Realtà Economiche virtuose. Villa Buri, Festa di Primavera 2012

Dopo l’ultimo post, “La cultura della paura dell’inflazione”, proseguiamo nel proporre l’analisi di Loris Asoli della Rete di Economia Solidale delle Marche sulla presente “crisi del debito e sulle possibili soluzioni, valutando alcuni esempi di attività economiche virtuose, l’impossibilità di svalutazione dell’euro sulla base delle proposte avanzate, del perché la sovraproduzione non è un problema e delle problematiche collegate all Banca Centrale Europea.
“ESEMPI DI ATTIVITA’ ECONOMICHE VIRTUOSE. Va premesso che diamo per scontato il vincolo ambientale, come assolutamente prioritario. L’economia va costruita sul rispetto della natura e sulla possibilità di rinnovamento dei cicli produttivi. Una economia basata sulla distruzione definitiva delle risorse ambientali è totalmente folle, come folle è una economia che generi un tasso di inquinamento che conduce a malattie, malesseri, sofferenze. E’ necessario scegliere di adottare uno stile di vita compatibile con il rispetto pieno dell’ambiente, della natura e della salute dell’uomo, anche se questo comportasse una certa sobrietà nei consumi di beni materiali. I beni immateriali (qualità dei rapporti, arte, cultura, formazione, assistenza, qualità dei prodotti, ecc.) possono aumentare all’infinito senza procurare danni all’ambiente. I popoli occidentali più “sviluppati” devono moderare il loro consumo di beni materiali e lasciare che essi vadano maggiormente a disposizione dei popoli meno “sviluppati”.

Alcune attività produttive virtuose sono le seguenti (e le abbiamo inserite anche all’interno della legge e le ripetiamo qui):
– ricerca scientifica e tecnica supplementare in vari settori, con finalità produttive ed ecologiche, in collaborazione fra istituti e università ed imprese
– in particolare la ricerca tecnologica in settori strategici, come le energie rinnovabili, settore nel quale è estremamente importante e prioritario fare dei progressi, visto l’esaurimento delle fonti rinnovabili a cui andiamo incontro in tempi brevi, ma anche nel settore dell’agricoltura ecologica o biologica, che ha una grande importanza strategica per la qualità dell’alimentazione e per il benessere dell’uomo e l’equilibrio dell’ambiente
– l’incremento dell’agricoltura biologica, investimenti sulla biodiversità e tipicità
– gli impianti, ampiamente distribuiti sui territori, per la produzione di energia da fonti rinnovabili; la riconversione energetica effettiva, come priorità di questo momento storico
– il potenziamento della scuola di qualità e iniziative pilota per il miglioramento della scuola e della didattica
– aumento degli asili-nido
– incremento della qualità e quantità di varie tipologie di servizi sociali utili, per un aiuto agli strati più deboli della popolazione, come l’incremento dei servizi di assistenza agli anziani
– incremento della formazione per tutte le fasce d’età
– programmi per l’inserimento dei migranti
– la creazione di infrastrutture utili, in equilibrio con l’ambiente
– il supporto alle aziende per curare maggiormente l’aspetto della qualità e durabilità dei prodotti
– la riduzione dell’inquinamento pregresso (opere di disinquinamento)
– il miglioramento dell’ambiente (cura dei fiumi, laghi, fossi, piantumazioni, cura dei boschi, ecc.)
– il riciclo e riuso dei materiali, con anche tutto l’aspetto connesso della ricerca
– l’offerta di servizi formativi per le imprese e le persone
– la riterritorializzazione di alcuni settori produttivi, per limitare un eccessivo inquinamento da trasporti e procedere nella direzione di una maggiore sovranità economica degli stati (cosa che non significa chiusura verso gli altri stati e mercati)
– la qualificazione e valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico
– incremento del turismo diffuso sui territori, perché diffuso è il patrimonio ambientale, alimentare, storico, architettonico, artistico, umano, soprattutto in paesi come l’Italia
– la riqualificazione e il risanamento del patrimonio edilizio e dell’edilizia scolastica pubblica
– una maggiore valorizzazione di tutte le attività artistiche
– attività di trasferimento di conoscenze e tecnologie utili, integrabili nei paesi meno sviluppati (una retta cooperazione internazionale fra i popoli)
– ecc.

PERCHE’ QUESTA PROPOSTA NON CONDURRA’ ALLA SVALUTAZIONE DELL’EUROUn’altra critica che si può fare alla proposta che abbiamo esposto, è quella del pericolo di svalutazione dell’euro. La svalutazione avverrebbe a causa della presenza di troppa moneta. Una svalutazione sarebbe vantaggiosa in quanto favorirebbe le esportazioni, ma contemporaneamente sarebbe anche nociva in quanto farebbe aumentare il costo dei prodotti importati. E’ questa una critica analoga a quella sull’inflazione e come quella senza fondamento reale. Una moneta si indebolisce quando la relativa economia si indebolisce. La misura tuttavia annulla il debito pubblico e con esso, il problema più grosso a cui si trova di fronte l’economia europea. Non si comprende come, annullando il più grosso problema di una economia, ci dovrebbe essere un suo indebolimento e non piuttosto un rafforzamento. In termini valutari, l’euro serve principalmente per acquistare prodotti europei da parte degli stati extraeuropei, o anche da parte di stati europei che non hanno l’euro come moneta. E’ chiaro che questi stati avranno sempre bisogno degli stessi euro, perché i beni dell’economia europea conserveranno la loro attrattività, e anzi, rafforzandosi l’economia, essi dovrebbero aumentare sia in qualità che in quantità. Una moneta si indebolisce quando non viene richiesta e si rafforza quando ce n’è notevole richiesta. Il problema dell’indebolimento c’è ora, durante la crisi. Una volta superata la crisi, con la legge esposta, la moneta si rafforzerebbe immediatamente. Ora si parla addirittura di distruzione dell’euro, questa è la vera e totale svalutazione dell’euro e non avverrà invece risolvendo il problema del debito pubblico, con l’emissione monetaria, ma avverrà il contrario.
La massa monetaria che si libererà, in realtà non è affatto libera, in quanto, essendo il sistema fortemente sottomonetizzato, questo denaro troverà immediatamente tante occasioni di impiego, soprattutto in quanto la legge prevede anche un orientamento preciso del denaro liberato.
Una parte di questo debito è stato acquistato da paesi che non hanno l’euro e la sua restituzione non aumenta la massa di euro. L’altra parte libera euro, come è l’obiettivo della legge, e questo denaro trova subito impiego e quindi non crea né tensioni inflattive, né tendenze verso la svalutazione della moneta.
Se la moneta che si libera nei conti viene subito indirizzata a fini produttivi, per i numerosi beni e servizi che attualmente sono in sofferenza e se si fanno lavorare i disoccupati, non c’è timore che si creino inflazione e svalutazione della moneta, perché non si creerebbe nessun eccesso di moneta, ma semplicemente verrebbe colmata una lacuna monetaria del sistema economico. Sia l’inflazione che la svalutazione monetaria possono crearsi solo in presenza di un eccesso di moneta. Per questo la legge del Parlamento UE contiene un articolo attraverso il quale il denaro liberato viene indirizzato verso investimenti utili alla collettività.
L’economia europea, se ora non viene smantellata del tutto da chi la sta governando verso il baratro, è una grande economia, i cui beni rimangono appetibili e anzi rafforzerebbero la loro appetibilità, perché le imprese, facilitate dalle misure proposte, potranno proporsi maggiormente sui mercati internazionali, cosa che porterebbe ad un maggiore bisogno della moneta euro a livello internazionale. Con l’approvazione della legge, il mercato di beni e servizi provenienti dall’Europa verso l’esterno, non diminuisce, ma semmai aumenta, per cui aumenta anche l’appetibilità della moneta euro, cosa che l’apprezza invece di deprezzarla.

PERCHE’ LA SOVRAPPRODUZIONE NON E’ UN PROBLEMADa quanto esposto nei due capitoli precedenti, dovrebbe risultare chiaro che la crisi e la disoccupazione non si generano perché il sistema economico produce già tutto il necessario con meno occupati, cioè non si genera per sovrapproduzione reale di beni e servizi, ma solo perché molti capitali sono dirottati nella speculazione e in altre finalità errate, invece che per alimentare un circuito di produzione e consumo di beni e servizi utili alla collettività, di cui ci sarebbe bisogno.
E’ certamente vero che qualche settore produttivo può andare temporaneamente in sovrapproduzione, perché sono entrate in esso molte aziende o perché in esso è stato fatto un notevole progresso tecnico che permette di risparmiare lavoro, ma in un sistema economico corretto le persone in esubero su un settore sarebbero subito orientate in altri settori in carenza o in nuove produzioni di servizi più elevati, che non erano ancora stati attivati. L’evoluzione umana non ha confini verso l’alto, per cui la sovrapproduzione è un problema che non esiste: si tratta solo di riconvertire delle attività produttive in altre; l’unica vera sovrapproduzione attuale è quella da mancanza di denaro, sottratto al sistema produttivo o mancante nelle mani di chi più correttamente dovrebbe averlo per il bene pubblico. Se veramente l’umanità raggiungesse in futuro una capacità produttiva superiore potrebbe sempre destinare meno tempo al lavoro e più ai rapporti umani, alle conoscenze, all’arte, alla partecipazione democratica, alla spiritualità, all’evoluzione delle capacità; potrebbe anche lavorare in modo nuovo, con una attenzione molto maggiore alla modalità soddisfacente del lavoro e alla elevata qualità, anche artistica, del prodotto o servizio, ma ora siamo molto lontani da questa pur auspicabile situazione. E’ noto che in Germania la Wolkswagen, per non licenziare, è passata ad un orario di lavoro ridotto a 29 ore settimanali, distribuite su 4 giorni. Questo potrebbe essere facilmente possibile in futuro per tutte le attività produttive, a partire dai paesi più sviluppati, ma ora è più giusto operare in direzione della riconversione dei lavoratori da un settore all’altro, perché ci sono ancora svariati bisogni importanti insoddisfatti, per lo meno per una consistente fascia della popolazione; siamo carenti in molti modi verso la cura dell’ambiente, siamo carenti nella qualità dell’agricoltura e dei prodotti alimentari, siamo carenti nel settore formativo e scolastico, siamo carenti nella cura degli anziani, siamo carenti nel sostegno ad altri popoli in difficoltà, siamo carenti nella ricerca scientifica e così in svariati altri settori e servizi.
Visto più in generale si può pensare alla sovrapproduzione da 4 punti di vista differenti:
1. da mancanza di denaro
2. da troppa capacità produttiva
3. in relazione alla scarsità di materie prime
4. in relazione ai danni all’ambiente e alla salute
Attualmente ci son masse enormi di disoccupati che devono assolutamente essere avviate ad un lavoro socialmente produttivo. E lavoro da fare, come sopra illustrato, ce ne sarebbe veramente tanto. La grande stortura è che chi dovrebbe investire per creare lavoro non corrisponde a chi ha il denaro da spendere. C’è molto bisogno di spendere in molte direzioni, ma chi dovrebbe spendere (che siano i privati o lo Stato) non ha i soldi necessari perché essi sono in altre mani e li usano per altri fini.
La mancanza artificiale di denaro è attualmente il problema più importante.
L’aumento della capacità produttiva di un settore deve invece condurre a spostare il lavoro in altri settori e non a creare disoccupazione per sovrapproduzione; la società nel suo complesso non è affatto nella condizione di essere in sovrapproduzione in tutti i settori, tanto è vero che ora si sposta in avanti l’età del pensionamento, anche se sotto la spinta di altre ragioni.
Anche la scarsità di materie prime appare come un non problema, in quanto fino ad ora l’inventiva umana ha sempre saputo trovare le soluzioni appropriate, prima fra tutte il riutilizzo dei materiali, in cui si stanno facendo notevoli progressi. Anche la carenza energetica che si profila all’orizzonte non appare una minaccia insormontabile, tanto più che l’umanità ha già vissuto in tutte le epoche precedenti senza l’energia da idrocarburi ed ora sta sviluppando la capacità di utilizzare l’energia direttamente dalla fonte prima solare.
L’aspetto più critico è quello dell’inquinamento e dei danni all’ambiente e alla salute.
Al fine di tenere sotto controllo questo aspetto, occorre, sì, controllare con serietà i processi produttivi e orientarsi verso quelli più ecologici e rispettosi degli equilibri ambientali; una sensibilità verso questo aspetto dovrebbe condurci senza difficoltà ad uno stile di vita sobrio, che non pesi sulla natura e sull’ambiente e che produca il minimo di inquinamento. Anche a questo fine la disponibilità di risorse finanziarie per il bene comune è essenziale perché il privato non si metterà mai a tutelare l’ambiente a suo costo personale, anzi le dinamiche del nostro attuale sistema economico, con i meccanismi della concorrenza, costringono gli imprenditori ad attuare il minimo possibile di misure ecologiche, perché farebbero loro aumentare i costi e perdere competitività e, nel caso fossero obbligate da norme dello Stato, sarebbero svantaggiate rispetto alla concorrenza delle imprese di stati che non adottano le stesse misure.

IL PROBLEMA DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
Il capitale della BCE è delle banche centrali degli stati partecipanti alla Banca centrale stessa, quindi è dei privati, perché le banche centrali degli stati UE sono tutte banche private ed è versato per metà in proporzione della popolazione e per l’altra metà in proporzione del PIL. Perciò le Banche centrali statali acquisiscono un credito da capitale sulla BCE e ne acquisiscono anche il controllo attraverso il Consiglio direttivo che è formato dai governatori delle banche centrali dei paesi partecipanti e attraverso un comitato esecutivo formato di un presidente, un vice-presidente e altre 4 persone.
I membri del Comitato esecutivo sono nominati di comune accordo fra i governi dei paesi partecipanti, dopo aver consultato il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della BCE stessa; lo statuto obbliga i governi a scegliere i componenti del Comitato esecutivo “tra persone di riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario e bancario”.
In pratica si tratta sempre di uomini delle grandi banche o legati alla grande finanza internazionale, o ad essa graditi, come abbiamo detto in precedenza.
Anche i governatori delle banche centrali dei singoli stati, il più delle volte, sono persone legate o gradite alla grande finanza.
Il potere economico-finanziario delle banche centrali, come la BCE, è illimitato. La BCE decide la politica valutaria (cambio con le altre monete), decide la quantità di moneta cartacea in circolo, determina il tasso d’interesse di riferimento per il sistema bancario, e di riflesso anche quello per i privati e le aziende, influenza la quantità di crediti erogabili dala banche, tramite la riserva obbligatoria (determinata per legge bancaria) e tramite la concessione di prestiti alle banche o l’acquisto-vendita di loro titoli e dei titoli del debito pubblico. Rimarrebbe agli stati la politica fiscale, ma l’ultima novità è ora che la BCE interviene presso gli stati per imporre loro anche la politica fiscale, in termini di “lacrime e sangue”!! E’ il massimo dell’indecenza raggiunta dalla politica nei confronti del potere finanziario.
Vediamo ora come funziona il signoraggio delle banche centrali degli stati europei e della BCE.
Il signoraggio sulla moneta normalmente è la possibilità di intascare il valore delle banconote emesse a fronte di un loro costo di produzione irrisorio, rispetto al valore che portano stampato sopra. Abbiamo visto che, oltre alla moneta cartacea per le banche centrali è possibile emettere anche moneta elettronica, semplicemente scrivendone l’importo su un conto apposito.
Questo concetto di signoraggio è stato alterato. La moneta emessa oltre che su un conto di attivo viene messa anche su un conto di passivo di comodo, intitolato alla moneta emessa, o altro conto di comodo, a seconda di che operazione si tratti. In questo modo, poiché i due conti, di attivo e di passivo, si pareggiano, un enorme utile viene occultato; essendo occultato non viene neanche ripartito, né ci si pagano tasse sopra, ma se ne riscuote l’interesse.
Cioè si creano enormi capitali dal nulla e ci si appropria di essi, senza farli comparire, al fine di non registrarli come utili né pagarvi tasse, ma potendo pretendere interessi su di essi, e anche al fine di ottenere il potere di disporre dall’alto, che il controllo sull’emissione di denaro fornisce.
La ripartizione del compito di stampare moneta cartacea, attraverso le viarie zecche statali, va all’8% alla BCE stessa e per il 92 % alle Banche Centrali statali, in proporzione alla quota di capitale. Quindi ogni banca centrale statale e la BCE iscrivono fra gli utili solo gli interessi che riscuotono sulla moneta emessa e non la stessa moneta; in questo modo vengono considerati signoraggio sulla moneta solo gli interessi riscossi sulle attività realizzate tramite la moneta emessa.
I profitti delle banche centrali nazionali vanno poi attribuiti in grossa parte agli stati e una parte agli azionisti privati. Per avere un’idea nel 2005 le banconote circolanti erano pari a 565 miliardi di euro e nel 2010, un singolo anno, la BCE ne ha emesse a nuovo 67 miliardi. Si tratta di cifre notevoli, ma in fondo modeste. Però la base monetaria può essere aumentata molto più facilmente anche senza emettere banconote, per esempio semplicemente acquisendo titoli e non pagandoli con moneta o capitale interno, ma creando un capitolo in passivo come contropartita, analogamente a come si fa con la nuova moneta cartacea emessa.
Non essendo evidenziato l’utile generato dall’emissione monetaria, non viene neanche assegnato agli stati, che così si trovano senza delle risorse importanti e devono prendere a prestito una maggior quantità di denaro, pagandoci gli interessi di mercato.
Sappiamo che attualmente una parte del debito pubblico di vari stati è in mano alla Banca centrale europea (BCE). Come ha acquistato questo debito? Sia che lo abbia acquistato con il capitale presente che con la creazione di denaro dal nulla, la banca centrale acquista i titoli del debito di Stato come un qualsiasi altro acquirente, pretendendo dagli stati nazionali gli stessi interessi degli operatori privati (acquisti sul mercato secondario).
Il problema principale della BCE è di essere di fatto in mano ai banchieri (tramite le banche centrali degli stati) e di essere di proprietà di privati, persino di banche e banchieri di stati che non hanno adottato l’euro!! I banchieri hanno un conflitto di interessi mastodontico perché tramite la BCE disciplinano la politica monetaria a loro vantaggio e non a vantaggio delle popolazioni. Il tasso di riferimento (ex tasso di sconto) viene anche deciso dalla BCE ed è una assurdità che abbiano questo potere i proprietari delle banche private, che, attraverso la BCE, possono aumentare il tasso quando sono attivi molti mutui a tasso variabile.
La BCE e l’euro, così concepiti, sono stati un “colpo grosso” dei banchieri. Noi non siamo contro l’Europa e l’euro, ma contro l’Europa e l’euro dei banchieri, per l’Europa e l’Euro dei popoli, per il loro benvivere, per una nuova grande civiltà evoluta dell’umanità.
La creazione della BCE è avvenuta in accordo con la Federal Reserve degli USA.
Quest’ultima ha cercato di tenere per sé il compito di emettere moneta a debitocredito per tutto il mondo, per gli scambi commerciali internazionali e per il salvataggio delle banche, mentre la BCE non dovrebbe generare che in minima parte denaro dal nulla tramite l’emissione monetaria, così è stato dato alla BCE il compito principale di vigilare sulla stabilità dei prezzi al consumo. Di fronte all’esplosione del problema del debito pubblico, questa limitazione ora non regge più e ci sono tanti che incominciano a chiedere che la BCE diventi “prestatore di ultima istanza”.
