Dal denaro al donare: le premesse
Sono ancora molti coloro che, erronamente, vedono nello SCEC uno strumento politico di “destra”, ma sarebbe come dire che gli “euro”, che quotidianamente tutti utilizziamo, hanno una connotazione politica che contraddistingue coloro che li usano. (a tal rugaurdo vedere anche l’articolo Reti di Economia Solidale veronesi)
In ragione di questo abbiamo dovuto avventurarci per strade che di solito non rientrano fra le più battute ma che speriamo siano, se non utili come vorremmo a una riflessione costruttiva, almeno interessanti per il lettore che ci vorrà seguire tra queste pagine nelle diverse pubblicazioni che periodicamente seguiranno.
Per cominciare, crediamo necessario mettersi d’accordo su quale sia il significato del termine “economia” e in che modo questa vada connessa alla sfera sociale nel suo complesso; l’aspirazione è dare una visione d’insieme secondo cui è organizzato il processo economico, lasciando poi alla fantasia e alla responsabilità di ogni comunità la facoltà di inventare sé stessa, attraverso una cammino necessariamente determinato dalla capacità di stimolare un senso critico al proprio interno.
Questo lavoro dunque non pretende di descrivere esaustivamente Naturalmente Verona ““ ArcipelagoSCEC, poiché l’essenza di questa realtà è l’essere un ponte per una società che deve ancora venire e che in ogni caso non potrà essere recintata dentro una definizione; quello che nei limiti delle nostre possibilità ci proponiamo, è di mettere in luce quale siano i principi che animano e gli strumenti innovativi adottati, in questo caso, gli SCEC.
Una premessa sostanziale
“L’economia è la scienza che studia la produzione, la distribuzione e il consumo dei beni e servizi”. Questa definizione è abbastanza semplice e generica da essere presa per inattaccabile e soprattutto comprensibile da chiunque, tanto che non sarebbe difficile trovarne una molto simile su qualunque testo che voglia introdurre la disciplina a un pubblico di non specialisti. Ciò che è da notare, in questo tipo di testi come in altri molto più specialistici, è la disinvoltura con cui da questa definizione se ne trae un’altra: ” l’economia è lo studio di come gli individui compiano la proprie scelte nella vita quotidiana “, o ancora meglio, ” del comportamento umano di fronte a un numero scarso di risorse per soddisfare un illimitato numero di bisogni “.
Vi è quindi una prima contraddizione da rilevare, a fronte di una scarsità di risorse, un mondo finito, l’economia moderna promunove la “crescita infinita” e l’apparente necessità di soddisfare sempre più bisogni (vedere anche: la patologia dei bisogni)
La facilità con cui i concetti possono essere mescolati è resa perfettamente da alcune espressioni di uso comune, come “fare economia” o “economico”, nell’accezione più frequente di non dispendioso. Ebbene, passando dall’economia come disciplina, all’economia reale, il fatto che i vari significati siano talvolta assimilati in uno soltanto, diviene per noi interessante proprio perché non si tratta di una commistione solamente astratta, ma fatta propria e vissuta anche da persone che mai perderebbero il proprio tempo cercando di sciogliere i nodi delle parole e del pensiero economico: si tratta di concetti che, per l’economista neoclassico e “l’uomo comune”, sono “indiscutibili”, è il caso del “modello unico neoliberista”, quello che oggi domina il mondo.
Tutti i tentativi volti a chiarire il posto dell’economia nella società devono muovere dal semplice riconoscimento che il termine economico, come viene comunemente usato per descrivere un tipo di attività umana, consta di due significati ma che questi hanno radici separate e indipendenti. Il primo significato, quello formale, deriva dalla natura logica della relazione mezzi-fini, come in economizzare o economico; da questo significato discende la definizione di economico basata sulla scarsità . Il secondo significato, quello sostanziale, rinvia al fatto che gli esseri umani, come tutti gli altri esseri viventi, non possano mantenersi in vita senza un ambiente materiale che li sostenga.
Guardando alla “sussistenza dell’uomo “, l’economia dovrebbe occuparsi dell’allocazione dei mezzi scarsi allo scopo di provvedere alla sussistenza umana; in questo senso parliamo dell’economia a partire dalle società più arcaiche, mentre oggi l’economia moderna si basa sullo scambio di mercato, il massimo profitto, fino ad arrivare alle “economie di carta”.
