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Dieci SCEC, dal de-na-ro al do-na-re

Ecco cominciare il tratto finale del nostro percorso, con le precedenti pubblicazioni “dal denaro al donare“, ci auguriamo di aver sufficientemente preparato il terreno affinché dalla descrizione del progetto di ArcipelagoSCEC e, nelle successive pubblicazioni, l’unione di Naturalmente Verona ““ ArcipelagoSCEC, emerga con chiarezza la natura delle proposte e la diversità  rispetto al contesto socioeconomico di cui abbiamo tentato di mostrare alcuni aspetti salienti, nonché la sostanziale differenza con le attuali Reti di Economia Solidale (DES) che spesso non considerano ancora questa realtà  quale facente parte di “un altro mondo possibile”. In effetti ArcipelagoSCEC e lo stesso strumento dei Buoni Locali di Solidarietà , lo SCEC, sono così innovativi da “sorprendere” gli stessi innovatori dell’Economia Solidale più datata. Quindi, per fare la sua conoscenza cominceremo con un sintetico racconto della sua carta d’identità ; quando, dove, come è nato, dove risiede attualmente, quanto lunga è la fila dei suoi iscritti e in che modo si mantiene vivo e operativo. Tutti i dati che presenteremo nel corso di questa pubblicazione sono accessibili gratuitamente sul sito nazionale dell’associazione: www.arcipelagoSCEC.org

 

 

Storia e profilo dell’associazione

Le origini di questa associazione vanno ricercate in un gruppo di persone che nell’anno 2004 cominciarono a condividere su internet le loro esperienze e opinioni sulla tematica monetaria. Questa lista di discussione, chiamata “Sovranità  monetaria”, raccoglieva persone che stavano sviluppando a livello locale progetti di sistemi monetari differenti da quello ufficiale, ma anche privati cittadini semplicemente interessati all’argomento. In quei primi anni il rapporto tra le varie realtà  rimase per lo più telematico e consisteva appunto in uno scambio di informazioni tra esperimenti che procedevano senza incontrarsi. Citiamo tra queste il tau nella provincia di Lucca, il kro a Crotone, l’esperienza di Ecoroma a Roma, l’associazione napoletana Masaniello. I percorsi di queste realtà  cominciarono a essere orientati da una volontà  comune nel 2006, quando ai contatti telematici fra le persone si abbinarono con sempre più frequenza, ed esiti migliori, le occasioni di incontrarsi, nacque così, in modo informale, “Arcipelago Moneta”. Questo periodo di confronto tra percorsi diversi, ed elaborazione dei risultati ottenuti nelle varie zone, sfociò in una formula condivisa nel maggio del 2007, quando a Napoli fu lanciato per la prima volta il progetto pilota SCEC, il cui nome viene da una famosa battuta di Totò in una scena di Miseria e nobiltà , e che l’associazione ha trasformato nell’acronimo di Solidarietà  ChE Cammina. L’esperimento napoletano destò molto interesse in Italia, anche da parte di alcuni media, così che nei mesi seguenti alla sua prima sperimentazione si presentarono molte occasioni di estendere il progetto fuori dai confini campani. Quando le persone e i gruppi di attivisti che si riconoscevano nel progetto SCEC cominciarono a spargersi sul territorio nazionale, le varie isole formarono un coordinamento a rete che prese naturalmente il nome di arcipelago: ArcipelagoSCEC.

ArcielagoSCEC, attualmente, conta oggi poco più di 9000 associati sparsi in 11 regioni d’Italia, senza prevalenza di nessuna categoria di professionalità  in particolare. Alcuni partecipano come accettatori e fruitori degli SCEC, altri sono attivisti impegnati quotidianamente nella costruzione del progetto. Oltre a singoli cittadini lo Stato italiano, attraverso l’Agenzia delle Entrate, ha di recente stabilito la totale legalità  del progetto di ArcipelagoSCEC, dando così la possibilità  anche agli enti locali di sostenerlo e di partecipare al circuito, accettando parte dei contributi in SCEC per riutilizzarli nei suoi pagamenti ai cittadini, alle cooperative, alle aziende e a tutti gli enti convenzionati.

