneta elettronica, sempre a favore di buone iniziative economiche, che crei un tasso moderato di inflazione (4-5%), per tenere il sistema in costante spinta innovativa e rinnovativa positiva e decomprimere il potenziale speculativo dei capitali accumulati. L&#8217;emissione monetaria totale che ne risulta potrebbe essere intorno al 12%<br />
Gli attuali dominatori di questi mondo si opporranno con tutte le forze a queste misure di buon senso e di costruzione di una civiltà più evoluta.<br />
E&#8217; chiaro che l&#8217;emissione monetaria non deve essere troppo spinta in modo da evitare una inflazione sostenuta, però se il nuovo denaro è ben investito, un basso livello di inflazione, coscientemente generato con emissione di nuova moneta elettronica, giova molto alla dinamica virtuosa del sistema e rappresenta un&#8217;autentica benedizione per il sistema economico, per la giustizia e la pace sociale.<br />
Per poter mantenere il sistema nell&#8217;inflazione positiva o virtuosa (giusta quantità di emissione monetaria, ben spesa) e lontano da quella negativa (troppa emissione o mal spesa), occorre che la dirigenza politica ed economica sia adeguata al compito e non persa nella cura degli interessi personali e di partito. Questa funzione in ogni caso dovrà andare in mano a nuove strutture economiche deputate al bene collettivo ed essere tolta dall&#8217;ambito politico.<br />
La grande finanza cerca di alleare a sé tutti coloro che hanno qualche risparmio non investito, alimentando la paura sulla perdita di valore del loro denaro.<br />
Come già spiegato, nella attuale congiuntura economica, c&#8217;è una buona fetta di emissione monetaria gratuita che non creerebbe alcuna inflazione, se ben spesa.<br />
L&#8217;ulteriore emissione avrebbe un compito molto favorevole nel sistema economico, sempre se ben utilizzata, e darebbe vantaggi a tutti, tranne coloro che giocano alla speculazione. Chi ha denaro non ne soffrirebbe affatto, perché le occasioni di ben spenderlo aumenterebbero di molto. E&#8217; soltanto in questa situazione di crisi e di recessione che il denaro vale poco, perché la sua mancanza fa stare tutti i beni ad un valore elevato rispetto al poco denaro disponibile. Con un po&#8217; di inflazione rettamente generata, l&#8217;economia e le compra-vendite girerebbero più in fretta e chi ha denaro da investire ne risulterebbe sicuramente più avvantaggiato che non nell&#8217;attuale situazione. Solo chi vuole accumulare denaro come strumento di potere, da tenere al di fuori dell&#8217;economia e degli investimenti, per rendita speculativa, verrebbe a rimetterci, anche perché dovrebbe essere adeguatamente tassato. E sarebbe profondamente giusto così.<br />
Ma c&#8217;è ancora un ulteriore aspetto importante, a cui non si pensa, ma da mettere in evidenza. Occorre approfondire ancora il concetto di inflazione. Abbiamo visto che si può parlare di inflazione positiva quando in corrispondenza all&#8217;aumento dei prezzi si ha un aumento dei redditi corrispondente o superiore, come spesso è avvenuto. Si può parlare invece di inflazione negativa, quando aumentano i prezzi al consumo e non aumentano i redditi. Ma un effetto del tutto uguale a questo si ha anche quando i prezzi rimangono stabili, ma la necessita di spendere aumentano perché lo stato offre molto di meno, gratuitamente, rispetto a prima. E&#8217; esattamente la situazione in cui ci troviamo: le misure, reiterate per anni, di macelleria sociale, erodono il valore dei redditi, pur in presenza di prezzi al consumo stabili nei beni di prima necessità. Il sistema è quindi già in forte e continua “inflazione”, da diminuzione dei benefici sociali, sempre a causa della concentrazione di denaro e potere in poche mani, che è un crimine contro l&#8217;umanità.<br />
Dunque, se anche dovessero crescere i prezzi, cosa che il buon senso non suggerisce, il risparmio in macelleria sociale compenserebbe l&#8217;inflazione e in particolare proprio per i ceti più esposti. Se poi si pensa che l&#8217;economia si riattiverebbe e che si creerebbe nuovo lavoro, il beneficio sociale sarebbe più che evidente anche in caso di inflazione.<br />
Senza contare che l&#8217;aumento dell&#8217;IVA e molte delle altre misure che si vanno prendendo sono già inflazione certa, e immediata, voluta per legge, cioè aumento subitaneo dei prezzi al consumo.<br />
E così gli imbroglioni, che non vogliono regalare denaro agli stati e ai loro popoli, perché temono l&#8217;inflazione, intanto fanno loro stessi l&#8217;inflazione per legge. Come mai questi signori della paura dell&#8217;inflazione accettano volentieri questa inflazione reale e combattono invece contro una inflazione puramente ipotetica, pur di non fare ciò che il minimo di buon senso richiede di fare?!<br />
Guardiamo ancora al caso dell&#8217;Italia, che ha un debito pubblico di circa 1950 miliardi di euro. Per recuperarlo con misure di macelleria sociale il danno sulla popolazione italiana è certo e consistente, pari ai miliardi da recuperare, e comporta interessi elevati da pagare e spinge l&#8217;economia verso la recessione e verso difficoltà finanziarie sempre più acute. Solo misure che prendono risorse dai redditi più elevati e che incidono sull&#8217;evasione fiscale non agiscono come macelleria sociale, ma purtroppo i redditi più elevati vengono tutelati e il recupero evasione porta cifre del tutto modeste, che vengono annullate dalla recessione economica che si viene creando con queste misure. Con l&#8217;emissione monetaria gratuita a favore degli stati, al contrario, si creano solo vantaggi. Ma se per assurdo si creassero anche dei danni da inflazione, che sono puramente ipotetici ed illogici, essi non potranno mai essere comparabili ai danni che si procurano direttamente e con assoluta certezza tramite le varie leggi di macelleria sociale.<br />
E con questo, sul tema dell&#8217;inflazione, il re è nudo e smascherato per la centesima volta e la sua nudità fa veramente schifo!</p>
<p><strong>SINTESI SU EMISSIONE MONETARIA E INFLAZIONE</strong><br />
A conclusione del discorso sull&#8217;emissione monetaria gratuita a favore degli stati e sull&#8217;inflazione ad essa collegata, è bene riassumere la proposta complessiva.<br />
Proponiamo per 4 anni una emissione monetaria straordinaria al 20% circa del PIL europeo, per dare un forte impulso verso l&#8217;annullamento del debito pubblico, per compensare la forte carenza monetaria in cui si trova il sistema economico europeo, per annullare la disoccupazione , offrendo un salario sociale minimo, a fronte di lavori di immediata utilità sociale. A fronte di questa emissione attendiamo una modesta inflazione di circa il 4-5%, ma anche una inflazione superiore, razionalmente inimmaginabile, e che in ogni caso non potrà mai superare il 10%, non potrebbe mai sminuire gli enormi vantaggi della eliminazione del debito pubblico degli stati.<br />
Per gli anni successivi proponiamo una emissione monetaria pressappoco costante, la cui entità è da verificare nella pratica, ma che potrebbe aggirarsi intorno al 10-12 % del PIL, con una attesa di inflazione ugualmente intorno al 4-5%. Il passaggio dal 20% al 10% del PIL potrebbe essere effettuato con due passaggi di gradualità. A sostegno di queste due proposte abbiamo a lungo e razionalmente argomentato che sono attendibili solo effetti positivi.”</p>
<p>Di Loris Asoli della Rete di Economia Solidale delle Marche<br />
Fonte: Rete Lilliput</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/la-cultura-della-paura-dellinflazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sicurezza e Sovranità alimentare nei gesti quotidiani</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/2512/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/2512/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 20:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[sovranitÃ  alimentare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2512</guid>
		<description><![CDATA[Riapprpriarsi della Sicurezza e Sovranità alimentare è affare serio, i problemi che si affacciano nel nostro prossimo futuro sono molteplici, dai mutamenti ambientali, che producono eventi atmosferici anomali (siccità, alluvioni, temperature fuori stagione&#8230;) alla presente e profonda crisi economica che sta modificando e andrà a modificare il nostro modo di produrre, di commercializzare e di&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2513" class="wp-caption alignleft" style="width: 202px"><a href="http://www.naturalmenteverona.org/2512/cibo/" rel="attachment wp-att-2513"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/Cibo.jpg" alt="" title="Cibo" width="192" height="246" class="size-full wp-image-2513" /></a><p class="wp-caption-text">Noi siamo quello che mangiamo</p></div>Riapprpriarsi della Sicurezza e Sovranità alimentare è affare serio, i problemi che si affacciano nel nostro prossimo futuro sono molteplici, dai mutamenti ambientali, che producono eventi atmosferici anomali (siccità, alluvioni, temperature fuori stagione&#8230;) alla presente e profonda crisi economica che sta modificando e andrà a modificare il nostro modo di produrre, di commercializzare e di comprare il cibo (volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari, cibo spazzatura, deficit nei sistemi distributivi&#8230;). Riappropriarsi della Sicurezza e Sovranità alimentare significa iniziare a ragionare su tutto questo, ma soprattutto ad agire; in ciò, c&#8217;è chi si batte a livello internazionale per modificare le “regole del mercato”, come ad esempio i contadini militanti di Via Campesina, chi si occupa a livello nazionale di salvaguardare i diritti dei consumatori, come ad esempio le associazioni dei con sumatori. Ma localmente chi si occupa di ciò? L&#8217;agire in prima persona è ciò che fa la differenza nel vivere quotidiano, ma al di là dell&#8217;aderire ed agire in progetti importanti, come può essere la costruzione di filiere corte (ad esempio il progetto BIOLOC), gli orti collettivi, i Gruppi di Acquisto Solidale e molto altro ancora, il riappropriarsi della Sicurezza e Sovranità alimenatare passa anche attraverso gesti semplici, quotidiani. A tal proposito proponiamo il seguente articolo che esorta a ricostruire il legame perduto fra produttori e consumatori, un legame sociale prima ancora che economico. “Quanti di noi, al risveglio, sentono il profumo del pane appena sfornato? Oggi, a differenza di quanto succedeva in passato, la produzione alimentare avviene in posti dislocati altrove rispetto alle nostre abitazioni. Da catalizzatore sociale il cibo e&#8217; diventato anonimo. E noi abbiamo totalmente perso il controllo su cio&#8217; che mangiamo. Oggi la maggior parte di noi non ha nessuna idea di come il nostro cibo venga prodotto. Lo sapete da dove viene il vostro cibo? Quali ingredienti ed additivi vengono usati per quel prodotto? Dove e&#8217; stato fatto?” Queste domande, riguardanti l&#8217;origine del vostro cibo, sono poste frequentemente oggigiorno. E&#8217; difficile incontrare qualcuno che elabori gli alimenti, mentre tutto il cibo che mangiamo ha subito una trasformazione alimentare. Ma come possiamo verificarlo? Incominciamo con un po&#8217; distoria.”<span id="more-2512"></span></p>
<p> Molto tempo or sono, le persone vivevano come nomadi, mettendo su i loro accampamenti in zone strategiche dove il terreno era fertile ed il bestiame poteva sopravvivere. Poi alcuni gruppi decisero di fermarsi e di stabilirsi definitivamente. Nacque la prima citta&#8217;. Per secoli il cibo veniva traslocato a piedi (bovini, capre, pecore) o a dorso di un cavallo. I battelli permisero di mercanteggiare su distanze piu&#8217; lunghe, come ad esempio venne fatto dall&#8217;Italia con i paesi del Nord-Africa e dai Paesi Bassi al tempo delle colonie (Compagnia delle Indie dell&#8217;Est). I cittadini facevano le loro compere ai mercati giornalieri o settimanali. Dopo la rivoluzione industriale fu possibile trasportare cibo per maggiori distanze e &#8211; grazie al refrigeratore e al congelatore &#8211; di conservarlo piu&#8217; a lungo. Oggi, a differenza di quanto succedeva in passato, la produzione alimentare avviene in posti molto lontani da noi<br />
Lo spostare la produzione di cibo al di fuori delle citta&#8217; aveva diversi motivi. Il motivo forse più importante era l&#8217;igiene. Prima che un animale sia pronto per la consumazione, bisogna far fronte ai rumori che produce, agli sgradevoli odori e agli escrementi. Anche la macellazione ha degli effetti collaterali che non vengono apprezzati da molti di noi.<br />
Ci sono gli scarti di macellazione dell&#8217;animale, quali la pelle, le ossa ed il sangue e dagli edifici di macellazione sale un odore penetrante. A parte i vantaggi per il vicinato, questa nuova strategia ha permesso alle autorita&#8217; di rafforzare la regolamentazione per la trasformazione dei prodotti alimentari per assicurare che il nostro cibo fosse piu&#8217; sicuro che mai.<br />
Dopo il motivo dell&#8217;igiene un&#8217;altra ragione importante per la dislocazione della produzione al di fuori delle citta&#8217; furono gli affitti. Gia&#8217; dopo la Seconda Guerra Mondiale gli urbanisti iniziarono un movimento nel quale vi era una netta divisione tra aree destinate all&#8217;abitazione ed aree destinate alla produzione (modernismo). Le citta&#8217;iniziarono ad allargarsi e tutte le industrie vennero dislocate alle periferie delle citta&#8217;. Attualmente gli edifici industriali avanzati vengono riutilizzati per trasformare queste aree in nuovi quartieri vivibili (vediNew York&#8217;s Meat Packing District).<br />
Ora come ora la produzione alimentare avviene in posti molto lontani cosi che non dobbiamo preoccuparci piu&#8217; di odori persistenti o rumori fastidiosi, ne abbiamo totalmente perso il controllo. Il controllo e&#8217; stato attualmente rilevato dalle autorita&#8217;, ma si e&#8217; visto che questo non e&#8217; sempre sufficiente. Inoltre non abbiamo nessuna idea di come il nostro cibo venga prodotto, non sentiamo il profumo del pane appena sfornato al nostro risveglio, non sappiamo chi abbia prodotto il nostro cibo, etc.<br />
Le opportunita&#8217; di lavoro nelle citta&#8217; sono andate perse e con esse anche le persone che davano al cibo una funzione sociale nella nostra vita. Il cibo e&#8217; diventato anonimo. Non possiamo comunicare con la persona che lo ha preparato facendole un complimento. Possiamo solo lamentarci scegliendo prodotti di un altro produttore senza dire al precedente come migliorare il procedimento.<br />
Per questo dovremmo cercare di avvicinarlo di nuovo di più a noi. Andate dal panettiere e fategli un complimento sul pane. Passate dal verduraio e chiedetegli come conservare al meglio le verdure che avete appena acquistato. Andate a trovare il macellaio che vi spieghera&#8217; come preparare uno stufato d&#8217;autunno perfetto. Non abbiate timore di loro. Non vi morderanno.<br />
Traduzione di Anna Noaro<br />
(Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/2512/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nuovo incontro dei Gruppi di Lavoro</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/nuovo-incontro-dei-gruppi-di-lavoro/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/nuovo-incontro-dei-gruppi-di-lavoro/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:45:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Arcipelago SCEC]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Naturalmente Verona]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2507</guid>
		<description><![CDATA[Martedì 8 maggio si è svolto il previsto incontro del Gruppo di Lavoro di Naturalmente Verona – Arcipelago SCE, una ventina i partecipanti che, per mezzo di tecnologie sofisticate (un proiettore e un PC&#8230;) hanno analizzato gli spazi dell&#8217;Arsenale ed iniziato a ragionare sulla loro razionale e fantasiosa gestione. Ora è il momento di passare&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2508" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.naturalmenteverona.org/nuovo-incontro-dei-gruppi-di-lavoro/gdl-natvr1/" rel="attachment wp-att-2508"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/GdL-NATVR1-300x194.jpg" alt="" title="GdL NATVR1" width="300" height="194" class="size-medium wp-image-2508" /></a><p class="wp-caption-text">Gruppo di lavoro dell&#039;8 Maggio 2012, Naturalmente Verona - Arcipelago SCEC</p></div>Martedì 8 maggio si è svolto il previsto incontro del Gruppo di Lavoro di Naturalmente Verona – Arcipelago SCE, una ventina i partecipanti che, per mezzo di tecnologie sofisticate (un proiettore e un PC&#8230;) hanno analizzato gli spazi dell&#8217;Arsenale ed iniziato a ragionare sulla loro razionale e fantasiosa gestione. Ora è il momento di passare alle decisioni concrete, a tal proposito vi ricordiamo che <strong>il nostro prossimo incontro è previsto per il giorno: venerdì 18 maggio 2012 ore 20,45 presso Coop. La Rondine zona Stadio &#8211; Via Pirandello 25, Verona</strong>In tale occasione continueremo il lavoro di creazione, in proposte e fattibilità, del <strong>COSA e COME</strong>, vogliamo sia il Festival dell&#8217;economia eco-equo solidale NATURALMENTE VERONA ed. 2012.<br />
Ringraziandovi per aver partecipato così numerosi allo scorso incontro,<br />
con ancor fervido spirito di condivisione vi aspettiamo&#8230;<br />
Perchè un altro mondo sia possibile&#8230; insieme!<br />
Per info Andrea 347.46.64.391 - Felicita 349.06.27.288<br />
La Rondine 2 Soc. Coop Via Luigi Pirandello n° 25, 37138 Verona, tel 045 574282</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/nuovo-incontro-dei-gruppi-di-lavoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Coltiviamo un&#8217;altra economia</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/coltiviamo-unaltra-economia/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/coltiviamo-unaltra-economia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 May 2012 10:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Buoni locali solidali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[commercio equo e solidale]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[io equo]]></category>
		<category><![CDATA[SobrEconomia]]></category>
		<category><![CDATA[sovranitÃ  alimentare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2497</guid>
		<description><![CDATA[Sempre di più Economia Solidale e Sovranità alimentare si fondono organicamente nella coscenza della Società Civile, sempre di più la SobrEconomia diventa una realtà. Comunicato stampa: Sabato 12 maggio 2012 è la GIORNATA MONDIALE DEL COMMERCIO EQUO e l&#8217;Associazione Colomba Bianca organizza un evento divulgativo in Piazza della Libertà a Legnago nell’ambito della campagna “IO&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_2503" class="wp-caption alignleft" style="width: 301px"><a href="http://www.naturalmenteverona.org/coltiviamo-unaltra-economia/fao-2006-2/" rel="attachment wp-att-2503"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/FAO-20061-291x300.jpg" alt="" title="FAO 2006" width="291" height="300" class="size-medium wp-image-2503" /></a><p class="wp-caption-text">Roma 2006, la Sovranità alimentare al Vertice della FAO</p></div>Sempre di più Economia Solidale e Sovranità alimentare si fondono organicamente nella coscenza della Società Civile, sempre di più la SobrEconomia diventa una realtà. <strong>Comunicato stampa</strong>: Sabato 12 maggio 2012 è la <strong>GIORNATA MONDIALE DEL COMMERCIO EQUO</strong> e l&#8217;Associazione Colomba Bianca organizza un evento divulgativo in Piazza della Libertà a Legnago nell’ambito della campagna <strong>“IO EQUO, coltiviamo un’altra economia”</strong> promossa da ALTROMERCATO. L’obiettivo della campagna è quello di sensibilizzare gli italiani sui vantaggi insiti nel ritorno ad un’economia reale, equa e sostenibile, basata sui valori che da sempre contraddistinguono il lavoro di Altromercato: trasparenza, rispetto, tracciabilità, biodiversità, per un commercio che sia più vicino ai bisogni delle persone. Il tema conduttore di IO EQUO sarà l’agricoltura, attività primaria per il sostentamento di milioni di persone, che attualmente sta soffrendo per la crisi economica, per la finanziarizzazione delle materie prime e la speculazione, per il consumo e la cementificazione indiscriminata del suolo agricolo: Altromercato vuole proporre il proprio modello di commercio, in Italia, in Europa e nel mondo, al riparo dallo sfruttamento e dalle speculazioni e rispettoso delle persone e dell’ambiente. Il programma dell’evento proposto da Colomba Bianca, in sintesi, è il seguente:<br />
- Allestimento di una mostra sui prodotti del commercio equo all’interno del Torrione. La mostra sarà aperta tutto il giorno.<br />
- Proiezione, sempre all’interno del Torrione, di un documentario sulla violazione dei diritti umani nelle piantagioni africane di Cacao.<br />
- Alle 17.00, in piazza della Libertà, tavola rotonda con Andrea Tronchin, presidente di <strong>Naturalmente Verona &#8211; Arcipelago SCEC</strong>, e con un rappresentante di Banca Etica, sui temi della campagna IO EQUO. (in caso di maltempo l’incontro si svolgerà presso il Salus)<br />
- Divulgazione di materiale informativo per la promozione della campagna IO EQUO e possibilità di scattarsi una foto e di partecipare all’iniziativa di Altromercato “IO COLTIVO UN’ALTRA ECONOMIA” (le foto saranno pubblicate sul sito ioequo.it).<span id="more-2497"></span></p>
<p>Siti web di riferimento: </p>
<p>http://rondine.altromercato.net/colombabianca</p>
<p>http://www.altromercato.it</p>
<p>http://www.naturalmenteverona.org</p>
<p>Colomba Bianca è un’associazione di volontariato con sede in via Salieri, 12 a Legnago; si occupa della promozione del commercio equo e solidale sul territorio e della sensibilizzazione al rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, attraverso iniziative culturali in pubblico, nelle scuole, nei gruppi. I volontari di Colomba Bianca gestiscono la Bottega del Mondo di Legnago della Cooperativa La Rondine di Verona. </p>
<p>Ass. Colomba Bianca (Commercio Equo Solidale)<br />
Legnago (VR) – lacolombabianca@yahoo.it </p>
<p>http://rondine.altromercato.net/colombabianca</p>
<p>Cooperativa La Rondine (Bottega del Mondo)<br />
Verona – larondine.bottegavr@tiscali.it </p>
<p>http://rondine.altromercato.net</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/coltiviamo-unaltra-economia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Arriva il BarattoSCEC in Valpolicella</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/arriva-il-barattoscec-in-valpolicella/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/arriva-il-barattoscec-in-valpolicella/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:14:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Buoni locali solidali]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[ArcipealgoSCEC]]></category>
		<category><![CDATA[attività]]></category>
		<category><![CDATA[barattoscec]]></category>
		<category><![CDATA[scec]]></category>
		<category><![CDATA[valgatara]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2492</guid>
		<description><![CDATA[Si svolgerà l&#8217;iniziativa “BarattoSCEC”, Domenica 13 maggio 2012 dalle 14.00 presso BAITA ALPINI &#8211; CENTRO SPORTIVO di VALGATARA – VR &#8211; in Valpolicella. Per fermare la nostra attenzione sull&#8217;Economia e trovare soluzioni possibili che ci aiutino a superare la crisi, organizziamo al prima edizione valpolicellese del “BarattoSCEC”. Il tema è assai serio ma crediamo che&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/arriva-il-barattoscec-in-valpolicella/barattoscec/" rel="attachment wp-att-2493"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/Barattoscec-300x266.jpg" alt="" title="Barattoscec" width="300" height="266" class="alignleft size-medium wp-image-2493" /></a>Si svolgerà l&#8217;iniziativa “BarattoSCEC”, Domenica 13 maggio 2012 dalle 14.00 presso BAITA ALPINI &#8211; CENTRO SPORTIVO  di VALGATARA – VR &#8211; in Valpolicella.<br />
Per fermare la nostra attenzione sull&#8217;Economia e trovare soluzioni possibili che ci aiutino a superare la crisi, organizziamo al prima edizione valpolicellese del “BarattoSCEC”. Il tema è assai serio ma crediamo che si possa affrontare godendo del piacere di stare insieme, condividendo idee e divertendosi. E&#8217; per uesto che, oltre al mercato del baratto, abbiamo organizzato giochi e spettacoli: tiri a canestro, ai barattoli con fucili ad elastici, minigolf, “da che pulpito” ecc. Tutti noi abbiamo delle “COSE” &#8211; oggetti, libri, giocattoli, tempo, torte dolci o salate, uova, frutta, verdura &#8211; che possiamo condividere con altri, vendere, prestare, regalare o BARATTARE: in quel giorno tutti le porteremo e ce le scambieremo usando gli SCEC.<br />
La festa inizierà alle 14.00, ma potrai portare i tuoi oggetti anche dalle 11.00 e in qualsiasi altro momento della giornata. Sarà un baratto veicolato da questa “cartonota” che rallegrerà i più piccoli e incuriosirà i più grandi. Con gli SCEC si potranno acquistare anche servizi, prestazioni o beni (un ora di lezione, un trattamento estetico, un ora di giardinaggio, ecc.) offerti da artigiani, professionisti o semplici cittadine/i.<br />
Oltre ai giochi, il programma prevede anche una serie di incontri e dibattiti:<br />
ore 15.00 “Banca Etica e Decrescita Felice”<br />
ore 16.00 “La Banca del Tempo”<br />
ore 17.00 “Arcipelago SCEC”<span id="more-2492"></span></p>
<p>Il BarattoSCEC si svolgerà in contemporanea alla Sagra di S. Marco, per cui coloro che si tratterranno anche la sera potranno cenare presso gli stand della sagra oppure portare con sé del cibo, per condividerlo o barattarlo. Sarà graditissima la presenza di persone con il loro strumento musicale per suonare con gli altri e si potranno anche esprimere le proprie doti di comicità (gara a premi per la miglior barzelletta, esibizioni sul “pulpito”).<br />
Lo SCEC è un buono sconto commerciale, di tipo circolare, sul prezzo in euro di beni e servizi. Per essere più precisi, è una riduzione di prezzo delle merci e delle prestazioni professionali che liberamente gli associati decidono di “donarsi” reciprocamente. Una volta che è resa possibile la loro circolazione su un territorio, gli SCEC sono in grado di aumetare il potere d&#8217;acquisto delle famiglie e di agevolare l&#8217;economia locale. Gli SCEC hanno una veste grafica che per mera praticità si richiama alle normali banconote monetarie e hanno un valore di 1:1 con l&#8217;euro (1 SCEC equivale ad 1 euro) ma, ovviamente, non sono convertibili.<br />
Il gruppo di amici della Valpolicella e dintorni<br />
Roberto, Andrea, Bernardo, Gabriella, Moreno, Christian, Luca, Angiolina, Elisabetta.<br />
Per informazioni<br />
Andrea Tronchin: 3474664391<br />
Roberto Gelemtti 3470158039<br />
Christian Lovato 3393878767</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/arriva-il-barattoscec-in-valpolicella/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Notizie dall&#8217;Economia Solidale Veneta</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/notizie-dalleconomia-solidale-veneta/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/notizie-dalleconomia-solidale-veneta/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 18:55:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2488</guid>
		<description><![CDATA[Sabato 5 Maggio si sono riuniti a Padova i rappresentanti di alcune Reti di Economia Solidale e Gruppi di Acquisto Solidale del Veneto con l&#8217;obiettivo di condividere un percorso: il Convegno nazionale G.A.S./D.E.S. che si terrà il 15-16 settembre 2012 a Venezia-Mestre, Palaplip e avrà come titolo: “ (RI)COSTRUIRE COMUNITÀ TERRITORIALI CAPACI DI FUTURO. Gruppi&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/notizie-dalleconomia-solidale-veneta/padova-res2012-001/" rel="attachment wp-att-2489"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/padova-RES2012-001-300x184.jpg" alt="" title="padova RES2012 001" width="300" height="184" class="alignleft size-medium wp-image-2489" /></a>Sabato 5 Maggio si sono riuniti a Padova i rappresentanti di alcune Reti di Economia Solidale e Gruppi di Acquisto Solidale del Veneto con l&#8217;obiettivo di condividere un percorso: <strong>il Convegno nazionale G.A.S./D.E.S. che si terrà il 15-16 settembre 2012 a Venezia-Mestre, Palaplip e avrà come titolo: “ (RI)COSTRUIRE COMUNITÀ TERRITORIALI CAPACI DI FUTURO. Gruppi di Acquisto Solidale e Distretti di Economia Solidale: nuovi attori nell’economia e nelle politiche dei territori”</strong>. Il Convegno nazionale avrà le seguenti caratteristiche (che lo differenziano dall’Assemblea nazionale GAS/DES prevista ler il 24-25 giugno): si baserà su contributi di relatori, sia di tipo esperienziale sia di tipo accademico; avrà la finalità di fare il punto (su), divulgare e teorizzare le pratiche dell&#8217;Economia Solidale; sarà declinato su 4 temi (affrontati in 3 mezze giornate) affini a quelli di 4 workshop, legati all&#8217;Economia Solidale, successivamente presentati nell&#8217;ambito della Conferenza per la Decrescita (19-23 settembre 2012 – Venezia); contributi/relatori proverranno dalle RES del territorio nazionale, in parte anche con l&#8217;ausilio di una call, al fine di rafforzare la reciproca conoscenza/dialogo tra reti territoriali e per coinvolgerle concretamente nei temi del Convegno che sono:<br />
L’Economia Solidale come parte dei processi di trasformazione sociale<br />
I Gruppi di Acquisto Solidale palestre di democrazia<br />
Esperienze di Reti di Economia Solidale per il cibo<br />
Il Distretto di Economia Solidale come impresa sociale<br />
Le tre mezze giornate sono state impostate in modo differenziato orientando il sabato mattina a chi si vuole avvicinare all&#8217;economia solidale (con un tema “sociale” e un tema “politico”), il sabato pomeriggio agli addetti ai lavori (con un tema “organizzativo”) e la domenica mattina alla contaminazione di altri soggetti (con un tema “economico”). Qui di seguito la sintesi di quanto emerso dall&#8217;incontro delle realtà venete il 5 maggio.<span id="more-2488"></span></p>
<p>Presenti: rappresentanti di Padova (DES, Altragricoltura, Biorekk), Verona (Naturalmente Verona – Arcipelago SCEC), Belluno (GASdotto, GAS Grilli Belluno, GAS El Ceston), Venezia (AEres).<br />
Assenti giustificati: Le Matonele (Verona), ReteGASVI (Vicenza).</p>
<p>Dopo una breve presentazione della prima bozza di programma (ancora generica) del Convegno nazionale GAS/DES che si terrà a Mestre il 15-16 settembre p.v. viene precisato che, al fine di ancorare il convegno al territorio regionale e generare successive ricadute, sarebbe auspicabile:<br />
A) avere il contributo di un&#8217;esperienza veneta (di successo) nel pomeriggio di sabato (tema: Esperienze di reti di economia solidale per il cibo);<br />
B) valutare la possibilità di inserire nella tavola rotonda della domenica mattina (orientata alla contaminazione di altri soggetti, anche istituzionali, con il tema: DES come impresa sociale) un caso di interesse per il veneto da sviluppare, successivamente al convegno, in termini di DES regionale.</p>
<p>Fermo che proposte e suggerimenti per il Convegno potranno pervenire anche nelle prossime settimane (prima possibile e non oltre maggio) sintetizziamo la discussione, molto libera, attorno a due direttrici:<br />
1) l&#8217;impostazione micro/macro da dare ai temi del convegno<br />
2) l&#8217;opportunità di trovare, indipendentemente dal convegno, modalità di conoscenza/condivisione di iniziative/esperienze dei coordinamenti locali</p>
<p>Direttrice 1)<br />
Il convegno dovrebbe essere aperto a ciò che accade all&#8217;esterno del mondo GAS/DES (es. nella finanza), prospettare scenari e le soluzioni offerte dal modello dell&#8217;economia solidale.<br />
Il convegno dovrebbe affrontare i temi dell&#8217;economia solidale, della decrescita e della sovranità (in primis alimentare ed idrica) per lanciare il messaggio di “uscire dal guscio”.<br />
Il convegno non dovrebbe scendere troppo nello specifico e dovrebbe cercare di raccogliere strumenti da mettere a sistema per dare forza e legittimazione al modello DES.<br />
Il convegno non dovrebbe essere solo una vetrina di buone pratiche di economia solidale ma dovrebbe individuare l&#8217;essenza comune alla loro molteplicità, cioè la piccola scala; per esempio le produzioni dell&#8217;agricoltura contadina hanno il problema di non rientrare nelle normative di legge e richiederebbero una normativa speciale o forme di certificazione partecipata e i contadini stanno in tal senso promuovendo a livello nazionale una “legge di iniziativa popolare per l&#8217;agricoltura contadina”<br />
Il convegno dovrebbe offrire una chiave di lettura che consenta di superare l&#8217;atomizzazione della rete ed avviare la individuazione (e la legittimazione) di un livello superiore.<br />
Ci sono strumenti “monetari” (e relative esperienze come lo SCEC) per agevolare lo sviluppo di un DES.<br />
C&#8217;è l&#8217;esigenza di riportare esperienze di costruzione del prezzo equo all&#8217;interno del DES.<br />
C&#8217;è l&#8217;esigenza di non considerare esclusivamente pratiche legate al movimento per il cibo e considerare anche pratiche di condivisione, per es. di beni (come il car pooling), pure importanti per incidere su certi problemi (come quello della mobilità) dal basso.</p>
<p>Direttrice 2)<br />
Sarebbe importante disporre a livello regionale:<br />
di uno strumento di comunicazione<br />
di un elenco delle realtà locali (GAS, produttori)<br />
di un data base di buone pratiche e di iniziative locali.</p>
<p>Bozza programma</p>
<p>Sabato 15 settembre – mattino (indicativamente ore 11.00-13.00)<br />
Verso la costruzione di nuovi modelli di società, il ruolo politico delle esperienze dal basso.</p>
<p>Introduzione all&#8217;Economia Solidale<br />
a cura del Tavolo RES Nazionale</p>
<p><strong>Tema: L’Economia Solidale come parte dei processi di trasformazione sociale</strong>.<br />
La Rete di Economia Solidale inizia in Italia 10 anni fa e ora genera importanti contributi teorici. Questi contributi sono frutto anche delle pratiche dei movimenti del Sud America.<br />
Come i nostri percorsi cercano di costruire un altro mondo possibile basato sulla “reciprocità”, sulla capacità di “reincorporare l’economico nel sociale” e di “ridimensionare il ruolo del mercato e degli scambi monetari”, alternativo alla crisi di civiltà che stiamo vivendo? Quali caratteristiche dovrebbero avere le “comunità territoriali capaci di futuro”, per integrare l’economia delle relazioni con le pratiche degli altri movimenti sociali (dal “popolo dell’acqua” fino agli “indignados”) e con le varie teorie della “transizione” (“conversione ecologica”, “decrescita conviviale”, ecc.)?<br />
(Riferimento: workshop 55 – Utopie reali: dall’economia solidale al “buen vivir”, proponente Davide Biolghini – Tavolo RES)</p>
<p><strong>Tema: I Gruppi di Acquisto Solidale palestre di democrazia </strong><br />
In molti paesi, pur con regimi democratici, sono nate e si sono consolidate nuove forme di movimenti sociali che attribuiscono un significato politico all&#8217;atto di acquistare/consumare, sia in forma individuale sia in forma collettiva, generando forme di consumo critico e organizzazioni di acquisto collettivo. Queste nuove forme/organizzazioni sembrano assumere anche il ruolo di ristabilire principi di sovranità e democrazia economica.<br />
(Riferimento: workshop 52 – Progettare utopie reali? Il consumerismo politico e i movimenti per le comunità sostenibili tra sogno e realtà, proponenti: Francesca Forno, Università di Bergamo; Paolo R. Graziano, Università Bocconi )</p>
<p>Dibattito</p>
<p>CALL<br />
Sono richiesti almeno due contributi (uno per ciascun tema) per interventi di durata non superiore a 30 minuti ciascuno, preferibilmente da parte di ricercatori.</p>
<p>Sabato 15 settembre – pomeriggio (indicativamente ore 14.30-18.00)<br />
Esperienze dal basso di transizione a sistemi sostenibili.</p>
<p><strong>Tema: Esperienze di Reti di Economia Solidale per il cibo </strong>Durante gli ultimi decenni le reti per l&#8217;acquisto del cibo attraverso canali diversi da quelli offerti dalla usuale distribuzione commerciale si sono distinti come una promettente modalità di costruzione di economie alimentari sostenibili. Al loro interno gli operatori pongono in essere comportamenti che vanno ben oltre gli usuali ruoli che l&#8217;economia attribuisce al produttore e al consumatore. Le reti di economia del cibo sono espressioni di un ruolo autonomo e pro-attivo riguadagnato dai produttori e dai consumatori  nonché del loro comune obiettivo di costruire alternative all&#8217;attuale economia del cibo permeate da un profondo senso di rispetto per l&#8217;uomo e per l&#8217;ambiente.<br />
Riferimento: workshop 59 &#8211; La costruzione di economie alimentari sostenibili attraverso l’azione collettiva dei cittadini per la democrazia alimentare, proponenti: Ada Rossi, Gianluca Brunori, Università di Pisa.</p>
<p>Dibattito con gli organizzatori della Conferenza per la Decrescita</p>
<p>CALL<br />
Sono richiesti almeno cinque contributi per interventi di durata non superiore a 30 minuti, da parte di coordinamenti territoriali di secondo livello (RES, DES, interGAS) che relazionino su esperienze, proprie e funzionanti, di reti di economia solidale per il cibo.</p>
<p>Domenica 16 settembre – mattino (indicativamente ore 10.30-13.00)<br />
Verso la costruzione di nuovi modelli economici.</p>
<p><strong>Tema: Il Distretto di Economia Solidale come impresa sociale</strong>Con il concetto di “impresa sociale” la vecchia classificazione dei tre settori viene scardinata. L’impresa sociale include le cooperative sociali, ma anche altri tipi di imprese che scelgono di offrire beni comuni e di impiegare in maniera non privatistica tutti gli eventuali profitti. In questa prospettiva, i “nessi di contratti” che si creano in un DES tra risparmiatori, consumatori e produttori, sono imprese sociali. Non abbiamo più da una parte gli offerenti e dall’altra gli acquirenti. Piuttosto, l’impresa che accetta di partecipare ad un DES sta in effetti accettando di “fare impresa sociale” con risparmiatori e consumatori solidali.<br />
Riflessioni su caratteristiche, organizzazione, ruoli e gestione delle imprese sociali che sviluppano  molteplici funzioni in un contesto territoriale locale. Tentativi di far emergere una nuova teoria e una nuova pratica di impresa sociale nell&#8217;ottica di liberarci, progressivamente, dal paradigma dell&#8217;impresa capitalista fondata su efficienza, profitto e relativi sistemi di controllo.<br />
Riferimenti: L’economia solidale di fronte all’economia e alla politica &#8211; Nicolò Bellanca, Assemblea GAS/DES 24-26 giugno 2011; workshop 23 – Forme, saperi e valori dell’economia solidale, proponenti Coop IRIS Bio, Ferruccio Nilia.</p>
<p>Dibattito</p>
<p>CALL<br />
Il programma della domenica mattina prevedrebbe una lectio magistralis sul tema “DES/Filiera partecipata-Impresa Sociale”, una tavola rotonda con interventi programmati e un dibattito con interventi liberi.<br />
All&#8217;interno della tavola rotonda &#8211; a cui saranno invitati soggetti (economici e/o istituzionali) che desideriamo contaminare &#8211; è richiesto un contributo qualificato rappresentativo del mondo dell&#8217;Economia Solidale per un intervento di durata non superiore a 20 minuti</p>
<p>Fonte<br />
Federico Giaretta<br />
AEres – Venezia per l&#8217;altraeconomia<br />
aeresvenezia@gmail.com<br />
cel 347.1738984</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/notizie-dalleconomia-solidale-veneta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Analisi della crisi del debito</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/analisi-della-crisi-del-debito/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/analisi-della-crisi-del-debito/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 12:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
		<category><![CDATA[svendita beni pubblici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2480</guid>
		<description><![CDATA[Proseguiamo con l&#8217;analisi dell&#8217;attuale “crisi economico-finanziaria”, dopo aver pubblicato i post “Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubblico” e “soluzioni per annullare il debito pubblico”, con questo post affrontiamo il problema della svendita dei beni pubblici, il tema degli eurobond, il pagamento del debito, e le interazioni fra cicli produttivi,&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/analisi-della-crisi-del-debito/beni-pubblicu/" rel="attachment wp-att-2481"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/beni-pubblicu-300x225.jpg" alt="" title="beni pubblicu" width="300" height="225" class="alignleft size-medium wp-image-2481" /></a>Proseguiamo con l&#8217;analisi dell&#8217;attuale “crisi economico-finanziaria”, dopo aver pubblicato i post “<a href="http://www.naturalmenteverona.org/cose-come-si-e-generato-e-che-effetti-ha-il-debito-pubblico/ ">Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubbl</a>ico” e “<a href="http://www.naturalmenteverona.org/soluzioni-per-annullare-il-debito-pubblico/ ">soluzioni per annullare il debito pubblico</a>”, con questo post affrontiamo il problema della svendita dei beni pubblici, il tema degli eurobond, il pagamento del debito, e le interazioni fra cicli produttivi, moneta e finanza.  <strong>PERCHE&#8217; LA SVENDITA DEI BENI PUBBLICI NON E&#8217; DA REALIZZARE</strong>. La svendita dei beni pubblici a privati dotati di grandi capitali, è una delle misure che vengono attuale nei programmi recessivi di contenimento del debito pubblico; essa è contro l&#8217;interesse pubblico e dovrebbe essere considerata illegale. Nuove imprese economiche, statutariamente legate alla finalità del bene pubblico, senza fini di lucro, dovrebbero gestire la produzione e distribuzione di beni e servizi di interesse pubblico. E&#8217; dimostrato che i beni pubblici, in particolare le partecipazioni maggioritarie dello Stato in grandi imprese produttive strategiche, sono stati venduti ai privati a valori enormemente inferiori a quelli reali. Questi beni sono pubblici, acquistati e incrementati di valore con il denaro pubblico, di tutti, e sono o erano di proprietà di tutti, e tuttavia vengono svenduti dai politici a privati. Siccome questi privati non possono essere che dei grandi capitalisti, ciò contribuisce ad elevare la già notevole differenza di redditi e di potere fra una minoranza sempre più ristretta e la maggioranza della popolazione, fatto che è esattamente il problema dei problemi della nostra attuale società. Anche da questo si vede che i nostri politici operano in maniera fortemente illegale e immorale. Fra l&#8217;altro in queste svendite possono intervenire anche capitali stranieri, di dubbia provenienza. Anche questa svendita dimostra totale mancanza di dignità politica.<span id="more-2480"></span></p>
<p><strong>PERCHE&#8217; GLI EUROBOND NON SONO UNA SOLUZIONE.</strong>Gli Eurobond non sono altro che dei titoli del debito pubblico emessi dalla BCE in modo centralizzato, invece che dai singoli stati; è una specie di minestrone che mischia i vari titoli del debito dei vari stati, in modo che non venga colpito un singolo Stato.<br />
E&#8217; chiaro che non sono una soluzione al problema del debito, perché esso permane per intero; rischiano di essere un fattore di intorbidimento delle origini e delle cause del debito e di deresponsabilizzazione dei singoli stati. Possono però essere un fattore di omogeneizzazione della percentuale di interessi da pagare sui debiti di tutti gli stati, se così vorrà essere l&#8217;accordo; se l&#8217;accordo concreto sarà di questo genere rappresenterebbero comunque un aspetto positivo, che dovrebbe far abbassare gli interessi per alcuni stati, in confronto agli attuali e che impedirebbe che siano isolati e colpiti singoli stati. Inoltre favorirebbero una maggiore integrazione degli stati europei.<br />
Però gli eurobond non sono per niente risolutivi delle cause strutturali del debito come abbiamo analizzato nei post precedenti.</p>
<p><strong>PERCHE&#8217; IL DEBITO DEVE ESSERE PAGATO</strong><br />
Alcuni, non pochi, sostengono che ci si dovrebbe rifiutare di pagare il debito pubblico.<br />
I titoli del debito pubblico sono detenuti in generale da:<br />
– cittadini privati o imprese che sottoscrivono i titoli di debito comprandoli con il loro denaro, di solito attraverso banche<br />
– banche<br />
– fondi comuni di investimento collettivo<br />
– fondi pensione<br />
– assicurazioni<br />
– altri investitori<br />
E&#8217; del tutto giusto, che il denaro venga restituito a chi lo ha prestato. E questo può realizzarsi con facilità attraverso una legge del Parlamento europeo, che crei il denaro per effettuare la restituzione, senza dover essere inadempienti al pagamento. Il problema è quello di non fare debiti, ma se li si fanno devono essere ripagati.<br />
Questo dovrebbe essere del tutto chiaro. Il problema è di ristatalizzare le banche centrali, e di non assegnare allo stato compiti che non gli spettano, affinché i debiti non vengano più fatti.<br />
Guardiamo come esempio il debito pubblico italiano. Esso è detenuto per circa il 50% da italiani e il resto da investitori esteri, in maggioranza banche, che poi lo hanno piazzato in vario modo. Un 30% del debito comprato all&#8217;estero è compensato da titoli di debito di stati esteri comprati da cittadini e investitori italiani. Al netto solo un 20% è all&#8217;estero. Ma anche gli investitori esteri, come quelli italiani, devono essere rimborsati del loro denaro, nel momento in cui non vogliano rinnovare il prestito.<br />
Comunque, da chiunque sia detenuto, il debito, da che mondo è mondo, dovrebbe essere rimborsato, se il creditore lo pretende e se la sua origine non è fraudolenta.<br />
Escludibile sarebbe solo quello detenuto dalle banche centrali, perché esse avrebbero<br />
i mezzi per annullarlo senza spese, ma dovrebbe essere fatto con criteri di equità fra i<br />
vari stati europei.<br />
A questo punto possiamo concludere che la soluzione qui proposta è l&#8217;unica percorribile, come abbiamo scritto nel titolo di questo testo. Ancora più chiaro diverrà più avanti, dopo aver approfondito, nei prossimi due capitoli, sugli aspetti della mancanza di moneta e dell&#8217;inflazione.</p>
<p><strong>INTERAZIONI FRA CICLO PRODUTTIVO, MONETA E FINANZA</strong>.<br />
Per comprendere il ciclo produttivo e le sue interazioni con la moneta e la finanza partiamo dal modo in cui le imprese calcolano il prezzo dei propri prodotti e servizi, a partire dalle componenti del costo.<br />
E&#8217; uno dei vari modi con cui si può guardare al ciclo produttivo.<br />
PREZZO =<br />
COSTO MATERIE PRIME E MATERIALI<br />
+ COSTO SERVIZI DA ESTERNI<br />
+ COSTO LAVORATORI DELL&#8217;AZIENDA<br />
+ COSTO AMMORTAMENTO IMPIANTI<br />
+ COSTO INTERESSI SUL CAPITALE DI PRESTITO<br />
+ TASSE, IMPOSTE E CONTRIBUTI<br />
+ UTILI O DIVIDENDI ATTESI<br />
Se facciamo la somma di tutti i prezzi dei prodotti e servizi realizzati nel sistema economico, abbiamo il costo per i consumatori di tutti i prodotti che sono sul mercato, compresi i costi di distribuzione.<br />
L&#8217;aspetto fondamentale è che, per poter comperare tutto quello che è stato prodotto occorre che ci sia il denaro corrispondente, cioè che tutti quelli che lo hanno ricevuto durante il processo produttivo lo spendano nell&#8217;acquisto dei prodotti e servizi generati.<br />
Ripetendo con altre parole, è necessario che tutti coloro che hanno ricevuto una componente del prezzo vadano sul mercato e impieghino per intero il loro compenso o reddito per comprare ciò che tutti insieme hanno prodotto, altrimenti manca il denaro corrispondente e il sistema va in sovrapproduzione da mancanza del denaro necessario e il sistema tende alla recessione.<br />
Questo è ciò che dice l&#8217;equazione del prezzo, estesa a tutto ciò che è stato prodotto.<br />
Si può dire che in parte è una affermazione di tipo logico, ma astratto, perché il ciclo economico reale è complicato dagli sfasamenti temporali e da vari processi particolari, come anche da varie forme di economie illegali. Ma anche considerando astrattamente questo processo riceviamo indicazioni molto significative per valutare i possibili fenomeni che avvengono nel reale processo produzione-consumo.<br />
L&#8217;equazione che abbiamo individuato può essere espressa anche nel modo seguente:<br />
FENOMENI DI NON UTILIZZO DEL DENARO RICEVUTO PER LA PRODUZIONE<br />
= MANCANZA DI MONETA PER GLI ACQUISTI DEL PRODOTTO<br />
= MANCANZA DI DOMANDA<br />
= SOVRAPPRODUZIONE DA MANCANZA DI DOMANDA<br />
= AUMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE E RECESSIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO<br />
Una parte del prezzo è andata a coloro che hanno fornito le materie prime, o materiali o servizi, cioè ai corrispondenti lavoratori e impresari.<br />
Un&#8217;altra parte del prezzo è andata ai lavoratori che hanno realizzato in azienda il prodotto o servizio.<br />
Un&#8217;altra parte a chi ha costruito gli edifici per la produzione e a chi ha fornito i macchinari, le attrezzature e gli altri mezzi di produzione (investimenti).<br />
Un altra parte è andata in interessi a chi ha fornito i prestiti (banche, ecc).<br />
Un&#8217;altra parte è andata allo Stato per tasse, imposte e contributi; lo Stato lo spenderà per il proprio personale a tutti i livelli, per il personale dei servizi finanziati (scuola, sanità, ecc.), per investimenti in infrastrutture, per sostegno alle imprese, ecc. Quindi anche questa componente andrà a finire a persone concrete.<br />
Infine ci sono gli utili o dividendi di impresa, che andranno ugualmente fra i redditi di persone concrete, decurtati dalla componente di tasse, che però andrà ad incrementare la componente dello Stato.<br />
Tutti questi soggetti dovrebbero utilizzare il denaro ricevuto in virtù della loro partecipazione alla produzione, al fine di acquistare sul mercato i prodotti e servizi dell&#8217;operato di tutti loro.<br />
Mettiamo in evidenza che anche le materie prime, i materiali di consumo e le attrezzature – questi ultimi che rappresentanti una materia prima speciale a consumo pluriennale &#8211; sono stati prodotti con la stessa equazione del prezzo. Inoltre le due componenti dei servizi esterni e del lavoro interno, possono ridursi ad un&#8217;unica componente “lavoro”. Questo significa che alla fine le componenti che ricevono il compenso nel processo produttivo si riducono alle sole quattro di lavoro, interessi, tasse-contributi e utili-dividendi.<br />
Ma guardiamo più attentamente tutte le componenti del prezzo e i possibili comportamenti dei vari attori dell&#8217;economia, considerando ancora lo Stato italiano come esempio valido per tutti gli stati UE.<br />
COMPONENTE MATERIE PRIME E MATERIALI. Se le materie prime e i materiali provengono dall&#8217;estero, una parte della componente del prezzo del prodotto, che per esempio venga destinato all&#8217;Italia, andrà a finire all&#8217;estero, quindi questa componente mancherà per poter acquistare i prodotti sul mercato interno. A sua volta succederà il contrario nel caso di merci esportate, i lavoratori avranno ricevuto compenso per merci che non sono sul loro mercato e avranno denaro in più rispetto alle merci presenti. Tutto questo è il discorso della bilancia internazionale dei pagamenti. E opportuno che essa, comprendendo tutte le sue componenti, incluse quelle di capitale, sia in equilibrio. Se prevalgono le importazioni di merci e le esportazioni di capitali mancherà denaro per le merci interne e il sistema andrà in sovrapproduzione da mancanza di denaro, per cui, solo per questo motivo, occorrerà comprimere la produzione, con effetto recessivo. I fenomeni che si possono esaminare in questo ambito sono molteplici. Per esempio i lavoratori esteri, che mandano il denaro guadagnato nei loro paesi di origine, fanno mancare quel denaro per comprare ciò che è stato prodotto per il mercato interno; anche questo è da equilibrare con la bilancia dei pagamenti. In Italia, per esempio, il fatto che gli italiani si siano riempiti di “badanti” e che non abbiano attivato un servizio sociale interno per gli anziani fa andare valuta italiana all&#8217;estero; inoltre in questo ambito sfugge una gran massa di lavoro nero, che non compare nella bilancia dei pagamenti; si tratta di denaro che se ne va senza che sia registrato nella bilancia dei pagamenti; altrettanto avviene per tutte le attività illegali delle ormai numerose mafie estere (prostituzione, droghe, ecc); queste mafie ricevono una parte del denaro guadagnato nel processo produttivo, che non viene impiegato per gli acquisti, ma in grossa parte viene trasferito all&#8217;estero, dove, con il vantaggio del cambio, fornisce maggiore resa; per tutte queste attività illegali il buco reale in bilancia dei pagamenti può essere molto superiore di quello che appare nei conteggi ufficiali e quindi può favorire l&#8217;aspetto recessivo.<br />
Un altro aspetto è quello della frammentazione sempre più spinta del processo produttivo, che porta le aziende italiane ed europee a far fare sempre più componenti e semilavorati all&#8217;estero, fuori Europa o comunque in paesi che non hanno l&#8217;euro come moneta, per risparmiare sulla manodopera, fino ad occuparsi solo della commercializzazione. Se il prodotto andrà soprattutto all&#8217;interno, in Italia o in Europa (pensiamo, per esempio, a delle scarpe prodotte per il mercato italiano o europeo e fatte con componenti tutti provenienti dall&#8217;estero), nel prezzo ci sarà una componente che sarà andata a lavoratori esteri, che ne avranno ricevuto il compenso e mancherà per l&#8217;acquisto dei prodotti italiano o europeo. Anche questo è un fenomeno che spinge la bilancia dei pagamenti sul passivo.<br />
Un altro fenomeno, sempre della globalizzazione, è quello dell&#8217;investimento diretto all&#8217;estero. Investire all&#8217;estero per promuovere la vendita all&#8217;estero di prodotti italiani o UE sarebbe buono per il bilancio degli stati, ma non è quello che avviene; in tutta Europa si va all&#8217;estero per risparmiare con la produzione; in questo modo si toglie lavoro agli Europei e si porta capitale all&#8217;estero il quale poi mancherà per gli acquisti in Europa, con doppio effetto recessivo. Finché la sviluppata e progredita Europa è in grado di riconvertirsi su produzioni di più alto valore può anche reggere, ma ormai il peso si fa sentire notevolmente; in positivo si dà una spinta allo sviluppo di altri popoli, ma i capitali rimangono loro estranei e possono essere loro sottratti in qualunque momento e in ogni caso si realizza un gigantesco pompaggio degli utili a svantaggio di quelle popolazioni. Certamente alcuni stati europei si trovano in una posizione migliore, rispetto ad altri, per ciò che concerne la bilancia dei pagamenti, ma la tendenza generale, legata ai fenomeni della internazionalizzazione dei movimenti dei capitali, è la stessa per tutti.<br />
Per l&#8217;Europa, il tentativo dei finanzieri e degli organismi internazionali che dirigono l&#8217;economia mondiale, è quello di abbassare talmente i costi del lavoro europeo, da rendere le merci UE competitive come quelle asiatiche, con un impoverimento mondiale di tutte le popolazioni, a vantaggio della concentrazione del denaro e del potere in poche mani.<br />
Per scendere più sul concreto, vediamo ora alcuni dati per lo Stato italiano, riferiti al 2010 ed espressi in miliardi di euro, tratti dalle statistiche del ICE, Istituto Commercio Estero:<br />
BENI 448 esportazione – 484 importazione = -36 saldo<br />
SERVIZI 97 esportazione – 108 importazione = -11 saldo<br />
IDE, investimenti diretti esteri 340 in entrata &#8211; 578 in uscita = -238<br />
Squilibrio bilancia pagamenti 2010 238+36+11=285 miliardi di euro<br />
Se consideriamo che attualmente il PIL annuale è di circa 1600 miliardi di euro, vediamo che lo squilibrio della bilancia dei pagamenti ha un forte effetto recessivo per l&#8217;economia italiana; aggiungendo il molto probabile ulteriore deficit in nero, l&#8217;effetto è ancora più consistente. Questo effetto è dovuto semplicemente alla mancanza di risorse finanziarie per comprare ciò che è stato prodotto, che induce le aziende a produrre di meno e a licenziare.<br />
Gli Stati Uniti hanno potuto ovviare a questo fatto per aver avuto la possibilità di stampare moneta per tutto il mondo prendendone il valore, perché la loro moneta è stata imposta come moneta unica per gli scambi internazionali, ma ora sono arrivati al capolinea anche loro, con il forte deficit, sia statale che della bilancia dei pagamenti, che hanno cumulato; alcuni popoli si stanno svegliando e si sono stancati di pagare la politica imperialista degli Usa, accettando passivamente la loro moneta. Ora si parla di progettare, per il commercio internazionale, un mix monetario composto di dollaro, euro e yen giapponese. Ma i popoli del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) e quelli dell&#8217;America Latina, accetteranno questa scelta? Su questi temi si combattono guerre ancora più che per il petrolio e le altre materie prime strategiche; quando i due temi si sommano, come nel caso di Iraq, Afganistan e Libia, e quando si può fare ricorso ad un pretesto vero o inventato, purtroppo la guerra diventa certa.<br />
COMPONENTE LAVORO. Guardiamo ora alla seconda e terza componente del prezzo, il lavoro per i servizi esterni e il lavoro interno all&#8217;azienda. Come detto sono riducibili ad un&#8217;unica componente “lavoro”. Se questi soggetti non portano tutto il denaro ricevuto sul mercato per gli acquisti, in teoria contribuiscono a far mancare moneta.<br />
Eppure sappiamo che il risparmio è positivo per il ciclo produttivo. Questo avviene semplicemente perché si tratta di un risparmio solo temporaneo, destinato ad accumulare importi da destinarsi ad acquisti successivi più impegnativi, come l&#8217;auto, la casa, mobili nuovi, l&#8217;avvio di una nuova attività per sé o un familiare, o ad affrontare emergenze di salute ed altro. Inoltre il denaro risparmiato che, direttamente o attraverso le banche, rientra nel ciclo produttivo interno allo Stato, attraverso gli investimenti, non fa mancare denaro al consumo dei prodotti e servizi provenienti dall&#8217;interno e non partecipa alle cause recessive, perché rientra nel ciclo di spesa.<br />
Se invece rimane molto denaro stagnante non utilizzato, questo ha effetto recessivo.<br />
Anche le banche che ricevono denaro e non lo utilizzano a sufficienza per investimenti interni, ma per scopi speculativi o per investimenti all&#8217;estero, partecipano ad alimentare le cause recessive interne. Questo è un pericolo reale, specialmente dopo che i criteri di sicurezza per concedere prestiti si sono inaspriti.<br />
COMPONENTE AMMORTAMENTO IMPIANTI. Questo aspetto è legato a quello degli investimenti. Gli impianti produttivi normalmente sono pagati subito, ma la loro imputazione a costo avviene di legge per quote annuali. Per ogni tipologia di macchine, impianti, attrezzature ed altri beni ad utilizzo pluriennale è stabilito un coefficiente massimo di ammortamento annuale. Questo fatto ha un effetto antirecessivo, in quanto il denaro per questi beni entra nel ciclo economico in modo anticipato, ma è compreso solo in parte nel prezzo dei beni attualmente al consumo; in realtà abbiamo visto che normalmente, per poter avere denaro per investire occorre che prima questo denaro sia stato sottratto al consumo attraverso il risparmio, per cui i due fenomeni si compensano. Gli investimenti ben fatti, comunque, hanno un effetto positivo non solo per questo aspetto di spinta (la tendenza a mettere in circolo più denaro di quello che occorre per gli acquisti dei beni sul mercato), ma anche per lo svecchiamento che portano nei processi produttivi e nell&#8217;adeguamento alla situazione dei progressi tecnologici ed organizzativi. Gli investimenti aprono nuovi fronti produttivi legati a nuovi bisogni della società e consentono di tirar via personale dai settori che sono entrati in sovrapproduzione, sia per i progressi nella produttività, sia per i troppi operatori che si erano messi nel settore. Le società attuali sono fortemente dinamiche e la disponibilità di denaro a basso costo (bassi interessi) per gli investimenti è un aspetto essenziale. Altrettanto essenziale è favorire una flessibilità tutelata del lavoro in quanto per alcune imprese può essere necessario ridurre il personale e allora occorrono meccanismi economico-sociali che favoriscano il reimpiego in settori in espansione. Il guaio si trova quando i settori in espansione non ci sono perché le politiche economiche sono state sbagliate. Le dinamiche dei Distretti di economia solidale, quando nel prossimo futuro si saranno affermate, riusciranno a gestire in modo sano la flessibilità del lavoro.<br />
COMPONENTE INTERESSI SUL CAPITALE DI PRESTITO<br />
E&#8217; completamente chiaro che tutte le rendite diventano negative e recessive nel caso che i loro proventi non rientrino nel processo produzione-consumo in tempi sufficientemente rapidi.<br />
COMPONENTE TASSE-IMPOSTE-CONTRIBUTI<br />
Qui siamo nell&#8217;ambito della spesa dello Stato. Qui sono stati fatti notevoli errori. Dal punto di vista del nostro ragionamento può essere visto come positivo che lo Stato spenda tutto ciò che riceve in modo da dare il suo contributo ai consumi. Tuttavia, lo Stato non ha offerto al processo produttivo qualcosa per esso necessario, come materie prime, attrezzature, lavoro, denaro per investimenti, ma semplicemente ha preteso per sé qualcosa dalle imprese che queste devono considerare nel calcolo del prezzo. E qui sta la grande differenza rispetto agli altri fattori necessari. Possiamo dire che lo Stato offre principalmente un servizio sociale, come le proprie istituzioni, le scuole o la sanità, ma questi servizi non sono offerti alle imprese, ma alle famiglie. In virtù dei grandi progressi tecnologici e dell&#8217;aumento della produttività, le imprese sono state e sono in grado di sopportare molto sulle proprie spalle, ma c&#8217;è un limite a tutto.<br />
Come abbiamo detto lo Stato non è il soggetto adatto a gestire l&#8217;economia; lo Stato ha gonfiato troppo il proprio apparato, così nonostante le tasse sempre in aumento non riesce a tenere in pareggio il proprio bilancio; spendendo ha dato una spinta ai consumi, ma ha caricato un troppo alto e perenne peso sulle imprese; inoltre lo Stato ha molta rigidità nell&#8217;adattare il suo apparato ai cambiamenti e questo è sempre più un aspetto essenziale nelle società moderna in rapido e costante mutamento. Inoltre la politica economica, messa sotto la responsabilità dello Stato, finisce facilmente per essere errata, sempre perché lo Stato non è il soggetto giusto per questa funzione, e così ci troviamo in una economia depressa, che non riesce a far lavorare le forze più fresche e migliori, i propri giovani e che non riesce ad adattarsi alle sfide in cui si trova. E&#8217; essenziale che i proventi delle tasse siano usati in modo valido per l&#8217;equilibrio della società. Qui non si tratta solo di spendere ma di spendere in modo giusto.<br />
Ma vediamo cosa succede dal punto di vista dell&#8217;equilibrio produzione-consumo, che stiamo considerando, per il fatto che lo Stato spende più di quello che incassa. La maggiore spesa potrebbe sembrare positiva come stimolo al consumo, alla produzione e agli investimenti necessari.<br />
Tuttavia questo impulso al consumo sarebbe positivo solo a due condizioni: che le spese fossero virtuose (come da esempi in capitolo successivo) e che il denaro per coprire il buco fosse creato gratuitamente, tramite una banca centrale pubblica. In realtà la prima condizione è vera solo in piccola parte e la seconda non si verifica affatto. Lo Stato invece copre il debito obbligando il risparmio privato a confluire nella sua copertura, quindi quello che dà in più al consumo da una parte lo toglie da un&#8217;altra e toglie anche risorse potenziali dagli investimenti. Per cui, se le spese sono state sbagliate, per l&#8217;economia è un disastro. In Italia, per esempio, spese sbagliate ce ne sono state molte a partire dal mastodontico e caro apparato dello Stato, per continuare con i pre-pensionamenti e con i grandi contributi per grandi opere mai completate, fino ai recenti miliardari acquisti degli inutili e dannosi vaccini contro l&#8217;epidemia suina, montata ad arte. Inoltre si è rivelata molto forte la commistione, piena di tangenti, fra lo Stato e le imprese. Infine l&#8217;abdicazione nel controllo della banca centrale ha completato il quadro negativo.<br />
COMPONENTE UTILI E DIVIDENDI. Come già detto, se questa componente rimanesse in azienda o fosse comunque usata per consumi ed investimenti non ci sarebbe nulla da dire. Tuttavia spesso i grandi investitori utilizzano il loro denaro per gli investimenti solo in funzione degli utili e non per l&#8217;amore ad una attività produttiva necessaria alla nazione e per il bene della comunità, come hanno fatto impresari del calibro di Adriano Olivetti.<br />
Ingenti capitali si sono spostati dai paesi sviluppati a quelli meno sviluppati, semplicemente perché era ed è possibile trarre profitti maggiori. Soprattutto in Cina, ma anche in altri paesi, sono investiti enormi masse di capitale generato nei paesi sviluppati. Questa situazione, come abbiamo illustrato abbondantemente, non può che creare recessione nei paesi sviluppati, perché in essi viene a mancare moneta per gli acquisti e perché non c&#8217;è più sufficiente produzione interna.<br />
Quando utili e dividendi vanno in attività speculative incominciano guai ancora più seri. Vediamo ora questo aspetto centrale.<br />
ASPETTO SPECULAZIONE. Qui entriamo al centro del problema. Fino ad ora abbiamo considerato il processo produttivo in maniera statica, con gli elementi della composizione del prezzo, per comprendere alcune dinamiche di fondo, ma il sistema economico in realtà è fortemente dinamico e molto condizionato dal fattore tempo. E&#8217; proprio sul fattore tempo che si insinuano gli speculatori finanziari.<br />
Il capitale finanziario speculativo opera sull&#8217;attesa di variazione nel tempo di qualche fattore economico:<br />
– attesa di variazione del tasso di cambio fra monete<br />
– attesa di cambio di valore dell&#8217;oro o del grano o del petrolio o di altra materia prima base<br />
– attesa di variazione sulla percentuale degli interessi pagati per un titolo<br />
– attesa di variazione del valore delle azioni di qualche grande impresa o di qualche settore produttivo<br />
– attesa di fallimento<br />
– ecc<br />
E non solo si gioca sulle attese, ma addirittura si opera in modo da manipolare e falsare le attese, per raggiungere utili speculativi ancora maggiori.<br />
Molto denaro è stato sottratto e viene di continuo sottratto dal ciclo produzione-consumo per entrare nel ciclo puramente parassitario, che non produce niente e che non consuma niente, ma solo risucchia risorse dal processo economico, come un vampiro. Intanto si tratta di una enorme massa di denaro che viene a mancare al processo economico virtuoso e quindi provoca forti tendenze recessive, poi è pura rendita passiva che concentra ricchezze in poche mani impoverendo tutti. Inoltre disturba anche fortemente i processi economici, perché si insinua proprio nelle difficoltà, accentuandole e facendole esplodere.<br />
I problemi economici, politici e sociali del mondo moderno derivano dall&#8217;enorme potere del capitale finanziario, ingigantito per vie legali e spesso anche illegali, in ogni caso immorali. Un capitale finanziario che si sgancia dalle esigenze produttive e usa la produzione solo in modo strumentale, per riprodurre se stesso, un capitale finanziario che si sposta con facilità da una grande fabbrica costruito in una Stato verso un&#8217;altra grande fabbrica costruita in un altro Stato, solo per sfruttare manodopera (persone umane) a prezzo minore e per usufruire di condizioni di produzione a minori costi (norme su sicurezza, inquinamento e altri aspetti, meno tutelanti) e di tassazione inferiore degli stati ospitanti, un capitale finanziario che occulta i proventi, che li tiene segregati nei paradisi fiscali e che da lì piomba vampirico in tutto il mondo a succhiare il sangue dei popoli. Il solo mercato finanziario dei derivati è stimato per un valore di 23 volte il PIL mondiale. I derivati sono contratti finanziari a copertura di rischi, con scopo speculativo. Si chiamano “derivati” perché derivano, discendono, da un qualche aspetto sul quale si fa il contratto di assunzione di rischio. Per esempio “derivano” da obbligazioni, prestiti, valute, valore delle materie prime, tassi di interesse, fino a “scommettere” sull&#8217;andamento climatico. In pratica si tratta di scommesse su tutto quello su cui è possibile scommettere finanziariamente, un vero gigantesco casinò. Il mercato dei derivati è sempre più enorme e al di fuori di ogni controllo ed è gestito principalmente dalle più grande banche mondiali d&#8217;affari, americane in testa.<br />
Guardando il processo storico, il capitale finanziario, visto nel suo complesso, dapprima ha imposto la scomparsa di ogni limite e di ogni protezione statale e si è preso la possibilità di scorrazzare in tutto il mondo a piacimento, poi ha parassitato tutte le economie con attività speculative; ora la sua quantità è talmente aumentata che l&#8217;economia produttiva reale non è più in grado di accoglierlo, soddisfarlo e sfamarlo e sta passando a una fase di volontà di schiavizzazione del mondo.<br />
Occorre assolutamente prendere misure per depotenziare il potere del capitale finanziario speculativo e per impedire la sua genesi e riproduzione cancerosa, che sta distruggendo come un tumore la vita sociale sulla terra.<br />
La presenza di masse ingenti di capitali finanziari vampirici è testimoniata anche dal fatto che molti di essi, provenienti da tutte le aree economiche, stanno facendo incetta di terre in tutto il mondo, un fenomeno sempre più preoccupante.<br />
Il problema base dell&#8217;economia mondiale è molto semplice e le soluzioni sono altrettanto semplici. Il problema basilare è che il denaro viene sottratto dal ciclo economico, per essere pilotato nella speculazione, nella rendita finanziaria speculativa, in un&#8217;orgia vampirica frenetica che risucchia risorse e potere dall&#8217;economia reale. Questo denaro manca per i consumi e gli investimenti, portando povertà e recessione e concentrando sempre più il denaro in poche mani. E non solo molto capitale finanziario creato nell&#8217;economia si sottrae ad essa, ma soprattutto la massa più ingente del capitale finanziario è già del tutto al di fuori dell&#8217;economia e si premura di agire in essa solo per finalità di speculazione e assunzione di potere.<br />
Queste speculazioni vanno assolutamente scoraggiate con un preciso sistema di individuazione e di tassazione adeguata. Per questo è necessario anche chiudere i paradisi fiscali, anche semplicemente rendendo per legge del tutto trasparente tutto il sistema bancario e finanziario internazionale, con tutte le transazioni di qualsiasi genere, e proibendo transazioni da e verso quei paesi che non vogliano adeguarsi.<br />
Con i mezzi attuali dell&#8217;informatica, controllare i movimenti finanziari sarebbe tecnicamente molto facile. Occorrerebbe solo volontà politica e coraggio.<br />
Ma a chi chiediamo di realizzare queste misure? A chi questo sistema ha creato e incrementato per il proprio interesse? Ai politici collusi con la finanza? A chi ne gode i vantaggi? A chi ce lo inculca ogni giorno come il miglior mondo possibile attraverso tutti i mass media?<br />
Chi vuole andare contro questo stato di cose deve mettersi insieme, fino a diventare un fiume in piana che spazza via ogni marciume! Ciò è possibile con un mutamento delle coscienze, quando masse di individui si allontaneranno dalla coscienza egoistica dell&#8217;interesse personale a scapito di quello altrui; solo così avranno la forza di trasformare questo sistema e di far nascere una nuova civiltà più evoluta.<br />
ASPETTO FALLIMENTI. Fino Ad ora abbiamo considerato gli utili come elemento del prezzo al consumo. Ma il nostro tipo di sistema economico produce inevitabilmente anche fallimenti di impresa. Negli ultimi anni, data la situazione di crisi e di concorrenza sempre più spinta dalle imprese decentrate in altri paesi, il numero dei fallimenti e andato crescendo. Nel 2010 nell&#8217;UE ci sono stati 176.000 fallimenti. In Italia sono state 11000 le aziende che hanno dichiarato bancarotta, con una media di 30 imprese al giorno, di cui 5000 appartengono al settore manifatturiero. I fallimenti significano distruzione di capitale finanziario-monetario, in quanto i capitali investiti nelle aziende si riducono dell&#8217;entità delle perdite o sono addirittura annullati (persi del tutto). Anche questo rappresenta un ulteriore elemento di mancanza di moneta nel sistema economico.</p>
<p>Di Loris Asoli della Rete di Economia Solidale delle Marhe<br />
Fonte: Rete Lilliput</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/analisi-della-crisi-del-debito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sovranità alimentare: la terra appartiene a chi la lavora!</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/sovranita-alimentare-la-terra-appartiene-a-chi-la-lavora/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/sovranita-alimentare-la-terra-appartiene-a-chi-la-lavora/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:54:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Sovranità  alimentare e idrica]]></category>
		<category><![CDATA[ARI]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Rurale Italiana]]></category>
		<category><![CDATA[SobrEconomia]]></category>
		<category><![CDATA[sovranitÃ  alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<category><![CDATA[via campesina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2475</guid>
		<description><![CDATA[Nel 2002 a Roma si è svolto il secondo Forum Mondiale sulla Sovranità alimentare, promosso fortemente dal Movimento Contadino Internazionale “Via Campesina”; sempre nel 2002, a Verona, nasceva da un&#8217;idea del movimento di Rete Lilliput, l&#8217;iniziativa delle Reti e Distretti dell&#8217;Economia Solidale. Per un decennio il concetto di Sovranità alimentare e quello dell&#8217;Economia Solidale hanno&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/sovranita-alimentare-la-terra-appartiene-a-chi-la-lavora/euroc_viac_logo-5/" rel="attachment wp-att-2476"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/EuroC_ViaC_Logo4-300x207.jpg" alt="" title="EuroC_ViaC_Logo" width="300" height="207" class="alignleft size-medium wp-image-2476" /></a>Nel 2002 a Roma si è svolto il secondo Forum Mondiale sulla Sovranità alimentare, promosso fortemente dal Movimento Contadino Internazionale “Via Campesina”; sempre nel 2002, a Verona, nasceva da un&#8217;idea del movimento di Rete Lilliput, l&#8217;iniziativa delle Reti e Distretti dell&#8217;Economia Solidale. Per un decennio il concetto di Sovranità alimentare e quello dell&#8217;Economia Solidale hanno germogliato su rami paralleli, ignorandosi vicendevolmente. Oggi, al di là delle infinite parole spese in questo decennio, il concetto di Sovranità alimentare e quello dell&#8217;Economia Solidale iniziano concretamente ad integrarsi e a riconoscersi vicendevolmente come frutti di un&#8217;unica pianta, la pianta della giustizia, della libertà, dell&#8217;equità, del rispetto dell&#8217;ambiente e delle persone, della sovranità delle popolazioni&#8230; Il concetto complesso della Sovranità alimentare in sinergia con le complesse e molteplici pratiche dell&#8217;Economia Solidale, viste attraverso l&#8217;orizzonte della Decrescita (Obbligatoria, Consapevole, Serena, Felice&#8230;) creano qualcosa di nuovo che da tempo noi chiamiamo “SobrEconomia” (dal castigliano Soberania alimentaria mas Economia Solidaria) ma che nella realtà dei fatti rappresentano “un altro mondo possibile”.<br />
<strong>Comunicato stampa Roma, 25 aprile 2012</strong><br />
Dal 23 al 25 aprile si è tenuta a Roma, presso gli spazi della Città dell&#8217;Altra Economia<br />
(CAE) di Testaccio, l’annuale Assemblea Generale del Coordinamento Europeo di Via Campesina (ECVC). Importante appuntamento questo che ha ulteriormente consolidato ECVC sia in termini di progettualità sia in riferimento alla base associativa.<span id="more-2475"></span></p>
<p>Nel corso dell’assemblea c’è infatti stata l’inclusione di nuovi membri provenienti dall’est Europa ma anche dal nostro paese. È stata infatti accettata la candidatura Associazione Lavoratori Produttori agroalimentari (ALPA) che, nella persona del presidente Antonio Carbone, ha presentato al coordinamento europeo de La Via Campesina le su attività e la volontà di condividere il percorso degli agricoltori europei verso la sovranità alimentare delle comunità locali. Tra le diverse tematiche trattate nella tre giorni (dalla nuova PAC alla questione dei migranti in agricoltura) emerge con forza la volontà di dare sostengo e solidarietà a tutte le persone che ogni giorno preservano la risorsa terra coltivandola con metodi rispettosi dell’ambiente e delle persone. Un forte impegno quindi per garantire l’accesso alla terra come volano per garantire l’accesso a tutte le risorse (acqua e sementi in primis).</p>
<p>Dal Mali (dove due contadini sono stati arrestati sorpresi a lavorare la terre dalla quale erano<br />
stati cacciati) all’Honduras (dove dal 17 di aprile – giorno della lotta contadina a livello mondiale<br />
sono stati occupati circa 1200 ettari di terra) , dall’Andalusia (dove dal 4 marzo contadine e contadini senza terra hanno occupato un’azienda pubblica a Somonte di circa 400 ettari) all’Italia (dove in Val Susa i contadini insieme a tutte le comunità locali continuano a resistere e ad opporsi al progetto TAV), si alzano forti le voci di coloro che si oppongono all&#8217;ondata di privatizzazione delle terre pubbliche.<br />
Tutte queste lotte e vertenze si uniscono a molte altre in Romania, Austria, Francia e molti altri luoghi. Tutte vedono come protagonisti persone che rivendicano il diritto di accesso alla terra e quindi chiedono la sovranità alimentare dei popoli. La terra è un bene comune che appartiene a chi la coltiva e non deve essere oggetto di speculazioni provate.<br />
Oggi, ogni alternativa per sopravvivere con dignità passa attraverso la lotta per la terra, per l&#8217;agricoltura e per la sovranità alimentare.<br />
Globalizziamo la lotta, globalizziamo la speranza!<br />
Contatti:<br />
Jeanne Verlinden: +32497605884<br />
Federico Pacheco: +34690651046<br />
Josie Riffaud: +33613105291<br />
Fabrizio Garbarino: +393319092823</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/sovranita-alimentare-la-terra-appartiene-a-chi-la-lavora/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La nuova campagna di &#8220;soleinrete&#8221;: il risparmio energetico</title>
		<link>http://www.naturalmenteverona.org/la-nuova-campagna-di-soleinrete-il-risparmio-energetico/</link>
		<comments>http://www.naturalmenteverona.org/la-nuova-campagna-di-soleinrete-il-risparmio-energetico/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andrea tronchin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Difesa attiva del territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia solidale e decrescita]]></category>
		<category><![CDATA[Il buon mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Produttori di beni e servizi]]></category>
		<category><![CDATA[energoclubonlus]]></category>
		<category><![CDATA[GAF]]></category>
		<category><![CDATA[pannelli fotovoltaici]]></category>
		<category><![CDATA[soleinrete]]></category>
		<category><![CDATA[sovranitÃ  energetica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.naturalmenteverona.org/?p=2466</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; partita la nuova campagna di soleinrete, il gruppo d&#8217;acquisto Fotovoltaico dell&#8217;Associazione Energoclub Onlus. La campagna, partita a Verona a settembre 2011 ha già più di 200 iscritti e 30 impianti sul territorio Veronese, e su tutta Italia gli iscritti sono più di 3000. Qui da noi, fra le varie realtà che la sostengono c&#8217;è&#8230;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.naturalmenteverona.org/la-nuova-campagna-di-soleinrete-il-risparmio-energetico/logo-banner-sole-in-rete3-6/" rel="attachment wp-att-2467"><img src="http://www.naturalmenteverona.org/blog/wp-content/uploads/logo-banner-sole-in-rete35-300x164.jpg" alt="" title="logo-banner sole in rete3" width="300" height="164" class="alignleft size-medium wp-image-2467" /></a>E&#8217; partita la nuova campagna di <a href="http://www.soleinrete.it/ ">soleinrete</a>, il gruppo d&#8217;acquisto Fotovoltaico dell&#8217;Associazione <a href="http://www.energoclub.org/ ">Energoclub Onlus</a>. La campagna, partita a Verona a settembre 2011 ha già più di 200 iscritti e 30 impianti  sul territorio Veronese, e su tutta Italia gli iscritti sono più di 3000. Qui da noi, fra le varie realtà che la sostengono c&#8217;è anche  Naturalmente Verona &#8211; Arcipelago SCEC. Ora sole in rete non è più solo fotovoltaico ma si propone l&#8217;obiettivo di raggiungere l&#8217;indipendenza energetica, anche dal gas metano, attraverso un percorso fatto di piccoli passi!<br />
Vi invitiamo alle <a href="http://www.energoclub.org/page/incontri-veneto ">serate informative </a>che abbiamo organizzato per i mesi di maggio giugno e luglio per capire se potete anche voi produrvi l&#8217; energia elettrica da fonti rinnovabili con tutta la sicurezza, le garanzie, la qualità e la convenienza che il gruppo d&#8217;acquisto di Energoclub continua a dare a centinaia di famiglie.<br />
Crediamo nella possibile conversione energetica del Paese Italia, per passare dalla attuale dipendenza dalle energie fossili, all&#8217;indipendenza energetica del 100%  generata dalle rinnovabili. La partecipazione alla serata è libera e gratuita per tutti. Il primo e prossimo incontro in programma è previsto per <strong>MARTEDì 8 MAGGIO a FUMANE presso la SALA CONSIGLIARE VIALE ROMA 2 ORE 20.45</strong>Per chi desiderasse iscriversi per un sopralluogo e un preventivo gratuito e non impegnativo: http://www.soleinrete.org/user/register<!<br />
Segue il comunicato stampa di Soleinrete.<span id="more-2466"></span></p>
<p>COMUNICATO STAMPA</p>
<p>SoleinRete: Il fotovoltaico e non solo<br />
Otto serate informative nel veronese, per puntare all’indipendenza energetica<br />
Primo appuntamento a Fumane, martedì 8 maggio</p>
<p>Otto appuntamenti per conoscere i vantaggi dell’indipendenza energetica in altrettanti comuni veronesi. Otto serate con gli esperti di EnergoClub onlus &#8211; Associazione nazionale per la riconversione del sistema energetico – che illustreranno il progetto SoleinRete, la rete nazionale Gruppo di Acquisto che invita i cittadini ad auto produrre l’energia elettrica per oltre 20 anni sfruttando l’energia del sole.</p>
<p>Dopo aver già proposto numerose e molto partecipate serate informative nei mesi scorsi, ora il SoleinRete si presenta con nuove proposte che rientrano nella campagna nazionale “Dalle Fossili alle rinnovabili” che EnergoClub promuove per contribuire concretamente al risparmio energetico. </p>
<p>Il primo appuntamento è fissato per martedì 8 maggio a Fumane (ore 20,45 alla  Sala Consigliare – Viale Roma, 2): serata durate la quale sarà spiegato in modo chiaro e semplice il servizio di orientamento e di consulenza tecnica fornita ai cittadini al fine di ottimizzare il rapporto qualità-prezzo di impianti fotovoltaici per abitazioni e piccole imprese, dimensionando l’impianto in modo da poter utilizzare l’energia prodotta anche per usi che tradizionalmente erano soddisfatti da energia di origine fossile (metano, gasolio, carburanti). Infatti, per chi è dotato di impianto fotovoltaico risulta vantaggioso installare anche una pompa di calore per la produzione di acqua calda sanitaria, in modo da riscaldare l’acqua tutto l’anno e poter spegnere la tradizionale caldaia da marzo a ottobre, oppure un piano cottura elettrico ad induzione per poter eliminare l’utilizzo del metano in cucina. E per chi non ha il supporto dell’impianto fotovoltaico è possibile installare direttamente un impianto solare termico che, integrandosi con l&#8217;impianto esistente, genera notevoli vantaggi in termini di risparmio energetico (e, ovviamente, di costi).</p>
<p>La significativa esperienza maturata dal Gruppo d’Acquisto SoleinRete conta oltre 3.600 iscritti ed ha già installato oltre 1.200 impianti FV, per una potenza complessiva di 5.600kWp, evitando così oltre 77.000 tonnellate di CO2 e più di 6 tonnellate di PM10. </p>
<p>Durante le serate informative di SoleinRete saranno anche presentati altri progetti già avviati da EnergoClub Onlus per rendere ciascun cittadino partecipe della conversione energetica, come “Svolta elettrica”, promosso con la Fondazione EV-Now!, che mira a diffondere la mobilità elettrica attraverso una solida rete di operatori e utilizzatori, e “Check up energetico”, che a breve permetterà di calcolare anche on line, in modo semplice e autonomo, il proprio Indice di Consumo energetico e di individuare le priorità di intervento personalizzate e consigliabili per ottimizzare i consumi della propria casa.<br />
Tanti progetti, dunque, per indicare tante strade per produrre energia pulita, ma anche per ridurre i consumi. </p>
<p>La ricaduta e l’ampio respiro dell’intero progetto sono testimoniati dalla generazione di un Fondo Etico, proporzionale ai kWp di FV installati, cui le Associazioni locali che aderiscono all’iniziativa SoleinRete accedono a favore dei propri progetti di carattere socio-ambientale. La “Rete” cui fa riferimento il nome del progetto è, infatti, costituita da ben 61 associazioni in tutta Italia, tra le quali, per le provincia di Verona: Naturalmente Verona; Kore di Castelnuovo del Garda; Reverse; SommaGas Lucignolo; Ass. Culturale Corte Radisi; Team CivisMedia; Pro Loco Cerro, Agricoltura biologica Antica terra gentile di Fumane; Associazione Arte Entropia Zero di San Pietro in Cariano; Ass. Salute Verona.</p>
<p>Ma oltre ad esse il progetto ha “messo in rete” anche numerose Amministrazioni pubbliche: patrocinano, infatti, SoleinRete alune Regioni, numerose Province  e oltre 168 Comuni in tutta Italia. Nel veronese i comuni patrocinanti sono: Bussolengo, Castelnuovo del Garda, Cerro Veronese, Fumane, Pescantina, Povegliano Veronese, San Pietro in Cariano, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Sona e Verona.<br />
Ed ecco l’elenco delle serate informative proposte prossimamente nel veronese, tutte con inizio alle ore 20,45; tutte a ingresso libero: </p>
<p>Martedì 8 maggio: Fumane &#8211; Sala Consigliare, Viale Roma 2</p>
<p>Martedì 15 maggio: Cerro Veronese &#8211; Circolo Noi, Piazza don Angelo Vinco</p>
<p>Martedì 22 maggio: San Zeno di Colognola &#8211; Sala Frassanito, piazza Del Donatore</p>
<p>Giovedì 7 giugno: Legnago &#8211; Sala Civica Comunale, via Matteotti 6 </p>
<p>Martedì 12 giugno: Zevio &#8211; Centro Civico Culturale, piazza S. Toscana 1 </p>
<p>Martedì 19 giugno: Sona &#8211; Teatro Parrocchiale, piazza Roma</p>
<p>Giovedì 28 giugno: S.Ambrogio di Valpolicella &#8211; Biblioteca Comunale, piazza V. Emanuele </p>
<p>Martedì 3 luglio: Bardolino &#8211; Barchessa Rambaldi, via S.Martino</p>
<p>Informazioni: www.soleinrete.it<br />
Responsabile Area Verona Nord: Gloria Testoni: 320.0366999 gloria.testoni@energoclub.org</p>
<p>Responsabile Area Verona Sud: Lorenza Barel: 3478246079 lorenza.barel@energoclub.org</p>
<p>EnergoClub Onlus &#8211; Via Isonzo 10 &#8211; 31100 Treviso &#8211; Tel. 0422 1991188</p>
<p>Info per la Stampa: Marina Grasso, cell. 335.8223010 &#8211; info@marinagrasso.com</p>
<p>&#8211; </p>
<p>Responsabile di Zona Verona Sud<br />
Lorenza Barel<br />
Cell. 347 82 46 079<br />
www.soleinrete.it<br />
www.energoclub.org </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.naturalmenteverona.org/la-nuova-campagna-di-soleinrete-il-risparmio-energetico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