La differenza di significato del termine economico, individuata tra formale e sostanziale, rispecchia due fondamentali tendenze dell’economia, cioè la tendenza tecnica (es. creare una economia di carta) e quella economizzante (la gestione dei beni scarsi). Benché, nella realtà , si manifestino di regola insieme e non si rinvengano quasi mai separatamente, esse derivano tuttavia da cause diverse e indipendenti; in alcuni rami dell’attività economica si presentano anche da sole e si possono avere certi tipi di economie in cui le due tendenze possono in realtà presentarsi l’una senza l’altra.
Nel tempo, il pensiero economico neoclassico ha dato sempre più importanza al significato formale, e ha lasciato lentamente svanire la consapevolezza di quello sostanziale, reale, concreto.
Oggi, la necessità di economia per la sussistenza umana e l’economizzazione è, nella gran parte delle forme economiche istituzionalizzate, “fuori luogo e inappropriata”, al limite tali concetti sono ripresi nell’onnipresente paradigma della “competitività ”, dove l’economicizzazione è funzionale ad una riduzione dei costi al fine di ottenere un aumento del profitto.
L’uomo dipende per la sua sussistenza dalla natura e dai suoi simili, egli sopravvive in virtù di un’interazione istituzionalizzata fra se stesso, il suo ambiente naturale e la società nella quale è inserito. Fin dalla notte dei tempi l’umanità ha dovuto far fronte alle proprie esigenze materiali ma nel tempo è finita con l’intrecciare a ciò la falsa convinzione che per fare questo era necessario sviluppare una logica economizzante, tendente alla massimizzazione, allo scambio e al profitto. Il principio di ottenere il massimo dai propri mezzi. Secondo questa concezione, l’economia, e quindi il tipo di razionalità a cui ci si riferisce, si esprime nella capacità di scegliere in modo da soddisfare i propri bisogni, secondo una scala di preferenze, avendo a disposizione risorse scarse.
Quindi, la nostra indagine inizia sostanzialmente dall’analisi dei rapporti logici tra questi termini: scelta, insufficienza, scarsità , i quali sono evidentemente le colonne portanti dell’approccio economico che abbiamo cominciato a indagare.
Prima di tutto, la necessità di fare una scelta è una condizione che può verificarsi sia in caso di mezzi sufficienti che insufficienti. Ad esempio per scelte di natura morale, o operativa, si può pensare non vi sia un’insufficienza di mezzi, anzi, è facile immaginare situazioni in cui prendere una scelta possa diventare assai difficile proprio per abbondanza di mezzi, senza che questa divenga meno necessaria. La scelta dunque non implica per forza insufficienza di mezzi, ma neppure l’insufficienza dei mezzi implica necessariamente scelta, né scarsità . Cominciando dalla prima opzione: anche nella situazione di dover far fronte a bisogni di natura materiale, delle persone potrebbero semplicemente accettare l’insufficienza dei mezzi in vista della soddisfazione di qualche bisogno senza per questo dolersene, liberandosi così dall’obbligo di dover effettuare una scelta. Si tratta di una rinuncia la cui difficoltà può dipendere sia dall’impellenza del bisogno ma anche dalla “filosofia” delle persone in questione (es. vivere meglio con meno). Quanto alla seconda opzione, perché si verifichi una condizione di scarsità bisogna considerare che non basta
che vi sia un’insufficienza di mezzi, ma deve esserci anche una scelta indotta da tale insufficienza; cioè si deve rispettare almeno una delle due condizioni: più impieghi dei mezzi fra cui scegliere, o più di uno scopo per cui scegliere. Le regole della scelta si applicano infatti in tutti i campi delle relazioni mezzi-fini, e la scala delle preferenze può seguire criteri morali, estetici o in generale semplicemente arbitrari. Ottenere la massima soddisfazione dall’impiego di mezzi scarsi potrebbe essere responsabilità di un generale in una battaglia, di un avvocato in aula di tribunale o la preoccupazione di un giocatore di scacchi messo alle strette. In breve, situazioni in cui una scelta sia necessaria e insieme indotta da una condizione di scarsità sono immaginabili in ambiti diversi da quello economico, così che l’accezione formale di economico risulta intersecarsi con l’accezione sostanziale in modo meramente accidentale.