ArcipelagoSCEC è dunque un’associazione di associazioni, le quali operano a livello locale e si coordinano a livello regionale come isola. Le varie isole sono a loro volta tenute insieme da un coordinamento nazionale di cui fanno parte il presidente di ArcipelagoSCEC, il segretario e tutti i presidenti regionali. Bisogna dire però che il vestito giuridico sommariamente tratteggiato sta decisamente stretto a un’esperienza che fa della partecipazione, e quindi della auto-rappresentazione di ogni sostenitore, l’unico requisito realmente preso in considerazione per stabilire il potere decisionale della persona. In poche parola l’associazione riconosce a chiunque il diritto di prendere parte alle decisioni sugli sviluppi del progetto, dal livello locale al coordinamento nazionale, nella misura in cui sia concretamente impegnato nella loro realizzazione. Le cariche ufficiali, come presidente, segretario, tesoriere che si ritrovano nel coordinamento nazionale come nelle realtà  locali, sono formalità  imposte dalla legge italiana a tutte le associazioni. La stessa scelta di costituirsi con questa veste giuridica è caratterizzata dalle ampie possibilità  di decidere autonomamente rispetto alle pratiche e all’organizzazione interne.

Il regolamento dell’associazione, che tutti i soci sono ovviamente tenuti a rispettare, è espresso nel suo statuto. Otre al controllo diretto che ogni iscritto può e deve fare sulle attività  di Arcipelago, l’associazione mette a disposizione varie piattaforme informatiche affinché tutto quanto succede in ogni isola e in ogni territorio, a partire dalla circolazione degli SCEC, avvenga nella più totale trasparenza, costantemente monitorato e gratuitamente consultabile. Il finanziamento delle attività  dell’associazione deriva dalle quote d’iscrizione annuale ( 10 euro e 10 SCEC per gli accettatori con partita IVA e libera donazione per i soci fruitori) e dalle donazioni volontarie dei soci sostenitori. Oltre a questo, in virtù della sua forma giuridica e delle attività  che svolge, ArcipelagoSCEC può partecipare a bandi e a finanziamenti pubblici. Per amor di cronaca diciamo anche che la maggior parte delle spese avute fino a questo punto per la promozione e la realizzazione del progetto sono state affrontate grazie all’impegno volontario.

 

Fini e principi di ArcipelagoSCEC

Nella premessa di questo lavoro, siamo partiti con una riflessione sul significato sostanziale di economia: quel processo istituzionalizzato che ha la funzione di soddisfare i bisogni materiali delle persone; ArcipelagoSCEC riprende questo concetto citando una frase di Manitonquat che dice: “l’economia dovrebbe esistere solo per dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno“. Eppure, nonostante la chiarezza di questa concezione dell’economico, l’incertezza su cui si sostiene diviene altrettanto evidente nel momento in cui le si voglia dar corso anche nella pratica, giacché come dicevamo nel precedente capitolo non è semplice stabilire quanto e cosa sia lecito alle persone desiderare.

La questione infatti è che si può vedere nell’economia (sostanziale) quel processo chiamato a soddisfare i bisogni materiali di un’organizzazione sociale, ma allo stesso tempo le modalità  in cui questo avviene sono dettate da principi culturali, da concezioni del valore e dei rapporti sociali che gli preesistono e in relazione ai quali possiede, anche, una funzione simbolica. ArcipelagoSCEC nasce infatti dalla volontà  di pensare e costruire un nuovo paradigma, quindi è dalle sue premesse antropologiche che dobbiamo partire, poiché da queste derivano anche le sue proposte progettuali in ambito economico; è un’esperienza di convivialità  e comunicazione orale, fra persona e persona; manifesti, articoli, statuti e documenti ce ne sono e continueranno ad aumentare, ma senza illudersi che possano raggiungere l’obbiettivo che nel dialogo è invece una premessa: l’ascolto reciproco. Per cominciare crediamo che la cosa migliore sia riportare ciò che l’associazione descrive come il contesto sociale in cui è nata e in vista del quale ha sentito l’esigenza di operare. I passi che verranno proposti hanno un valore più suggestivo che esaustivo, ma sono pur sempre brani condivisi da tutto ArcipelagoSCEC in cui si raccontano le sue origini, se ne descrive il presente e lo sguardo, ma soprattutto il percorso, con cui insegue l’orizzonte. In breve la visione e la sensibilità  che fa di tante isole per l’appunto un arcipelago e nellarcipelago una fitta rete di relazioni.

