andrea tronchin
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Post di andrea tronchin
Campagna di Obbedienza Civile
22 feb
COMUNICATO STAMPA. ANCHE A VERONA PARTE LA CAMPAGNA DI OBBEDIENZA CIVILE. Conferenza stampa- giovedi 23 febbraio ore 11:45 presso la Scala della Ragione in Cortile Mercato vecchio. Il 12 e 13 giugno scorsi la maggioranza assoluta del popolo italiano ha votato per l’uscita dell’acqua dalle logiche di mercato e per la sua affermazione come bene comune. Un voto netto e chiaro, con il quale 27 milioni di donne e uomini, per la prima volta dopo decenni, hanno ripreso fiducia nella partecipazione attiva alla vita politica del nostro paese e hanno detto no alla privatizzazione dei servizi idrici e no ai profitti sull’acqua. Finora si tratta di un voto disatteso e messo costantemente sotto attacco come dimostrano le vicende di questi giorni sul decreto liberalizzazioni in esame in commissione parlamentare. Il senso della campagna sta nel rispetto della volontà popolare del voto di giugno: la campagna di Obbedienza Civile consiste nel pagare le bollette del periodo successivo al referendum con una riduzione pari alla componente della remunerazione del capitale investito così come ha deciso il 95,8 % degli elettori. Anche la corte costituzionale nel dichiarare l’ammissibilità del referendum ha precisato che “la normativa residua è immediatamente applicabile e non presenta elementi di contradditorietà”. Giovedì presso la scala della Ragione presenteremo l’istanza di diffida individuale per i gestori- Acqueveronesi e Ags- che richiede l’eliminazione dalla tariffazione della quota corrispondente alla remunerazione del capitale investito e indicheremo luoghi e orari degli sportelli aperti a Verona e in provincia. Nessun gestore ha finora tolto la quota del 7% di profitto garantito dalle tariffe che non sono state modificate quindi secondo quando deciso dalla maggioranza degli italiani. Sia a livello nazionale che a livello locale con i nostri 2 principali gestori Acqueveronesi e Ags. Comitato Veronese Acqua e Beni Comuni: Silvia Caucchioli – 347 4426582 – silviacaucchioli@hotmail.it; Luca Cecchi – 3343538091 – 56lucacecchi@gmail.com; Cristiano Bordin – 3475308104 – cristiano.bordin@yahoo.it
La Grecia siamo noi
18 feb
A due anni dalla denuncia dello stato comatoso delle sue finanze (ma gli interessati, in Germania e alla Bce, lo sapevano da tempo: erano stati loro a nasconderlo) la Grecia, sotto la cura imposta dalla cosiddetta Troika (Bce, Commissione europea e Fmi) presenta l’aspetto di un paese bombardato: un’economia in dissesto;aziende chiuse; salari da fame; disoccupazione dilagante; file interminabili al collocamento e alle mense dei poveri; gente che fruga nei cassonetti; ospedali senza farmaci; altri licenziamenti in arrivo; tasse iperboliche sulla casa e sfratti; beni comuni in svendita. E ora anche una città in fiamme. Ma a bombardare il paese non è stata la Luftwaffe, bensì il debito contratto e confermato dai suoi governanti di ieri e di oggi nell’interesse della finanza internazionale. Con la conseguenza che, a differenza di un paese uscito da una guerra, in Grecia non c’è in vista alcuna “ricostruzione”, o “rinascita”, “ripresa”; ma solo un fallimento ormai certo – e dato per certo da tutti gli economisti che l’avevano negato fino a pochi giorni o mesi fa - procrastinato solo per portare a termine il saccheggio del paese e, se possibile, il salvataggio delle banche che detengono quel debito; o di quelle che lo hanno assicurato. Le armi però c’entrano eccome. All’origine di quel debito, oltre alla corruzione e all’evasione fiscale, ci sono le Olimpiadi del 2004 (costate oltre un decimo del Pil) e l’acquisto di armi, che la Grecia è costretta a comprare e pagare a Francia e Germania come contropartita della “benevolenza” europea, per importi annui che arrivano al 3 per cento del Pil. Quattro fattori, armi (come F135), Grandi eventi (Olimpiadi o Expò, o Mondiali, o G8), evasione fiscale e corruzione che accomunano strettamente Grecia e Italia. Ma non solo. Nel pacchetto, il quinto in due anni, delle misure imposte alla Grecia – liberalizzazioni di tariffe, mercati e lavoro, privatizzazioni dei servizi pubblici, blocco delle assunzioni, definanziamento di scuole, ospedali, Università, servizi sociali – c’è pari pari il programma del governo Monti (anch’esso cucinato da Bce e Commissione europea). La Grecia è solo un anno più avanti di noi sulla strada del disastro e Monti è il Papademos italico incaricato di accompagnarvi l’Italia spacciandosi per il suo salvatore e garantendone il saccheggio. Continua >