Ne concludiamo che: nella vita concreta di tutti i giorni, l’accezione formale non può in alcun modo sostituire quella sostanziale; l’importanza di questa premessa emerge osservando quali conseguenze derivino dal fondere le due accezioni di economico in un’unica parola: significa semplicemente postulare l’insufficienza di tutte le risorse materiali per il soddisfacimento dei bisogni umani, per assioma considerati come illimitati, significa, ad esempio, arrivare ad avere “valori economici di carta” che superano una enormità di volte tutto il valore reale del prodotto interno lordo (PIL) del Mondo intero.
Per ora ci limitiamo a mettere in chiaro che l’economia sostanziale è quel processo concreto attraverso il quale ogni civiltà , dalla più semplice alla più articolata, ha soddisfatto i propri bisogni materiali. L’economia formale, diversamente, è una disciplina, la cui comparsa è storicamente ritrovabile nel XVIII secolo, che studia il modo migliore di allocare mezzi dati come insufficienti in vista di fini dati come illimitati.
La concezione formale dell’economico prevalse e assorbì quella sostanziale già nella seconda metà del “˜700, periodo in cui ad opera dei fisiocratici francesi fu generato il concetto di economia. La massimizzazione delle risorse scarse divenne l’imperativo categorico di una società che stava avviando una trasformazione delle proprie istituzioni economiche (e qui in senso concreto, sostanziale ) in un modo che avrebbe cambiato radicalmente anche l’organizzazione delle altre sfere sociali: era l’alba della società di mercato. Quello che ci interessa in questa sede è comprendere a grandi linee la struttura e il meccanismo dell’economia di mercato, che rappresenta una radicale novità nella storia delle istituzioni economiche: un nuovo paradigma organizzativo, che è finito con l’incorporare l’intera società umana nel suo meccanismo, una società di mercato.
Dobbiamo prendere atto che l’organizzazione economica in forma di mercato, fa riferimento a una situazione di onnipresente necessità di scelta derivante dal mezzo universalmente utilizzato: il denaro.
Quindi, a fronte di ciò, secondo la logica neoliberista, la questione si sposta da un problema di scarsità di risorse a un problema di scarsità di mezzi. Nel progetto di Naturalmente Verona ““ Arcipelago SCEC, lo SCEC è un mezzo. Il sistema monetario e in generale il ruolo della moneta come punto di connessione tra economia e società è una questione a cui la nostra ricerca dedicherà grande importanza. Occorre però riprendere il filo del discorso e proseguire la nostra indagine.
Crediamo che distinguere l’economia di cui le persone vivono materialmente (ovvero sostanziale) dall’economia come modello secondo cui la prima è organizzata (ovvero formale) è anche il primo passo per poter comprendere i condizionamenti che il tipo di organizzazione apporta al modo delle persone di soddisfare le proprie esigenze e le conseguenza sociali di un’economia organizzata secondo quel modello, Se tale condizione sia realmente connaturata alla sussistenza dell’essere umano, o se al pari del sistema di mercato, e come conseguenza della sua affermazione, sia invece contingente e superabile. L’utilità di questa riflessione sarà più chiara man mano che ci avvicineremo all’analisi della Rete di Economia Solidale Naturalmente Verona – ArcipelagoSCEC, quando cominceremo a considerare cosa significhi per questa associazione “cambiare paradigma”. Per ora giova sottolineare il senso che Naturalmente Verona ““ ArcipelagoSCEC attribuisce all’economia: l’economia dovrebbe esistere solo per garantire a tutte le persone ciò di cui hanno bisogno, rispettando in questo l’ambiente e i diritti delle generazioni future.
Questa pubblicazione è la sintesi parziale del testo “Prolegomeni economici a una comunità solidale”, scritto da Fancesco Amendola
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da andrea tronchin il gennaio 21, 2011 alle 5:13 pm, ed è archiviato come Blog, Economia solidale e decrescita, Il buon mercato, Produttori di beni e servizi. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |


