Proseguiamo con l’analisi dell’attuale “crisi economico-finanziaria”, dopo aver pubblicato i post “Cosa, come si è generato e che effetti ha il debito pubblico” e “soluzioni per annullare il debito pubblico”, con questo post affrontiamo il problema della svendita dei beni pubblici, il tema degli eurobond, il pagamento del debito, e le interazioni fra cicli produttivi, moneta e finanza. PERCHE’ LA SVENDITA DEI BENI PUBBLICI NON E’ DA REALIZZARE. La svendita dei beni pubblici a privati dotati di grandi capitali, è una delle misure che vengono attuale nei programmi recessivi di contenimento del debito pubblico; essa è contro l’interesse pubblico e dovrebbe essere considerata illegale. Nuove imprese economiche, statutariamente legate alla finalità del bene pubblico, senza fini di lucro, dovrebbero gestire la produzione e distribuzione di beni e servizi di interesse pubblico. E’ dimostrato che i beni pubblici, in particolare le partecipazioni maggioritarie dello Stato in grandi imprese produttive strategiche, sono stati venduti ai privati a valori enormemente inferiori a quelli reali. Questi beni sono pubblici, acquistati e incrementati di valore con il denaro pubblico, di tutti, e sono o erano di proprietà di tutti, e tuttavia vengono svenduti dai politici a privati. Siccome questi privati non possono essere che dei grandi capitalisti, ciò contribuisce ad elevare la già notevole differenza di redditi e di potere fra una minoranza sempre più ristretta e la maggioranza della popolazione, fatto che è esattamente il problema dei problemi della nostra attuale società. Anche da questo si vede che i nostri politici operano in maniera fortemente illegale e immorale. Fra l’altro in queste svendite possono intervenire anche capitali stranieri, di dubbia provenienza. Anche questa svendita dimostra totale mancanza di dignità politica.

PERCHE’ GLI EUROBOND NON SONO UNA SOLUZIONE.Gli Eurobond non sono altro che dei titoli del debito pubblico emessi dalla BCE in modo centralizzato, invece che dai singoli stati; è una specie di minestrone che mischia i vari titoli del debito dei vari stati, in modo che non venga colpito un singolo Stato.
E’ chiaro che non sono una soluzione al problema del debito, perché esso permane per intero; rischiano di essere un fattore di intorbidimento delle origini e delle cause del debito e di deresponsabilizzazione dei singoli stati. Possono però essere un fattore di omogeneizzazione della percentuale di interessi da pagare sui debiti di tutti gli stati, se così vorrà essere l’accordo; se l’accordo concreto sarà di questo genere rappresenterebbero comunque un aspetto positivo, che dovrebbe far abbassare gli interessi per alcuni stati, in confronto agli attuali e che impedirebbe che siano isolati e colpiti singoli stati. Inoltre favorirebbero una maggiore integrazione degli stati europei.
Però gli eurobond non sono per niente risolutivi delle cause strutturali del debito come abbiamo analizzato nei post precedenti.

PERCHE’ IL DEBITO DEVE ESSERE PAGATO
Alcuni, non pochi, sostengono che ci si dovrebbe rifiutare di pagare il debito pubblico.
I titoli del debito pubblico sono detenuti in generale da:
– cittadini privati o imprese che sottoscrivono i titoli di debito comprandoli con il loro denaro, di solito attraverso banche
– banche
– fondi comuni di investimento collettivo
– fondi pensione
– assicurazioni
– altri investitori
E’ del tutto giusto, che il denaro venga restituito a chi lo ha prestato. E questo può realizzarsi con facilità attraverso una legge del Parlamento europeo, che crei il denaro per effettuare la restituzione, senza dover essere inadempienti al pagamento. Il problema è quello di non fare debiti, ma se li si fanno devono essere ripagati.
Questo dovrebbe essere del tutto chiaro. Il problema è di ristatalizzare le banche centrali, e di non assegnare allo stato compiti che non gli spettano, affinché i debiti non vengano più fatti.
Guardiamo come esempio il debito pubblico italiano. Esso è detenuto per circa il 50% da italiani e il resto da investitori esteri, in maggioranza banche, che poi lo hanno piazzato in vario modo. Un 30% del debito comprato all’estero è compensato da titoli di debito di stati esteri comprati da cittadini e investitori italiani. Al netto solo un 20% è all’estero. Ma anche gli investitori esteri, come quelli italiani, devono essere rimborsati del loro denaro, nel momento in cui non vogliano rinnovare il prestito.
Comunque, da chiunque sia detenuto, il debito, da che mondo è mondo, dovrebbe essere rimborsato, se il creditore lo pretende e se la sua origine non è fraudolenta.
Escludibile sarebbe solo quello detenuto dalle banche centrali, perché esse avrebbero
i mezzi per annullarlo senza spese, ma dovrebbe essere fatto con criteri di equità fra i
vari stati europei.
A questo punto possiamo concludere che la soluzione qui proposta è l’unica percorribile, come abbiamo scritto nel titolo di questo testo. Ancora più chiaro diverrà più avanti, dopo aver approfondito, nei prossimi due capitoli, sugli aspetti della mancanza di moneta e dell’inflazione.

INTERAZIONI FRA CICLO PRODUTTIVO, MONETA E FINANZA.
Per comprendere il ciclo produttivo e le sue interazioni con la moneta e la finanza partiamo dal modo in cui le imprese calcolano il prezzo dei propri prodotti e servizi, a partire dalle componenti del costo.
E’ uno dei vari modi con cui si può guardare al ciclo produttivo.
PREZZO =
COSTO MATERIE PRIME E MATERIALI
+ COSTO SERVIZI DA ESTERNI
+ COSTO LAVORATORI DELL’AZIENDA
+ COSTO AMMORTAMENTO IMPIANTI
+ COSTO INTERESSI SUL CAPITALE DI PRESTITO
+ TASSE, IMPOSTE E CONTRIBUTI
+ UTILI O DIVIDENDI ATTESI
Se facciamo la somma di tutti i prezzi dei prodotti e servizi realizzati nel sistema economico, abbiamo il costo per i consumatori di tutti i prodotti che sono sul mercato, compresi i costi di distribuzione.
L’aspetto fondamentale è che, per poter comperare tutto quello che è stato prodotto occorre che ci sia il denaro corrispondente, cioè che tutti quelli che lo hanno ricevuto durante il processo produttivo lo spendano nell’acquisto dei prodotti e servizi generati.
Ripetendo con altre parole, è necessario che tutti coloro che hanno ricevuto una componente del prezzo vadano sul mercato e impieghino per intero il loro compenso o reddito per comprare ciò che tutti insieme hanno prodotto, altrimenti manca il denaro corrispondente e il sistema va in sovrapproduzione da mancanza del denaro necessario e il sistema tende alla recessione.
Questo è ciò che dice l’equazione del prezzo, estesa a tutto ciò che è stato prodotto.
Si può dire che in parte è una affermazione di tipo logico, ma astratto, perché il ciclo economico reale è complicato dagli sfasamenti temporali e da vari processi particolari, come anche da varie forme di economie illegali. Ma anche considerando astrattamente questo processo riceviamo indicazioni molto significative per valutare i possibili fenomeni che avvengono nel reale processo produzione-consumo.
L’equazione che abbiamo individuato può essere espressa anche nel modo seguente:
FENOMENI DI NON UTILIZZO DEL DENARO RICEVUTO PER LA PRODUZIONE
= MANCANZA DI MONETA PER GLI ACQUISTI DEL PRODOTTO
= MANCANZA DI DOMANDA
= SOVRAPPRODUZIONE DA MANCANZA DI DOMANDA
= AUMENTO DELLA DISOCCUPAZIONE E RECESSIONE DEL SISTEMA PRODUTTIVO
Una parte del prezzo è andata a coloro che hanno fornito le materie prime, o materiali o servizi, cioè ai corrispondenti lavoratori e impresari.
Un’altra parte del prezzo è andata ai lavoratori che hanno realizzato in azienda il prodotto o servizio.
Un’altra parte a chi ha costruito gli edifici per la produzione e a chi ha fornito i macchinari, le attrezzature e gli altri mezzi di produzione (investimenti).
Un altra parte è andata in interessi a chi ha fornito i prestiti (banche, ecc).
Un’altra parte è andata allo Stato per tasse, imposte e contributi; lo Stato lo spenderà per il proprio personale a tutti i livelli, per il personale dei servizi finanziati (scuola, sanità, ecc.), per investimenti in infrastrutture, per sostegno alle imprese, ecc. Quindi anche questa componente andrà a finire a persone concrete.
Infine ci sono gli utili o dividendi di impresa, che andranno ugualmente fra i redditi di persone concrete, decurtati dalla componente di tasse, che però andrà ad incrementare la componente dello Stato.
Tutti questi soggetti dovrebbero utilizzare il denaro ricevuto in virtù della loro partecipazione alla produzione, al fine di acquistare sul mercato i prodotti e servizi dell’operato di tutti loro.
Mettiamo in evidenza che anche le materie prime, i materiali di consumo e le attrezzature – questi ultimi che rappresentanti una materia prima speciale a consumo pluriennale – sono stati prodotti con la stessa equazione del prezzo. Inoltre le due componenti dei servizi esterni e del lavoro interno, possono ridursi ad un’unica componente “lavoro”. Questo significa che alla fine le componenti che ricevono il compenso nel processo produttivo si riducono alle sole quattro di lavoro, interessi, tasse-contributi e utili-dividendi.
Ma guardiamo più attentamente tutte le componenti del prezzo e i possibili comportamenti dei vari attori dell’economia, considerando ancora lo Stato italiano come esempio valido per tutti gli stati UE.
COMPONENTE MATERIE PRIME E MATERIALI. Se le materie prime e i materiali provengono dall’estero, una parte della componente del prezzo del prodotto, che per esempio venga destinato all’Italia, andrà a finire all’estero, quindi questa componente mancherà per poter acquistare i prodotti sul mercato interno. A sua volta succederà il contrario nel caso di merci esportate, i lavoratori avranno ricevuto compenso per merci che non sono sul loro mercato e avranno denaro in più rispetto alle merci presenti. Tutto questo è il discorso della bilancia internazionale dei pagamenti. E opportuno che essa, comprendendo tutte le sue componenti, incluse quelle di capitale, sia in equilibrio. Se prevalgono le importazioni di merci e le esportazioni di capitali mancherà denaro per le merci interne e il sistema andrà in sovrapproduzione da mancanza di denaro, per cui, solo per questo motivo, occorrerà comprimere la produzione, con effetto recessivo. I fenomeni che si possono esaminare in questo ambito sono molteplici. Per esempio i lavoratori esteri, che mandano il denaro guadagnato nei loro paesi di origine, fanno mancare quel denaro per comprare ciò che è stato prodotto per il mercato interno; anche questo è da equilibrare con la bilancia dei pagamenti. In Italia, per esempio, il fatto che gli italiani si siano riempiti di “badanti” e che non abbiano attivato un servizio sociale interno per gli anziani fa andare valuta italiana all’estero; inoltre in questo ambito sfugge una gran massa di lavoro nero, che non compare nella bilancia dei pagamenti; si tratta di denaro che se ne va senza che sia registrato nella bilancia dei pagamenti; altrettanto avviene per tutte le attività illegali delle ormai numerose mafie estere (prostituzione, droghe, ecc); queste mafie ricevono una parte del denaro guadagnato nel processo produttivo, che non viene impiegato per gli acquisti, ma in grossa parte viene trasferito all’estero, dove, con il vantaggio del cambio, fornisce maggiore resa; per tutte queste attività illegali il buco reale in bilancia dei pagamenti può essere molto superiore di quello che appare nei conteggi ufficiali e quindi può favorire l’aspetto recessivo.