Analizziamo una recente affermazione del precedente presidente della BCE (Bretton Woodds, 23 Settembre 2011). Ha detto Trichet: “La BCE è pronta a fornire liquidità illimitata alle banche”. Il che significa “La BCE è pronta a creare denaro dal nulla per salvare le proprie banche private”. Finché si tratta di creare denaro per salvare le banche non c’è preoccupazione per l’eventuale inflazione, ma creare denaro per annullare definitivamente il debito degli stati e il pagamento degli interessi, non è concesso dalla BCE, anche se non creerebbe alcuna inflazione! Dunque, anche da questo, diventa del tutto evidente che il vero interesse e obiettivo della BCE non è il controllo dell’inflazione, che è solo un diversivo, ma è l’interesse dei banchieri e il controllo dell’emissione del denaro a loro vantaggio. Per gli stati e le popolazioni la BCE cerca invece di imporre le misure “lacrime e sangue”.
Ricchezza e potere illimitati per alcuni e indigenza e stenti per la maggior parte della popolazione! E allora il Parlamento europeo, che è un potere superiore a quello della BCE, deve creare da solo il denaro necessario a eliminare il debito pubblico e a dare respiro agli stati e alle loro popolazioni.
Va precisato che la politica della BCE non è errata, ma molto esatta se si considera che il suo vero fine è quello di tutelare gli interessi dei grandi azionisti privati e del grande capitale finanziario, da cui è stata ispirata e di cui è espressione e creazione.
Del tutto errata è invece la politica della BCE se la si dovesse considerare ai fini dell’interesse dei popoli europei. Ufficialmente la BCE non vuole creare risorse monetarie-finanziarie per gli stati al fine di non creare inflazione. In realtà non vuole crearla perché questo è l’interesse dei finanzieri azionisti della BCE, tramite le banche centrali statali.
Dicevamo che in questi giorni (inizio dicembre 2011) si sente parlare più di frequente, da parte di politici ed economisti, che la BCE dovrebbe diventare “prestatore di ultima istanza”. Che cosa significa questo? Anche con questa espressione si ammette che la BCE potrebbe e dovrebbe creare denaro dal nulla. Ma con quale finalità? Nel caso di Trichet è inteso per salvare le banche e in questo caso è inteso per prestare denaro agli stati e alle banche. In entrambi i casi è il massimo dell’imbroglio, in particolare in questo secondo caso: il denaro creato dal nulla, che dovrebbe essere assegnato gratuitamente agli stati per annullare il debito pubblico, dovrebbe invece essergli dato in prestito con tanto di interessi!!! E come ne usciranno mai fuori gli stati? Possibile che nessuno comprenda questi aspetti basilari del grande imbroglio dei banchieri verso i popoli? Possibile che non ci siano persone intelligenti ed oneste?
Che cosa farebbe la BCE come “prestatore di ultima istanza”? Iscriverebbe in attivo il denaro prestato agli stati e in passivo la moneta creata, occultando così l’enorme utile, per non assegnarlo agli stati e riscuotendo interessi su quel denaro creato dal nulla!
Il denaro creato deve invece essere assegnato gratuitamente agli stati per le loro necessità e ripartito in modo equo fra i vari stati dell’Unione Europea.
Riassumendo, giungiamo alle stesse conclusioni precedenti, che non fa male ripetere: la BCE e tutte le banche centrali statali dovrebbero essere in un primo tempo nazionalizzate e poi assegnate ad opportune strutture dell’apparato economico-produttivo degli stati, che curano l’interesse pubblico (vedi prossimo capitolo). Il tasso di sconto dovrebbe essere tenuto il più basso possibile, e cioè non superiore al tasso di inflazione, depurato della parte dovuto all’aumento dei costi; l’utile generato dalla emissione monetaria dovrebbe essere evidenziato e assegnato agli stati. Dovrebbe
essere programmato un certo tasso annuale di emissione monetaria elettronica, da mettersi gratuitamente a disposizione dell’economia per le iniziative virtuose e per tenere a zero la disoccupazione.

Di Loris Asoli della Reste di Economia Solidale delle Marche

Fonte: Rete Lilliput