 

Dallo statuto dell’associazione: Arcipelago SCEC (la Solidarietà  ChE Cammina) è un’associazione culturale, senza scopo di lucro, no profit, apartitica e indipendente; persegue le seguenti finalità : promuovere una cultura solidale quale fondamento duraturo per relazioni sociali ed economiche giuste e pacifiche; promuovere il rispetto della dignità  umana e dell’ambiente richiamandosi ai principi etici e politico-culturali della Costituzione Italiana, con particolare attenzione agli art. 2,3,4 comma 2, 18 comma 1, e della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”; promuovere, negli ambiti sociali con cui entra in rapporto, l’introduzione di strumenti di supporto alle relazioni umane considerati funzionali all’effettiva affermazione della persona, percepita nella sua interezza vitale; promuovere modalità  di scambio del tempo da destinare a prestazioni di mutuo aiuto a favore di singoli cittadini o della comunità  locale, ai sensi della Legge n.53, 8 marzo 2000;

Per il raggiungimento dei suoi fini, ArcipelagoSCEC intende svolgere varie attività , in particolare: rappresentare le realtà  associative denominate Isole, nella loro qualità  di affiliate ed impegnate sul territorio nel perseguire le finalità  di cui sopra; costituire un punto di riferimento istituzionale per le comunicazioni tra le affiliate, volto all’elaborazione e organizzazione collegiale di tutte le operazioni ritenute utili alla gestione e impiego dei Buoni Locali di Solidarietà  SCEC (BLS) e sviluppo dei progetti collegati, nel rispetto del Regolamento Operativo al momento vigente; sostenere le affiliate nelle attività  di sviluppo delle economie locali, attraverso la fondazione e conduzione dei Circuiti di Economia Solidale nei quali introdurre l’uso del sistema econometrico di proprietà  del partecipante alla collettività , costituito dai “BLS”; favorire e sostenere gli interscambi fra le varie affiliate.

 

Dalla sezione Perché Arcipelago del sito nazionale: Viviamo all’interno di un paradigma che parrebbe immodificabile: un sistema che pone una serie di priorità  ““ tra cui quella economica ““ superiori alla priorità  umana. L’opposizione attiva a questo paradigma, realtà  quotidiana che vede l’Uomo in secondo piano, ha mostrato nel tempo che il vivere in spazi, tempi e luoghi solidali non può che essere una possibilità  marginale e non modificativa dello status quo. Il paradigma attuale ci lascia una valvola di sfogo ma ci fa permanere in una realtà  che non mette al centro l’Essere Umano. Secondo il paradigma vigente, questo margine non dovrà  mai estendersi né rappresentare la strada del cambiamento. Sappiamo che negli ultimi dieci anni il livello di dipendenza delle famiglie italiane da finanza, debito, oneri è andato aumentando esponenzialmente; che il livello di mono-cultura televisiva è a tal punto invasiva da determinare essa stessa i comportamenti nella vita reale; che il “tasso” di socialità  è degradato fino a fare del diverso un problema di sicurezza; che lo stato generale della nostra salute è a tal punto indebolito da aver

reso comuni termini come allergie, intolleranze, immuno-deficienze; che pur parlando tanto di buona alimentazione aumentano le vendite negli hard discount a scapito dei negozi tradizionali. A fronte di questo riusciamo a comprendere come il rigenerarsi, la buona alimentazione e il benessere, l’avere rapporti interpersonali soddisfacenti, ottenere il giusto tempo da dedicare a quanto riteniamo importante, coltivare l’idea di ambienti più salutari e più belli, siano aspetti che possiamo solo inevitabilmente ritagliare all’interno di una quotidianità  che ci pare sempre più simile a una forma di schiavismo.

Il “perché” di Arcipelago è questo: restituire la Sovranità .

 

Sovranità  culturale e formativa “La scuola deve rispondere alle esigenze della società ”.

In questa affermazione, ormai divenuta slogan corrente, è brillantemente riassunta la vera e propria malattia dell’attuale sistema. Una società  sana si nutre e si rinnova dalle energie libere ““ quindi non condizionate dall’esistente ““ che ogni nuova generazione sprigiona da un altrettanto libero approccio allo studio, alla conoscenza, al sapere. Quindi lo slogan di Arcipelago non può che essere: “La società  si rinnova grazie alla libera energia dell’uomo conoscente”. In ciò, assume un ruolo importante l’Autoformazione.

 

Sovranità  sulla salute “Un uomo dopo i 40 anni o diventa medico di se stesso o non vi sarà  medico in grado di curarlo”. In questo pensiero di Goethe vi è espresso il principio fondante del rapporto tra medico e paziente: il permettere al paziente di prendere sempre più coscienza di sé, delle cause delle proprie malattie e delle conseguenti azioni volte a curarle. La remissione delle scelte ““ quindi anche delle responsabilità  ““ all’altro, o peggio ad una pasticca, può essere solo interesse di quanti non vogliano la partecipazione attiva

dell’individuo al proprio destino.

 

Sovranità  alimentare ed idrica: se è vero che “siamo ciò che mangiamo“, chi siamo noi? Quanto di ciò che mangiamo deriva da scelta voluta rispetto a suggestioni pubblicitarie, calcoli economici, scarsità  di tempo? Riappropriarsi del “mangiar bene” vuol dire riappropriarsi del rapporto col proprio corpo. La Sovranità  alimentare rappresenta il diritto delle popoazioni di decidere, cosa produrre, come produrlo e commercializzarlo. L’acqua, come il cibo, non possono essere considerati una semplice merce, prima di ogni cosa sono un diritto, Beni Comuni.

 

Sovranità  territoriale: i luoghi sono espressione delle persone che li vivono e non semplicemente abitano. Le diversità  dei luoghi, come delle famiglie ed infine degli individui, sono manifestazione della reale complementarità  di cui e con cui vive una comunità . Un territorio esprime unicità  e peculiarità  se liberamente manifesta le qualità  e le vocazioni dei propri cittadini, non se si piega alle “esigenze” dei mercati, compreso quello turistico. La conquista della sovranità  territoriale passa quindi dalla riconquista delle vocazioni oggi inespresse.

 

Sovranità  monetaria ed economica: se l’economia è produzione e scambio di beni, prodotti e servizi, quindi della capacità  umana di pensarli e realizzarli, il denaro è lo strumento migliore ““ perché neutro ““ per facilitare gli scambi e misurare ““ solo misurare ““ valori reciprocamente riconosciuti. Valori delle cose (beni prodotti e servizi) non certo del misuratore. Sovranità  monetaria è quindi ben più che creazione, emissione, distribuzione di denaro senza interessi, è primariamente riconoscimento e, quindi riappropriazione, del valore del nostro fare e della volontà  di scambiare: solo questo “depotenzierà ” prima ed eliminerà  poi il denaromerce, il denaro-valore, in definitiva il denaro-potere.

 

Sono sovranità  già  nostre, di diritto dell’essere umano in quanto creatura vivente. Le abbiamo disconosciute. Dobbiamo volerle indietro. Ed esercitarle. Insieme.

 

Un insieme di persone che voglia farsi Comunità  deve prendere coscienza innanzi tutto del principio della responsabilità  di ogni individuo, qualunque ruolo esso rivesta, qualunque sia il suo livello di cultura, coscienza, esperienza. Solo questo potrà  definirsi vera Democrazia: la partecipazione attiva di ciascuno a quanto diviene, si concretizza e continuamente si modifica nelle cose comuni, nella quotidianità  e nella comunità  nel suo complesso. Ci sono motivazioni che muovono le persone, da sole o in gruppo, ad un agire concreto, costruttivo e positivo e che prendono avvio da esigenze che hanno superato motivi di contrapposizione per lasciare il posto a moti di collaborazione. Questo è all’origine e fondamento di Arcipelago Å CEC.

 

Quando il popolo farà  strada, i leader si accoderanno” Gandhi

Per far questo Arcipelago ha “iniziato dall’economia. In economia ha “iniziato” dal mezzo di scambio. Ciò è semplicemente coerente con l’assunto del principio della responsabilità  di ogni individuo; l’auto responsabilità  prenderà  corpo da quanto oggi maggiormente divide, classifica, categorizza; da ciò che ci rende “concorrenti” l’uno con l’altro; da quello che pretende di misurarci non per quanto siamo ma per quanto possediamo. Siamo partiti per questo lungo viaggio affrontando proprio ciò che oggi è quanto di più distante da un sentire sociale, aggregante, comunitario: la questione monetaria che divide e abbandona.

Lo abbiamo fatto partendo da noi, dai nostri spazi, da quanto possiamo e dobbiamo fare senza aspettare adesioni dall’alto, da istituzioni o rappresentanze: è necessario, innanzi tutto, re-imparare a rappresentare noi stessi. Ripartire da noi significa restituirci quel valore che l’uso del denaro ci ha tolto: non il denaro in sé, che è solo un oggetto, uno strumento neutro, nato per veicolare al meglio quanto sappiamo fare e dare ( merci, servizi, beni ); bensì l’uso che ne viene fatto, distorto e fuorviante. Se il denaro diviene altro, assumendo un valore ed un conseguente potere, ciò che può e deve essere fatto da noi è sottrargli questo valore fittizio per restituirlo a quanto invece è degno di avere un reale valore: l’essere umano e la sua Comunità ; responsabile, democratica e aggregante.

Per fare ciò Arcipelago ha creato gli Å CEC, i Buoni Locali.

 

Dalla sezione “Il Costruttore del Nuovo” del sito nazionale.

Si può costruire qualcosa di nuovo e libero; uno spazio dove la Solidarietà  reciproca sia la norma e dove non ci siano secondi fini e manipolazione?

La risposta e che si può, ma solo dopo aver abbandonato i vecchi schemi di pensiero e di approccio alle varie problematiche. Il nuovo mal si concilia con gli schemi di potere, complotti, corruzioni. Il nuovo deve essere nuovo nella forma e nella sostanza perché è il solo modo che ha per poter crescere e radicarsi profondamente.

Chi si avvicina al nuovo pensando di manipolarlo, averne ritorni, ottenere potere ecc. viene respinto perché non sarà  in armonia con l’essenza del nuovo: perché vorrà  replicare i suoi schemi in quel nuovo che invece, essendo nuovo, sfugge a tutto ciò. Il nuovo non è passivo, ma è un comportamento attivo che richiede aggiustamenti, azioni e interazioni continue con gli altri compagni di viaggio.

Fare il costruttore del nuovo è la scommessa a cui siamo chiamati in questo momento di forte cambiamento; una continua respons-abilità , intesa nel senso di abilità  nel dare risposte, che richiede di pensare fuori dagli schemi ed essere ben disposti a intraprendere un viaggio comune in acque inesplorate.

Per ArcipelagoSCEC, il punto di partenza è la solidarietà , il rispetto della dignità  umana e dell’ambiente. Il cuore di tutto, il principio di autodeterminazione. Starà  al lettore valutare se una persona obbligata a lavorare una vita per ripagare un debito di cui non ha colpa può dirsi libera; se una persona che per mancanza di soldi o di tempo non si può dedicare a ciò che per lei è realmente importante, né a quella che sente essere la propria vocazione, può dirsi libera; se una persona che non ha la possibilità  di mangiare e curarsi adeguatamente, di scoprire il mondo che la circonda, conoscerlo senza condizionamenti e partecipare al suo cambiamento può dirsi libera; se una persona che per la propria sussistenza non può fare a meno di contribuire ed essere complice di un sistema inumano può dirsi libera; e in fondo, se una persona a cui viene impedita la possibilità  di prendere coscienza della sua condizione, tanto da affidarsi a chi più di tutti si adopera per farla rimanere tale, può dirsi realmente libera,

anche questo starà  al lettore valutarlo. In un’ottica individuale l’autodeterminazione si chiama generalmente libero arbitrio, in senso collettivo traduciamo ciò con il termine sovranità . Questo è il punto di partenza e di arrivo di ArcipelagoSCEC.

Oltre a quelle nominate dovremmo però aggiungere la sovranità  che nel proclama rimane implicita, poiché è l’unica grazie a cui possono realizzarsi le altre e che a sua volta si realizza nello stesso processo di riappropriazione auspicato da queste dichiarazioni: la sovranità  politica.

Siamo consapevoli che la libertà  sia tra i discorsi più alti che una persona possa affrontare e insieme, data la sua scivolosità , tra i più pericolosi. In fondo questo ideale ha avuto innumerevoli interpretazioni e modi di essere vissuto. Nella nostra società  la libertà  è intesa prima di tutto come possibilità  di una persona di affermare la propria individualità , e il campo in cui è lecito esercitarla è circoscritto alla scelte che la riguardano isolatamente: “la tua libertà  finisce dove comincia quella dell’altro” è un detto di uso comune nella nostra società  e dà  l’idea del modo i cui è vissuta. ArcipelagoSCEC, aspirando a una “cultura solidale come fondamento dei rapporti sociali“, propone una visione della libertà  che richiama sotto molti aspetti le riflessioni che abbiamo svolto sull’atto del donare. Essa potrebbe esprimersi in questo modo: “la tua libertà  vive della libertà  dell’altro“. Riconoscere il dono, come fa spesso questa associazione, come fondamento del rapporto sociale significa non pretendere mai dall’altro ciò che non si è disposti a fare di propria iniziativa; che quindi il rispetto della propria libertà  si genera dal rispetto di quella degli altri. Questa visione non contraddice il principio della libertà  individualista, semplicemente la ingloba e la trascende: la libertà  non è una cosa data, essa non si consuma come un pasto in solitudine. La libertà  è inventare sé stessi consapevolmente ed è un cammino che in ogni direzione si arricchisce del confronto con chi ha preso la stessa strada.

Fin qui, nelle documentazioni dell’associazione non si è parlato ancora di cosa fare perché prima di tutto bisogna aver chiaro il come fare; prima di qualsiasi obbiettivo viene l’atteggiamento con cui lo si persegue. Il metodo, o il mezzo, è come abbiamo letto la partecipazione. La partecipazione ad ArcipelagoSCEC non è una richiesta di sostenitori per attuare i propri intenti, essa è una conseguenza dello stato di coscienza di una persona, e poi di una comunità , che vive i principi che abbiamo descritto. Alla base di questa vi è la consapevolezza di sé e della propria unicità , ma insieme della propria inconsistenza senza il sostegno e il confronto con l’altro. Dai principi della solidarietà , della responsabilità  e della partecipazione deriva il metodo di ArcipelagoSCEC, riassunto benissimo dalla frase di Buckminster Fuller citata emblematicamente alla fine del comunicato: ” non cambierai mai le cose combattendo la realtà  esistente. Per cambiare qualcosa costruisci un modello nuovo che renda la realtà  obsoleta“.