Un altro aspetto è quello della frammentazione sempre più spinta del processo produttivo, che porta le aziende italiane ed europee a far fare sempre più componenti e semilavorati all’estero, fuori Europa o comunque in paesi che non hanno l’euro come moneta, per risparmiare sulla manodopera, fino ad occuparsi solo della commercializzazione. Se il prodotto andrà soprattutto all’interno, in Italia o in Europa (pensiamo, per esempio, a delle scarpe prodotte per il mercato italiano o europeo e fatte con componenti tutti provenienti dall’estero), nel prezzo ci sarà una componente che sarà andata a lavoratori esteri, che ne avranno ricevuto il compenso e mancherà per l’acquisto dei prodotti italiano o europeo. Anche questo è un fenomeno che spinge la bilancia dei pagamenti sul passivo.
Un altro fenomeno, sempre della globalizzazione, è quello dell’investimento diretto all’estero. Investire all’estero per promuovere la vendita all’estero di prodotti italiani o UE sarebbe buono per il bilancio degli stati, ma non è quello che avviene; in tutta Europa si va all’estero per risparmiare con la produzione; in questo modo si toglie lavoro agli Europei e si porta capitale all’estero il quale poi mancherà per gli acquisti in Europa, con doppio effetto recessivo. Finché la sviluppata e progredita Europa è in grado di riconvertirsi su produzioni di più alto valore può anche reggere, ma ormai il peso si fa sentire notevolmente; in positivo si dà una spinta allo sviluppo di altri popoli, ma i capitali rimangono loro estranei e possono essere loro sottratti in qualunque momento e in ogni caso si realizza un gigantesco pompaggio degli utili a svantaggio di quelle popolazioni. Certamente alcuni stati europei si trovano in una posizione migliore, rispetto ad altri, per ciò che concerne la bilancia dei pagamenti, ma la tendenza generale, legata ai fenomeni della internazionalizzazione dei movimenti dei capitali, è la stessa per tutti.
Per l’Europa, il tentativo dei finanzieri e degli organismi internazionali che dirigono l’economia mondiale, è quello di abbassare talmente i costi del lavoro europeo, da rendere le merci UE competitive come quelle asiatiche, con un impoverimento mondiale di tutte le popolazioni, a vantaggio della concentrazione del denaro e del potere in poche mani.
Per scendere più sul concreto, vediamo ora alcuni dati per lo Stato italiano, riferiti al 2010 ed espressi in miliardi di euro, tratti dalle statistiche del ICE, Istituto Commercio Estero:
BENI 448 esportazione – 484 importazione = -36 saldo
SERVIZI 97 esportazione – 108 importazione = -11 saldo
IDE, investimenti diretti esteri 340 in entrata – 578 in uscita = -238
Squilibrio bilancia pagamenti 2010 238+36+11=285 miliardi di euro
Se consideriamo che attualmente il PIL annuale è di circa 1600 miliardi di euro, vediamo che lo squilibrio della bilancia dei pagamenti ha un forte effetto recessivo per l’economia italiana; aggiungendo il molto probabile ulteriore deficit in nero, l’effetto è ancora più consistente. Questo effetto è dovuto semplicemente alla mancanza di risorse finanziarie per comprare ciò che è stato prodotto, che induce le aziende a produrre di meno e a licenziare.
Gli Stati Uniti hanno potuto ovviare a questo fatto per aver avuto la possibilità di stampare moneta per tutto il mondo prendendone il valore, perché la loro moneta è stata imposta come moneta unica per gli scambi internazionali, ma ora sono arrivati al capolinea anche loro, con il forte deficit, sia statale che della bilancia dei pagamenti, che hanno cumulato; alcuni popoli si stanno svegliando e si sono stancati di pagare la politica imperialista degli Usa, accettando passivamente la loro moneta. Ora si parla di progettare, per il commercio internazionale, un mix monetario composto di dollaro, euro e yen giapponese. Ma i popoli del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) e quelli dell’America Latina, accetteranno questa scelta? Su questi temi si combattono guerre ancora più che per il petrolio e le altre materie prime strategiche; quando i due temi si sommano, come nel caso di Iraq, Afganistan e Libia, e quando si può fare ricorso ad un pretesto vero o inventato, purtroppo la guerra diventa certa.