A proposito di… Decrescita – parte seconda –
16 feb
Eccomi qui con la continuazione delle mie riflessioni sul tema. Ricordate la precedente puntata “Ma questa Decrescita è veramente felice?” Parlavo di finanziarizzazione dell’economia, massa monetaria disgiunta dalla ricchezza reale, denaro come merce, indebitamento finalizzato a far correre il PIL, …. Ci eravamo lasciati con qualche domanda circa le possibili soluzioni e il ruolo del Commercio Equo nello scenario della decrescita. Io mi permetto di portare alcuni contributi e di portare qualche esempio di decrescita già in atto e per di più felice oltre che ad esprimere un mio giudizio sugli scenari del Commercio Equo. Intanto dal lato finanziario la soluzione principe è sempre quella che ci diciamo da molto: le banche devono tornare a fare le banche. Il denaro lo devono prestare per progetto imprenditoriali e di sostegno alle attività economiche che aziende o singoli vogliono intraprendere senza aver a disposizione le risorse monetarie. I banchieri devono quindi tornare a fare bene il loro mestiere di valutazione dei progetti e dei business plan imprenditoriali. Queste competenze si sono notevolmente ridotte nel tempo a scapito di “menti finanziarie”. Un esempio concreto sul mercato italiano c’è e si chiama Banca Etica. Sicuramente questo significa far decrescere anche il sistema bancario, ma …. il sistema sta già decrescendo. Provate a chiedere un mutuo. La cifra che vi offrono così risibile e le garanzie sono tali che è sostanzialmente inutile provarci se volete comprare casa. La parola d’ordine di diversi istituti è di non erogare (ovviamente nessuno lo scrive). Sull’articolo de Il fatto Quotidiano del 4 gennaio scorso c’è un’approfondita analisi dei tentativi fatti dall’autore di ottenere un mutuo in diversi sportelli di diversi istituti. Il denaro recentemente erogato dalle banche centrali al sistema bancario europeo (che ne aveva bisogno come noi dell’ossigeno) al tasso dell’1% aveva come obiettivo dichiarato aumentare il flusso di denaro verso clienti e aziende per favorire la ripresa. Le banche invece hanno utilizzato questi soldi per rafforzarsi patrimonialmente e per comprare titoli di stato a rendimenti intorno al 6% realizzando automaticamente e senza sforzo un profitto ancora una volta finanziario. Continua >
Salviamoci con il pianeta terra: verso Rio + 20
15 feb
E’ incredibile notare quanto in questo paese, si parli di banche, borsa, finanza e quanto poco di ambiente. Il governo Monti è tutto proteso sulla crescita dimenticando che il Pianeta Terra non ci sopporta più. E’ inconcepibile il silenzio che ha circondato la Conferenza sull’Ambiente di Durban (Sudafrica) tenutasi lo scorso dicembre. Silenzio prima, durante e dopo quell’importante vertice. “Gli abitanti di questo Pianeta – ha detto giustamente a Durban il noto politologo Noam Chomsky – sono affetti da un qualche tipo di follia letale.” Sembra quasi che il problema del surriscaldamento che è stato al centro delle trattative a Durban, non lo si vuole affrontare in pubblico dibattito. E’ un tabù! Eppure è il problema più grave che ci attanaglia tutti: il Pianeta Terra non ce la fa più con Homo sapiens. Giustamente il teologo australiano Paul Collins ha scritto nel suo recente libro Judgment Day: “Ritengo che la generazione che va dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi sarà tra le generazioni più maledetta della storia umana: mai prima di oggi esseri umani hanno talmente degradato e danneggiato il Pianeta Terra.” Eppure questa gravissima crisi ecologica sembra quasi che non ci tocchi, non ci interroghi, non ci preoccupi. Dopo la Conferenza dell’Onu di Rio del 1992 (il Vertice della Terra) che aveva suscitato così tante speranze, l’umanità non ha fatto altro che ignorare o sottovalutare il dramma ecologico. Abbiamo perfino lasciato decadere, quest’anno, il Trattato di Kyoto. La comunità scientifica mondiale, che si