Con questa citazione si allude prima di tutto alla scelta di essere propositivi e, nell’ambito in cui si esprime questo atteggiamento, ad andare oltre la rivendicazione e la protesta contro un aspetto della società , per ricostruire dalla radice e collettivamente una società  nuova. La scelta di creare un’alternativa dal basso, sulla base del consenso e della partecipazione, riflette la convinzione in questo assunto: il cambiamento non può avvenire se cala dall’alto perché nulla di predefinito si adegua al cambiamento; il cambiamento è sempre il risultato di un percorso interiore che ha per ognuno tempi e cammini diversi; il cambiamento comincia mettendosi in discussione di fronte all’altro. Dare un’alternativa, e l’esempio nella pratica, è dunque l’unico modo per poter trasmettere ciò che si ritiene buono senza violare il libero arbitrio dell’altro, poiché si dà  a lui la responsabilità  di scegliere.

La comunità  che intende ArcipelagoSCEC è quindi quello stato sociale dove le persone vivono e coltivano il loro rapporto con l’altro secondo i principi che abbiamo tentato di spiegare. Questo non può essere naturalmente dato per scontato ma si può ambire a favorirne la possibilità ; si può ambire a una società  dove questi principi vengano incentivati anziché frustrati. Se dunque questo è il motivo di tanta convinzione nel proporre progetti di economia sociale e solidale allo stesso tempo ArcipelagoSCEC non è interessato alla prefigurazione di un modello organizzativo ideale, poiché una comunità  realmente democratica è un processo in divenire determinato dalle persone che vi partecipano ed è in questa modulazione continua e trasformazione condivisa della società  che è vista l’essenza e la bellezza della democrazia che, necessariamente, inizia con l’ascolto dell’altro.

Desideriamo concludere la discussione sui principi di ArcipelagoSCEC proprio perché aperta a numerosi interrogativi e ancora tutta da inventare. D’altra parte se si pretendesse arrivare a una definizione perfetta di parole come solidarietà , dignità , libertà , consapevolezza, o se dovessimo trovare una soluzione filosofica al dilemma del libero arbitrio, non finiremmo mai di scrivere; né ArcipelagoSCEC, se avesse fatto di tale ricerca teorica un vincolo, avrebbe cominciato a operare. La risposta alle facili accuse di superficialità  che potrebbero insorgere da questa dichiarazione crediamo si trovino nelle pagine precedenti, e prima di tutto nell’affermazione secondo cui “il costruttore del nuovo sta più nel cuore che nella mente”.

Prossimo passo di questo percorso sarà  dunque quello di entrare più nello specifico di questo progetto ed esaminare gli strumenti con cui s’intende attuarlo. Diciamo questo ma sempre tenendo a mente che non si tratta di proporre un modello universale di società , bensì un atteggiamento con cui porsi nei suoi confronti, che si concretizza di volta in volta in proposte concrete. Lo SCEC quindi, come tutto ciò che verrà  in seguito presentato, non sono altro che strumenti ed espressione di questo spirito e mai l’obbiettivo da raggiungere.

Essi sono la miccia per innescare il processo, il ponte verso una sponda ancora inesplorata; sono lo specchio di fronte al quale mettere una società  che per guarire deve prima di tutto scoprirsi malata. Vediamo allora di scoprire cosa propone ArcipelagoSCEC nella pratica e come si traduce in ambito economico e sociale il costante riferimento alla solidarietà  e al donare che compare nelle sue dichiarazioni. Cercheremo insomma di

capire come questa associazione pensa di avviare un cambiamento che porti all’affermazione di qualcosa di “nuovo e libero; uno spazio dove la Solidarietà  reciproca sia la norma e dove non ci siano secondo fini e manipolazione”.

Dopo la presentazione dei suoi principi etici, che sono allo stesso tempo il fine per cui opera, nella prossima pubblicazione analizzeremo la scelta di questa associazione di partire dall’economia e dalla questione monetaria per avviare il cambiamento a cui abbiamo accennato: ArcipelagoSCEC afferma di essere partito dall’economia perché è in questa sfera che si manifesta con più violenza la malattia di questa società . Essa non è ovviamente la malattia, ma il suo sintomo più evidente.