COMPONENTE LAVORO. Guardiamo ora alla seconda e terza componente del prezzo, il lavoro per i servizi esterni e il lavoro interno all’azienda. Come detto sono riducibili ad un’unica componente “lavoro”. Se questi soggetti non portano tutto il denaro ricevuto sul mercato per gli acquisti, in teoria contribuiscono a far mancare moneta.
Eppure sappiamo che il risparmio è positivo per il ciclo produttivo. Questo avviene semplicemente perché si tratta di un risparmio solo temporaneo, destinato ad accumulare importi da destinarsi ad acquisti successivi più impegnativi, come l’auto, la casa, mobili nuovi, l’avvio di una nuova attività per sé o un familiare, o ad affrontare emergenze di salute ed altro. Inoltre il denaro risparmiato che, direttamente o attraverso le banche, rientra nel ciclo produttivo interno allo Stato, attraverso gli investimenti, non fa mancare denaro al consumo dei prodotti e servizi provenienti dall’interno e non partecipa alle cause recessive, perché rientra nel ciclo di spesa.
Se invece rimane molto denaro stagnante non utilizzato, questo ha effetto recessivo.
Anche le banche che ricevono denaro e non lo utilizzano a sufficienza per investimenti interni, ma per scopi speculativi o per investimenti all’estero, partecipano ad alimentare le cause recessive interne. Questo è un pericolo reale, specialmente dopo che i criteri di sicurezza per concedere prestiti si sono inaspriti.
COMPONENTE AMMORTAMENTO IMPIANTI. Questo aspetto è legato a quello degli investimenti. Gli impianti produttivi normalmente sono pagati subito, ma la loro imputazione a costo avviene di legge per quote annuali. Per ogni tipologia di macchine, impianti, attrezzature ed altri beni ad utilizzo pluriennale è stabilito un coefficiente massimo di ammortamento annuale. Questo fatto ha un effetto antirecessivo, in quanto il denaro per questi beni entra nel ciclo economico in modo anticipato, ma è compreso solo in parte nel prezzo dei beni attualmente al consumo; in realtà abbiamo visto che normalmente, per poter avere denaro per investire occorre che prima questo denaro sia stato sottratto al consumo attraverso il risparmio, per cui i due fenomeni si compensano. Gli investimenti ben fatti, comunque, hanno un effetto positivo non solo per questo aspetto di spinta (la tendenza a mettere in circolo più denaro di quello che occorre per gli acquisti dei beni sul mercato), ma anche per lo svecchiamento che portano nei processi produttivi e nell’adeguamento alla situazione dei progressi tecnologici ed organizzativi. Gli investimenti aprono nuovi fronti produttivi legati a nuovi bisogni della società e consentono di tirar via personale dai settori che sono entrati in sovrapproduzione, sia per i progressi nella produttività, sia per i troppi operatori che si erano messi nel settore. Le società attuali sono fortemente dinamiche e la disponibilità di denaro a basso costo (bassi interessi) per gli investimenti è un aspetto essenziale. Altrettanto essenziale è favorire una flessibilità tutelata del lavoro in quanto per alcune imprese può essere necessario ridurre il personale e allora occorrono meccanismi economico-sociali che favoriscano il reimpiego in settori in espansione. Il guaio si trova quando i settori in espansione non ci sono perché le politiche economiche sono state sbagliate. Le dinamiche dei Distretti di economia solidale, quando nel prossimo futuro si saranno affermate, riusciranno a gestire in modo sano la flessibilità del lavoro.
COMPONENTE INTERESSI SUL CAPITALE DI PRESTITO
E’ completamente chiaro che tutte le rendite diventano negative e recessive nel caso che i loro proventi non rientrino nel processo produzione-consumo in tempi sufficientemente rapidi.
COMPONENTE TASSE-IMPOSTE-CONTRIBUTI
Qui siamo nell’ambito della spesa dello Stato. Qui sono stati fatti notevoli errori. Dal punto di vista del nostro ragionamento può essere visto come positivo che lo Stato spenda tutto ciò che riceve in modo da dare il suo contributo ai consumi. Tuttavia, lo Stato non ha offerto al processo produttivo qualcosa per esso necessario, come materie prime, attrezzature, lavoro, denaro per investimenti, ma semplicemente ha preteso per sé qualcosa dalle imprese che queste devono considerare nel calcolo del prezzo. E qui sta la grande differenza rispetto agli altri fattori necessari. Possiamo dire che lo Stato offre principalmente un servizio sociale, come le proprie istituzioni, le scuole o la sanità, ma questi servizi non sono offerti alle imprese, ma alle famiglie. In virtù dei grandi progressi tecnologici e dell’aumento della produttività, le imprese sono state e sono in grado di sopportare molto sulle proprie spalle, ma c’è un limite a tutto.
Come abbiamo detto lo Stato non è il soggetto adatto a gestire l’economia; lo Stato ha gonfiato troppo il proprio apparato, così nonostante le tasse sempre in aumento non riesce a tenere in pareggio il proprio bilancio; spendendo ha dato una spinta ai consumi, ma ha caricato un troppo alto e perenne peso sulle imprese; inoltre lo Stato ha molta rigidità nell’adattare il suo apparato ai cambiamenti e questo è sempre più un aspetto essenziale nelle società moderna in rapido e costante mutamento. Inoltre la politica economica, messa sotto la responsabilità dello Stato, finisce facilmente per essere errata, sempre perché lo Stato non è il soggetto giusto per questa funzione, e così ci troviamo in una economia depressa, che non riesce a far lavorare le forze più fresche e migliori, i propri giovani e che non riesce ad adattarsi alle sfide in cui si trova. E’ essenziale che i proventi delle tasse siano usati in modo valido per l’equilibrio della società. Qui non si tratta solo di spendere ma di spendere in modo giusto.
Ma vediamo cosa succede dal punto di vista dell’equilibrio produzione-consumo, che stiamo considerando, per il fatto che lo Stato spende più di quello che incassa. La maggiore spesa potrebbe sembrare positiva come stimolo al consumo, alla produzione e agli investimenti necessari.
Tuttavia questo impulso al consumo sarebbe positivo solo a due condizioni: che le spese fossero virtuose (come da esempi in capitolo successivo) e che il denaro per coprire il buco fosse creato gratuitamente, tramite una banca centrale pubblica. In realtà la prima condizione è vera solo in piccola parte e la seconda non si verifica affatto. Lo Stato invece copre il debito obbligando il risparmio privato a confluire nella sua copertura, quindi quello che dà in più al consumo da una parte lo toglie da un’altra e toglie anche risorse potenziali dagli investimenti. Per cui, se le spese sono state sbagliate, per l’economia è un disastro. In Italia, per esempio, spese sbagliate ce ne sono state molte a partire dal mastodontico e caro apparato dello Stato, per continuare con i pre-pensionamenti e con i grandi contributi per grandi opere mai completate, fino ai recenti miliardari acquisti degli inutili e dannosi vaccini contro l’epidemia suina, montata ad arte. Inoltre si è rivelata molto forte la commistione, piena di tangenti, fra lo Stato e le imprese. Infine l’abdicazione nel controllo della banca centrale ha completato il quadro negativo.
COMPONENTE UTILI E DIVIDENDI. Come già detto, se questa componente rimanesse in azienda o fosse comunque usata per consumi ed investimenti non ci sarebbe nulla da dire. Tuttavia spesso i grandi investitori utilizzano il loro denaro per gli investimenti solo in funzione degli utili e non per l’amore ad una attività produttiva necessaria alla nazione e per il bene della comunità, come hanno fatto impresari del calibro di Adriano Olivetti.
Ingenti capitali si sono spostati dai paesi sviluppati a quelli meno sviluppati, semplicemente perché era ed è possibile trarre profitti maggiori. Soprattutto in Cina, ma anche in altri paesi, sono investiti enormi masse di capitale generato nei paesi sviluppati. Questa situazione, come abbiamo illustrato abbondantemente, non può che creare recessione nei paesi sviluppati, perché in essi viene a mancare moneta per gli acquisti e perché non c’è più sufficiente produzione interna.
Quando utili e dividendi vanno in attività speculative incominciano guai ancora più seri. Vediamo ora questo aspetto centrale.
ASPETTO SPECULAZIONE. Qui entriamo al centro del problema. Fino ad ora abbiamo considerato il processo produttivo in maniera statica, con gli elementi della composizione del prezzo, per comprendere alcune dinamiche di fondo, ma il sistema economico in realtà è fortemente dinamico e molto condizionato dal fattore tempo. E’ proprio sul fattore tempo che si insinuano gli speculatori finanziari.
Il capitale finanziario speculativo opera sull’attesa di variazione nel tempo di qualche fattore economico:
– attesa di variazione del tasso di cambio fra monete
– attesa di cambio di valore dell’oro o del grano o del petrolio o di altra materia prima base
– attesa di variazione sulla percentuale degli interessi pagati per un titolo
– attesa di variazione del valore delle azioni di qualche grande impresa o di qualche settore produttivo
– attesa di fallimento
– ecc
E non solo si gioca sulle attese, ma addirittura si opera in modo da manipolare e falsare le attese, per raggiungere utili speculativi ancora maggiori.
Molto denaro è stato sottratto e viene di continuo sottratto dal ciclo produzione-consumo per entrare nel ciclo puramente parassitario, che non produce niente e che non consuma niente, ma solo risucchia risorse dal processo economico, come un vampiro. Intanto si tratta di una enorme massa di denaro che viene a mancare al processo economico virtuoso e quindi provoca forti tendenze recessive, poi è pura rendita passiva che concentra ricchezze in poche mani impoverendo tutti. Inoltre disturba anche fortemente i processi economici, perché si insinua proprio nelle difficoltà, accentuandole e facendole esplodere.
I problemi economici, politici e sociali del mondo moderno derivano dall’enorme potere del capitale finanziario, ingigantito per vie legali e spesso anche illegali, in ogni caso immorali. Un capitale finanziario che si sgancia dalle esigenze produttive e usa la produzione solo in modo strumentale, per riprodurre se stesso, un capitale finanziario che si sposta con facilità da una grande fabbrica costruito in una Stato verso un’altra grande fabbrica costruita in un altro Stato, solo per sfruttare manodopera (persone umane) a prezzo minore e per usufruire di condizioni di produzione a minori costi (norme su sicurezza, inquinamento e altri aspetti, meno tutelanti) e di tassazione inferiore degli stati ospitanti, un capitale finanziario che occulta i proventi, che li tiene segregati nei paradisi fiscali e che da lì piomba vampirico in tutto il mondo a succhiare il sangue dei popoli. Il solo mercato finanziario dei derivati è stimato per un valore di 23 volte il PIL mondiale. I derivati sono contratti finanziari a copertura di rischi, con scopo speculativo. Si chiamano “derivati” perché derivano, discendono, da un qualche aspetto sul quale si fa il contratto di assunzione di rischio. Per esempio “derivano” da obbligazioni, prestiti, valute, valore delle materie prime, tassi di interesse, fino a “scommettere” sull’andamento climatico. In pratica si tratta di scommesse su tutto quello su cui è possibile scommettere finanziariamente, un vero gigantesco casinò. Il mercato dei derivati è sempre più enorme e al di fuori di ogni controllo ed è gestito principalmente dalle più grande banche mondiali d’affari, americane in testa.
Guardando il processo storico, il capitale finanziario, visto nel suo complesso, dapprima ha imposto la scomparsa di ogni limite e di ogni protezione statale e si è preso la possibilità di scorrazzare in tutto il mondo a piacimento, poi ha parassitato tutte le economie con attività speculative; ora la sua quantità è talmente aumentata che l’economia produttiva reale non è più in grado di accoglierlo, soddisfarlo e sfamarlo e sta passando a una fase di volontà di schiavizzazione del mondo.
Occorre assolutamente prendere misure per depotenziare il potere del capitale finanziario speculativo e per impedire la sua genesi e riproduzione cancerosa, che sta distruggendo come un tumore la vita sociale sulla terra.
La presenza di masse ingenti di capitali finanziari vampirici è testimoniata anche dal fatto che molti di essi, provenienti da tutte le aree economiche, stanno facendo incetta di terre in tutto il mondo, un fenomeno sempre più preoccupante.
Il problema base dell’economia mondiale è molto semplice e le soluzioni sono altrettanto semplici. Il problema basilare è che il denaro viene sottratto dal ciclo economico, per essere pilotato nella speculazione, nella rendita finanziaria speculativa, in un’orgia vampirica frenetica che risucchia risorse e potere dall’economia reale. Questo denaro manca per i consumi e gli investimenti, portando povertà e recessione e concentrando sempre più il denaro in poche mani. E non solo molto capitale finanziario creato nell’economia si sottrae ad essa, ma soprattutto la massa più ingente del capitale finanziario è già del tutto al di fuori dell’economia e si premura di agire in essa solo per finalità di speculazione e assunzione di potere.
Queste speculazioni vanno assolutamente scoraggiate con un preciso sistema di individuazione e di tassazione adeguata. Per questo è necessario anche chiudere i paradisi fiscali, anche semplicemente rendendo per legge del tutto trasparente tutto il sistema bancario e finanziario internazionale, con tutte le transazioni di qualsiasi genere, e proibendo transazioni da e verso quei paesi che non vogliano adeguarsi.
Con i mezzi attuali dell’informatica, controllare i movimenti finanziari sarebbe tecnicamente molto facile. Occorrerebbe solo volontà politica e coraggio.
Ma a chi chiediamo di realizzare queste misure? A chi questo sistema ha creato e incrementato per il proprio interesse? Ai politici collusi con la finanza? A chi ne gode i vantaggi? A chi ce lo inculca ogni giorno come il miglior mondo possibile attraverso tutti i mass media?
Chi vuole andare contro questo stato di cose deve mettersi insieme, fino a diventare un fiume in piana che spazza via ogni marciume! Ciò è possibile con un mutamento delle coscienze, quando masse di individui si allontaneranno dalla coscienza egoistica dell’interesse personale a scapito di quello altrui; solo così avranno la forza di trasformare questo sistema e di far nascere una nuova civiltà più evoluta.
ASPETTO FALLIMENTI. Fino Ad ora abbiamo considerato gli utili come elemento del prezzo al consumo. Ma il nostro tipo di sistema economico produce inevitabilmente anche fallimenti di impresa. Negli ultimi anni, data la situazione di crisi e di concorrenza sempre più spinta dalle imprese decentrate in altri paesi, il numero dei fallimenti e andato crescendo. Nel 2010 nell’UE ci sono stati 176.000 fallimenti. In Italia sono state 11000 le aziende che hanno dichiarato bancarotta, con una media di 30 imprese al giorno, di cui 5000 appartengono al settore manifatturiero. I fallimenti significano distruzione di capitale finanziario-monetario, in quanto i capitali investiti nelle aziende si riducono dell’entità delle perdite o sono addirittura annullati (persi del tutto). Anche questo rappresenta un ulteriore elemento di mancanza di moneta nel sistema economico.

Di Loris Asoli della Rete di Economia Solidale delle Marhe
Fonte: Rete Lilliput