esprime tramite l’IPCC, ha continuato ad ammonire tutti che la situazione va peggiorando. Tutti i tentativi fatti per arrivare ad un accordo sia a Copenhagen (2009), come a Cancun (2010) e a Durban (2011) sono falliti. “Questa conferenza di Durban – ha scritto Giuseppe De Marzo, presente al vertice – finisce senza accordi vincolanti e una volta scaduto Kyoto niente potrà sostituirlo, stando così le cose. Dovremo aspettare il 2015 o addirittura il 2020.” Ma non abbiamo dieci anni a disposizione per salvarci! La comunità scientifica ritiene che la temperatura potrebbe salire di 3-4°C entro la fine del secolo. Per evitare tale disastro dobbiamo tagliare l’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050. Purtroppo i governi sono oggi prigionieri dei potentati economico-finanziari, come dei potentati agro-industriali che traggono enormi profitti da questo sistema. La finanza poi, che è il vero governo mondiale, vuole guadagnare anche sulla crisi ecologica con la cosiddetta green economy, l’economia verde. E’ la finanziarizzazione anche della crisi ecologica. “Che dobbiamo fare?” è la domanda che ci viene spesso rivolta. Continua >
I sei pilastri della conversione
15 feb
Misurarsi con il governo Monti sul suo terreno non è saggio. Monti comanda ma non governa. Comanda perché i partiti che lo sostengono (sempre più infelici) glielo lasciano fare e gli elettori che essi pretendono di rappresentare non hanno forze né strumenti per fermarlo. Per tutti il movente è unico: la paura di un disastro che non si sa valutare. Ma a governare non è né Monti né l’Europa, ma la finanza internazionale che decide per entrambi. Le misure adottate – “salvaitalia” e “crescitalia” – non avranno alcun effetto di stabilità, come non lo avrà il nuovo pacchetto ammazza-lavoro cucinato dalla prof. Fornero. Le cifre sparate sui futuri effetti di quei decreti (Pil +11%; salari +12; consumi +8; occupazione +8; investimenti + 18) ricordano più la tombola che le discipline accademiche di cui la compagine governativa mena vanto. Se oggi la speculazione sul debito italiano sembra placarsi è perché Monti le ha dato un altro po’ di succo da spremere, esattamente come era successo in Grecia, fino a nuovo ordine. D’altronde Draghi ha spiegato che lo spread serve proprio a questo: rendere possibile quella spremitura che il lessico economico-politico chiama “riforme” e “modernizzazione”. Ma con un debito di 1900 miliardi e un patto di stabilità che pretende di dimezzarlo a nostre spese, gli agguati della finanza continueranno a restare alle porte. E finché la finanza internazionale potrà contare su risorse che valgono 10-15 volte più del prodotto lordo del mondo non c’è governo che ne sia al sicuro; nemmeno erigendo una muraglia cinese contro i suoi assalti. Il confronto con il governo Monti, con questa Europa e con il potere della finanza internazionale va quindi condotto su un diverso piano, che è quello della vita e delle condizioni di esistenza della maggioranza della popolazione, dei rapporti che ci legano all’ambiente fisico e sociale in cui viviamo, dei diritti inalienabili di cittadinanza che ne discendono in quanto abitanti di questo pianeta (tutte materie totalmente estranee alla cultura del governo, ma dimenticate anche da molti dei suoi commentatori e dei suoi critici). Quei rapporti rendono indissolubile il nesso tra ambiente ed equità sociale. Continua >
Lettera ad ogni candidato sindaco
13 feb
Lettera ad ogni candidato Sindaco di ogni tempo in ogni luogo. Fra poco più di un mese tappezzerai con la tua faccia ammiccante i muri della città. Non farlo. Mandaci piuttosto una registrazione audio con i battiti del tuo cuore, l’attività del tuo cervello e i brontolii del tuo stomaco. Dirai che sarai sobrio. Non farlo. Lo consideriamo un pre-requisito, a patto che non chiami sobrietà la glaciale, cinica e feroce esecuzione della volontà dei mercati contro i diritti delle persone (Monti docet). Dicci piuttosto se ami la vita. Dirai che ti vuoi mettere al servizio della città. Non farlo. Dicci piuttosto se al termine del tuo mandato tornerai al tuo lavoro o ti infilerai in qualsivoglia Consiglio di Amministrazione di qualsivoglia SpA. Dirai che sarai il sindaco di tutti. Non farlo. Perché non siamo tutti uguali. Le città e i territori sono oggi ostaggio dei poteri forti della proprietà fondiaria e immobiliare, delle banche e della finanza e i cittadini ne subiscono le conseguenze. Dicci piuttosto da che parte stai. Dirai che l’acqua è un bene comune. Non farlo. Dicci piuttosto entro quanto tempo rispetterai il voto referendario della maggioranza assoluta dei cittadini. Dirai che cambierà la politica del territorio, dei rifiuti, dell’energia e dei trasporti. Non farlo. Dicci piuttosto quando, dove, come e in quanti prenderemo le decisioni al riguardo. Dirai che realizzerai grandi opere per dare impulso all’economia, ma che saranno compatibili con l’ambiente. Non farlo. L’unica compatibilità con l’ambiente è non fare le grandi opere. Dicci piuttosto se per te è vero che l’economia è la cura della “casa” e la “casa” ha bisogno di manutenzione costante del territorio e delle reti, di prevenzione idrogeologica, di restauro dei centri storici, di servizi di qualità, tutti interventi che producono lavoro fisso e non noioso. Continua >
Sbilanciamoci
13 feb
Di fronte a questa crisi economica epocale, si moltiplicano gli studi e le proposte alternative della Società Civile di fronte agli interventi giugulatori attuati nei piani di risanamento dei conti pubblici da parte di tutti i Governi in difficoltà. Quello che accade in questi giorni in Grecia è quanto si prospetta nel futuro di altri Stati quali ad esempio Portogallo, Spagna e anche l’Itlaia. Eppure soluzioni migliori a questi “aggiustamenti strutturali” esistono, come le monete complementari che esistono nel mondo. In Italia le esperienze collegate a sistemi di “pseudo monete complementari”, si vanno moltiplicando (pseudo perché produrre sistemi di monete complementari “pure”, usate al 100% è considerato illegale dell’economia bancaria dominante), ad esempio il sistema dei Buoni Locali Solidali di Arcipelago SCEC è una realtà già presente e diffusa, con circa 3000 aziende aderenti e 15.000 iscritti a livello nazionale e in piena espansione. Ma le possibilità e le proposte della società Civile non si limitano solo a questo. Pubblichiamo qui di seguito un interessante articolo di Stefano Sylos Labini, del moviento “Sbilanciamoci” che in sisntesi propone di utilizzare i titoli di Stato come moneta complementare: “I tedeschi hanno il terrore che l’eccesso di debito pubblico spinga la Banca centrale europea a stampare grandi quantità di moneta che farebbe scoppiare l’inflazione. Per questo la Cancelliera Merkel, con la sua intransigenza sul risanamento dei bilanci dei paesi europei più in difficoltà e con la sua posizione contraria verso l’emissione degli Eurobond e verso gli acquisti di titoli del debito pubblico da parte della Bce, sta spingendo l’Europa in una pericolosa recessione e in una crisi di fiducia che potrebbero avere conseguenze devastanti.” Continua >
Una finanza etica per un futuro equo
10 feb
Dopo la crisi finanziaria del 2007-2008 gli Stati sono intervenuti per salvare le banche trasferendo l’eccesso di debiti dai grandi soggetti finanziari al pubblico. Si stima che l’intervento dei governi per salvare il sistema finanziario sia stato di 14.000 miliardi di dollari. Soldi sottratti alle persone. Ora come cittadini siamo chiamati a “stringere la cinghia” e accettare misure di austerità e tagli alla spesa sociale, al welfare, ai diritti mentre stiamo ancora aspettando regole condivise per limitare lo strapotere della finanza. La speculazione è ripartita a pieno ritmo e le lobby finanziarie lavorano per diluire o bloccare qualsiasi tentativo di riforma o regolamentazione. E’ arrivato il tempo in cui ognuno, come cittadino, risparmiatore, lavoratore, pensionato e consumatore, debba fare la propria parte e debba prendere coscienza che l’utilizzo del proprio denaro ha conseguenze dirette sul futuro suo, dei suoi simili e dei suoi figli. Ogni cittadino è parte integrante del sistema economico e finanziario: lavora, percepisce un reddito, risparmia, investe, acquista titoli di stato, quote di fondi di investimento, deposita liquidità su conti di risparmio, sottoscrive polizze assicurative. Questo significa che in ultima istanza siamo tutti noi a fornire la “materia prima” che alimenta il sistema finanziario. Quando affidiamo i nostri risparmi a un intermediario finanziario dobbiamo iniziare a chiederci se siamo disposti a fidarci di qualcuno che intenda usarlo per un traffico di mine antiuomo, per quanto remunerativo, o a chi volesse giocarselo al casinò della speculazione. Non con i miei soldi. Continua >
Dilaga la sinarchia con il Fiscal Compact
9 feb
Intendiamo con il termine “sinarchia” il governo indiretto da parte dell’economia sulla società, la politica, gli Stati; a tutti gli effetti, una modalità per conquistare il potere totale attraverso mezzi “legali”. Leggendo le pagine del Treaty on Stability, Coordination and Governance in the Economic and Monetary Union, comunemente conosciuto come Fiscal Compact firmato il 31 gennaio dai capi di Stato e di governo della zona Euro, tra i quali Mario Monti, è chiaro che qui non stiamo più parlando di un golpe per controllare gli Stati sovrani d’Europa, ma di un “piano di distruzione sociale di massa” che non lascerà che cenere di tutto ciò che conoscevamo come democrazia, redditi e Stato di diritto in Italia. È sbalorditivo che il parlamento italiano possa aver letto quelle righe senza inorridire, senza esplodere in una ribellione addirittura violenta, barricandosi alla Camera e al Senato (perché le hanno lette, vero? è il loro mestiere, no?). Sono 11 pagine, questo Fiscal Compact che entrerà in vigore il 1 Gennaio del 2013. Negli 11 mesi che rimangono non nascerà alcuna rivolta. Gli italiani, e soprattutto gli italiani di Gad Lerner, di Fazio (sia Fabio che Lorenzo), di Saviano, di Travaglio, di Grillo, di Bersani, di Vendola, della CGIL-Fiom, del popolo viola ecc. sembrano non essere in grado di capire. E sono una massa enorme che potrebbe invece agire. Ergo, siamo finiti, perché gli altri italiani, quelli di Sky e degli Outlet, non contano come forza civica, mai sono contati, si lamentano ma se ne fregano. Questa è la realtà. Il 24-25-26 Febbraio a Rimini un gruppo microscopico di italiani si informerà su cosa si può fare per salvare i redditi, i diritti e l’Italia da questa catastrofe annunciata, e, fra questi, un gruppo ancor più microscopico forse porterà avanti una battaglia in futuro (http://www.democraziammt.info/). Come dire: ci sarà il Diluvio Universale e quattro gatti in Italia sapranno costruire una barca. Ma cosa dice il Fiscal Compact (tradotto e semplificato da Paolo Barnard), vediamolo qui di seguito. Continua >
Campagna popolare per l’agricoltura contadina
8 feb
Nell’attuale situazione di crisi senza precedenti, dopo decenni di politiche progettate per eliminare fisicamente le piccole e medie aziende agricole europee, di fronte al fenomeno dell’accaparramento delle terre (Land grabbing) da parte di speculatori finanziari senza scrupoli, i contadini eroicamente “sopravvissuti” al mercato, quelli che producono gli alimenti che mangiamo, che gestiscono il territorio preservandolo dai dissesti idrogeologici, che conservano la biodiversità e le radici della nostra cultura, al di fuori delle principali istanze sindacali (Coldiretti, CIA, Confagricoltura, Unione Agricoltori ecc.) ormai relegate al solo ruolo di “passacarte” per il recepimento dei contributi previsti dalla Politica Agricola Comunitaria (PAC), si auto organizzano, alzano la testa e chiedono di essere riconosciuti. Tale riconoscimento parte dal presupposto che l’Unione Europea, nell’ambito delle discussione relative alla PAC ha ammesso che esistono due principali tipi di agricoltura (quindi non più un solo modello) quello industriale ed intensivo, e quello dell’agricoltura contadina, delle aziende medio piccole e piccolissime. Con il riconoscimento dell’esisteza del “modello dell’agricoltura contadina” si chiede che ora siano riconosciuti i diritti, non degli imprenditori agricoli, non degli agricoltori, ma dei contadini. Così, realtà come ARI (Associazione Rurale Italiana), Associazione Antica Terra Gentile, AIAB, (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ALPA (Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari ) e Centro Internazionale Crocevia, si sono unitariamente attivate per promuovere la “Campagna per l’agricoltura contadina”. Il primo atto ufficiale è sancito dalla comunicazione inviata al Ministro Italiano delle Politiche Agricole e Forestali Mario Catania che riportiamo qui di seguito. Continua >



