Difesa attiva del territorio: no OGM in Veneto
Da Sempre la Società Civile si oppone alla diffusione degli OGM, oggi anche il governo locale del Veneto sembra aver recepito il messaggio: a VENEZIA è stata presentata la proposta regionale per vietare le coltivazioni geneticamente modificate. Questa volta non si tratta dei “soliti” ambientalisti ma di esponenti della Lega che hanno lanciato la legge anti-Og. Nasce quindi in Veneto il primo marchio “Ogm free”, frutto del progetto di legge elaborato dalla Lega Nord in consiglio regionale. Primo firmatario dell’iniziativa il consigliere regionale Nicola Finco, vicentino, per una legge regionale che vedrà il Veneto, seconda regione dopo le Marche (e Bolzano), vietare le coltivazioni geneticamente modificate sul territorio. La ratio della norma, la cui regolamentazione è demandata alle Regioni, è stata illustrata da Finco: al primo posto la salute dei veneti. Non è ancora stato scientificamente acclarato se le produzioni Ogm siano dannose per l’organismo umano, ma in attesa di saperne di più il Veneto mette le mani avanti. Ma il problemi collegati alla salute, in realtà ben evidenziato da molteplici studi rigorosi, per chi della problematica OGM si occupa da tempo, sono quasi secondari rispetto ad altri che analizzeremo qui di seguito. Ad ogni modo, con questa legge, per tutelare i coltivatori che adotteranno le prescrizioni “no ogm”, la Regione propone un contrassegno regionale “Ogm-free”, logo che verrà apposto ai prodotti come ulteriore garanzia per chi consuma per chi coltiva e per chi vende.
Altro deterrente all’impiego degli ogm previsto dalla legge, la chiusura “all’accesso ai contributi regionali” per gli organismi geneticamente modificati. La proposta di legge regionale, evidenziano i consiglieri del gruppo leghista raccoglie, le istanze di tutti, associazioni, da Coldiretti a Cia, ed enti locali che da tempo hanno deliberato di entrare nella Coalizione ItaliaEuropa-Liberi da ogm, dando loro un appoggio normativo forte. Ma non è solo necessità di tutelare la salute dei veneti, il progetto di legge, di 11 articoli, ha anche un obiettivo economico. La strategia è proteggere la produzione agroalimentare tipica “made in Veneto”. Con 29 prodotti a Dop e Igp, oltre a 22 a Doc, Docg e Igt, e 367 prodotti tradizionali, la Regione non vuole perdere la leadership nelle produzioni di qualità .
Il contenuto del progetto di legge regionale definisce il prodotto ogm, legittimato solo in ambienti isolati e autorizzati ai fini della ricerca scientifica. Sull’intero territorio veneto quindi viene vietata la coltivazione, la produzione di beni agricoli e alimentari con componenti geneticamente modificati, e l’allevamento di capi con mangimi ogm.
Le sanzioni andranno da 5 mila a 50 mila euro per chi viola il divieto di coltivazione, e da 2 mila a 15 mila per l’uso improprio del contrassegno regionale triennale di “prodotto non-ogm”. Organismo di controllo sarà il Comitato per la tutela dall’impiego di ogm, formato da 5 esperti con finalità di verifica anche a campione, attraverso analisi di laboratorio in capo a Veneto Agricoltura, che avrà il compito di promuovere ricerche, anche attraverso un Piano sementiero regionale, sulle filiere no-ogm.
Da sempre la Società Civile si oppone all’uso e alla diffusione degli OGM, i motivi sono tantissimi. In primis, non esiste la possibilità di controllare l’inquinamento (la diffusione) di pollini e piante OGM nell’ambiente, considerando che l’inquinamento delle colture si traduce anche in un inquinamento OGM permanente del terreno, attraverso i resti delle piante che permangono. E’ già stato documentato da ricerche serie l’impatto negativo dei resti di colture OGM sulla vita del terreno e sui microrganismi benefici per il suolo. Va dunque considerato anche il danno relativo all’impedimento a coltivare biologico per almeno 5 anni.
In tal senso, gli agricoltori, biologici e non biologici, affermano che la coesistenza non è possibile, dato che l’inquinamento avviene anche nel raggio di molti chilometri di distanza, per l’azione degli insetti impollinatori e/o del vento, come è già stato ampiamente dimostrato, e dato anche che le misure complessive per prevenire la contaminazione (cosa di per sé impossibile in modo totale), non solo in campo, ma anche nelle fasi successive, sarebbero ingenti. Vanno infatti considerate anche le operazioni di raccolta con le mietitrebbie, che passando da un campo all’altro dovrebbero essere accuratamente pulite, così come i trasporti, da quello del raccolto ai successivi, gli stoccaggi, e tutte le altre operazioni che sono foriere di contaminazione. Ci sono già problemi nel differenziare i prodotti biologici da quelli convenzionali ed essi si aggraverebbero con l’aggiunta delle colture OGM, da gestire con ulteriori stoccaggi e linee differenziate.
La coesistenza fra coltivazione OGM e altri tipi di coltivazione non è tecnicamente, economicamente e umanamente possibile, soprattutto perché le colture OGM si comportano in pratica come colture killer per tutto il resto che trovano sulla loro strada e nei dintorni. La coltura OGM parassita le altre colture fino a farle scomparire.
Con il diffondersi della pianta modificata e con la contaminazione della impollinazione, attraverso vento o insetti, nel giro di alcuni decenni le piante non modificate non esisterebbero più e piante prima naturali, a disposizione di tutti, diverrebbero di esclusiva proprietà di poche multinazionali. Normalmente da migliaia di anni gli agricoltori hanno potuto tenere le loro sementi e riseminarle nei loro campi. Ma con la trappola mortale degli OGM non sarebbe più possibile. La pianta geneticamente modificata è di esclusiva proprietà della multinazionale che l’ha brevettata. Negli Usa e in Canada sono successi molti casi in cui gli agricoltori contaminati che hanno riseminato le loro sementi sono stati denunciati e costretti a pagare multe salate perché avevano seminato un seme modificato geneticamente senza aver pagato la tassa al brevetto. Ancora una volta al danno della contaminazione segue la beffa di non poter più usare le proprie sementi e, addirittura, di dover pagare delle panali, per essere stati inquinati. Se la manipolazione genetica andasse avanti, il mondo naturale diventerebbe di proprietà esclusiva di poche multinazionali. Come chiamare tutto questo se non un deliberato tentativo di dominio.
Gli agricoltori biologici e i convenzionali informati sono contrari agli OGM, perché la manipolazione della struttura basilare della vita -geni e DNA- non può che essere estremamente pericolosa, nel lungo termine, e affrontabile solo con infinite precauzione e non certo al fine di conquistare il dominio commerciale sul mondo. Perché la diffusione di colture e alimenti OGM può essere un problema di una gravità senza precedenti, per la vita futura sulla terra, e perché chi la promuove, come valori reali, al di là della propaganda strumentale, ha alla sua base solo il potere e il profitto, cioè non valori ma disvalori.
Tutte le prerogative positive che vengono propagate di volta in volta dalle industrie degli OGM si sono rivelate sempre un falso alla prova dei fatti ed hanno avuto solo un valore puramente pubblicitario e propagandistico. Di fatto si hanno maggiori costi di produzione, effettivo maggior uso di pesticidi (vedi, per esempio, il massiccio aumento dell’uso del glifosfato, estremamente tossico), minore produzione, minor prezzo unitario, minor reddito e grossi problemi legali con gli agricoltori vicini. Quindi, in compenso agli enormi pericoli, non abbiamo, e neanche ci interessano, vantaggi reali di nessun genere, ma ulteriori e notevoli svantaggi.
àˆ un falso scandaloso che gli OGM possono aiutare a risolvere la fame nel mondo. E’ esattamente vero il contrario. Il mercato dei semi e degli alimenti nelle mani di poche industrie fa aumentare la fame nel mondo, che dipende soltanto da motivi politici, di potere e di sistema, che sono accentuati dal modello che le grandi imprese degli OGM tentano di imporre. Ultimo, e non ultimo, non è possibile accettare i brevetti sulla vita, sugli organismi viventi, che vengono concessi alle piante naturali manipolate. Perché la manipolazione genetica distrugge la biodiversità naturale e altera per sempre le specie viventi naturali, comprese quelle microbiche che stanno alla base della vita.
Perché l’agricoltura biologica, che rappresenta il passato millenario e il futuro della produzione degli alimenti e della cura dei territori, viene distrutta dalla manipolazione genetica.
La manipolazione viene introdotta anche con l’inganno nei cibi ed è contraria ad ogni elementare diritto di scelta sulla propria alimentazione. Ora, per esempio, quando consumiamo carne non sappiamo se l’animale si è nutrito o no di mangimi contenenti Ogm.
Quindi, per sintetizzare, è sconveniente, per non dire assassino, promuovere la coltivazione di OGM in quanto:
- inquinano irreversibilmente le aree agricole
- non ci sono ritorni economici
- non ci sono risparmi sui diserbanti da utilizzare
- danneggiano in modo gravissimo la biodiversità
-rendono inutili le banche del seme
- non c’è aumento di produzione
- fanno crescere i costi dovendo l’agricoltore sopportare (direttamente o indirettamente) l’onere di non meno di sette brevetti;
- stravolgono il mercato fondiario e la prelazione del confinante (riservato, di fatto, quest’ultimo, al solo produttore di OGM)
- fanno cadere la possibilità di produrre prodotti agricoli biologici e convenzionali, rendendo inutili i distretti OGM free, la verifica delle filiere produttive, la certificazione, le analisi, la etichettatura;
- sarebbe, infine, impossibile parlare: di razionale sfruttamento del suolo, di promozione e bonifica delle terre, di formazione di unità produttive idonee, di cui all’art. 44 della Costituzione.
A questo punto ci sarebbe da introdurre tonnellate di documenti comprovanti la nocività degli alimenti OGM sulla salute dell’uomo, l’aumento delle intolleranze, gli effetti sulla prole e molto altro ancora. Ma già quanto detto dovrebbe bastare per dire No, gli OGM non li vogliamo, sia nel campo che nel piatto. Non possiamo vendere la nostra salute e il nostro ambiente per la brama di arricchimento di poche ed ignobili persone.
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il marzo 21, 2011 alle 11:04 am, ed è archiviato come Blog, Consumatori, Difesa attiva del territorio, Il buon mercato, Sovranità alimentare e idrica. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |

